Stone fece capolino nello spazio tra i sedili anteriori. «In quanti entreremo?»
«Probabilmente noi quattro, più un paio di agenti locali…»
Stone annuì e si rimise a leggere il dossier.
«Fate attenzione anche alla donna» disse Brigstocke. «Sandra Cook ha precedenti per droga, furto, prostituzione. Si è fatta tre mesi a Holloway per aver graffiato via mezza faccia a un agente.»
Holland si spinse in avanti sul sedile. In caso di frenata, avrebbe dato una bella testata a Brigstocke. «La donna che ci ha detto dove trovare Gribbin si chiama Patricia Cook, giusto?»
Stone gli lanciò un’occhiata. «La sorella di Sandra…»
Thorne inalò una boccata d’aria fresca e chiuse il finestrino.
«E come mai Patricia ha tradito l’uomo della sorella?» chiese Holland.
Brigstocke cercò gli occhi di Holland nello specchietto. «Questo è l’altro motivo per cui stamattina non vogliamo correre rischi. La violazione della libertà vigilata non è l’unico reato commesso da Gribbin negli ultimi tempi.»
«Merda.» Stone aveva finito di leggere. Allungò l’incartamento a Holland.
Thorne si voltò a guardare Holland. «Ci sono tre persone in casa, Dave. Gribbin, Sandra Cook e la figlia undicenne di lei…»
Thorne tornò a fissare davanti a sé, sistemandosi la cintura di sicurezza. Sentiva il cuore battergli a ritmo accelerato. Trattenne il fiato quando un insetto si spiaccicò sul parabrezza, macchiandolo di sangue.
Era una strada cieca a forma di ferro di cavallo, in un complesso residenziale moderno. La casa che cercavano si trovava a una delle estremità.
Mentre il furgone accanto a loro procedeva lentamente lungo la strada, Thorne osservò i vari edifici, notando i particolari, le finlture personalizzate, i tentativi di rendere tutto più signorile. Le porte di colori diversi, le fioriere piene di gerani. I cartelli in legno che contrassegnavano le varie residenze: Gli olmi, I cardi… La maggior parte delle case e dei garage era vuota, perché gli occupanti erano al lavoro. Ma di tanto in tanto si scorgeva un movimento dietro una tenda. La vita in quel posto doveva essere quasi sempre così.
Era uno di quei complessi residenziali di periferia a metà tra l’urbano e il rurale, incuneato tra la M25 e i Chilterns, a una trentina di chilometri dal centro di Londra.
Per i residenti che facevano la spola con la città forse la vicinanza delle colline e di paesini dal nome pittoresco bastava a compensare il quotidiano stress dei viaggi autostradali, ma per i ragazzi era diverso.
L’aria salubre non era sufficiente a rendere il posto meno noioso, né i negozi di antiquariato servivano a trattenerli dal pisciare sui muri il venerdì sera o dal fare casino in centro…
Thorne vide una donna che lo fissava da una finestra al piano superiore di una casa. Notò la sua espressione allarmata e il suo quasi istantaneo dileguarsi, verosimilmente in direzione del telefono. Una reazione più che comprensibile. Infatti, quelli che sbirciavano da dietro le tende delle case su un lato della strada vedevano un furgone Ford Transit blu. Quelli (come la donna in questione) che sbirciavano dalle case sull’altro lato vedevano i quattro uomini in jeans, giubbotto e scarpe da jogging che camminavano nascosti dal furgone, muovendosi alla sua stessa velocità, rallentando quando rallentava, curvando quando iniziava la curva a ferro di cavallo.
A un tratto il furgone si fermò, il motore si spense e i quattro uomini rimasero immobili, in attesa.
Circa quattrocento metri più in là, all’altra estremità della strada, altri due furgoni della polizia avevano bloccato l’accesso. I vigili urbani facevano in modo che gli occupanti delle auto di passaggio non si fermassero a guardare a bocca aperta. E sei poliziotti in uniforme estiva facevano lo stesso con i pedoni.
Da dietro il Transit, Thorne udiva il rumore lontano di una strada a scorrimento veloce e quello monotono del traffico dall’altra parte del complesso residenziale. In qualche posto c’era una radio accesa. Thorne cercò di concentrarsi su ciò che il capo stava dicendo.
