Il volto di Benj fu sostituito sullo schermo da quello dell’astronomo, un uomo dalle caratteristiche così insolite da sorprendere Barlennan. Non aveva mai visto un uomo con la barba prima di allora, anche se si era abituato a tutte le varianti di colore della pelle e di lunghezza dei capelli. Tebbetts tra l’altro sembrava un Van Dyke in miniatura, con la barba aggiustata in modo da rendere possibile indossare l’elmetto spaziale. All’occhio di un mesclinita però la differenza rimaneva ugualmente drastica. Perplesso, Barlennan decise che domandare ragione di quell’anomalia poteva sembrare scortese e decise di lasciar perdere. Poteva sempre chiedere a Benj più tardi. Non c’era nulla da guadagnare dal mettere qualcuno in imbarazzo.
Con gran sollievo del capitano mesclinita l’anomalia facciale dello sconosciuto non interferiva con la sua dizione. Forse Tebbetts conosceva i suoi dubbi, perché cominciò a parlare per primo, usando la lingua umana.
— Possiamo vedere da qui qualsiasi luce artificiale in vostro possesso, incluse le semovibili, anche se abbiamo dei problemi se non sono puntate nella nostra direzione. Questo è possibile con la strumentazione ordinaria: fotomoltiplicatori a mosaico con obbiettivi appropriati e altro ancora. Insomma, qualsiasi informazione vi serva può essere ottenuta nel giro di minuti. Cosa dobbiamo fare per voi?
Questa domanda colse Barlennan impreparato. Nei pochi minuti trascorsi dalla discussione con i suoi scienziati si era convinto sempre più che gli umani avrebbero negato un’eccessiva sensibilità dei loro strumenti verso la luce. Comunque, se il comandante fosse stato un po’ più intuitivo non avrebbe risposto come fece. In effetti si pentì di quelle parole non appena terminò di pronunciarle.
— Non dovreste incontrare difficoltà a vedere la Kwembly, il ricognitore bloccato dal ghiaccio la cui posizione dovrebbe esservi ben nota. Le luci del ponte sono accese. I suoi due volatori sono scomparsi e anche loro normalmente hanno le luci di posizione accese. Vorrei che esploraste un’area di diciamo duecento chilometri attorno alla Kwembly per vedere se scoprite delle luci, riferendo sia a me che a Dondragmer qualsiasi movimento insolito riusciate a osservare. Ci vorrà molto? L’intervallo di trasmissione era abbastanza lungo da consentire a Barlennan di rendersi conto dell’errore; ma ormai, non c’era nulla da fare se non sperare, anche se questa definizione era inadatta a spiegare l’attitudine mesclinita in questi casi. Ma la risposta lo risollevò un poco. Forse l’errore non era affatto irreparabile, sempreché gli umani non si fossero accorti delle due luci non troppo distanti dalla Kwembly.
— Le confesso di aver pensato che si parlasse esclusivamente di scoprire delle luci. Scoprire delle luci in movimento è più difficile, specialmente da qui. Comunque, potremmo provare a risolvere il suo problema se i due elicotteri scomparsi stanno volando con le luci ancora accese, ma in caso di incidente non credo che ci siano molte possibilità di vedere alcunché. In ogni caso vado subito a dare le disposizioni necessarie.
— Che mi dice invece dei loro generatori di energia? — domandò Barlennan, determinato ad andare fino in fondo ora che aveva incominciato. — Ci sono altre forme di energia oltre alla luce che si irradiano nello spazio…
Quando la domanda raggiunse Tebbetts questi era già uscito come annunciato; fortunatamente Benj sapeva rispondere. Si trattava di un’informazione fondamentale per il “progetto Dhrawn” e aveva dovuto impararla scrupolosamente al suo arrivo alla stazione spaziale.
