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Questa richiesta cominciò ad arrivare alla stazione subito dopo la ricezione a terra dell’urlo di Easy e sollevò Kabremm e Stakendee dall’obbligo di dire qualcosa. Mersereau e Aucoin non c’erano e quindi Benj ripetè l’ordine ai membri del gruppo senza creare difficoltà. Dopo qualche esitazione, Easy si ripromise di approfondire i suoi dubbi in seguito e iniziò a riferire gli ultimi sviluppi a Barlennan. Se Dondragmer riteneva possibile una nuova emergenza sentiva di dover operare in modo da non mettergli i bastoni tra le ruote: dopotutto era lui che rischiava. In ogni caso, non riuscì a staccare gli occhi dallo schermo su cui era comparso Kabremm. Come poteva trovarsi lì? La sua presenza necessitava una spiegazione. Ma l’emergenza fece il gioco di Barlennan.

Dopo aver riferito dell’ordine di Dondragmer, Easy pensò bene di aggiungervi un rapporto che chiarì molte cose a Barlennan.

— Non ho idea di che quadro abbia della situazione, comandante, perché gli avvenimenti si stanno succedendo piuttosto confusamente. Dopo la scomparsa degli elicotteri, Dondragmer ha inviato una spedizione dotata di telecamera in cerca di Reffel e Kervenser. Questo è il gruppo che ha scoperto il corso d’acqua che preoccupa tanto Dondragmer e che allo stesso tempo ha trovato Kabremm. Non ho idea di come possa essere arrivato fin lì, a migliaia di chilometri dalla Esket, ma immagino che Dondragmer lo interrogherà e ci riferirà la sua storia non appena possibile. Mi sono domandata spesso se lui e gli altri non erano ancora vivi, ma mi sembrava impossibile dopo tanto tempo. Sapevo che il sistema di biorigenerazione può venir rimosso e installato in un campo provvisorio in caso il veicolo debba venir abbandonato, ma sembrava che dalla Esket non fosse stato portato via nulla. Questa notizia rappresenta una grande novità e fornisce una speranza: che voi mescliniti possiate vivere da qualche parte su Dhrawn senza bisogno dell’aiuto umano.

La risposta di Barlennan si limitò a un generico “ricevuto” con qualche distratto ringraziamento di prammatica. L’ultima frase di Easy aveva dato in qualche modo un nuovo corso ai suoi pensieri.

Benj prestò scarsa attenzione alle parole di sua madre dato che doveva prestare attenzione a quello che stava facendo. Ripeté gli ordini di Dondragmer alla spedizione e vide il gruppo dividersi come richiesto, anche se mancò di notare la confusione causata da Kabremm quando raccontò a Stakendee come era giunto fin lì. Successivamente il ragazzo riferì al capitano mesclinita dell’inizio della missione. Si comportò complessivamente come dovuto, anche se non poté evitare di metterci del suo tra la serie di comunicazioni che si intrecciavano.

— Capitano, spero che questo non la spinga ad abbandonare il lavoro a metà. Immagino che per portare fuori le colture sia necessario tutto l’equipaggio, ma credo che valga la pena di tentare di liberare la Kwembly. Non può abbandonare così il ricognitore e Beetchermarlf è ancora prigioniero là sotto col suo amico: moriranno se i lavori si fermano. Non credo ci vogliano molti marinai per far funzionare il dispositivo a resistenza.

Dondragmer ormai si era fatta un’opinione chiara della personalità di Benj Hoffman, anche se alcuni comportamenti sembravano fondamentalmente oltre la sua portata. Rispose quindi con tutto il tatto possibile.

— Fino a quando esisterà qualche possibilità di salvarla non ho certamente intenzione di abbandonare la Kwembly — disse — ma la presenza di acqua a pochi chilometri da noi mi obbliga a pensare che il rischio di una seconda inondazione sia molto elevato. L’equipaggio, come gruppo, viene per primo. La barra metallica che abbiamo tagliato verrà posta a contatto del ghiaccio tra pochi minuti. Una volta attivata, rimarranno ad occuparsene solo Borndender e un altro marinaio. Tutti gli altri, a eccezione naturalmente di Stakendee e il suo gruppo, inizieranno a trasportare le colture e le lampade fuori dalla vallata. Non ho alcuna intenzione di abbandonare i miei timonieri, ma se mi dovessero riferire con certezza che l’acqua sta salendo non esiterei a ordinare l’evacuazione abbandonandoli al loro destino. L’idea può apparire sgradevole e me ne rendo conto, ma sono certo che capirà che non c’è altro da fare.

Il capitano non aggiunse altro domandandosi senza troppa enfasi cosa avrebbe risposto Benj. Ma non poteva stare ad aspettare: aveva troppo da fare.

Si spostò verso la vetrata per osservare il pesante pezzo metallico, destinato a diventare un elemento riscaldatore se l’idea degli umani funzionava, che veniva abbassato lungo il lato a tribordo dello scafo. Delle funi lo avvolgevano per intero passando per dei morsetti disposti lungo tutta la barra e mantenute sempre tese dai marinai sul ghiaccio, che la- i sciavano correre le funi centimetro dopo centimetro sotto l’occhio attento di Praffen. Appollaiato sulla paratia dell’hangar degli elicotteri con il corpo sollevato in tutta la sua altezza, Praffen osservava le attività sotto di lui emanando a gesti una serie di ordini quando la sezione di tribordo della barra metallica venne calata lentamente per lasciar posto qualche istante dopo alla sezione opposta. Dondragmer fremette leggermente quando il marinaio sembrò sul punto di perdere l’equilibrio tradito dal leggero dondolio della barra metallica, ma Praffen la lasciò scorrere mantenendo un buon numero di zampe sul cornicione della paratia mobile e almeno tre paia di chele saldamente attaccate alle maniglie. Una volta passata la sbarra i rischi erano terminati, e lui fece cenno ai marinai che tenevano le corde di accelerare un poco la discesa. Furono necessari meno di cinque minuti per posare la barra metallica sul ghiaccio. Approfittando di quell’ultima parte dell’operazione Dondragmer si infilò la tuta spaziale e uscì dalla Kwembly dove emanò un certo numero di ordini con gran dispendio di fischi e suoni. Alla fine tutti si avvicinarono al portello principale per iniziare il trasferimento delle vasche di biorigenerazione, mentre il capitano rientrò all’interno per riprendere il contatto radio con Benj e Stakendee.

Mentre la barra veniva calata Benj, che seguì tutte le fasi del lavoro grazie alla nuova posizione della telecamera sul ponte, non proferì parola. Quello che vedeva non necessitava di commenti. Il ragazzo però non poté evitare di fremere quando vide l’equipaggio al gran completo raggiungere il portello principale. Dondragmer aveva ragione, ma non gli piaceva comunque vedere che le operazioni destinate a salvare la vita di Beetchermarlf venivano sospese così crudamente, lasciando tutto in mano a due soli mescliniti. Le loro difficoltà con il generatore servirono comunque a distrarlo e contribuirono a farlo sentire utile.