Controllare la rimozione delle due staffe assorbì quasi un’ora del suo tempo. Dondragmer si domandò quali potevano essere le novità dal gruppo di ricerca, ma prima di scoprirlo doveva verificare un altro particolare del progetto. Rientrò quindi velocemente e si diresse verso il laboratorio, dove Borndender stava modificando un generatore in modo da adattarlo alle nuove esigenze. In effetti il lavoro non era nulla di particolarmente complicato: bisognava solo fare in modo di connettere la barra alle due fonti di energia polarizzata che si trovavano alle estremità dell’artefatto umano per sviluppare il flusso di corrente continua necessario per il riscaldamento della resistenza. Naturalmente era sconsigliabile modificare in qualche modo il generatore; meglio agire direttamente sulla barra. Fu necessario solo un attimo a Dondragmer per capire che lo scienziato sapeva come procedere, e quindi si congedò e si affrettò a tornare sul ponte. Solo quando attivò il trasmettitore e cercò di chiamare Benj si accorse di indossare ancora la tuta spaziale. Parlare con Borndender non gli aveva causato difficoltà perché erano vicini, ma parlare a un microfono era tutt’altra cosa. Liberò frettolosamente la parte superiore del suo corpo in modo che i suoni emessi dal suo sifone acustico risultassero chiari e fece partire la chiamata.
— Qui parla Dondragmer. È successo qualcosa di importante durante la mia assenza? — domandò, continuando a togliersi la tuta spaziale mentre aspettava la risposta del giovane umano. Una volta terminato, visto che la risposta ancora non arrivava, piegò con cura l’indumento e lo ripose in un angolino sul ponte. Non era certo il suo posto, ma non avrebbe mai fatto in tempo a scendere di sotto e tornare.
— Nulla di veramente significativo, capitano — rispose Benj. — Si sono limitati ad avanzare tra i grandi massi e credo abbiano percorso un bel po’ di strada, forse quattro o cinque chilometri, senza incontrare alcun relitto o segno di vita. Mi hanno però riferito di aver notato una formazione nuvolosa un poco più a ovest a meno di cento metri dal suolo. Dato che la telecamera è puntata verso la Kwembly, non sono però riuscito a dare un’occhiata a mia volta. Comunque, una formazione nuvolosa a bassa quota potrebbe rappresentare un rischio serissimo: se ben ricordo, gli elicotteri in vostra dotazione non possiedono strumentazione per il volo cieco e nelle nuvole è facile perdere l’orientamento e precipitare prima di rendersi conto di cosa è successo. Trovo incredibile che le cose siano andate così e anche Stakendee, che si dice convinto che quelle nuvole siano troppo piccole per provocare un disastro del genere.
Dondragmer si sentì subito propenso a condividere quell’opinione: non poteva credere che delle semplici nuvole potessero rappresentare un pericolo, e quindi avrebbe accettato qualsiasi ipotesi tranne quella. Un’occhiatina sopra la sua testa rivelò solo il cielo nero pieno di stelle; forse le nuvole non avevano ancora raggiunto la Kwembly. Comunque, se le nuvole venivano spinte verso la Kwembly come aveva detto Benj, Stakendee poteva aver visto la coda dell’ammasso nuvoloso che quindi doveva trovarsi molto più a ovest quando gli elicotteri erano in volo. Questo forse non significava molto per Kervenser, che poteva trovarsi molto lontano quando era scomparso, ma poteva avere qualche importanza per Reffel anche se ancora non ne era convinto. L’attenzione di Dondragmer tornò a Benj, che aveva ripreso a parlare.
— Stakendee dice che il letto del fiume sale in modo considerevole, ma non mi ha detto come ha fatto a stabilirlo. Solo che sono saliti di forse due metri da quando hanno lasciato la Kwembly — riferì il ragazzo. Variazioni di pressione, pensò Dondragmer. Erano sempre così percettibili nelle tute spaziali. Solo arrampicarsi sulla sommità della Kwembly creava una variazione che veniva distintamente avvertita. Inoltre, l’ondata di piena li aveva sospinti in basso molto velocemente; con la gravità di Dhrawn, la caduta di pressione doveva essere notevole. — La sola grande differenza riguarda la natura del terreno. Ormai si sono lasciati dietro i grandi massi che caratterizzano la vostra area e procedono sulla nuda roccia, rotta qua e là da pozze gelate.
— Grazie Benj. I vostri meteorologi sono riusciti a stabilire quando avverrà un’altra inondazione?
