Di conseguenza nessun mesclinita o umano fu in grado di osservare la crescita del ruscello composto d’acqua e d’ammoniaca. Sarebbe stata una vista interessante. Inizialmente, come riferito dai membri del gruppo di Stakendee, si trattava di un piccolo ruscello che scorreva da uno sbarramento gelato all’altro piegando a destra e a sinistra quando il suo corso veniva deviato dai massi arrotondati. Ma man mano che la densità della nebbia aumentava e le minuscole goccioline coalescevano dando origine a una pioggia di pura ammoniaca cominciarono ad apparire qua e là sottili tributari che lentamente si infittirono e si ingrossarono a loro volta, causando un deciso aumento di portata e di velocità di quello che ormai passava per il corso d’acqua principale. L’ostacolo costituito dalle rocce venne affrontato dal liquido con sempre maggiore impeto e presto alcune cominciarono a scivolare a valle mentre l’acqua iniziava a erodere i bizzarri sbarramenti di ghiaccio. Sui lati del nuovo fiume, laddove il liquido rallentava formando una pozza, la veloce dispersione dell’ammoniaca provocava la formazione di ghiaccio in modo pressoché istantaneo per via della temperatura ancora decisamente bassa: centosettantaquattro gradi Kelvin secondo il sistema di misurazione umano, settantuno secondo quello mesclinita.
Tra i massi che circondavano la Kwembly il ruscello accumulò sempre più acqua pura proveniente dallo scioglimento del ghiaccio e le cose si fecero molto più complicate. L’ammoniaca intaccava la superficie di quegli insoliti ostacoli, che goccia dopo goccia alimentavano ancora di più il corso d’acqua. Ma poco più a valle il fronte dell’acqua si fermava e cominciava a solidificare proprio come la cera di una candela, come Benj aveva immaginato, per sciogliersi nuovamente sotto l’effetto delle nuove ondate di liquido.
Finalmente l’acqua raggiunse la cavità sotto la sezione a tribordo della Kwembly, dove gli umani poterono finalmente osservarne l’avanzata. Il disgelo coinvolgeva ormai una superficie decisamente estesa: permanevano rocce e cumuli di ghiaccio, ma la larghezza del fronte d’acqua raggiungeva i due chilometri. Il ghiaccio tendeva a scomparire: anche se il cielo sopra il ricognitore rimaneva sgombro di nubi, l’aria era praticamente satura d’ammoniaca, satura cioè con riferimento a una superficie composta di pura ammoniaca liquida. La tensione di vapore dell’ammoniaca necessaria per l’equilibrio su una mistura di acqua e ammoniaca è inferiore al normale e pertanto il ghiaccio, composto quasi esclusivamente d’acqua, subiva un effetto condensa estremamente elevato. Man mano che veniva raggiunta la composizione appropriata la superficie si scioglieva, esponendo nuovo ghiaccio all’azione dei vapori. Il liquido tendeva a solidificare ancora man mano che assorbiva altri vapori di ammoniaca, ma il proprio movimento lo portava sempre in contatto con nuove sorgenti di acqua pura.
La situazione era un po’ diversa nella cavità sotto la Kwembly, ma non più di tanto. Laddove il liquido entrava in contatto con il ghiaccio questi si scioglieva e l’acqua faceva la sua comparsa, favorita anche dall’azione dell’ammoniaca sui lati. Lentamente, minuto dopo minuto, la presa del ghiaccio sul grande veicolo venne meno tanto dolcemente che né gli umani intenti a seguire la scena grazie alla telecamera né i due timonieri nascosti nel loro buio rifugio si accorsero di nulla.
Ormai il fiume era interamente tornato allo stato liquido, con l’unica eccezione di pochi cumuli di ghiaccio più massicci degli altri già comunque mezzo sciolti. Dolcemente e in modo assolutamente diverso da un centinaio di ore prima, quando cinque milioni di chilometri quadrati di neve gelata avevano subito l’effetto della prima nebbia di ammoniaca della nuova stagione, cominciò a formarsi una corrente. Il movimento fu impercettibile a tutti, perché non esisteva una parvenza di mozione che potesse catturare l’attenzione degli umani e neppure sobbalzi tali da risultare percepibili dai mescliniti.
