Il suo racconto fu interrotto dalla voce di Dondragmer. — Borndender dice che ha controllato la densità e la temperatura di ebollizione del liquido del ruscello. La composizione consiste per tre ottavi di ammoniaca e cinque ottavi d’acqua. La temperatura esterna è di settantuno, la pressione ventisei virgola uno atmosfere standard e il vento soffia da ventun gradi nordest a centoventi cavi l’ora. Naturalmente le misure seguono i nostri standard. Una dolce brezza notturna. Basteranno questi dati per i vostri computer?
— Tutto aiuta. Torno subito — replicò McDevitt saltando giù dalla sedia e dirigendosi verso la porta. Ma quando aveva già la mano sulla maniglia si girò verso la consolle e disse: — Benj, mi dispiace di doverti strappare dagli schermi proprio in questo momento ma penso di aver bisogno di te su al laboratorio. Puoi darmi una mano con le simulazioni e scendere per riferire il primo responso a Dondragmer mentre io eseguo qualche simulazione aggiuntiva.
Easy approvò in silenzio la mossa di McDevitt mentre Benj seguiva sconsolato il suo superiore. L’approvazione era diretta in parte verso McDevitt per il perfetto tempismo e in parte verso Benj per aver dato prova di più autocontrollo di quanto si fosse aspettata.
Aucoin non prestò alcuna attenzione alla faccenda. Stava ancora cercando di capire bene come stavano le cose.
— Mi pare di capire che nessuno dei piloti dispersi sia stato ancora ritrovato — disse infine. — Bene, dando per scontato che Barlennan sia stato informato come deciso qualche ora fa, c’è qualcos’altro di cui dovrei essere informato? Ci ho pensato un po’ sopra, e credo di avere qualche idea.
Easy lo studiò velocemente cercando di leggere sul volto dell’amministratore i segni di qualche risentimento, ma Aucoin sembrò del tutto ignaro dei timori scatenati dalle sue parole. Easy soppesò velocemente le parole prima di rispondere.
— Sì. Circa tre ore fa Cavanaugh ha riferito di qualche movimento su uno degli schermi della Esket. Ha detto che un paio di oggetti sono caduti o si sono mossi sul pavimento del laboratorio attraversando completamente lo schermo. Da allora ho tenuto gli schermi della Esket costantemente sotto controllo, ma non ho visto nulla.
— Poi, un’ora fa, la spedizione che Dondragmer ha inviato alla ricerca degli elicotteri dispersi si è imbattuta in un mesclinita che tutti noi abbiamo inizialmente preso per uno dei due piloti. Ma non appena la telecamera lo ha inquadrato bene ho riconosciuto Kabremm, il primo ufficiale della Esket.
Novemila chilometri dal punto in cui la Esket è stata data per dispersa?
— Esatto.
— Ha riferito la cosa a Barlennan?
— Sì.
— E qual è stata la sua reazione?
— Nessuna reazione. Si è limitato a prendere atto delle mie parole senza alcuna obiezione.
— Ma… non le ha chiesto quanto sicura fosse dell’identificazione, come ha fatto a riconoscerlo… nulla?
— Nulla.
— Be’, se non le dispiace vorrei saperlo io. Come fa a conoscere questo Kabremm e su quali basi dice di averlo riconosciuto?
— L’ho conosciuto prima della perdita della Esket, e abbastanza bene da garantirvi che potrei riconoscerlo tra mille mescliniti. Semplicemente, i mescliniti sono diversi tra loro per sfumature del colore della pelle, movenze, lineamenti del viso… proprio come lei e Boyd.
— Riesce a distinguere le sfumature? Mi pareva che fosse notte su Dhrawn.
— La telecamera si trovava nella luce, anche se non si trattava di luci fisse e Kabremm era illuminato da dietro.
— Ma lei conosceva tanto bene anche i due piloti dispersi? Voglio dire, come fa a escludere che non si trattasse di uno di loro? Senz’altro questo Kabremm avrà dei sosia, come tutti.
