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— Sono d’accordo — intervenì Aucoin. — E credo che l’argomento sia esaurito. Suggerirei allora di chiudere e rivederci tra… diciamo sei ore. Ragioniamoci sopra, oppure scendiamo al salone delle comunicazioni per sentire cosa dicono i mescliniti e fare le nostre domande. Basta togliersi di testa i problemi di Dhrawn. Sapete bene cosa ne penso.

— Pensa esattamente quello che penso io — disse l’uomo che aveva parlato prima. — E più precisamente, ogni volta che un ricognitore si trova nei guai, anche il più banale dei problemi, non può fare a meno di veder risorgere il fantasma della Esket.

— Come tutti, immagino — rispose Aucoin scuotendo la testa.

— E più passa il tempo — continuò l’uomo — più mi convinco che la Esket deve aver subito qualche attacco da creature intelligenti. Dopotutto, c’è vita su Dhrawn e anche più sviluppata delle alghe e dei cespugli che i mescliniti scoprono di tanto in tanto. Infatti, come può esistere un’atmosfera contenente ossigeno con queste scarne forme di vita? Da qualche parte debbono esistere delle zone in cui si sono formati degli ecosistemi complessi: forse nelle regioni con temperature più elevate.

— Tipo Alfa Inferiore — aggiunse Ib per completare la frase. — Già, è difficile che ossigeno e ammoniaca coesistanto per tanto tempo, naturalmente parlando in termini planetari. Lo ammetto, è possibile che una specie intelligente viva su Dhrawn anche se finora non ne abbiamo trovato alcuna traccia, né dallo spazio né tramite i mescliniti. Forse alla Esket è capitato di incontrarli; in ogni caso, venti e più miliardi di chilometri quadrati di pianeta costituiscono un eccellente motivo per non aver ancora incontrato i padroni di casa. L’idea è plausibile, e lei non è il primo a pensarci ma non so dove ci possa portare. Comunque ci ha pensato anche Barlennan e nei primi tempi pareva intenzionato a far deviare un ricognitore dalla sua rotta in modo che passasse in quella zona e investigasse, prendendo anche contatto con gli alieni se fosse stato possibile, ma poi non se n’è fatto più nulla. Barlennan era dubbioso, e noi ci siamo ben guardati dall’incoraggiarlo.

— Davvero? — domandò Mersereau. — Pensare che se riuscissimo a stabilire un contatto con i nativi come abbiamo fatto su Mesklin, sarebbe un gran bene per il progetto. Non dovremmo dipendere così strettamente da…

— Aucoin sorrise con una smorfia di soddisfazione.

— Esattamente — disse. — Ora anche lei ha trovato un buon motivo per dubitare della sincerità di Barlennan. Per carità, non sto dicendo che è solo un politico dal cuore di ghiaccio che non ha esitato a sacrificare la vita di tanti dei suoi per mantenere una sorta di egemonia sulle operazioni, ma l’equipaggio della Esket ha dovuto aspettare per molto tempo la sua decisione di non inviare il Kalliff a soccorrerli.

— Ma c’è anche un altro punto.

— aggiunse Ib pensieroso.

— Quale?

— Non so se vale la pena parlarne, dato che non siamo in grado di dare il giusto peso a certe cose, ma la Kwembly è comandata da Dondragmer, cioè da un compagno di lunga data di Barlennan e, per estensione, un suo caro amico. Può darsi allora che il fatto di sentirsi coinvolto in prima persona spinga Barlennan a comportarsi in modo diverso dal solito, magari ordinando a una squadra di soccorso di partire immediatamente? Tra di loro, i mescliniti non si comportano da freddi calcolatori, e dietro quel suo aspetto da bruco Barlennan ha il sangue caldo di qualche antico corsaro.

— Mi sono chiesto la stessa cosa anch’io — ammise Aucoin — e debbo dire che sono rimasto molto sorpreso quando mesi fa Barlennan ha consentito a Dondragmer di partire con la Kwembly. Ho avuto l’impressione che non volesse fargli correre dei rischi. Ma certamente nessuno di noi conosce abbastanza bene la psicologia dei mescliniti da potervi ragionare sopra. Ma c’è qualcuno che li conosce meglio di tutti, ed è la signora Hoffman, che però rifiuta sempre di spiegarci quello che capisce o crede di capire sulla loro personalità. Come dice Ib, immagino non si possa partire da questo rapporto di amicizia per comprendere le decisioni di Barlennan. Limitiamoci dunque ad aggiungerla alla lista delle questioni aperte. Bene, ci sono altre idee? Nessuno ha niente da dire riguardo quei due mescliniti imprigionati nel ghiaccio? Forza, tra poco dobbiamo veramente andare.

