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Estrapolazione guidata

Dondragmer invece era tutt’altro che indifferente; solo, tendeva a focalizzare l’attenzione dove era necessario e non su situazioni in cui ormai l’azione poteva fare poco o nulla. Non aveva scordato il destino dei suoi due marinai, ma quando un fischio lontano portò le parole: “Eccolo, abbiamo trovato la fine del ruscello!” i suoi programmi cambiarono radicalmente e in modo drastico.

Non poteva vedere da dove provenisse la voce perché si trovava mezzo metro sotto il livello del suolo, ma Borndender riferì che le luci delle torce elettriche distavano al massimo tre-quattro-cento metri. Il capitano ordinò allo scienziato di salire in cima alla Kwembly per vedere meglio e riferire, mentre il suo assistente corse via in cerca di una fune per issare il capitano sul cornicione di ghiaccio. Questo però richiese tempo. Con notevole professionalità Skendra, l’assistente di Borndender, aveva riportato al loro posto dentro la Kwembly le funi usate per calare la barra metallica. Ma quando il marinaio arrivò al portello principale scoprì che l’accesso era bloccato da una patina di ghiaccio formata con tutta probabilità dal vapore e spessa quasi un centimetro. Tutta la sezione a tribordo della Kwembly era coperta di ghiaccio lucente e trasparente. Fortunatamente la maggior parte delle maniglie sporgeva abbastanza da fornire una sicura presa e consentirgli di arrampicarsi fino al portello sul ponte.

Contemporaneamente, Borndender avvisava che due luci avvicinavano dalla parte opposta dell’avvallamento formato dal fiume. A un ordine del capitano, un fischio potente si levò domandando ai due, distanti anche più di settecento metri, se avevano qualche informazione. Dondragmer e lo scienziato ascoltarono poi in silenzio la risposta quando questa arrivò: anche ai mescliniti riusciva difficile farsi sentire in modo chiaro tanto distante, soprattutto indossando due strati di spesso tessuto alieno. Mentre il capitano usciva dalla depressione tra le rocce, apprese che i due facevano parte del gruppo di Stakendee a cui era stato ordinato di discendere il corso d’acqua e che questo sfociava in una pozza semigelata a meno di un chilometro dalla Kwembly. I due non aggiunsero altro; evidentemente aspettavano di trovarsi più vicini per procedere con un rapporto completo.

Una volta arrivati alla Kwembly i due ripresero a parlare, anche se Dondragmer non riuscì a capire molto del loro racconto: quanto descrissero non corrispondeva a nulla di familiare.

— La portata del corso d’acqua rimane più o meno sempre la stessa fino alla fine — riferirono i due marinai. — Non abbiamo visto alcun affluente e ci sembra che l’acqua non stia evaporando. Una volta raggiunti i massi, il suo percorso si fa molto tortuoso. Da un certo punto in poi ci siamo imbattuti in una serie di strani ostacoli al suo percorso: si tratta di strani sbarramenti di ghiaccio che il corso d’acqua supera in parte girandovi attorno e in parte penetrandovi. A mezzo cavo di distanza abbiamo trovato un altro sbarramento, che l’acqua supera nello stesso modo. Era come se l’acqua fosse gelata man mano che penetrava tra le rocce, naturalmente solo l’acqua superficiale perché il ruscello continua a scorrere fino a sbucare nella pozza. Gli sbarramenti saranno alti al massimo una mezza lunghezza corporea e sembrano crescere ancora. Pensiamo che anche la pozza finale, quella poco distante dalla Kwembly, diverrà uno di quegli sbarramenti. A quel punto abbiamo visto una nuvola biancastra levarsi dalla Kwembly e ci siamo chiesti se era il caso di tornare per prestare il nostro aiuto, ma prima abbiamo concluso l’esplorazione come ordinato. La pozza semigelata non è ancora piena, ma senza dubbio l’acqua presto traboccherà e il ruscello dovrebbe tendere ad allontanarsi dalla nostra posizione.

— Bene — disse il capitano mesclinita. — Siete certi che la portata sia rimasta la stessa dall’inizio alla fine?

— Sì, per quel poco che abbiamo potuto vedere.

— Perfetto. Forse ci resta più tempo di quanto credessi. Un semplice ruscello mi sembra un po’ poco per affermare con sicurezza che sta per ripetersi l’inondazione che ci ha trascinato fino qui, ma non si sa mai. Vorrei tanto sapere però perché l’acqua ha creato gli sbarramenti che mi avete descritto.

