In breve, Dondragmer aveva una buona scusa ma non gradiva il pensiero di averne bisogno. Ma dopotutto era scomparso anche Kervenser.
— Tutti e quattro gli schermi della Kwembly sono qui davanti a me — lo rassicurò Benj. — Al momento sono qui seduto da solo, anche se il salone è pieno di gente. Mia madre si trova a qualche metro di distanza, davanti agli schermi della Esket. Le hanno riferito che prima qualcosa si è mosso nel laboratorio? Il signor Mersereau sta discutendo vivacemente con il dottor Aucoin — (Barlennan avrebbe dato mezza chela per sentire quella frase). — Alle altre consolle lavorano circa dieci uomini, ma non conosco nessuno molto bene. Lo schermo di Reffel è ancora vuoto. In qualche stanza della Kwembly cinque mescliniti stanno lavorando, ma non saprei dire su che cosa. La squadra di ricerca da lei inviata continua ad avanzare. Posso vedere solo a pochi metri da loro, e naturalmente in una sola direzione. Le luci delle loro torce elettriche sono molto meno intense di quelle della Kwembly. Se si presenta una situazione di emergenza o qualcosa si avvicina al gruppo potrei vederlo addirittura in ritardo dallo schermo. In ogni caso, non riuscirei mai ad avvisarli in tempo per via dell’intervallo di trasmissione. — Forse è meglio riferirglielo — affermò Dondragmer. — Il gruppo fa capo a Stakendee, che non parla però la vostra lingua in modo soddisfacente. Credo che conti molto sul vostro aiuto per scansare eventuali pericoli. Temo proprio di averlo convinto che il vostro apparecchio possa diventare prezioso in caso di guai. Per favore, gli dica che l’unico scopo del prendimmagini è mantenere uno stretto contatto tra il suo gruppo e la Kwembly.
La risposta del ragazzo si fece attendere per un bel po’ anche considerando i tempi di trasmissione. Probabilmente aveva iniziato a ritrasmettere il messaggio senza prendersi il disturbo di chiudere la comunicazione con lui. Il capitano decise di non dare importanza alla cosa. Benj Hoffman era molto giovane, e lui aveva molte altre faccende in grado di occuparlo più produttivamente. Iniziò quindi a seguire un altro lavoro fino a quando il volto di Benj non ricomparve sullo schermo.
— Ho preso contatto con Stakendee e ho riferito la sua richiesta. Mi ha promesso che presterà la massima attenzione, ma non è molto lontano dalla Kwembly e si trova ancora tra i massi del letto del fiume. Mi ha detto di ricordarle che gli ordini erano di procedere verso ovest per un po’. Credo si trovi ancora sulla mappa, anche se non riuscirei mai a distinguere una certa area tra tutte quelle rocce, interrotte ogni tanto da pozze ghiacciate da cui affiorano altre rocce ancora. Se il terreno rimane così non vedo come si possa sperare in qualche risultato positivo. Persino arrampicandosi su uno dei massi più grandi non si riuscirebbe a vedere molto distante. Gli elicotteri non sono molto grossi, e voi non siete certamente molto alti.
— Ne abbiamo già parlato tra noi quando abbiamo organizzato il gruppo — rispose Dondragmer — In effetti, la ricerca difficilmente darà esiti positivi se i piloti sono morti o feriti. Comunque, sappiamo per certo che oltre l’area costellata di macigni si estende una pianura spoglia, il cui fondo dovrebbe essere costituito di sola roccia. In ogni caso, è sempre possibile che Kervenser o Reffel siano in grado di farsi vedere, oppure di chiamare aiuto se il gruppo passa loro vicino. Certamente di notte è più facile farsi sentire che vedere. Infine, qualsiasi cosa sia responsabile della loro scomparsa può essere di taglia tanto grossa da farsi scoprire facilmente.
Mentre pronunciava l’ultima frase il capitano immaginò la risposta del giovane umano. In effetti aveva ragione.
