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L’attività che ferveva a bordo comunque non riguardò minimamente il materasso pneumatico entro cui Beetchermarlf e Takoorch si trovavano ancora nascosti. Più tardi si calcolò che i due erano penetrati in quel rifugio più o meno nel momento in cui l’assieme a resistenza veniva messo in funzione. Lo spesso materiale gommoso che componeva il materasso, tanto difficoltoso anche per i loro coltelli da penetrare, bloccava i suoni emessi dalle bolle di liquido sul metallo incandescente e dal gruppo di marinai inviati da Dondragmer. I loro potenti fischi potevano trapassare lo spesso isolamento, ma non si verificò alcuna evenienza in cui fosse necessario comunicare a distanza e i membri del gruppo parlarono poco tra loro perché tutti conoscevano perfettamente il proprio compito. Il lungo taglio attraverso il quale i due timonieri avevano guadagnato la salvezza si era richiuso a causa dell’elasticità dell’insieme, bloccando il passaggio di aria e di luce. Infine, il tratto della personalità mesclinita descritto come una combinazione di pazienza e fatalismo fece sì che nessuno dei due si degnasse di dare un’occhiata fuori fino a quando l’idrogeno delle riserve non diveniva un serio problema.

Pertanto, anche se Dondragmer avesse sentito l’ultima frase di Benj non avrebbe potuto segnalare nulla: i timonieri, avvolti in uno spesso involucro a un metro sopra i compagni, non vennero trovati.

Non tutto l’equipaggio della Kwembly era però impegnato nelle manovre che precedevano l’abbandono del ricognitore. Una volta terminati i preparativi più urgenti, Dondragmer chiamò due dei suoi marinai per un compito speciale.

— Risalite il ruscello, dirigendovi verso nordovest e non potrete mancare di trovare Kabremm e il Gwelf — disse. — Gli direte che stiamo per trasferirci sul lato nord della valle il più velocemente possibile e gli darete le coordinate, che tra l’altro io ancora non conosco. Sistemeremo i prendimmagini nell’area illuminata e attiva dell’accampamento, in modo che possa attraccare con il Gwelf sull’altro lato o a qualche distanza da noi senza correre il rischio di venir avvistato dagli umani. Gli direte anche che il comando ha giocato la carta della civiltà autoctona un po’ in anticipo proprio per giustificare la sua presenza; non sono stati forniti dettagli e quindi Barlennan intende probabilmente far sì che gli umani se li inventino per conto proprio.

“Una volta avvisato Kabremm proseguirete fino a trovare Stakendee e gli darete la stessa informazione. State attenti a non farvi riprendere dall’apparecchio umano: quando credete di averlo avvistato, spegnete subito le luci e prestate molta attenzione. Naturalmente io mi terrò in contatto con lui tramite gli umani, ma non con quel messaggio. Avete capito bene?”

— Sì, signore — replicarono i due all’unisono per sparire un attimo dopo.

Passarono le ore. Il portello principale era libero dal ghiaccio ormai da tempo e tutto il materiale da trasportare giaceva all’esterno quando arrivò l’eco di una chiamata. La telecamera del laboratorio, non imballata, si trovava tra gli oggetti da portare via per ultimi e quindi Dondragmer poté venir raggiunto direttamente. Sullo schermo comparve il volto di Benj.

— Capitano, Stakendee mi ha appena riferito che il corso d’acqua si sta visibilmente ingrossando e che dalle nuvole cade una fitta pioggerella. Gli ho detto di tornare indietro. Me ne assumo tutta la responsabilità — disse. Dondragmer scrutò attentamente il cielo, che però rimaneva sgombro di nubi, e volse lo sguardo verso ovest dove presumibilmente si trovavano Stakendee e i suoi. Ma anche là il buio non consentì di vedere nulla.

— Grazie Benj. Avrei dato esattamente lo stesso ordine. Stiamo per abbandonare la Kwembly e la sua tempestività ci facilita molto le cose. Dobbiamo attraversare la valle adesso prima che il corso d’acqua ingrossi troppo. Ho già fissato la telecamera sul ponte e lascerò le luci accese come richiesto dal dottor McDevitt. Spero ancora di riuscire a liberare la Kwembly prima che succeda l’irreparabile. Riferisca a Barlennan e aggiunga che staremo molto attenti a eventuali incontri con i nativi e che se stanno usando Kabremm come mezzo per entrare in contatto con noi, come lui ritiene, farò del mio meglio per stabilire un contatto amichevole. Ricordatevi però che io non ho ancora visto Kabremm, o chiunque altro Easy abbia scambiato per lui, e quindi non so cosa pensare di tutta questa storia.

