Come sempre durante le conversazioni tra il ricognitore e la base spaziale, la risposta si fece attendere a lungo. Benj sfruttò il ritardo per pensare ad altre cose che potesse dire o fare per chiarire al massimo le sue affermazioni. La maggior parte degli adulti conosceva per esperienza quello che gli passava per la testa; alcuni ne erano divertiti, altri no, ma tutti erano in qualche modo d’accordo con lui. Altri ancora scommisero tra di loro che Benj non avrebbe resistito alla tentazione di inviare qualche correzione al suo messaggio prima di ricevere la risposta. Quando la risposta di Dondragmer arrivò con Benj silenzioso come una roccia, nessuno si sentì di festeggiare. Coloro che conoscevano Easy compresero però dalla sua espressione la grande soddisfazione da lei provata in quel momento: era chiaro che aveva fatto di tutto per evitare di scommettere anche con sé stessa.
— Salve Benj. Stiamo facendo tutto il possibile per trovare Kervenser e tirar fuori dal ghiaccio i due timonieri vivi e vegeti. Purtroppo, temo proprio che non vi sia modo di applicare la potenza prodotta dai generatori agli strumenti di lavoro. I generatori producono energia elettrica e forniscono la coppia di spunto necessaria per muovere le ruote su cui sono applicati, come certamente lei sa, ma nessuno dei nostri strumenti funziona a energia elettrica a eccezione dei volatori… cioè, gli elicotteri, alcuni strumenti di laboratorio e le luci. Ma anche se riuscissimo a sfruttare l’energia dei generatori per scavare più rapidamente, sappia che non possiamo raggiungerne neppure uno: sono tutti imprigionati nel ghiaccio. Deve tener presente, Benj, che per lo svolgimento di questo lavoro noi mescliniti abbiamo deliberatamente scelto di ridurre al minimo gli strumenti complessi. Tutto quello che abbiamo su questo pianeta che non riusciamo a produrre da soli è direttamente coinvolto nel progetto di ricerca — affermò Dondragmer. Ib Hoffman non era presente e non poté sentire di persona quella frase infelice, ma più tardi fece ripetere più volte quelle parole a Benj per accertarsi che fossero proprio esatte.
— Certo, posso capire, ma… — tentò di rispondere Benj, che però cadde in silenzio prima di terminare la frase. Nessuna delle idee che aveva in mente sembravano possedere qualche parvenza di base scientifica. Le luci non potevano venir usate per riscaldare l’acqua: non si trattava di lampade a resistenza o ad arco ma di elementi elettroluminescenti a stato solido progettati appositamente per funzionare a lungo nell’atmosfera di Dhrawn con il suo ossigeno libero e la sua densità senza costituire il minimo pericolo per i mescliniti. Se Beetchermarlf e Takoorch lo avessero saputo, non avrebbero sprecato tutto quel tempo cercando di fondere il ghiaccio con le pile. — Ma non può… non può dare corrente a uno dei generatori dopo avervi connesso due cavi metallici in modo da sciogliere il ghiaccio con il calore? Oppure, perché non elettrifica direttamente il ghiaccio? Immagino che vi sia rimasta dell’ammoniaca imprigionata, e forse in quantità sufficiente per funzionare da conduttore.
Seguì una nuova pausa, mentre Benj ripassava mentalmente le parole appena proferite e il messaggio percorreva l’enorme spazio vuoto che lo separava dalla ricevente.
— Non sono certo di saperne abbastanza su questo argomento — rispose finalmente Dondragmer — anche se immagino che Borndender e i suoi possano risponderle senza difficoltà. Più in concreto, non ho idea di cosa si possa usare come cavi e non ho idea di quanta corrente vi passerebbe. Quando i generatori sono collegati al normale equipaggiamento, cioè luci e motori, qualsiasi guaio viene evitato tramite un controllo automatico di sicurezza, ma non ho idea se questo funzionerà su un circuito tanto semplice e diretto. Potrebbe domandare ai suoi ingegneri quali rischi correremmo, ma ancora non saprei cosa usare come conduttore. Non c’è molto metallo nella struttura della Kwembly. La maggior parte delle manovre e delle procedure di manutenzione viene svolta con i nostri utensili, che sono in corda, tessuto e corno. Comunque, non abbiamo nulla a bordo che sia inteso come conduttore di energia elettrica. Lei può avere ragione quando dice che il ghiaccio stesso può servire a questo scopo, ma pensa veramente che sarebbe una buona idea con Beetchermarlf e Takoorch là sotto? Anche ammettendo che non si trovino direttamente nel circuito, non so se sarebbero al sicuro. Di nuovo, i vostri ingegneri potrebbero rispondere. Se sono in grado, e se lei riesce a farci pervenire tutte le informazioni che ci servono, allora forse possiamo mettere in pratica il suo suggerimento. Sarei felice di provare, ma fino a quel momento le posso solo dire che stiamo facendo il possibile. Sono preoccupato per la Kwembly e per le vite dei miei tre marinai esattamente quanto lei.