Easy si sentì avvampare per l’ironia gratuita. — Certamente non era Kervenser, il primo ufficiale di Dondragmer, ma se proprio vuole le dirò che non conosco Reffel e non posso escludere a priori che sia un sosia di Kabremm. Non avevo pensato a questa eventualità. Io ho visto in volto quel mesclinita e l’ho chiamato istintivamente per nome. Dopo non ho potuto evitare di fare rapporto a Barlennan: la linea con la colonia era attiva, e chiunque si trovasse dietro ai microfoni non poteva evitare di sentirmi.
— Allora esiste la ragionevole possibilità che Barlennan non abbia risposto nulla per evitare educatamente di metterla in imbarazzo. Forse ha pensato bene di glissare su quella che gli è sembrata una pura e semplice svista.
— Debbo ammettere che questo è possibile — rispose Easy suonando dubbiosa suo malgrado. Sapeva bene che la sua risposta non sarebbe stata giudicata altrimenti obbiettiva.
— Allora penso — disse Aucoin lentamente e sovrappensiero — che sia meglio parlare con Barlennan a mia volta. Mi ha detto che nulla è successo sulla Esket dopo l’avvistamento di Cavanaugh, vero?
— Vero. La telecamera sul ponte naturalmente inquadra il buio più completo, ma le altre tre sono perfettamente illuminate e non hanno mostrato alcun movimento tranne quello menzionato.
— Bene. Barlennan parla a sufficienza la nostra lingua, così non avrò bisogno di traduzione.
— Non credo. Barlennan la capirà perfettamente. Questo significa che dovrei uscire?
— Oh no, certamente no. Anzi, le chiedo di restare in modo che possa eventualmente intervenire per evitare malintesi — fece Aucoin, raggiungendo la consolle della colonia e lanciando un’altra occhiata a Easy prima di premere il tasto di chiamata. — Non le importa se mi assicuro dell’opinione di Barlennan sulla faccenda di Kabremm, vero? Il nostro problema principale rimane la Kwembly, ma vorrei appianare anche questa questione. Visto che ormai è successo, non vorrei che Barlennan ricevesse l’impressione che noi operiamo qualche censura nei suoi confronti, per dirla come Ib alla riunione — concluse, lanciando un’occhiata anche a Ib che seguiva in silenzio. Aucoin si girò e premette nuovamente il tasto di chiamata. Sullo schermo comparve direttamente Barlennan, che evidentemente si trovava già nella sala radio della colonia. Una volta assicuratosi che il volto che vedeva sullo schermo appartenesse veramente al comandante mesclinita, Aucoin si identificò e cominciò a parlare.
Easy, Boyd e Ib trovarono che il discorso ripeteva in maniera irritante tutto quanto da loro riferito, ma dovettero ammirare l’abilità con cui Aucoin enfatizzava i propri punti di vista. In breve, cercava di prevenire l’eventuale invio di un ricognitore in soccorso della Kwembly senza far trasparire le sue reali intenzioni. Si trattava di un numero molto difficile di manipolazione del linguaggio, ma Aucoin aveva cominciato a prepararsi fin dal termine della riunione e quindi qualsiasi improvvisazione era esclusa. Poteva passare come una commedia di teatro, si disse più tardi Ib. Parlò anche della presunta identificazione di Kabremm, ma in modo così casuale che Easy si domandò se avesse capito cosa poteva significare un fatto del genere. Evitò di classificare il comportamento di Easy come giusto o sbagliato, ma si comportò in effetti come se la cosa fosse di nessuna importanza.
Peccato, si disse in seguito Easy, che tanta eloquenza venisse sprecata in modo tanto sciocco. Naturalmente Aucoin non sapeva, come tutti loro, che l’identificazione di Kabremm era la preoccupazione principale di Barlennan, che aveva trascorso le ultime due ore cercando disperatamente una via d’uscita. Davanti alla possibilità di un crollo repentino del complesso schema da lui sviluppato e preoccupato per la totale mancanza di qualsiasi alternativa, come comprese solo in quel momento, il comandante mesclinita non poté fare altro che spremersi le meningi in cerca di una soluzione. Nel momento stesso in cui Aucoin aveva chiamato, Barlennan stava discutendo i primi passi di una possibile azione di recupero e si sentiva tanto ansioso di metterla in pratica che non prestò la minima attenzione alle parole accuratamente selezionate del comandante umano. Quando Aucoin smise di parlare, Barlennan era già pronto a rispondere anche se quella risposta aveva molto poco a che fare con quanto era stato detto.