— Meglio domandarlo agli umani — suggerì Borndender, anche lui incapace di spiegarsi la cosa e poco desideroso di fare brutte figure.

— Sì, forse è meglio. Ma gli umani ci domanderanno tutti i dati necessari per un’analisi… suppongo che non abbiate prelevato un campione di quell’acqua.

— No signore, per via della mancanza di un contenitore adeguato.

— Già. Vediamo un po’. Borndender, prenda un contenitore e si rechi al ruscello per prelevare un campione. Voglio conoscere la sua composizione il più presto possibile. Uno di questi marinai le farà da guida. Io tornerò sul ponte e mi metterò in contatto con gli umani — disse Dondragmer, rivolgendosi poi a Skendra e all’altro marinaio. — Voi due, prendete gli attrezzi e cominciate a ripulire il portello principale dal ghiaccio in modo da poterlo usare.

Senza altro aggiungere il capitano cominciò ad arrampicarsi sullo scafo incrostato di ghiaccio per raggiungere l’accesso al ponte. Mentre saliva gesticolò qualcosa in direzione della telecamera, dando per scontato che gli umani lo riconoscessero e comprendessero il suo linguaggio gestuale.

Benj e McDevitt in effetti lo riconobbero subito, nonostante non fosse facile distinguere i mescliniti a quella distanza dalla telecamera. Quando videro Dondragmer entrare nel portello secondario che dava accesso al ponte, entrambi provarono un’intensa curiosità per quanto aveva da dire il capitano mesclinita. Benj in particolare provava anche una certa tensione, in quanto intendeva contestare a Dondragmer l’interruzione delle ricerche sotto lo scafo. Ma forse i due timonieri non si trovavano là, dopotutto. Forse si erano uniti al gruppo di Stakendee, oppure si aggiravano nei paraggi, oppure…

Ma anche McDevitt provava una certa tensione, nonostante fosse un uomo tranquillo per natura. Finalmente la voce di Dondragmer raggiunse la stazione.

Il rapporto affascinò il meteorologo, anche se non servì a consolare il suo giovane sottoposto. Benj pensò di interrompere la conversazione e portare il discorso sulla scomparsa di Beetchermarlf e Takoorch, ma sapeva che era inutile; e quando il racconto del capitano terminò, McDevitt fu lesto a prendere la parola tagliando fuori il ragazzo con le sue obiezioni.

— La mia risposta non è molto più di un tentativo, capitano — cominciò lo scienziato — ma può servire da base per i suoi scienziati quando analizzeranno l’acqua del ruscello. Abbiamo già stabilito che la soluzione in cui la Kwembly era immersa consisteva di acqua e ammoniaca: ne siamo certi per via delle analisi effettuate. Ora, questa soluzione è gelata all’improvviso non per un repentino cambiamento di temperatura, ma perché l’ammoniaca che conteneva è evaporata e questo ne ha abbassato il punto di congelamento. La nebbia improvvisa che vi ha avvolto prima che tutto questo avesse inizio era composta di ammoniaca pura, che secondo me proveniva dalle regioni occidentali perennemente gelate a migliaia di chilometri dalla vostra attuale posizione. Le goccioline di cui la nebbia era composta hanno fatto reazione con la neve su cui vi trovavate e l’ha sciolta, in parte per azione eutettica e in parte per il rilascio di calore generato dalla reazione stessa; ricordo bene, tra l’altro, che lei temeva molto questa possibilità all’inizio. Questo fenomeno ha dato origine alla prima inondazione. Quando il vento ha sospinto la nebbia d’ammoniaca verso Alfa Inferiore, il liquido in cui eravate immersi ha perso la sua ammoniaca gelando come sappiamo. Ma Stakendee ci ha riferito della presenza di nebbia e nuvole molto basse sul livello del suolo. Supponiamo che la nebbia fosse composta di ammoniaca gelata: questo fornirebbe nuovamente l’elemento mancante per dare il via a un secondo, repentino scioglimento del ghiaccio dando origine al ruscello che avete trovato. Quando il liquido che lo alimenta viene a contatto con il ghiaccio presente della vostra zona avviene una reazione che diluisce ulteriormente l’ammoniaca presente nell’acqua, creando gli strani sbarramenti che lei mi ha descritto. Naturalmente il ruscello viene continuamente alimentato, e quindi trova sempre il modo di aggirare gli ostacoli, creandone però di nuovi. Suggerirei di provare a deviarne il corso verso di voi: se la portata è sufficiente e la composizione chimica rimane stabile potrebbe risolvere il nostro problema e liberare la Kwembly molto più rapidamente dei mezzi provati finora.