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“Ora si vede meglio. Sì, qualcosa si sta muovendo. Sta venendo verso i nostri e sembra una figura nera nella nebbia. Se la distanza è quella che penso, dovrebbe essere grande quanto un mesclinita. Forse… forse è Kervenser, o Reffel.

“Sì, sono certo che si tratta di un mesclinita ma è ancora troppo lontano per riconoscerlo. Tra l’altro non sono sicuro di conoscere i due piloti dispersi. Ecco, sta attraversando la linea scura di cui ho riferito prima. Deve trattarsi di acqua… sì, è acqua perché ho visto degli spruzzi levarsi al passaggio del nuovo venuto. Ora si trova solo a pochi metri di distanza. Gli altri si stanno avvicinando a lui. Credo che si stiano parlando, ma con voce troppo bassa per permettermi di sentire. Tutti si agitano e io non riconosco nessuno. Se solo si avvicinassero un po’ potrei chiedere notizie, ma suppongo che verremo messi al corrente di tutto tra pochi minuti. Non possono sentirmi così lontani e con addosso le tute spaziali. Ecco, si stanno avvicinando e il gruppo si sta aprendo. Due di loro sono davanti alla telecamera: suppongo si tratti di Stakendee e di uno dei…”

Un grido interruppe Benj, un grido emesso dalla persona che gli stava di fianco che raggiunse non solo le orecchie di tutti i presenti ma anche tre microfoni diversi e attraverso di essi tre stazioni riceventi su Dhrawn, dove produsse tre risultati molto diversi.

— Kabremm! Ma dove sei sparito in tutti questi mesi? — gridò Easy Hoffman, rimanendo a bocca aperta.

11

Gioco rischioso

Non fu certo colpa di Kabremm, anche se Barlennan ci mise un bel po’ di tempo a perdonarlo. La telecamera si trovava lontana e dato che muoveva dal buio verso le luci del gruppo di Stakendee, il nuovo venuto non avrebbe mai potuto notarla in tempo. Ma anche se l’avesse notata, Kabremm non se ne sarebbe preoccupato più di tanto. Gli umani sembravano tutti uguali alla maggior parte dei mescliniti e quindi diede per scontato che la stessa cosa succedesse in senso opposto. Certo non si sarebbe messo in mostra di proposito, ma una volta notato che lo strumento lo stava inquadrando pensò che uno scarto improvviso o comunque un movimento sospetto rappresentassero un pericolo ben maggiore che rimanere tranquillo dov’era.

Quando la voce di Easy eruttò dal microfono era ovviamente sessantaquattro secondi troppo tardi per fare qualcosa. Stakendee, il cui primo impulso non appena udì l’urlo di Easy fu lanciarsi contro l’apparecchio e farlo in mille pezzi, realizzò in tempo che questo non avrebbe fatto altro che peggiorare sensibilmente le cose.

Ai due fu impossibile rimediare sul momento. Non erano molto esperti in imbrogli e intrighi vari, anche se i mescliniti conoscevano perfettamente l’arte dell’inganno. Quei due comunque non brillavano molto per la loro intelligenza. Entrambi infine sostenevano con entusiasmo il progetto della colonia clandestina.

Entrambi però capirono che qualsiasi cosa facessero per cercare di rimediare al pasticcio combinato poteva contraddire quello che Barlennan o Dondragmer avrebbero fatto una volta coordinate le idee. Ma concertare l’azione era impossibile. Dopo qualche istante Stakendee pensò di rivolgersi a Kabremm come se si trattasse di Reffel o di Kervenser, ma alla fine dubitò dell’efficacia dell’espediente. Easy Hoffman doveva sentirsi molto sicura per erompere in un’esclamazione del genere e una smentita da parte di Kabremm avrebbe aiutato poco, anche perché probabilmente Kabremm non sapeva dei due elicotteri mancanti.

La donna umana non aveva aggiunto altro all’esclamazione. Probabilmente attendeva la risposta. Cosa aveva visto durante quel breve lasso di tempo!

