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— Va bene — risposero i due scienziati uscendo dalla sala radio. Barlennan li seguì con andatura molto più lenta. Stava cominciando appena ora a comprendere quanto valida fosse l’obiezione di Bendivence. Cosa poteva succedere nell’area ripresa dalle telecamere della Esket che, pur non suggerendo la presenza di mescliniti, fosse abbastanza insolito da attrarre l’attenzione degli umani e metterli in condizione di dover decidere se riferire l’accaduto alla colonia oppure censurarlo? E come sapere se la notizia era stata riferita subito o trattenuta per diverso tempo? Era possibile pensare a qualcosa di efficace senza sapere se i rapporti venivano veramente censurati e perché?

Dopotutto, il ritardo nella trasmissione delle notizie sulla Kwembly poteva sempre doversi a un genuino errore degli umani o di Dondragmer. Come il giovane umano aveva suggerito, forse tutti avevano pensato che spettava a qualcun altro inviare il rapporto. Per la sua visione delle cose, che aveva cercato in tutti i modi di inculcare ai suoi mescliniti, questo rappresentava un atto di incompetenza e superficialità impossibile da scusare, ma non era la prima volta che doveva fare i conti con questi due difetti degli esseri umani: non in tutti, naturalmente, ma in un numero preoccupante di soggetti.

La prova certamente andava effettuata e la strumentazione ancora funzionante della Esket rappresentava il mezzo più indicato per giungere allo scopo. Per quanto ne sapeva lui, gli schermi della stazione spaziale riservati al ricognitore abbandonato erano ancora attivi. Ovviamente, tutti avevano prestato la massima attenzione a non entrare mai nel campo visivo delle telecamere dopo la “scomparsa” dell’equipaggio ed era passato molto tempo da quando gli umani ne avevano parlato per l’ultima volta. Avrebbero dovuto coprirne gli obbiettivi, invece di limitarsi a evitarli, in modo da permettere all’equipaggio una maggiore libertà di azione ma l’idea dei copriobbiettivi non era venuta a nessuno prima che Destigmet partisse con le istruzioni per dare il via alla costruzione di un secondo insediamento al di fuori del controllo degli esseri umani.

Barlennan ricordava che una telecamera si trovava come al solito sul ponte, una al laboratorio e una nell’hangar dove venivano tenuti gli elicotteri, che aveva fatto in modo di far trovare in missione quando la catastrofe era avvenuta. La quarta infine si trovava nella sezione di biorigenerazione dell’atmosfera, anche se non riprendeva l’ingresso. Naturalmente, molto materiale di quella sezione tornava utile alla nuova colonia. Nonostante la pianificazione molto accurata, la situazione permaneva difficile. Il fatto che i laboratori e parte del materiale biorigenerativo si trovassero fuori portata complicava le cose non poco a Destigmet e al suo primo ufficiale, Kabremm. Più di una volta avevano richiesto il permesso di coprire le telecamere dopo la scoperta della tecnica giusta. Lui però aveva rifiutato, per evitare che l’attenzione degli umani tornasse a concentrarsi sulla Esket. Ma ora, forse si potevano prendere due pesci con la stessa rete. L’improvviso oscuramento non di uno, ma di tutti e quattro gli strumenti sarebbe certamente stato notato dalla stazione spaziale. Certo l’avvenimento riguardava la loro base solo in minima parte… gli umani avrebbero ritenuto opportuno informarli della cosa? Secondo gli accordi avrebbero dovuto, ma non c’era modo di saperlo in anticipo. Con più ci pensava, con più il piano gli sembrava convincente. Nella sua mente si fece strada pian piano la sensazione di entusiasmo comune a tutte le creature intelligenti che pensano di aver risolto un problema da soli. Ne gustò il sapore per più di mezzo minuto; poi, vide avvicinarsi un altro dei messaggeri di Guzmeen.