Quel fiume stagionale, che drenava l’acqua dell’altopiano dove si trovava la Kwembly, si snodava attraverso una catena di colline che per Dhrawn erano montagne di tutto rispetto. La catena si estendeva per seimila chilometri da nordovest a sudest, costeggiata dalla Kwembly mentre veniva portata a valle dalla corrente. Dondragmer, i suoi timonieri, i suoi piloti e in effetti la maggior parte dell’equipaggio erano perfettamente coscienti dei dolci pendii alla loro sinistra, talvolta tanto vicini da risultare visibili dal ponte e talvolta presenti solo nei rapporti dei piloti.
La corrente li aveva trascinati attraverso un passo vicino alla parte sudorientale della catena montuosa, depositandoli nelle regioni basse e aspre vicino al confine di Alfa Inferiore. La prima ondata costituiva un massiccio ma esitante inizio della nuova stagione, stimolato dall’avvicinarsi di Dhrawn al suo pallido sole e dall’alterazione della latitudine della fascia sub-stellare. Questo invece era il disgelo vero e proprio, che doveva terminare solo una volta prosciugato l’intero altopiano più di un anno terrestre più tardi. I primi movimenti della Kwembly risultarono impercettibili perché il ghiaccio si scioglieva lentamente; poi, rimasero impercettibili perché lo scafo galleggiava su un liquido dalla consistenza sciropposa pieno di cristalli in sospensione; e infine, con il fiume di nuovo presente e la corrente in aumento, rimasero impercettibili per via della gran massa d’acqua che scivolava in basso senza conoscere ostacoli. Beetchermarlf e Takoorch potevano forse avvertire una leggera vertigine per via della pressione dell’idrogeno in diminuzione, ma anche prestando la massima attenzione il leggero rollio della Kwembly veniva attutito dal loro peso sul materiale flessibile su cui poggiavano.
Alfa Inferiore non era la regione più calda di Dhrawn, ma gli effetti di fusione locale che tendono a concentrare gli elementi radioattivi di qualsiasi pianeta riscaldavano l’atmosfera in molte aree fino al punto di fusione del ghiaccio, oltre duecento gradi Kelvin in più di quanto Lalande 21185 poteva produrre da solo. In quelle zone gli esseri umani avrebbero potuto vivere senza bisogno di molto equipaggiamento se non fosse stato per la pressione e la gravità troppo elevate. La regione più calda del pianeta, Beta Inferiore, si trovava sessantamila chilometri più a nord e costituiva il vero perno del clima del pianeta.
La deriva della Kwembly la stava portando verso regioni sempre più calde e quindi il fiume rimase liquido nonostante l’evaporazione dell’ammoniaca nell’atmosfera. Il corso del fiume era interamente influenzato dalla topografia locale, e quasi mai avveniva l’opposto perché quel corso d’acqua si era formato troppo recentemente per poter modellare il paesaggio con la sua azione. Inoltre, questa parte del pianeta era composta soprattutto di solida roccia, ignea e compatta, invece che da uno strato superficiale di sedimento in cui un fiume poteva facilmente scavare.
A circa cinquecento chilometri dal punto in cui era stata abbandonata, la Kwembly si ritrovò in un grande lago non troppo profondo. Subito il ricognitore si incagliò dolcemente nel delta fangoso che costituiva l’accesso dell’immissario. Questo deviò le correnti attorno allo scafo e il fondo fangoso venne ben presto asportato dalle acque. Dopo circa mezz’ora lo scafo si inclinò di lato e la spinta delle acque lo convogliò nel nuovo canale raddrizzandolo una volta superato l’ostacolo. Fu l’oscillazione associata a questo avvenimento che catturò l’attenzione dei due timonieri e li spinse a uscire per dare un’occhiata in giro.
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Squadra di recupero
Non sarebbe corretto affermare che Benj riconobbe Beetchermarlf immediatamente. Di fatto, la prima agile figura che emerse dal fiume e si arrampicò sullo scafo fu Takoorch. In ogni caso, fu il nome del giovane timoniere che echeggiò da quattro diversi microfoni su Dhrawn.