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Uno di questi si trovava sul ponte della Kwembly e nessuno era presente ad ascoltare. Due si trovavano nella base provvisoria di Dondragmer a poche centinaia di metri dal bordo del grande fiume che ora riempiva la valle. Il quarto era nell’elicottero di Reffel, ora parcheggiato vicino al dirigibile mesclinita chiamato Gwelf.

La macchina umana e il dirigibile si trovavano a circa un chilometro dal campo, dato che Kabremm non volle assolutamente correre il rischio di ripetere il clamoroso errore di prima. Probabilmente non si sarebbe mai mosso dal punto dove Stakendee l’aveva trovato se il livello dell’acqua non fosse salito. Il comandante del dirigibile temeva la nebbia e non provava alcun desiderio di volare. Reffel era ancora meno entusiasta all’idea di muoversi. In ogni caso non avevano scelta e quindi Kabremm ordinò ai suoi di salire fino a superare il livello della nebbia; Reffel si mantenne vicino al dirigibile quanto bastava per non perderne le luci, evitando comunque di avvicinarsi troppo. Una volta saliti oltre la decina di metri in cui si addensava la nebbia di ammoniaca fu possibile avanzare e quindi raggiunsero le coordinate date da Dondragmer, atterrando a una distanza dalle luci della base giudicata sufficiente. Lasciare che gli umani si accorgessero dell’esistenza del dirigibile sarebbe stato uno sbaglio ancora più irrimediabile del precedente. Kabremm stava ancora cercando di stabilire cosa dire a Barlennan la prima volta che si sarebbero incontrati.

Tra l’altro aveva passato molte ore a domandarsi con Reffel se l’obbiettivo della telecamera era stato oscurato abbastanza prontamente concludendo, vista la mancanza di qualsiasi commento, che doveva essere così.

In ogni caso, perlomeno Kabremm e Dondragmer avevano potuto parlarsi e coordinare le proprie versioni in caso si fossero verificate ulteriori ripercussioni di quello sfortunato incidente. Dondragmer si sentì come sollevato da un peso, ma comunque non cessò di prendere decisioni collegate con quell’errore.

L’urlo che provenne dal microfono lo distrasse proprio mentre doveva prendere una di queste decisioni. Quel grido: “Beetchermarlf!” poteva provenire solo da Benj. Dondragrner stava controllando se nessuno dell’equipaggio assomigliava a Kabremm. Voleva farlo prima, ma erano mesi e mesi che non vedeva l’ufficiale e non ricordava bene la sua fisionomia. Purtroppo non aveva ancora trovato il tempo di visitare il dirigibile, anche perché Kabremm rifiutava categoricamente di avvicinarsi oltre alla base provvisoria. Il suo piano era fare in modo che tutti coloro che assomigliavano al comandante del dirigibile comparissero davanti alle telecamere in modo casuale ma continuo, per spingere Easy a dubitare di aver visto veramente il primo ufficiale della Esket. Qualsiasi cosa potesse aiutare a risolvere quella faccenda in modo semplice era la benvenuta.

Il capitano aveva però tenuto sempre presente il destino della Kwembly e dei due timonieri nelle dodici ore in cui le luci del ricognitore erano sparite oltre il limitato orizzonte della notte, e l’urlo di Benj riportò la sua attenzione su questo argomento.

Capitano — disse il ragazzo. — Due mescliniti sono comparsi adesso sullo schermo e si stanno arrampicando sulla Kwembly. Sono usciti dall’acqua; probabilmente si trovavano da qualche parte sotto lo scafo per tutto questo tempo, anche se nessuno li ha trovati. Non può trattarsi che di Beetchermarlf e Takoorch. Non posso mettermi in contatto con loro finché non raggiungono il ponte, ma sembra che esista ancora qualche possibilità di salvare il ricognitore. Due marinai sono sufficienti per guidarla, vero?

La mente di Dondragrner spaziò tra mille sentimenti diversi. Non si era affatto rimproverato di aver abbandonato il ricognitore, anche se stavolta non si poteva parlare di inondazione repentina. Si trattava della decisione più ragionevole sul momento e con le poche informazioni disponibili. Quando la vera natura del disgelo era divenuta chiara, e con essa il fatto che avrebbero potuto restare a bordo e farsi trascinare a valle dalla debole corrente in tutta sicurezza, non si poteva più tornare indietro. Il suo carattere mesclinita gli impediva di perdersi in infinite variazioni di “se” e di “ma”. Sapeva benissimo, quando aveva ordinato di abbandonare la Kwembly, che le possibilità di riuscire a tornare a bordo erano decisamente limitate, soprattutto dopo aver constatato che lo scafo scivolava dolcemente sull’acqua invece di incagliarsi tra gli scogli. Rifiutava di ridurre queste possibilità a zero, ma sapeva che il ricognitore era perduto.

