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Brigstocke riferì a Thorne le poche informazioni di cui erano in possesso e lui lo ascoltò fissando fuori dalla finestra. Erano a due minuti dall’autostrada, a cinquanta metri da un grande svincolo, eppure quella domenica mattina Thorne udiva soltanto il cinguettio degli uccelli e il fruscio del sacco di plastica in cui veniva infilato il cadavere.

Stavolta l’assassino aveva ordinato il suo omaggio floreale di persona. L’ordine era stato fatto alle otto e mezzo della sera prima, presso un fioraio aperto ventiquattr’ore, e il pagamento era stato effettuato con il bancomat della vittima. Era stato proprio grazie a questo che la polizia aveva potuto risalire subito alla sua identità.

«Stavolta non ha lasciato un messaggio» disse Brigstocke.

Thorne si strinse nelle spalle. O in questo caso l’assassino aveva imparato dal suo errore, oppure nel caso precedente l’aver lasciato la sua voce sulla segreteria di Eve Bloom era stato un atto intenzionale.

«Un fioraio aperto ventiquattr’ore? Ma chi cavolo può aver bisogno di fiori in piena notte?»

«Non è aperto davvero tutto il tempo» spiegò Brigstocke. «Ma c’è sempre qualcuno in negozio almeno fino alle dieci. Non garantiscono la consegna entro la mattina successiva, ma in questo caso l’hanno fatto, data la natura dell’ordine…»

Alle nove del mattino, un fattorino si era presentato alla reception con una corona funebre. La ragazza al banco, sorpresa, aveva telefonato alla stanza 313. Non ricevendo risposta, aveva chiesto al fattorino di aspettare ed era salita al terzo piano. Cinque minuti dopo, le sue grida avevano svegliato tutto l’hotel.

«Capo…?»

Thorne si voltò e vide entrare Andy Stone, che sorrideva sventolando un pezzo di carta. «La vittima si è registrata con il suo vero nome» disse.

«Perché non avrebbe dovuto farlo?» chiese Brigstocke. «In fondo pensava di venire qui a farsi una scopata.»

«È venuto per fottere ed è stato fottuto» commentò Holland.

Quando Stone ebbe smesso di ridere, Thorne gli disse: «Continua».

Stone gettò un’occhiata al foglio. «Ian Anthony Welch. Rilasciato otto giorni fa dalla prigione di Wandsworth. Condannato a cinque anni per stupro, ne ha scontati tre.»

«Non so perché non ci abbiamo pensato prima» disse Thorne, senza rivolgersi a nessuno in particolare. «Remfry non è stato ucciso per ragioni personali. Lui e questo qui sono stati assassinati a causa di ciò che hanno fatto. Cristo, è il genere di caso per cui normalmente veniamo tirati dentro…»

Brigstocke si stirò, facendo frusciare la tuta sterile di plastica. «Be’, stavolta ce lo siamo procurati da soli.»

Ora tutto sarebbe cambiato. Negli ultimi dieci giorni le priorità erano state riviste. Dopo tre settimane di indagini infruttuose sull’omicidio Remfry, vecchi casi finiti in coda erano stati riportati in cima alla lista. I membri della squadra si erano trovati immersi fino al collo nei preparativi per il processo a un adolescente che aveva accoltellato un amico durante una lite per un videogioco e avevano dovuto occuparsi di raccogliere la documentazione su una sparatoria per questioni di droga. E ora bisognava sconvolgere di nuovo il ruolino di marcia. Adesso che il caso Remfry era diventato il caso Remfry-Welch, gli altri sarebbero scesi a priorità zero.

Ora la Squadra 3 non si sarebbe occupata d’altro…

«Uno, due, tre!»

Thorne rimase a guardare mentre quattro agenti sollevavano il cadavere dal materasso per sistemarlo nell’apposito sacco aperto sul pavimento. La cintura era stata tolta, ma a causa del rigor mortis le mani erano rimaste strette dietro la schiena, con le dita intrecciate. Il corpo cadde goffamente di lato, con le ginocchia contro il petto. Gli agenti si guardarono senza sapere cosa fare e un sergente si fece subito avanti. Mise il cadavere supino, gli appoggiò una mano sul petto e con l’altra gli stese il più possibile le gambe, raddrizzandolo in modo da poter chiudere la cerniera del sacco.

