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Perlomeno i due potevano vivere a bordo senza problemi per un po’. Una delle prime mansioni che svolsero a bordo fu pompare nelle vasche rimaste tutto l’idrogeno disponibile, che attraversò il liquido contenuto sul fondo con una colonna di bollicine, assicurandosi contemporaneamente che i cespugli fruttiferi non avessero subito danni. Ma il problema più importante rimaneva come uscire dal lago.

Benj riferì al suo amico tutto quello che poteva riguardo la loro posizione, quella della base provvisoria in cui l’equipaggio aveva trovato rifugio, la velocità e la direzione presa dalla Kwembly. Ma queste informazioni in effetti non costituivano problema. Beetchermarlf poteva determinare con facilità la direzione in cui venivano sospinti. Le stelle erano perfettamente visibili e la bussola funzionava. Di fatto il campo magnetico di Dhrawn era molto più forte di quello della Terra, gettando nella costernazione gli scienziati che avevano sempre dato per scontata una correlazione tra il campo magnetico e la velocità di rotazione dei pianeti.

La discussione, che diede origine a un dettagliato piano, fu molto più breve di quella che precedette il test sull’ossigeno, anche se si rese di nuovo necessario un lungo ponte radio. Ma né Dondragmer né i due timonieri nutrivano dubbi su cosa si dovesse fare e come farlo.

Beetchermarlf era molto più giovane di Takoorch ma sembravano non sussistere dubbi su chi comandava tra i due. Il fatto che Benj chiamasse Beetchermarlf sempre per nome e si rivolgesse solo a lui contribuì indirettamente ad affermare la sua autorità. Easy e qualcun altro sospettarono che nonostante facesse di tutto per parlare delle sue peripezie passate, Takoorch preferisse lasciare a qualcun altro l’onere della responsabilità. In ogni caso concordava sempre con i suggerimenti di Beetchermarlf, se non proprio subito almeno dopo qualche discussione.

— Veniamo ancora portati a valle dalla corrente e se non ci fermiamo presto finiremo troppo lontani per tentare qualcosa — concluse alla fine il giovane mesclinita. — L’unica cosa da fare è sistemare delle pale su qualcuna delle ruote collegate a un motore. Inutile tentare di installarle su tutte: ci vorrebbe troppo tempo. Basteranno un paio di serie di ruote a prua, meglio se ai lati, e una nel mezzo per dare controllo, azionando contemporaneamente gli altri motori dovremmo guadagnare abbastanza spinta da raggiungere la sponda in breve tempo. Takoorch e io abbiamo deciso di uscire adesso; tenete d’occhio la situazione il meglio possibile. Lasceremo il prendimmagini dove si trova.

Beetchermarlf non attese la risposta. Lui e il suo compagno indossarono le tute e afferrarono le pale progettate per agganciarsi ad apposite scanalature sulla circonferenza esterna del cerchione. Le pale erano state provate su Mesklin, ma nessuno le aveva ancora utilizzate su Dhrawn e quindi nessuno sapeva quanto fossero affidabili. La superficie di aggancio non era eccessiva per via del gioco ridotto al centro delle ruote, occupato in parte da un meccanismo in plastica che serviva a inclinare progressivamente le pale a seconda della direzione da prendere e della spinta da esercitare. In ogni caso stando alle prove il sistema funzionava; ora bisognava solo vedere quanto. Il pescaggio della Kwembly era molto inferiore su quella soluzione di acqua e ammoniaca che non sull’idrocarburo degli oceani di Mesklin si cui era stata provata.

L’installazione del meccanismo e delle pale fu un lungo e faticoso lavoro per entrambi. Le pale andavano installate una alla volta e con cura per non perderle nel fiume; le funi di sicurezza finivano sempre per impacciarli al momento buono; e le chele dei mescliniti si dimostravano talvolta meno efficaci delle mani umane, anche se l’handicap veniva compensato dal fatto che i mescliniti potevano usarle tutte e quattro in perfetta sincronia dato che la loro struttura corporea non conosceva l’asimmetria corrispondente alla divisione in destra e sinistra degli umani.