«Tutto chiaro?» chiese Brigstocke, fissando Thorne, Holland e Stone e ricevendo cenni d’assenso in risposta. Molto probabilmente sarebbe stata solo un’operazione di routine, ma un attimo di distrazione sarebbe bastato a trasformarla in un totale casino.
«Bene.»
Un secondo di silenzio, poi Brigstocke bussò sulla fiancata del furgone: due agenti ne balzarono fuori e si misero a correre verso la casa. Il più grosso dei due trasportava un ariete di metallo per sfondare la porta.
Thorne e gli altri uscirono allo scoperto: Brigstocke e Stone si diressero a sinistra, verso il retro della casa; Thorne e Holland, invece, seguirono i due diretti verso l’ingresso principale.
Grugniti, respiri affannosi, rumore di suole di gomma sull’asfalto e sull’erba e, di nuovo, il suono di quella radio accesa…
Thorne raggiunse gli agenti davanti alla porta, si acquattò a terra, pronto a scattare, e fece un cenno di assenso con la testa.
L’agente grosso strinse i denti e picchiò contro la porta con l’ariete.
«Polizia!»
Thorne udì delle grida provenire dall’interno della casa e dal retro. La porta non aveva ceduto. Cominciò a prenderla a calci, poi si spostò per permettere un altro colpo d’ariete. Stavolta la porta si spalancò e Thorne si precipitò dentro.
«Polizia! Chiunque sia in casa si faccia vedere. Ora!»
Dietro di sé, udì il rumore metallico dell’ariete che cadeva sul pavimento. Da qualche parte arrivò un tonfo e un urlo di donna.
“Una donna” pensò Thorne. “Non una bambina.”
«Chiunque sia in casa si faccia vedere!»
Davanti a lui c’era un lungo corridoio. Due, tre porte alla sua destra…
«Dentro!»
Con la coda dell’occhio scorse, sulla sinistra, l’ampia schiena dell’agente che correva su per le scale, diretto al piano superiore. All’estremità opposta del corridoio c’era la cucina affacciata sul retro. Holland gli saettò accanto e andò ad aprire la porta posteriore a Brigstocke e Stone.
Thorne iniziò a spalancare violentemente gli usci. Nella prima stanza, niente… Tornò nel corridoio e vide Brigstocke e Stone correre verso di lui. Dalla seconda stanza, un urlo…
«Qui!»
Thorne spinse da parte l’agente sulla soglia ed entrò. Era un piccolo soggiorno: un divano, una poltrona, un televisore a grande schermo ancora acceso e, sulla parete di fronte, un passaggio ad arco che immetteva in un’altra stanza. La sala da pranzo, probabilmente.
Gribbin era accanto alla poltrona, con le mani alzate e il viso impassibile. I suoi occhi fissavano alternativamente Thorne e la porta dalla quale uno degli agenti locali stava entrando con Sandra Cook. Lei diede uno spintone a Brigstocke e a Stone e per poco non riuscì a togliere di mezzo anche Holland. «Che cazzo volete?» urlò.
Thorne la ignorò e si rivolse a Gribbin. «Raymond Gribbin, sei in arresto per violazione della libertà vigilata, che…»
Si interruppe, fissando il passaggio ad arco. Una dopo l’altra, tutte le teste si voltarono a guardare la ragazzina che ne era emersa.
«Che cosa succede, Ray? Ho paura…»
Gribbin abbassò le mani, aprendo le braccia e facendo un passo verso la bambina. «Non devi preoccuparti, dolcezza…»
Tutto accadde in pochi secondi. Stone, dando prova di prontezza di riflessi e velocità, si buttò addosso a Gribbin prima che Thorne, Holland e Sandra Cook potessero fare una mossa per impedirglielo. «Non toccarla, bastardo!»
Gribbin stava per attirare a sé la bambina, quando fu costretto a voltarsi per difendersi. Afferrò Stone per il colletto, barcollando all’indietro e sbattendo contro il televisore. Stone si liberò dalla presa e colpì l’uomo con una testata in faccia. Soltanto allora tre paia di mani calarono su di lui e lo trascinarono via, mentre Gribbin cadeva in ginocchio e la bambina correva a rifugiarsi singhiozzando tra le braccia della madre.