— Forse gli umani hanno ragione riguardo il prendimmagini — disse il capitano. — Certo, trasportarlo sarà una scocciatura e non mi piace rischiare di danneggiarlo, ma averlo con voi ridurrà decisamente il rischio di perderci. Temo molto l’ipotesi di una seconda inondazione, anche perché gli umani non sono in grado di arrangiare una previsione decente. Sembra sicuro però che andiamo incontro al disgelo, e quindi una seconda inondazione ci sarà. Grazie a quell’arnese, gli umani potranno avvisarvi subito di qualsiasi cosa sospetta riescano a vedere con i loro satelliti, e voi potrete mettervi in contatto con me tramite loro per ricevere gli ordini appropriati o per comunicare le vostre scoperte.
— Se il ghiaccio si scioglie all’improvviso una seconda volta — rispose Stakendee — rischiamo di perderci comunque senza speranza. Naturalmente se la notizia mi viene data con qualche anticipo faremo di tutto per tornare sulla Kwembly, e se non ce la facciamo possiamo sempre riparare sul versante nord della valle, che mi sembra il più vicino. Se però ci troviamo in una situazione in cui è difficile decidere, non saprei cosa fare. Sopravvivere all’inondazione tornerebbe ben poco utile se la Kwembly venisse trasportata a grande distanza.
— Ci ho pensato anch’io — replicò il capitano — e non ho trovato soluzioni. D’altro canto, dubito molto che la Kwembly possa sopportare un’altra serie di colpi come quelli che ha già subito. In caso di una seconda inondazione, temo proprio che sarebbe ridotta male. Non so, forse è meglio rimuovere le vasche di biorigenerazione e installarle su un lato della valle prima di procedere a sciogliere il ghiaccio. In ogni caso le sue obiezioni sono fondate, e forse sarebbe meglio rimuovere anche i prendimmagini e portarli fuori dalla Kwembly con le vasche. Ci penserò sopra. Intanto cominciate ad andare: prima partite, meno dobbiamo preoccuparci di subire separati le conseguenze di un’altra inondazione.
Stakendee si dichiarò d’accordo con un gesto e cinque minuti dopo Dondragmer lo vide emergere con il suo gruppo dal portello principale. La telecamera donava al gruppo un aspetto quasi grottesco. Lo strumento di plastica alto dieci centimetri, largo altrettanto e lungo circa venticinque veniva trasportato come un oggetto di nessun valore da uno dei marinai che avanzavano sul ghiaccio in fila indiana. Il treppiede era completamente chiuso con le aste forzate a meno di cinque centimetri una dall’altra per poter passare nelle cinghie sistemate sul corpo del mesclinita addetto al trasporto. Sia il treppiede che le cinghie erano stati ricavati dal materiale presente nella stiva della Kwembly: l’equivalente mesclinita del legname da costruzione. Vi era forse una tonnellata di cianfrusaglie e scarti nella stiva: un’altra delle incongruenze che sembravano abbondare a bordo del grande veicolo con i motori a fusione.
La spedizione oltrepassò la prua della Kwembly, puntata verso nordovest, e proseguì diretta verso ovest. Dondragmer osservò le luci emesse dalle torce elettriche zigzagare per un po’ attorno ai massi che costellavano il letto del fiume, ma dovette dedicarsi ad altre faccende molto prima che il gruppo sparisse dalla vista.
Numerose figure allungate si arrampicavano sullo scafo per smontare la sezione esterna della barra di condizionamento. Dondragmer non aveva gradito molto ordinare una simile attività distruttiva, ma aveva soppesato attentamente i pro e i contro delle varie soluzioni e non faceva parte della sua natura preoccuparsi dopo aver deciso. Così come gli umani consideravano i drommiani dei paranoici, i mescliniti consideravano gli umani degli eterni indecisi. Una volta presa la decisione e dato l’ordine, Dondragmer si limitò a guardare per assicurarsi che la Kwembly non subisse danni. Dal ponte gli era impossibile vedere oltre la curvatura dello scafo, molto a poppa, dove si trovava la parte esterna della sezione di tubo che entrava nella parete e si ripromise di uscire più tardi per vedere com’erano andati i lavori. Forse era addirittura meglio portar fuori una delle telecamere degli umani e lasciare che fossero i loro ingegneri a supervisionare. Naturalmente, con l’intervallo di trasmissione risultava loro impossibile fermare in tempo qualche manovra errata.