Anche Barlennan aveva sentito l’urlo di Easy. Nonostante la distanza, in quel momento si trovava in una posizione insolitamente simile a quella di Stakendee. Poteva solo ipotizzare il motivo per cui Kabremm si trovava nelle vicinanze della Kwembly, anche se la scomparsa dei due elicotteri lo aveva preparato per un’eventualità del genere. Solo uno dei tre dirigibili in servizio veniva impiegato per le comunicazioni tra la seconda colonia e la base; gli altri erano affidati al controllo di Destigmet con compiti di ricognizione ed esplorazione. Tuttavia, Dhrawn era tanto grande da rendere la presenza di uno di essi vicino alla Kwembly un’autentica coincidenza.

Comunque, ormai era successo. Pura sfortuna, si disse Barlennan, dovuta soprattutto al fatto che l’unico umano capace di riconoscere Kabremm seguiva in quel momento la scena. Pertanto gli umani ora sapevano che l’equipaggio della Kwembly non era scomparso nel nulla. Nessuno aveva pensato a una simile possibilità e quindi non esisteva una storia plausibile che Kabremm potesse raccontare senza paura di contraddirsi all’esame dei fatti. Forse Dondragmer sarebbe riuscito a riempire il vuoto; dopotutto, aveva avuto a disposizione un po’ di tempo per pensare e, indipendentemente dalla sua opinione sull’inganno della Esket, non era tipo da tirarsi indietro davanti a una decisione. Difficile comunque capire cosa potesse mai fare; Barlennan non aveva idea di come rispondere quando la questione sarebbe saltata fuori, né tantomeno sapeva cosa avrebbe risposto Dondragmer. Forse il modo migliore di uscirne era affermare con convinzione la propria estraneità ai fatti e rimettersi completamente al rapporto di Dondragmer. Perlomeno il capitano sarebbe riuscito a impedire che qualche risposta avventata di Kabremm, che aveva fatto proprio una figura da imbecille, compromettesse tutto una seconda volta.

Per buona pace della sua tranquillità mentale, Barlennan non capì veramente dove era avvenuto l’incontro. Pochi secondi prima del suo urlo Easy gli stava dicendo che Benj aveva visto qualcosa su uno degli schermi della Kwembly, altrimenti avrebbe pensato che Kabremm fosse inavvertitamente entrato nel campo ottico di una delle telecamere della Esket. In effetti non sapeva nulla della spedizione partita alla ricerca dei due piloti dispersi e quindi pensò che l’incontro fosse avvenuto all’esterno della Kwembly e non a sette chilometri di distanza. Per i mescliniti però quei sette chilometri equivalevano a sette anni luce data l’impossibilità di comunicare al di là della portata della propria voce. Bisognava per forza passare dagli umani e quindi Dondragmer poteva solo fare quello che si preparava a fare lui: aspettare. In ogni caso, almeno sul momento il capitano della Kwembly ebbe l’idea buona per sbloccare la situazione.

Anche Dondragmer udì l’esclamazione di Easy Hoffman e molto più forte di Barlennan, dato che si trovava proprio davanti allo schermo. Comunque, tutto questo rappresentava per lui solo un diversivo; la sua attenzione andava piuttosto ad alcune parole pronunciate da Benj con noncuranza. Il loro effetto fu tale da spingerlo a interrompere una comunicazione con una chiamata urgente, cosa che in genere veniva accuratamente evitata. — Ascoltatemi! — esclamò. — Prima di procedere oltre con le speculazioni vorrei ricevere maggiori informazioni su quell’acqua… quella di cui Benj ha riferito e che si trova a poca distanza dal gruppo di ricerca. Se si tratta di un corso d’acqua, questi sono i miei ordini: Stakendee con due aiutanti deve risalirlo portando con sé il prendimmagini per informare voi, e quindi me, della sua natura e delle sue origini e in particolare se il flusso di liquido sembra aumentare. Gli altri invece debbono discenderlo fino a scoprire quanto vicino arriva alla Kwembly. Una volta accertatolo debbono tornare immediatamente a bordo. Mi occuperò più tardi dell’identità del nuovo venuto. Comunque, sono lieto del risultato positivo della spedizione. Per tornare al corso d’acqua, se saltasse fuori che rappresenta l’inizio del nuovo disgelo dobbiamo smettere immediatamente qualsiasi attività e concentrare tutti gli sforzi nella rimozione delle colture idroponiche prima che sia troppo tardi: non basta portarle fuori dalla Kwembly, dobbiamo trasportarle completamente fuori dalla valle. Questi sono gli ordini, e vanno eseguiti al più presto.