«Ho dimenticato di chiedertelo» disse Brigstocke. «Com’è stato il matrimonio?»

Thorne stava ancora guardando il sergente, che, tenendo gli occhi chiusi, sistemava quel cadavere nudo. «Non molto più divertente di tutto questo» disse.

Un quarto d’ora dopo, a mezzogiorno in punto, il nucleo della squadra era riunito nella hall. L’autopsia era prevista per le due. Thorne avrebbe seguito Hendricks al Wexham Hospital; Brigstocke e gli altri, invece, sarebbero tornati in ufficio.

Mentre l’ispettore capo parlava al telefono prima con Jesmond e poi con Yvonne Kitson, gli altri se ne stavano seduti sulle poltrone in finta pelle, sorseggiando un caffè mentre il cadavere veniva caricato sul furgone dell’obitorio.

Finita la telefonata, Brigstocke li raggiunse, infilandosi il cellulare nella tasca interna della giacca. «Bene, ora dobbiamo correre, tutti quanti, me compreso.»

«Quali parole di saggezza ci invia l’onnisciente sovrintendente?» chiese Thorne.

«I giornalisti piomberanno qui prima ancora che siano state cambiate le lenzuola del letto. Quindi ecco la nostra versione: ufficialmente, noi non possiamo confermare, né smentire un collegamento con il caso Remfry.» Brigstocke fece una pausa, per assicurarsi che tutti avessero ricevuto il messaggio. «Secondo me ha senso. I giornali scandalistici solleverebbero un fottuto polverone, con una storia del genere tra le mani. Parlerebbero di vigilantes, lancerebbero sondaggi. “L’assassino sta facendo giustizia? Rispondete si o no.”»

«Potrebbe essere davvero l’opera di un vigilante?» chiese Stone.

Thorne allungò una mano verso il bricco e si versò un’altra tazza di caffè. «Questa è una faccenda molto personale. L’uomo che ha ucciso quei due non lo fa certo per me o per te…»

«Forse» disse Brigstocke. «Ma ciò nonostante saranno in molti a chiedersi se non dovremmo ringraziarlo, invece di dargli la caccia.»

Il direttore dell’hotel attraversò la hall, parlando sottovoce con un piccolo gruppo di ospiti in tenuta da golf. Poi strinse loro la mano e rimase a guardarli mentre passavano sotto il nastro di protezione teso dalla polizia e si allontanavano scuotendo la testa. Thorne immaginò che, durante la partita, avrebbero avuto un buon argomento di conversazione, diverso dalle solite chiacchiere su vacanze e automobili nuove.

Brigstocke si schiarì la voce. «Allora, la squadra di medicina legale farà il possibile per darci i risultati al più presto. Mentre aspettiamo, anche noi abbiamo parecchie cose da fare…»

«Non otterremo nulla» commentò Thorne. «La camera è più pulita dell’altra, ma è pur sempre una stanza d’hotel. Raccoglieranno campioni per una settimana.»

«Potremmo avere fortuna» disse Holland.

«È più facile che sabato escano tutti e sei i numeri che hai giocato all’Enalotto.»

Brigstocke batté il cucchiaino contro la sua tazza di caffè. «Smettiamo per un attimo di tirarci su di morale a vicenda e parliamo di ciò che possiamo fare.»

Holland alzò la mano. «Signore, se i miei numeri sabato escono davvero, chiedo ufficialmente il permesso di abbandonare il caso e tagliare la corda a Rio de Janeiro con due top model.»

La risata che seguì fece bene a tutti.

«Voglio sapere con esattezza tutto ciò che ha fatto Ian Welch dal momento in cui è uscito di galera» disse Brigstocke. «Dove alloggiava, chi ha incontrato…»

Stone intervenne: «È stato rilasciato come “persona priva di fissa dimora”. La prigione mi ha dato l’indirizzo di un ostello.»

Brigstocke annuì. «Ottimo. Ora dobbiamo chiamare un bel po’ di altre prigioni e parlare con tutti i detenuti per reati sessuali con una data di rilascio imminente. Questa è la parte facile. Inoltre dobbiamo rintracciare tutti i violentatori, esibizionisti o palpatori di culi rilasciati negli ultimi sei mesi, assicurarci che non abbiano ricevuto lettere e avvisarli di cosa rischiano nel caso in cui le abbiano ricevute.»