— Credo proprio di sì, signore.
— Lo sfruttamento delle miniere è stato il primo passo di un lungo cammino, facilitato moltissimo dal trionfo ottenuto con i dirigibili, ma in effetti ci siamo appena mossi: bisognerà lavorare ancora moltissimo, perché per l’energia dipendiamo ancora dai generatori degli umani. Talvolta mi chiedo se Barlennan realizzi quanto siamo tecnologicamente arretrati rispetto a loro. Comunque, non è stando qui a discutere che risolveremo i nostri problemi. Debbo raggiungere il ponte e contattare di nuovo la stazione. Eviterò accuratamente di menzionare Kabremm: spero che questo basti per convincere tutti che Easy Hoffman ha preso un granchio. Forza, al lavoro. Mi avvisi quando il portello principale sarà disponibile.
Il marinaio rispose con un gesto che significava “comprendo e ubbidisco” e Dondragmer iniziò finalmente ad arrampicarsi verso il ponte.
Aveva moltissime cose da dire agli umani senza menzionare la faccenda di Kabremm. Il capitano cominciò a parlare non appena sfilata la tuta spaziale.
— Almeno uno dei timonieri si trovava sotto lo scafo e sembra logico pensare che lo fossero tutti e due, ma le uniche tracce della loro presenza sono i tentativi che hanno compiuto per uscire dalla trappola… perlomeno, immagino che di questo si tratti perché non avrei mai ordinato loro di danneggiare la Kwembly come invece è successo. I pneumatici delle due serie di ruote alla loro portata sono praticamente distrutti. Sotto lo scafo il ghiaccio è ancora ben presente e temo proprio che entrambi si trovino imprigionati nelle pareti da qualche parte. Ho intenzione di ordinare una ricerca approfondita riposizionando i fanali della Kwembly non appena l’equipaggio tornerà a bordo e potrò disporre dei marinai necessari. Il vapore generato dall’acqua bollente ha formato una patina di ghiaccio sulla parte esterna a tribordo dello scafo, bloccando anche il portello principale. Dobbiamo assolutamente rimediare in fretta. A bordo è rimasto troppo equipaggiamento utile per la nostra sopravvivenza se dobbiamo abbandonare la Kwembly in fretta e furia e il blocco del portello principale impedisce anche di riportare a bordo quanto rimosso in caso l’emergenza passi senza danni e riuscissimo a liberarci.
“Inoltre, la barra di condizionamento è rimasta danneggiata e ha perso circa una lunghezza corporea di circuito per parte. Non credo proprio che sarà possibile riutilizzarla per lo scopo originale. Questo può non assumere alcuna importanza per il momento, ma anche se riusciamo a salvare la Kwembly non sarà facile proseguire col programma e penetrare in Alfa Inferiore senza condizionamento. Una delle poche cose di cui sembrate sicuri su questo pianeta è che le zone di bassa pressione vengono generate da elevate temperature, provenienti forse dall’interno stesso del pianeta, e so bene che avete dato la massima priorità alla verifica di questa ipotesi. Sulla Kwembly si trova pochissimo metallo, e una delle poche cose che ho capito del sistema di condizionamento è che il radiatore esterno deve essere un conduttore. Ho capito bene?”
Il capitano attese la risposta con segreto interesse. Sperava che i problemi tecnici riuscissero a distrarre l’attenzione dei suoi interlocutori dalla faccenda del ritrovamento e della Esket. Sapeva però che vi erano poche possibilità finché l’attenzione fosse concentrata tutta su di lui. Benj Hoffman era giovane, ma probabilmente non era solo davanti agli schermi della Kwembly.
Finalmente arrivò la risposta di Benj. Non sembrava molto interessato in problemi tecnologici.
— Se è convinto che siano nel ghiaccio, perché non invia qualcuno a dare un’occhiata quanto prima? Potrebbero essere ancora vivi nelle tute spaziali, non è forse vero? Prima abbiamo detto che nessuno conosce i limiti di resistenza dei mescliniti, ma che certamente non sarebbero soffocati, direi però che rimandare ancora le ricerche significhi correre il rischio di farli morire davvero per soffocamento. Non è forse questo il problema più importante che avete?