— Un generatore a fusione potrebbe venir usato per alimentare una serpentina di grandi dimensioni, capace di sviluppare un certo calore, e dei resistori non sono poi tanto complicati da ottenere — disse Mersereau. — Dei dispositivi di riscaldamento non suonano poi così irragionevoli su Dhrawn. Se solo…

— Ma noi non abbiamo… — lo interruppe Aucoin.

— Noi abbiamo, se mi lascia finire. Sulla Kwembly vi sono abbastanza generatori da sollevarla dalla superficie del pianeta se solo la loro energia venisse applicata a questo scopo. Ci deve essere del metallo a bordo che possa venir arrangiato in modo da funzionare da resistore o arco elettrico. Non saprei dire però se i mescliniti sanno maneggiare questo genere di equipaggiamento. Deve esistere un limite anche alla loro tolleranza per le temperature… in ogni caso, possiamo sempre chiedere a Dondragmer se ha pensato a qualcosa del genere.

— Le do subito torto su un punto. Sono certo che nella struttura della Kwembly e tra il materiale stivato si trova pochissimo metallo, e rimarrei di stucco se una delle funi che loro usano per governare lo scafo si rivelasse valida come conduttore. Non sono un fisico, ma qualsiasi cosa possa venire attorcigliata tanto stretta come le loro fibre deve avere tutti gli elettroni ben saldi al loro posto. Comunque, se proprio vuole chieda pure a Dondragmer. Immagino che Easy si trovi ancora nel salone e senz’altro sarà lieta di aiutarla se dovessero sorgere problemi linguistici. La riunione è terminata.

Mersereau annuì dirigendosi verso la porta senza perdere un secondo e la riunione terminò. Aucoin lo seguì qualche istante dopo. Gli altri uscirono più lentamente. Solo Ib rimase seduto al tavolo.

I suoi occhi non guardavano nulla di particolare, ma l’espressione del volto lo faceva sembrare molto più maturo dei suoi quarant’anni compiuti.

Gli piaceva Barlennan ma ancora di più gli piaceva Dondragmer, proprio come sua moglie. Non poteva lamentarsi sotto nessun aspetto di come procedeva l’esplorazione di Dhrawn, soprattutto considerando che tante volte la colpa di approssimazione e confusione nel progetto erano solo ed esclusivamente umane e di nessun altro. Nessuna ragione per lagnarsi, tranne forse quello scherzetto di cinquant’anni prima. Che Barlennan facesse di tutto per nascondere l’esistenza di una razza intelligente autoctona pareva un’ipotesi incredibile. No, non poteva essere. Dopotutto, dimenticare quanto fatto finora con i mescliniti e incaricare un’altra razza, ancora da addestrare, di includere il lavoro avrebbe ritardato lo svolgimento del progetto più di qualsiasi altra cosa, come Barlennan senz’altro immaginava.

I casi di disaccordo tra gli esploratori e i loro committenti erano rari e circoscritti. Con i drommiani sarebbe successo dieci volte su dieci. No, non c’era alcun motivo di credere che i mescliniti coltivassero idee proprie su cosa fare di Dhrawn.

Tuttavia Barlennan aveva rifiutato gli elicotteri e solo dopo molte insistenze si era convinto ad accettarli. Era lo stesso Barlennan che aveva costruito e fatto volare un pallone aerostatico come primo esercizio di scienze applicate.

Non aveva insistito più di tanto per inviare i soccorsi alla Esket, ben sapendo che tutti i ricognitori di terra erano necessari all’esplorazione e che un centinaio dei suoi rischiavano di trovare un’orribile fine.

Aveva rifiutato l’uso di radio a onde corte, nonostante la loro evidente utilità, con argomentazioni accademiche quanto quelle che un insegnante di filosofia irrigidito usa per rispondere alle domande della classe; solo che questo non era un gioco e il rischio poteva trovarsi dietro ogni angolo.