Al momento quindi il lavoro poteva venir lasciato a Praffen. Il problema che il capitano aveva discusso con Stakendee meritava qualche approfondimento. Le vasche di biorigenerazione erano facili da trasferire a terra e probabilmente avrebbe potuto procedere senza incidere troppo sui lavori già in corso per sciogliere il ghiaccio. Ma se nel frattempo arrivava un’altra inondazione capace di spingere la Kwembly chilometri e chilometri a valle, le cose si sarebbero messe male senza biorigenerazione. Il sistema era a ciclo chiuso e si basava su un certo numero di vasche contenenti piante tipiche di Mesklin, mantenute in vita con l’energia sviluppata dai generatori. Per arrivare a definire il numero sufficiente di colture necessarie a rigenerare l’aria erano stati necessari numerosi calcoli: troppe piante avrebbero rischiato di morire per mancanza di cure, in quanto spettava all’equipaggio prendersi cura delle vasche. Comunque, poteva ordinare di portarne fuori una buona parte e lasciare il resto sulla Kwembly per poi allargare le colture in caso le circostanze obbligassero a decidere tra rimanere sulla Kwembly o scendere a terra. Costruire nuove vasche non era certo difficile, ma ampliare le colture al punto di fornire idrogeno per tutto l’equipaggio sia a terra che sulla Kwembly avrebbe senz’altro preso tempo.
Certe volte era un peccato dover passare attraverso gli esseri umani per comunicare con gli altri. Uno degli obiettivi principali dell’equipaggio della Esket era modificare il vecchio sistema di biorigenerazione o produrne uno diverso in grado di rispondere alle esigenze di una maggiore popolazione. Per quanto Dondragmer ne sapeva, il nuovo sistema poteva essere realtà già da mesi.
I suoi pensieri vennero interrotti da una chiamata.
— Capitano, sono Benj Hoffman. Sarebbe possibile sistemare una delle telecamere in modo da poter osservare lo svolgimento dei lavori? Forse la telecamera sul ponte è la più adatta, in quanto basta installarla a tribordo e rivolgerla verso prua.
— Darò subito l’ordine — replicò Dondragmer. — Stavo giusto pensando che sarebbe meglio se qualcuno dei vostri ingegneri potesse seguire i lavori.
Dato che la telecamera pesava meno di duecento chili nella gravità di Dhrawn, era solo la sua forma disgraziata per i mescliniti che causava dei problemi: il loro impaccio poteva paragonarsi a quello di un umano che cerca di sollevare una scatola di cartone grande quanto un frigorifero. Ma spingendo la telecamera lungo il ponte invece di sollevarla, il marinaio chiamato da Dondragmer riuscì a sistemarla in posizione nel giro di pochi secondi. Dopo un po’ risuonò nuovamente la voce del ragazzo.
— Grazie capitano, ora va bene. Riusciamo a vedere il terreno e quello che mi sembra il portello principale, oltre a parte dei suoi mescliniti che lavorano sul tubo metallico. Difficile calcolare le distanze, ma ora so quanto è grande la Kwembly e quanto dista il portello principale dal ponte. Calcolando le dimensioni in base alla lunghezza dei suoi mescliniti, direi che le luci consentono una visuale di quarantacinque, cinquanta metri oltre il portello.
Dondragmer ne fu sorpreso. — Io riesco a vedere molto più in là… no, aspetti, convertendo il vostro sistema decimale la differenza non è poi così pronunciata, ma senza dubbio vedo molto più distante. I miei occhi debbono esser meglio dei meccanismi contenuti nelle vostre telecamere. Ma mi auguro che lei non stia guardando solo questo schermo; gli altri schermi della Kwembly sono facili per lei da vedere? Voglio rimanere in stretto contatto con la squadra di ricerca appena partita. Dopo ciò che è accaduto a Reffel voglio seguire i loro progressi passo dopo passo.
Dondragmer dovette lottare con la sua coscienza per pronunciare queste parole. Da un lato era quasi certo che Reffel avesse coperto di proposito la lente della telecamera, anche se non sapeva perché questa mossa si era resa necessaria più di quanto lo sapesse Barlennan; dall’altro, disapprovava il gran segreto che circondava tutto l’affare della Esket. Non avrebbe mai rovinato i piani di Barlennan agendo di testa sua, ma non gli sarebbe dispiaciuto se gli umani avessero scoperto che qualcosa non quadrava. Comunque, esisteva anche la possibilità che Reffel si fosse trovato veramente nei guai e in questo caso qualcosa era successo a pochi chilometri da loro: strano che nessuno dei due piloti fosse tornato a riferire l’accaduto.