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Il volto che comparve sullo schermo gli risultò del tutto sconosciuto.

La sua mente faticava ancora parecchio ad acquisire concetti quali la rassomiglianza tra genitori e figli, nonostante i dieci lunghi anni mescliniti trascorsi con gli umani. Nessun umano avrebbe mancato di notare la forte somiglianza tra Easy e suo figlio, ma Barlennan non aveva avuto contatti con famiglie umane e quindi era completamente privo di esempi a cui far riferimento. Su Mesklin erano atterrati meno di venti uomini in quel periodo, e nessuna donna. Guzmeen riconobbe il ragazzo, ma lo stesso Benj gli evitò la fatica di introdurlo a Barlennan.

— Qui parla Benj Hoffman — disse l’immagine. — Nessun altro messaggio è arrivato dalla Kwembly da quando mia madre vi ha chiamato circa venti minuti fa. Al momento qui al salone non vi sono né scienziati, né ingegneri per rispondere adeguatamente ma se avete qualche domanda tecnica farò in modo di chiamarne uno. Se però mi chiedete solo un resoconto di quanto è successo a Dondragmer penso di potervi rispondere, perché sono rimasto quasi sempre in questa stanza nelle ultime sette ore. Attendo risposta.

— Voglio porvi due domande. A una lei può probabilmente rispondere, all’altra no. La prima riguarda il secondo pilota scomparso. Mi sono chiesto a che distanza si trovava il volatore dalla Kwembly quando le comunicazioni si sono interrotte. Se non conosce la distanza può dirmi per quanto tempo il pilota è rimasto in volo?

“La seconda è una domanda tecnica, come lei dice, e non so se saprà rispondere. Avete la possibilità di vedere la luce di un volatore dalla stazione spaziale? Immagino che a occhio nudo sia impossibile anche per voi, ma dovreste avere alla stazione degli strumenti ottici di cui conosco poco e probabilmente molti di cui non ho mai sentito parlare.” L’immagine di Benj annuì sollevando un dito quando Barlennan terminò di parlare, ma rimase in attesa circa un minuto per eventuali altre domande.

Alla prima domanda posso rispondere io, e il signor Cavanaugh è uscito in questo momento in cerca di qualcuno che possa rispondere alla seconda. Kervenser iniziò il suo volo di ricognizione circa undici ore fa. Nessuno si accorse di nulla fino a otto ore dopo, quando tutto venne fuori insieme: Kervenser era sparito e la Kwembly prigioniera in una pozza gelata con Beetchermarlf e Takoorch imprigionati nel ghiaccio. Nessuno sa dove sono, ma visto che erano usciti per lavorare sotto lo scafo, è logico supporre che si trovino ancora lì sotto impossibilitati a uscire. Poi uno dei marinai, Reffel, è stato inviato alla ricerca di Kervenser con l’altro elicottero e una telecamera. Per un po’ è rimasto vicino alla Kwembly, ma poi noi gli abbiamo suggerito di spostarsi più lontano, dove la luce di un incidente non potesse esser vista dal ponte. Poi è iniziata una discussione tecnica con il capitano Dondragmer sul modo migliore per liberarsi dal ghiaccio e nessuno ha più seguito lo schermo di Reffel. Finalmente, parecchi minuti dopo qualcuno ha notato che lo schermo di Reffel non trasmetteva più nulla… non era bianco come quando manca il segnale, ma vuoto come se non ricevesse più luce.

Barlennan rivolse un’occhiata a Guzmeen e agli scienziati. Nessuno disse nulla, ma tutti pensavano la stessa cosa: gli umani avevano tralasciato di osservare lo schermo e si erano dimenticati di registrare le immagini. Non si poteva certo definire un momento felice per loro. Benj stava ancora parlando.

— L’audio non era attivato perché nessuno stava parlando con Reffel in quel momento. Nessuno ha idea di cosa possa essere successo. Comunque, è successo poco prima che mia madre vi chiamasse. Tra le due sparizioni saranno passate circa due ore e mezzo. Per l’altra domanda bisognerà attendere perché il signor Cavanaugh non è ancora tornato.

Barlennan si sentì un po’ confuso dai calcoli, perché il ragazzo aveva parlato in mesclinita definendo però le ore in termini umani. Dopo qualche ponderazione, riuscì comunque a dare un senso al resoconto di Benj.

