Fu Benj a rispondere, battendo sua madre di una frazione di secondo.
— Ho saputo che lei è stato il primo mesclinita ad afferrare il concetto di scienza in senso lato e che ha fatto di tutto per far partire l’università di Mesklin. Cosa intende dire allora con “vorrei aver imparato di più?”
Easy si intromise. Come Benj, parlò nella lingua di Dondragmer.
— Lei ha imparato più di quanto sappia io, Dondragmer, e ha il potere di decidere. Se lei non fosse stato convinto da Katimi, non avrebbe dato questi ordini. Deve semplicemente abituarsi a questa sensazione che lei trova tanto sgradevole: è entrato in contatto con qualcos’altro che non conosceva, come quella volta di cinquant’anni fa, molto prima che io nascessi, in cui si è reso conto che per capire la scienza di noi alieni bisognava andare oltre la realtà concreta di tutti i giorni. Ora ha scoperto che nessuno, neppure un capitano esperto quanto lei, può sperare di sapere tutto, e che gli esperti servono proprio a dare consigli a chi non sa. Deve accettarlo, come del resto tutti noi.
Easy si appoggiò allo schienale della sedia e guardò suo figlio, che era il solo nella stanza ad aver seguito appieno il suo discorso. Benj sembrava sorpreso, quasi timoroso. Qualsiasi fosse l’effetto che le sue parole potevano fare su Dondragmer non appena le avesse ricevute, senza dubbio avevano colpito la sicurezza di suo figlio, Benjamin Ibson Hoffman. Era una sensazione intossicante per un genitore: dovette lottare con se stessa per non aggiungere altro. Ma una voce allarmata di sottofondo l’aiutò nel compito.
— Ehi! Dov’è l’elicottero? Cosa è successo?
Tutti gli sguardi si spostarono sullo schermo di Reffel. Segui un secondo di completo silenzio, rotto dalla voce di Easy.
— Benj! Riferisci a Dondragmer mentre io contatto Barlennan.
9
Obiettivi incrociati
Il tempo si era schiarito ormai da qualche ora alla colonia e i venti avevano disperso la nebbia di ammoniaca verso le regioni centrali inesplorate di Alfa Inferiore. In quel momento soffiava una brezza gentile da nordest. Le stelle rilucevano violentemente richiamando l’attenzione dei mescliniti che percorrevano i corridoi in penombra senza però risultare visibili, per via dell’illuminazione più intensa, a coloro che si trovavano nelle stanze. Barlennan si trovava ai laboratori quando arrivò la chiamata di Easy per lui e quindi non poté riceverla subito. Gli arrivò dopo qualche tempo la trascrizione, portata da un messaggero inviato da Guzmeen. Obbedendo agli ordini ricevuti, il messaggero ignorò la porta chiusa della sala riunioni oltre cui Barlennan discuteva con gli scienziati e posò la nota direttamente davanti al comandante. La discussione si arrestò per permettere a Barlennan di leggerla sotto lo sguardo interessato di Bendivence e Deeslenver, la cui curiosità risultava evidente anche dall’espressione corporea. Barlennan lesse il messaggio due volte, assunse l’espressione di chi cerca di ricordare qualcosa e si girò verso il messaggero dicendo: — Voglio essere informato immediatamente di qualsiasi altra comunicazione in arrivo.
— Va bene, signore.
— Quanto è passato dal precedente rapporto di Dondragmer?
— Non molto, signore: credo meno di un’ora. Tutto viene segnato sulla tabella. Vuole che vada a controllare?
— No, non è molto urgente per adesso. Mi va bene un’ora. Della Kwembly sapevo però che si era arenata dopo esser stata portata a valle dalle correnti. Ho sempre pensato che tutto andasse bene, dato che Guzmeen non mi ha inviato altri rapporti. Quindi, suppongo che qualcuno abbia mancato di raccogliere una comunicazione degli umani, oppure che nessuno abbia chiesto informazioni più recenti.
— Non saprei, signore. Ho appena cominciato il servizio. Desidera che torni alla sala radio e mi informi su come sono andate le cose?