— I generatori a fusione liberano nello spazio delle onde di neutrini che possiamo misurare con i nostri strumenti, ma è difficile scoprire il punto esatto da cui provengono — disse. — Ecco a cosa servono i satelliti: per misurare i neutrini, che arrivano praticamente tutti dal sole. Le centrali elettriche su Dhrawn e qui alla stazione incidono poco rispetto al sole, anche se questi è molto debole. I computer controllano continuamente la posizione dei satelliti e soprattutto se un satellite si trova sul lato opposto del pianeta rispetto al sole, in modo da poter misurare la quantità di neutrini nella corona planetaria. In pochi anni speriamo di aver completato una mappa spettroscopica del pianeta… voglio dire, di conoscerne passabilmente le densità interne alla crosta. Lei saprà che stiamo ancora discutendo se Dhrawn debba venir considerato un pianeta o una stella, e se il calore in eccesso si debba all’esistenza di radiazioni superficiali o a un processo di fusione all’idrogeno attivo al centro della massa planetaria. Comunque, potrei scommettere che non saranno in grado di localizzare le emissioni dei convertitori degli elicotteri, per non parlare delle loro luci.
Barlennan riuscì a soffocare con fatica la gioia che provò a questa notizia. — Grazie — si limitò a rispondere. — Purtroppo, è impossibile avere tutto. Mi riferisca pure quando il suo astronomo avrà trovato qualcosa, oppure quando sarà sicuro di non trovare nulla: voglio comunque sapere se debbo smettere di farvi conto. Ora ho altro da fare, Benj, ma chiami subito se ci sono notizie sui piloti o sui timonieri prigionieri nel ghiaccio. Dopotutto, anch’io sono preoccupato per loro anche se in modo diverso da lei. Beetchermarlf non lo conosco, ma Takoorch sì e mi dispiacerebbe se gli succedesse qualcosa.
L’anziano comandante aveva sviluppato una buona capacità di percepire i sentimenti più profondi degli esseri umani, e grazie alle numerose esperienze vissute insieme a loro su Mesklin e su Dhrawn era riuscito a comprendere la personalità di quel ragazzo molto più di quanto non fosse riuscito a Dondragmer. Poteva tornare utile, a tempo debito: se lo sentiva con certezza. Ma nel frattempo chiuse il contatto con la stazione spaziale e concentrò la mente su altre faccende.
— Per noi, potrebbe essere sia positivo che negativo — osservò rivolto ai due scienziati. — Meno male che non abbiamo installato quel sistema di segnali ottici per la comunicazione notturna, perché ci avrebbero scoperto di sicuro.
— Mi permetta di dubitarne — ribatté Deeslenver. — Gli umani hanno detto che potrebbero scoprire le luci, ma mi sembra accertato che debbano cercarle per avere qualche successo e scommetto che gli strumenti sono impegnati in cose più importanti.
— Ci scommetterei anch’io, se la posta in gioco non fosse così elevata — rispose Barlennan. — In ogni caso, ora non se ne farà più nulla perché sappiamo che partirà una ricerca sulle luci emesse dalla superficie del pianeta. Glielo abbiamo appena chiesto noi…
— Ma questa ricerca non riguarderà la nostra zona. Gli strumenti saranno tutti puntati verso la Kwembly, a milioni di cavi di distanza.
— Provi a pensare a sé stesso su Mesklin mentre osserva Toorey: quanto ci vuole per passare col telescopio da una zona all’altra?
Deeslenver concesse con un gesto il suo accordo all’obiezione di Barlennan.
— Allora possiamo aspettare che sorga il sole, oppure inviare un volo speciale se vogliamo usare la Esket come lei propone. Ammetto di non aver considerato altre possibilità… non ho neppure pensato a cosa fare una volta arrivati per fare in modo che il test sia efficace.
— Non credo che importi più di tanto. La vera questione è scoprire in quanto tempo e quanto accuratamente gli umani ci riferiranno quello che noi faremo in modo che vedano alla Esket. Penserò a qualcosa entro un paio d’ore. Voi scienziati non state organizzando una partenza tra breve?
— Sì, ma non così presto — rispose Bendivence. — Tra l’altro, non mi trovo tanto d’accordo con lei sull’importanza da attribuire ai dettagli. Non vogliamo certo che gli umani sospettino della nostra messinscena. Non sono certo un branco di stupidi.
— Ma certo che no. Non intendevo dire che dobbiamo sottovalutarli. Dovrà trattarsi di qualcosa di naturale, tenendo ben presente che gli umani sanno addirittura meno di noi cosa è naturale su questo pianeta. Adesso tornate al laboratorio e informate tutti coloro che dovranno imbarcarsi sul Deedee di prepararsi per la partenza. Vi consegnerò un messaggio scritto per Destigmet in due ore.