— Scoprire cosa è successo mettendo a repentaglio altre vite non rappresenterebbe un gran successo.
— Invece sì se riusciamo a sapere cosa abbiamo di fronte. Benj, si tenga in contatto con il gruppo di Stakendee per favore. Io debbo occuparmi di altre faccende, e lei verrà messo al corrente degli avvenimenti mezzo minuto prima di me. Non so quanta differenza possano fare pochi secondi, ma comunque in termini di tempo lei sarà più vicino a Stakendee di quanto lo sia io. Tra l’altro adesso debbo uscire. Siamo arrivati a un punto difficile nella rimozione di quella sbarra metallica dallo scafo. Porterei volentieri con me uno dei vostri strumenti, ma non so se sarò in grado di sentirla attraverso la tuta spaziale: il volume di quegli arnesi non è proprio gran cosa. La chiamerò io non appena avrò qualche notizia di rilievo da riferire, perché non c’è nessuno al momento in grado di sostituirmi. Nel frattempo, lei tenga d’occhio Stakendee e i suoi come più ritiene opportuno, purché si ricordi di registrare le immagini.
Il capitano aspettò con impazienza l’arrivo della conferma di Benj, che stavolta non si fece attendere più del dovuto, prima di scendere la rampa che conduceva al portello principale dove si infilò la tuta spaziale. Preferendo però salire sulla parte superiore dello scafo passando dall’interno piuttosto che dall’esterno, risalì fino al ponte e si diresse verso il portello secondario lì presente. Questi consisteva di un tubo metallico a U riempito di ammoniaca nella parte inferiore ed era largo appena a sufficienza per consentire il passaggio di un mesclinita. Dondragmer aprì la paratia mobile più interna e si immerse nel liquido, il cui volume non superava la quindicina di litri, mentre la paratia si richiudeva dietro di lui sospinta dal proprio peso. Avanzò nel liquido seguendo la curvatura dello stretto passaggio e finalmente raggiunse l’esterno spingendo una paratia mobile del tutto simile a quella più interna.
Osservando dall’alto la curvatura dello scafo, le cui sezioni in plastica estremamente levigate sembravano circondarlo da tutte le parti eccetto che a poppa, provò una forte tensione; ma aveva imparato tempo prima a controllare le sue emozioni anche in posizioni eccessivamente elevate. Le sue chele saettarono da un appiglio al successivo mentre si avvicinava al punto dove la sezione esterna della barra di condizionamento non era ancora stata rimossa. Gli umani avevano detto che due delle staffe di sostegno attraversavano completamente lo scafo per fungere da contatti elettrici e Dondragmer sentiva che i problemi maggiori potevano venire proprio dalla loro rimozione. Le altre staffe sembravano connesse allo scafo solo in superficie. Certo rimuoverle era più facile, ma il lavoro andava svolto in modo che fosse possibile rimettere tutto a posto una volta terminato di usare la barra. Conosceva solo in teoria l’arte di saldare con nastri adesivi speciali o con la fiamma ossidrica, ma sapeva che per funzionare entrambi i sistemi necessitavano di una sezione di tubo che sporgesse a sufficienza dallo scafo e quindi era uscito proprio per accertarsi che i suoi marinai tenessero questo particolare in considerazione.
Come gli era stato annunciato, tagliare la barra metallica non fu difficile con i seghetti da metallo in dotazione. Selezionò con cura i punti in cui bisognava segare e ordinò a due marinai di procedere, ordinando subito dopo a coloro che si trovavano immediatamente sotto di spostarsi perché a quel punto la barra metallica poteva cadere a terra all’improvviso. Per prudenza, fece allontanare dallo scafo anche tutti coloro che si trovavano entro un certo raggio. Certamente l’idea era di calare la barra metallica lentamente a terra, ma Dondragmer sapeva che l’elevata gravità poteva giocare brutti scherzi con i pesi. Persino un mesclinita si sarebbe pentito di trovarsi sotto se la barra fosse caduta di colpo, nonostante la loro provata resistenza alla gravità di Dhrawn.