Il bisogno di luce artificiale rappresentava un’altra seccatura. Alla fine occorsero più di quindici ore per sistemare dodici pale e un meccanismo inclinante su ogni ruota delle tre serie prescelte per l’operazione. Beetchermarlf spiegò a Benj che non ne occorrevano più di due per lo stesso lavoro con quattro marinai per serie.

I due timonieri si erano accorti ormai da qualche tempo che la Kwembly si muoveva ma non si spingeva ulteriormente nel lago. Dovevano esser stati presi dal margine di un mulinello, che li forzava a compiere un giro dal diametro di sei chilometri. Beetchermarlf pensò di sfruttare questa circostanza quando diede potenza ai motori. Attese fino a quando gli scienziati umani gli confermarono che venivano spinti verso sud prima di avviare le ruote con le pale. Per alcuni secondi nulla fece trasparire l’impiego dei motori. Poi, lentamente, sia gli umani che i mescliniti videro lo scafo muovere debolmente in avanti. Dal ponte i mescliniti constatarono che l’acqua davanti alla chiglia s’increspava, mentre gli umani potevano vedere una serie di piccole onde allontanarsi dai lati del ricognitore. Beetchermarlf spostò la barra con energia per portare la prua in linea con Sol e Fomalhaut. Per circa mezzo minuto rimase pensieroso domandandosi se questo poteva bastare a rispondere ai suoi dubbi; poi, quando il grande scafo virò con tutta la sua mole, il cambiamento di posizione delle due stelle divenne chiaramente visibile. Una volta iniziato a virare fu però difficile fermarsi.

Lo scafo continuò a girare su se stesso privo di controllo per molti minuti prima che Beetchermarlf potesse assumerne il completo controllo. Poi per più di un’ora riuscì a tenere una rotta sicura, anche se non aveva idea della direzione presa. Sembrava logico ritenere che il mulinello lo avesse riportato al punto di partenza, ma poi pensò che forse ne era uscito puntando verso est.

Passò qualche tempo comunque prima che le antenne direzionali dei satelliti e i computer della stazione spaziale confermassero quest’ultima ipotesi. Nel momento in cui questo avvenne la Kwembly toccò gentilmente terra.

Subito Beetchermarlf diede energia ai rimanenti motori disattivando i tre connessi alle ruote con le pale. Il ricognitore uscì dall’acqua.

— Sono uscito dal lago — riferì — ma ora mi trovo davanti a un piccolo dilemma. Se faccio avanzare la Kwembly senza rimuovere le pale rischio di rovinarle; d’altro canto, se ci troviamo su un’isola o dobbiamo tornare in acqua per qualsiasi ragione avremmo sprecato un sacco di tempo e fatica per niente. La prima idea che mi viene in mente è di compiere qualche esplorazione a piedi lasciando la Kwembly dove si trova: forse riusciremo a scoprire dove siamo finiti. Penso ci convenga partire adesso, così potremo eventualmente avanzare con la Kwembly alla luce del giorno. In ogni caso gradirei qualche consiglio da voi umani e l’autorizzazione del capitano.

Quando questo gli venne riferito, Dondragmer emise un ordine tassativo. — Non debbono uscire. Debbono rimanere dove si trovano fino a quando i satelliti non diranno se si trovano sul lato corretto del fiume. Se ho capito bene le loro spiegazioni vi sono buone possibilità che il mulinello li abbia spinti verso est, che corrisponderebbe alla riva giusta: noi ci troviamo sulla sinistra. Se riescono ad accertarsene con una certa sicurezza, tornino in acqua e risalgano nel lago puntando verso ovest fino a… no, forse è meglio di no. Forse è meglio arrivare fino alla foce del fiume e provare un po’ a risalirlo. Voglio vedere se possono navigare controcorrente. So benissimo che procederanno molto più lentamente, ma così non correranno il rischio di incontrare ostacoli tali da bloccare l’avanzata della Kwembly.

— Riferirò immediatamente a Beetchermarlf e ai cartografi, capitano — rispose Benj. — Cercherò di farmi dare una copia delle loro mappe e di inquadrare la posizione precisa della Kwembly con l’aiuto dei due timonieri. Questo potrà forse evitare delle noie inutili.