— Comandante! — disse il messaggero rallentando l’andatura a pochi metri da lui. — Guzmeen dice che dovrebbe tornare immediatamente in sala radio. Uno degli umani, quello chiamato Mersereau, è comparso sullo schermo. Guzmeen mi ha detto che pareva spaventato, e che ha riferito di qualcosa di strano alla Esket… qualcosa che si muove nel laboratorio!

10

Dati ponderati

Star dietro a Barlennan con la sua andatura mentre si dirigeva in sala radio non era facile, ma in qualche modo il messaggero vi riuscì. Dal canto suo, il comandante dava per scontata la continua presenza al suo fianco del sottoposto e quindi non si girò neppure una volta.

— Ha detto qualcosa di speciale? Dettagli su chi o cosa si stava muovendo?

— No signore. L’umano è comparso sullo schermo e ha detto: “Sulla Esket qualcosa si sta muovendo. Riferite a Barlennan.” Guzmeen mi ha inviato da lei con priorità uragano e io mi sono precipitato fuori. Non ho sentito altro.

— Ha detto proprio così? Che lingua parlava?

— Parlava la lingua degli umani. Le sue parole esatte erano… — e il messaggero ripetè la frase usando stavolta le parole di Mersereau. Barlennan non poté trovarvi alcuna differenza con la traduzione.

— Allora non sappiamo ancora se hanno visto uno dei nostri, qualche oggetto fuori posto, oppure… no, è impossibile.

— Dubito molto della prima possibilità, signore. Gli umani avrebbero senz’altro riconosciuto uno dei nostri.

— Già, è vero. Be’, immagino che ne sapremo di più non appena arrivati in sala radio.

Non c’era più, comunque. Boyd Mersereau non occupava più lo schermo quando Barlennan entrò finalmente in sala radio. Ma ancora più sorprendente era il fatto che nessuno aveva preso il suo posto. Il comandante rivolse a Guzmeen un’occhiata sospettosa, e il responsabile delle comunicazioni radio rispose con l’equivalente di un sospiro. — Ha chiuso il contatto, signore, dopo quella sola frase sul laboratorio.

Barlennan, furente, premette più volte il tasto di chiamata.

Ma Boyd Mersereau aveva altri pensieri per la testa. La maggior parte riguardavano i misteri di Dhrawn, e non della Esket; gli altri invece questioni di stretta convivenza che avevano poco a che fare con il gigantesco pianeta-stella.

Il pensiero principale sul momento era come calmare Aucoin, seccatissimo per non essere stato interpellato né sullo scambio tra Dondragmer e Katimi né su quello tra il capitano mesclinita e Tebbets. Aveva una gran voglia di riprendere il giovane Hoffman per la sua perseveranza nel creare scompensi con comunicazioni non autorizzate. Lo tratteneva però il timore di mettersi contro Easy, che considerava nonostante tutto un membro indispensabile per i contatti. Di conseguenza, erano Mersereau e gli altri che dovevano patire le ire del capo.

Per Boyd comunque i guai non erano seri. Da tempo ormai seguiva con i superiori la stessa politica che seguiva con il proprio rasoio elettrico: maneggiare con cura e impiegare tutto il tempo necessario. Così facendo, si procedeva forse un po’ più lenti ma alla fin fine la convenienza si vedeva. Ma la cosa che assorbiva tutta l’attenzione e che manteneva in secondo piano addirittura la sensazionale notizia dell’avvistamento era l’attuale situazione della Kwembly.

La scala dei sentimenti vedeva Boyd tra coloro che si sentivano moderatamente coinvolti e un poco preoccupati. Non aveva alcun rapporto con i mescliniti dispersi, né tantomeno erano amici personali. Ma era abbastanza civilizzato da sentire la loro morte un evento spiacevole quanto quella di un essere umano, anche se appartenevano a una razza aliena.

No, era la stessa Kwembly a rappresentare un problema, che però ricadeva nei parametri della normalità. I ricognitori finivano spesso in guai come quello e sempre ne erano venuti fuori, presto o tardi. Tutto sommato Mersereau si sarebbe sentito semplicemente interessato se lo avessero lasciato in pace.