Quest’ultima frase non corrispondeva completamente al vero, anche se l’errore non era stato intenzionale. Dondragmer non riusciva a capire come poteva nascere un’amicizia in così breve tempo senza neppure un contatto diretto tra l’umano e Beetchermarlf. Il fatto era che della sua cultura personale non facevano parte né il servizio postale, né tantomeno l’uso amatoriale della radio. Eppure il concetto di un’amicizia nata e sviluppata attraverso un canale radio non avrebbe dovuto risultargli del tutto estraneo perché anche lui, anni prima con Barlennan, aveva mantenuto un contatto molto stretto con l’umano Charles Lackand che seguiva passo passo tramite un ponte radio la gloriosa Bree durante il periplo di Mesklin via mare. Tuttavia, la vera amicizia era per lui qualcosa di profondamente diverso. Quando gli giunse voce della morte di Lackand, non provò altro che un confuso e marginale sentimento di dolore. Dondragmer sapeva che Beetchermarlf e il figlio di Easy Hoffman si mettevano in contatto tra loro non appena potevano ma non aveva mai ascoltato le loro conversazioni altrimenti avrebbe capito meglio i sentimenti di Benj Hoffman.
Fortunatamente Benj non sapeva tutto questo e quindi sentiva di non aver motivo di dubitare della sincerità del capitano mesclinita. Comunque, la situazione e le risposte ricevute lo lasciavano decisamente insoddisfatto. Era convinto che si facesse troppo poco per salvare Beetchermarlf, ma Dondragmer insisteva nelle sue tesi. Più che contattare la Kwembly non si poteva fare: non poteva partecipare alle operazioni di soccorso, e non poteva vedere quello che stava veramente succedendo. Doveva rimanere seduto e aspettare i rapporti verbali dalla Kwembly. Anche molti dei presenti, più maturi e posati di Benj, dimostravano una fatica evidente nell’accettare la situazione così com’era.
I suoi sentimenti trapelarono chiaramente nella frase successiva, perlomeno per quanto riguardava gli ascoltatori umani. Easy rivolse a suo figlio un gesto di stizza e di protesta, ma poi si dominò. Ormai era tardi, ed esisteva sempre la possibilità che il mesclinita non interpretasse quelle parole e quel tono di voce come un umano, e nella fattispecie come la madre del ragazzo che le aveva appena proferite.
— Come può starsene lì sul ponte a non far nulla mentre i suoi marinai rischiano la vita e magari stanno morendo soffocati proprio in questo momento? Almeno, sa quanta autonomia hanno ancora?
Stavolta la tentazione vinse. La realizzazione della infelice scelta di parole arrivò pochi secondi dopo che il messaggio era partito, e Benj non poté fare a meno di correggersi con quello che riteneva un modo migliore di esprimere i suoi sentimenti.
— Mi scusi… so benissimo che non è vero che non sta facendo nulla, ma non capisco come può limitarsi ad attendere i risultati delle ricerche. Io uscirei a mia volta a perforare il ghiaccio, ma non posso farlo dalla stazione spaziale.
— Stiamo facendo tutto il possibile e abbiamo fatto partire le ricerche non appena superato lo shock di scoprirci bloccati qui — replicò Dondragmer alla prima parte del messaggio. — Non c’è da preoccuparsi per la loro autonomia ancora per molte ore. Tra l’altro, il nostro organismo non reagisce alla mancanza di aria come il vostro: una volta terminato l’idrogeno, l’organismo inizia a rallentare il proprio ciclo vitale sempre di più fino a cadere in un profondo letargo che può durare centinaia di ore. Nessuno però sa quanto a lungo noi mescliniti possiamo resistere senz’aria; forse il tempo di sopravvivenza varia da individuo a individuo. Quindi non deve preoccuparsi per il loro… soffocamento, se questo è il modo giusto di declinare questa parola a noi totalmente sconosciuta.