La voce di Easy si sovrappose alle parole di Benj, coprendo parzialmente l’ultima frase. La donna intendeva così rivolgersi sia a suo figlio che al mesclinita.
— No, Benj, non è quello il problema più importante. Salvare la Kwembly significa salvare le vite di tutto l’equipaggio. Il capitano non sta trascurando i suoi due timonieri perché cerca di salvare sia loro che il ricognitore. Capisco come ti senti e credo proprio sia perfettamente normale, ma non ti scordare che chi detiene il potere, e la responsabilità, deve saper ragionare e mai può permettere all’istinto di prendere il sopravvento.
— Io… pensavo che tu fossi d’accordo con me!
— Diciamo che ti capisco in pieno, ma questo non mi impedisce di dichiararmi perfettamente d’accordo con il capitano quando ha ragione.
— Barlennan la pensa come me. Perché non lo contattiamo e ci facciamo dire cosa dovrebbe fare Dondragmer? — insisté Benj, cocciuto come un mulo.
— Barlennan non ci ha più chiamato, ma conosce benissimo la situazione — replicò Easy con una punta di impazienza. — Non mi credi? Ecco là il microfono: chiamalo pure. Ma ti avviso che, a mio modesto parere, Barlennan non si sogna neppure di ordinare qualcosa a Dondragmer o a chiunque altro in una situazione come questa perché si renderebbe conto di risultare inopportuno non essendo presente per vedere di persona cosa è meglio fare.
Seguì una pausa, mentre Benj cercava disperatamente le parole giuste per rispondere adeguatamente. Era ancora abbastanza giovane da pensare che ci fosse qualcosa di profondamente inumano nel pianificare più di un intervento alla volta. Dopo mezzo minuto e più di silenzio Dondragmer ritenne che la trasmissione dalla stazione fosse terminata e che si aspettasse solo la sua risposta.
— La signora Hoffman, che mi sembra di aver riconosciuto dalla voce, ha ragione. Benj, non ho dimenticato Beetchermarlf quanto mi auguro lei non abbia dimenticato Takoorch, nonostante risulti ovvio anche a me che lei pensa di meno a quest’ultimo che al suo amico. Cerchi di capire che ho molte più vite a cui pensare in questo momento. Penso proprio che la cosa migliore da fare adesso sia lasciare alla signora Hoffman il compito di spiegare questa cosa a Benj. Ma passiamo alle cose concrete: volete esporre il mio problema con la barra di condizionamento a qualche vostro ingegnere? Attendo risposta. Credo che anche voi vediate Borndender arrampicarsi verso il ponte con i campioni d’acqua: i dati richiesti sul ruscello dovrebbero arrivare in pochi minuti. Se il dottor McDevitt si trova ancora nella stanza, ditegli di rimanere. Se invece è uscito, vi spiacerebbe richiamarlo indietro?
Gli spettatori volsero insieme lo sguardo sullo schermo appropriato e tutti videro un mesclinita che si arrampicava lungo lo scafo, anche se persino Easy non fu in grado di riconoscere Borndender. Prima che Benj potesse dire qualche cosa, McDevitt rispose: — Sono ancora qui, comandante. Aspetterò le analisi, poi inserirò i dati nel computer. Se Borndender può comunicarci la temperatura e la pressione unitamente alle analisi chimiche dell’acqua, sarà tanto di guadagnato.
Benj si sentiva ancora infelice, ma capiva benissimo che non era certo il momento per nuove interruzioni. Inoltre, suo padre era appena entrato nel salone delle comunicazioni in compagnia di Aucoin e di Mersereau. Con molto tatto, il ragazzo scivolò fuori dal suo posto per lasciare spazio ai nuovi arrivati, anche se era troppo arrabbiato e agitato per sperare che nessuno facesse parola delle sue insistenze. Non si sentì sollevato neppure quando sua madre, che aggiornò i tre sugli ultimi avvenimenti, tralasciò volutamente di parlare dei due timonieri dispersi.