E adesso, inaspettatamente, le speranze risorgevano. Non solo la Kwembly era intatta, ma i suoi timonieri si trovavano a bordo. Si poteva senz’altro fare qualcosa, se…

— Benj — disse Dondragrner quando i suoi pensieri raggiunsero questo punto. — Vorrebbe provare a riunire i tecnici per determinare con tutta la precisione possibile a quale distanza da noi si trova la Kwembly adesso? Beetchermarlf e Takoorch possono certamente condurre la Kwembly da soli, anche se avranno molti problemi che rallenteranno la loro marcia. In ogni caso dovrebbero riuscirci. Certo è importantissimo scoprire se la distanza consiste in cinquanta chilometri o cinquemila. Dubito però che siano molto lontani perché la corrente non è molto forte e sono passate solo dodici ore. In ogni caso chieda agli scienziati di lavorarci sopra e riferisca a Barlennan quanto è successo.

Benj obbedì in modo veloce ed efficiente. Non si sentiva più stanco, preoccupato e pieno di risentimento. Dopo l’abbandono della Kwembly dodici ore prima aveva perso ogni speranza di vedere di nuovo sano e salvo il suo amico mesclinita e aveva raggiunto la sua cabina per una dormita agognata da molto tempo. Non che fosse molto convinto di riuscire a chiudere occhio, ma alla fine la chimica corporea vinse la partita e Benj crollò in un sonno profondo. Nove ore dopo si era presentato al lavoro da McDevitt in laboratorio e solo il fato aveva fatto sì che si trovasse nel salone delle comunicazioni quando i due emersero dall’acqua. McDevitt lo aveva inviato di sotto a raccogliere i dati arrivati con l’ultimo rapporto degli altri ricognitori, in quanto il meteorologo dipendeva sempre più dalla sua conoscenza dello stennita per le comunicazioni dirette con gli equipaggi, e Benj non aveva potuto evitare di aggirarsi per qualche minuto vicino alla consolle della Kwembly.

La dormita e la scoperta che Beetchermarlf dopotutto era vivo lo aiutarono a superare il sentimento di rivalsa che provava nei confronti di Dondragmer. Confermò al capitano di aver ricevuto la sua richiesta, chiamò sua madre per farsi sostituire davanti agli schermi e si diresse al livello superiore, dove si trovavano i laboratori, con tutta la velocità consentita dai suoi muscoli nella gravità della stazione spaziale.

Easy, anche lei riposata grazie a qualche ora di sonno, riferì della partenza di Benj e annunciò che prendeva il suo posto. Poi chiamò Barlennan e gli ripetè l’ordine dato da Dondragmer, per tornare poi con l’attenzione al capitano mesclinita con l’intenzione di porre una domanda per conto suo.

— Abbiamo trovato i suoi due timonieri e ne sono felice, ma pensa che esistano ancora speranze per i due piloti?

Per quanto cercasse di pesare le parole, Dondragmer quasi si tradì. Certamente sapeva dove si trovava Reffel, grazie allo scambio di messaggi occorso tra il campo e il dirigibile, ma Kervenser sembrava sparito nel nulla. La sua scomparsa era assolutamente veritiera e Dondragmer ora considerava le sue possibilità di sopravvivenza addirittura inferiori a quelle dei due timonieri un’ora prima. Chiaramente menzionare questo a Easy non comportava alcun problema, ma il suo errore consistette nel dimenticare completamente di menzionare Reffeclass="underline" i pronomi personali “lui” e “loro” in stennita erano diversi quanto nella lingua degli umani, ma Dondragmer si sorprese parecchie volte a usare il primo quando invece parlava di più soggetti. Easy sembrò non farci caso, ma il dubbio per Dondragmer rimase.

— Difficile a dirsi — rispose Dondragmer. — Non vi sono loro tracce ormai da molte ore e se hanno dovuto effettuare un atterraggio di emergenza sull’altro lato della valle non vedo come possano raggiungerci adesso. La circostanza è doppiamente sfortunata perché con un volatore a disposizione avremmo forse potuto trasferire altri marinai sulla Kwembly e riportarla indietro più facilmente. Naturalmente sarebbe impossibile usare i volatori per il trasporto del materiale, ma la differenza non è tutta qui: se saltasse fuori che per qualsiasi motivo è impossibile riportare qui la Kwembly, un volatore farebbe una differenza enorme per i due rimasti intrappolati a bordo. Peccato che i vostri scienziati non riescano a localizzare la trasmittente che Reffel portava con sé come invece possono fare per quella sul ricognitore; ci avrebbe aiutato molto.