— No. Raggiungerò la sala radio tra poco. Dica a Guzmeen di non inviare messaggi per il momento e di aspettarmi. Se vi sono chiamate, le tenga in linea.
Il messaggero uscì e Barlennan rivolse nuovamente l’attenzione ai suoi scienziati.
— Talvolta mi chiedo perché abbiamo rifiutato la possibilità di comunicare direttamente tra noi. Mi sarebbe piaciuto sapere quanto ci ha messo Dondragmer a cacciarsi in tutti questi guai. Comunque, vorrei concludere il nostro discorso prima di recarmi in sala radio.
Bendivence rispose con l’equivalente di una grattatina alla testa. — Ormai siamo perfettamente in grado di collegare le varie sezioni della base con dei telefoni: basta un suo ordine. Qui al laboratorio abbiamo tutto il materiale necessario, ma bisogna vedere se desidera utilizzare il metallo in questo modo.
— Non so. Non ancora. Manteniamo le priorità già decise. Leggete qui: la Kwembly è intrappolata in una pozza gelata ed entrambi i suoi volatori sono scomparsi. Uno aveva a bordo un prendimmagini collegato con gli umani, e funzionava quando Reffel è sparito.
Deeslenver espresse il suo umore sibilando debolmente prima di prendere il foglio che gli porgeva Barlennan. Lo lesse in silenzio un paio di volte, poi lo passò a Bendivence.
— Lei crede che gli umani riescano a capire quello che è successo? — domandò Deeslenver. — Il messaggio dice che dapprima è scomparso Kervenser e successivamente il volatore inviato alla sua ricerca. Dice anche che all’improvviso lo schermo si è fatto bianco.
— Credo vi sia una sola ragione per questo — dichiarò Bendivence.
— Lo immaginavo — gli rispose il comandante. — La questione non è come mai le immagini sono sparite, ma perché è successo lì e in quel momento. Possiamo ragionevolmente credere che Reffel avesse sistemato il prendimmagini sul suo treppiede. Sarebbe stato opportuno scoprire il trucco per oscurare l’apparecchio prima che la Esket partisse in missione: avrebbe semplificato enormemente tutta l’operazione. Ora, supponiamo che Reffel si sia imbattuto in qualcosa che riguardava la faccenda della Esket: di cosa mai si può trattare? La Kwembly si trova a cinque, sei milioni di cavi dal punto dove l’equipaggio della Esket è scomparso. Immagino che uno dei dirigibili possa percorrere una simile distanza in poco tempo, ma per quale motivo?
— Non lo sapremo mai, finché dal campo di Destigmet non giunge qualche notizia — rispose pratico Bendivence. — Quello che invece vorrei scoprire è perché nessuno ci ha informato prima della scomparsa di Kervenser. Come mai c’è stato il tempo di organizzare una missione di soccorso senza che noi ne sapessimo niente se non quando anche questa è scomparsa? Forse Dondragmer non ha inviato subito il suo rapporto agli umani.
— Non credo proprio — replicò Barlennan — e forse la colpa di questo ritardo non si deve agli umani. Controllerò io in sala radio. Forse Guzmeen non ha ritenuto opportuno inviare un messaggero per una notizia ancora da verificare. Controllerò, ma credo proprio che non vi sia nulla di strano in questo ritardo nel ricevere le informazioni.
“Comunque — continuò Barlennan — mi sono spesso domandato se gli umani ci trasmettono le informazioni dai vari equipaggi subito e in modo completo. Qualche volta ho avuto l’impressione che… be’, la trasmissione delle notizie subisse un piccolo rinvio Per chissà quale scopo. Oh, potrebbe trattarsi solo di pigrizia e trascuratezza tutta umana, eppure…”
— Eppure qualcosa le dice che fanno in modo di farci conoscere solo parte della verità — intervenne Bendivence. — La metà dei ricognitori potrebbe essere scomparsa a nostra totale insaputa se gli umani avessero deciso di censurare la notizia. Forse temono che troppe difficoltà ci spingano ad abbandonare l’esplorazione domandando di essere portati a casa, come del resto è previsto dal contratto.