Il ragazzo ridacchiò, ma quel suono non significava nulla per il mesclinita. — No. Temo proprio che il dottor McDevitt abbia paura di sbilanciarsi. Il dottor Aucoin se ne stava lamentando poco fa, ma McDevitt ha risposto che ci sono voluti diversi secoli prima che l’uomo riuscisse a produrre previsioni accettabili sulla Terra con un solo elemento di cui tener conto, l’acqua, e con il pianeta interamente accessibile, e quindi che era assurdo aspettarsi risultati concreti nei pochi anni di esplorazione su Dhrawn: qui bisogna tener conto di due variabili oltre allo sbalzo di temperatura, che può variare da cinquanta a oltre mille gradi Kelvin, senza parlare del fatto che conosciamo molto poco di tutto il pianeta. Ha anche detto che siamo stati fortunati che non si siano create delle aree gelate pronte a trasformarsi in paludi a ogni variazione di temperatura e forti piogge locali intervallate da venti gelati capaci di ghiacciare il ponte dei ricognitori in pochi minuti e quaranta altre cose Che il computer continua a ripetere ogni volta che lui vi inserisce una variabile. Era divertente vedere Aucoin che cercava di calmarlo: in genere succede l’opposto.
— Quasi mi dispiace di non esser stato presente anch’io. Sembra si sia divertito — replicò il capitano. — Ha riferito a McDevitt delle nuvole descritte da Stakendee?
— Oh, certamente. L’ho detto a tutti. Questo comunque è successo pochi minuti fa e quindi bisognerà aspettare un po’ per la risposta. Comunque non conterei molto su una previsione, capitano. Non ne sappiamo abbastanza su Dhrawn per poter interpretare tutti i fenomeni atmosferici che ci descrivete, figuriamoci prevederli. Adesso che ci penso però c’era una cosa: il dottor McDevitt ha insistito molto per sapere di quanto Stakendee e i suoi erano saliti rispetto al punto di partenza e mi ha detto di fargli sapere quando le nuvole raggiungono la Kwembly. Mi dispiace… avrei dovuto dirglielo prima.
— Non importa — replicò Dondragmer. — Il cielo è completamente sgombro di nubi. Le farò sapere il momento in cui le vedo avvicinarsi. Questo significa forse che McDevitt teme stia per calare un’altra volta la nebbia, come poco prima dell’inondazione che ci ha trascinati fin qui?
Nonostante le sue difese innate contro la paura, Dondragmer non poté evitare di sentirsi profondamente a disagio mentre aspettava la risposta.
— Non lo ha detto e non lo dirà mai. Ha fatto troppe brutte figure. Eviterà attentamente di fare qualsiasi previsione per un po’, naturalmente se la questione non riguarda qualche emergenza in cui potreste trovarvi. Aspetti! C’è qualcosa sullo schermo di Stakendee — esclamò Benj. Dondragmer sentì tendersi le sue molte zampe. — Mi lasci controllare. Sì, tutti i componenti del gruppo sono in vista tranne uno che sta portando la telecamera, perché vedo l’immagine sobbalzare ogni tanto. In lontananza si vede una luce che mi pare più forte del solito anche se non sono affatto sicuro della distanza. Non so se l’ha vista anche il gruppo, ma credo di sì dato che lei mi ha detto che i vostri occhi sono più sensibili della telecamera. Mamma, guarda anche tu. Cosa può essere? Debbo avvisare Barlennan? Dondragmer è ancora in linea. Sì, Stakendee l’ha vista e il gruppo si è fermato. Anche la luce però si è fermata. Il volume della telecamera è al massimo, ma non riesco a sentire nulla che abbia un senso, ecco, adesso hanno sistemato la telecamera a terra e si stanno sparpagliando nelle vicinanze. Ora posso vederli tutti e sei. Il terreno è quasi completamente spoglio, solo roccia e qualche pozza gelata. Neanche un masso. Ora i mescliniti di Stakendee hanno spento le torce, e l’unica luce rimasta visibile è quella emessa dal misterioso visitatore. Ora è più luminosa, ma forse si deve al fatto che il buio è più intenso. Ora non si vede più nulla, ma…. ecco, l’immagine è tornata. Qualcuno del gruppo si era sistemato inavvertitamente davanti all’obbiettivo, forse qualcuno che si è sollevato per vedere meglio. Riesco a sentire qualche suono, ma non sono parole che conosco. Non capisco perché… aspetti. Adesso Stakendee e i suoi hanno riacceso le torce elettriche e due di loro stanno venendo verso la telecamera. La stanno sollevando e la stanno portando più vicino alle luci. Ora posso vedere bene: c’è un po’ di nebbia in giro, e un banco staziona a pochi metri dal suolo non molto distante da loro. Ma… la luce sembra provenire dal banco di nebbia! Non sono ancora riuscito a capire quanto dista dai nostri. Il terreno non offre nessun aiuto, composto com’è di sola roccia piatta, e gli unici punti di riferimento sono i sei mescliniti appiattiti al suolo con le loro luci e una linea scura a poca distanza da loro che potrebbe essere un ammasso roccioso, o forse un piccolo corso d’acqua che attraversa l’immagine da sinistra a destra. Ora mi sembra di vedere qualche movimento vicino alla luce. Non sarà per caso il fanale dell’elicottero? Non ho idea della distanza, e non so quanto grandi siano gi elicotteri e come sia puntato il fanale quando stazionano a terra.