— Non vorrei dover protestare — rispose — ma mi pare di capire dal suo racconto che tra il momento in cui la Kwembly è rimasta bloccata e la scomparsa di Kervenser sono passate due delle vostre ore. Nessuno ci ha detto nulla. Conosce il motivo di questa mancanza? Certo non potevo fare niente nell’immediato, ma mi pare di ricordare che ci fosse un accordo tra noi proprio sull’aggiornamento tempestivo delle informazioni che provengono dai ricognitori. Non so quale sia il suo compito alla stazione spaziale, e forse lei non può rispondermi, ma ho sentito dal mio addetto alle comunicazioni che lei ha parlato molto con la Kwembly e quindi che potrebbe aiutarci. Attendo la risposta.

Barlennan aveva diversi motivi per parlare in quel modo. Il primo era abbastanza ovvio: voleva saperne quanto più possibile su Benj Hoffman, soprattutto perché si dimostrava notevolmente capace nella loro lingua e, se Guzmeen aveva ragione, sembrava felice di parlare con dei mescliniti. Forse poteva diventare un altro elemento affidabile alla stazione e in tal caso era utile sapere in anticipo quanto pesava la sua opinione.

Voleva anche sapere se era vero che il ragazzo aveva parlato a lungo con i marinai della Kwembly. A Barlennan non sfuggì certo che Benj Hoffman era troppo giovane per ricoprire incarichi di responsabilità: la selezione di parole e lo stile espositivo rappresentavano semplicemente una forma di cortesia, che comunque poteva tornare utile se si fosse stabilita una relazione amichevole.

La risposta del ragazzo fu inconclusiva per un verso ma molto promettente per l’altro.

— Non ho idea del perché non vi hanno detto di Kervenser e dell’incidente alla Kwembly — disse. — Credevo che avessero provveduto subito. Della Kwembly conosco Beetchermarlf, con cui ho parlato spesso ultimamente. Non so se lo conosce, ma è uno dei timonieri di Dondragmer. Con lui si può parlare e non solo ascoltare. Quando ho sentito che era rimasto bloccato sotto il ghiaccio ho subito cercato il modo migliore di liberarlo, tralasciando il resto. Non sono rimasto sempre qui al salone delle comunicazioni, perché non sono in servizio come operatore radio. Vengo qui solo per parlare con Beetchermarlf. Ammetto comunque che il messaggio sarebbe dovuto arrivarvi subito: se volete sapere chi doveva ritrasmetterlo e non lo ha fatto, posso andare a chiamare mia madre o il signor Mersereau.

“Non so bene come spiegare il mio lavoro alla stazione e i miei trascorsi prima di venire qui. Sulla Terra quando qualcuno termina il corso di educazione di base, che tutti debbono seguire e che comprende materie quali lo studio della nostra lingua, le scienze e la sociologia, deve far pratica con il lavoro per cui ha studiato per tre o quattro dei nostri anni per avere accesso alla specializzazione o a ulteriori corsi di studi. Nessuno lo dice chiaramente, ma è cosa risaputa che la gente per cui lavori ha sempre l’ultima parola su di te. E così, ufficialmente sarei assegnato al laboratorio di aerologia col compito di sistema di allarme per i miei superiori, ma in realtà chiunque abbia bisogno di me non deve far altro che passare dal laboratorio e domandare al superiore di turno. Comunque, debbo ammettere che nessuno mi rende la vita difficile e quindi ho potuto parlare spesso con Beetchermarlf in questi ultimi giorni.”

Grazie ai suoi cinquant’anni di esperienza, Barlennan non trovò molte difficoltà a comprendere il concetto che stava dietro la definizione umana di “giorno”. — Naturalmente — continuò il ragazzo — parlare la vostra lingua aiuta molto. Mia madre è bravissima con le lingue, e io ho imparato da lei. Ha cominciato a parlare la vostra circa dieci anni fa, quando papà è stato chiamato a lavorare al “progetto Dhrawn”. Immagino che da oggi in poi sarò semi-ufficialmente impiegato come addetto alle comunicazioni. Ah, ecco il signor Cavanaugh con uno degli astronomi il cui nome credo sia Tebbetts. Mentre loro risponderanno alla sua domanda sulle luci, io cercherò di saperne di più sull’altra faccenda.