“Vorrei infine venir informato di tutte le idee di Barlennan con la stessa tempestività dimostrata adesso; io farò lo stesso da qui, ma le cose possono succedere troppo velocemente per riuscire ad avvisare subito. Tenete d’occhio gli schermi. Questo è tutto.”

Il capitano emise un lungo fischio che, fortunatamente per le orecchie umane, venne parecchio smorzato dal microfono della telecamera. I mescliniti si disposero in fila indiana e nel giro di due minuti uscirono dal campo ottico della telecamera sul ponte.

Una telecamera si trovava in fondo alla colonna e quindi sullo schermo compariva solo una fila di luci che si snodava sinuosa tra le rocce del fiume. I mescliniti più vicini, cioè quelli entro due o tre metri dall’obbiettivo, risultavano chiaramente visibili mentre avanzavano appesantiti dal carico, ma oltre risultava impossibile vedere alcunché. La colonna poteva venir attaccata su entrambi i lati da una legione di nativi e gli umani l’avrebbero saputo solo quando era troppo tardi. Come tutti, anche Aucoin imprecava contro la rotazione di millecinquecento ore che obbligava Dhrawn a lunghi, forzati periodi di buio e di luce. Mancavano oltre seicento ore al momento in cui la debole luce di Lalande 21185 avrebbe cominciato a illuminare il gigantesco pianeta.

Il corso d’acqua era ancora molto stretto quando i mescliniti lo attraversarono, anche se Stakendee doveva trovarsi in linea d’aria a non più di una decina di chilometri di distanza. Dopo aver ricevuto conferma sulla pioggia e sull’aumento della portata del ruscello, Benj suggerì a Stakendee di attraversare il corso d’acqua a sua volta per non rischiare di trovarsi bloccato. Per fortuna stavolta ne parlò prima con Dondragmer; il capitano, ben sapendo che così i due messaggeri non avrebbero più trovato il gruppo di ricerca, ribatté frettolosamente che il ruscello andava attraversato il più tardi possibile per poter confrontare meglio l’aumento di portata nella stessa zona. Benj e Easy accettarono questo argomento senza difficoltà ma Ib, che sapeva dell’assoluta mancanza di strumentazione del gruppo e quindi dell’impossibilità per loro di eseguire paragoni sulla variazione di portata nel tempo, rimase decisamente perplesso. Ma alla fine non diede importanza alla cosa e sorrise della propria diffidenza.

Passarono i minuti, che presto divennero un’ora e poi un’altra, senza che succedesse nulla di particolare. L’equipaggio raggiunse e scalò le nude rocce che formavano i lati della valle, giungendo finalmente in vista della base provvisoria. Subito i mescliniti iniziarono a lavorare, terminando le strutture del sistema di biorigenerazione e ampliando i confini di quello che poteva definirsi una via di mezzo tra una base e un accampamento. Naturalmente la priorità andava a qualsiasi cosa avesse a che fare con la produzione di idrogeno. Dovevano passare ancora diverse ore prima del termine delle scorte di aria respirabile nelle tute spaziali e quindi tutto andava completato in quel breve lasso di tempo. Ma visto il metabolismo accelerato del loro organismo, anche il cibo rappresentava motivo di preoccupazione. I piccoli alieni a forma di bruco affrontarono però la situazione con la loro solita efficienza e determinazione. Dondragmer aveva ben chiaro il comportamento da tenere, in quanto tutti i capitani dei ricognitori dovevano seguire un corso apposito sulle modalità di abbandono dei loro ricognitori.

Finalmente anche il gruppo di Stakendee attraversò il ruscello e si avvicinò alla base provvisoria. Dondragmer autorizzò la manovra dopo che ebbe ricevuto tramite Benj un messaggio da Stakendee che conteneva il nome di uno dei due messaggeri in modo incidentale.