Un uomo strangolato in un parcheggio deserto, sette anni prima…
Quarantatré anni compiuti da una settimana. Il ritrovamento della sua auto bruciata non era ancora il peggio. Tom Thorne era sicuro che quello non sarebbe stato uno dei suoi anni migliori. Sette giorni da quando era corso via da una festa di matrimonio per assistere a un’autopsia. Sette giorni durante i quali gli unici sviluppi del caso erano stati piacevoli più o meno come la merda che aveva trovato sul suo letto.
La ricostruzione dei movimenti di Welch dal momento in cui era uscito di prigione al ritrovamento del cadavere non aveva rivelato nulla. Le foto trovate nel suo armadietto all’ostello erano un buco nero, dal punto di vista delle indagini.
Oltre cento interrogatori di chiunque potesse aver visto qualunque cosa, e neppure una parola che avesse fatto salire un po’ la pressione alla squadra.
Le “azioni” scritte sulla lavagna bianca erano state assegnate e portate a termine con diligenza una dopo l’altra. I detenuti per reati sessuali che avevano firmato il Registro erano stati tutti contattati. Quelli meno scrupolosi, che si erano dimenticati di firmare, o si erano trasferiti in un’altra città, erano stati rintracciati. Le dichiarazioni di tutti erano state controllate e ricontrollate, a partire da quella della ragazza della reception del Greenwood Hotel fino a quella del vagabondo che aveva occupato il letto accanto a Welch nei giorni precedenti l’omicidio.
Tutto ciò rappresentava il novantanove per cento del lavoro di polizia. Erano sistemi come quelli, con l’aggiunta di un piccolo colpo di fortuna, che alla fine potevano portare a un risultato. E Thorne naturalmente, odiava ogni minuto di quella procedura.
Mentre aspettava l’arrivo di quel famoso piccolo colpo di fortuna, anche il suo unico momento di autentica ispirazione si stava rivelando un insuccesso.
Seduto nell’ufficio di Brigstocke, con una faccia da lunedì mattina, Thorne ascoltava il sovrintendente Jesmond che gli spiegava la completa inutilità di tutto ciò che avevano fatto. Aveva sperato che scoprire che l’assassino aveva accesso al Registro dei Condannati per Reati Sessuali fosse la chiave che avrebbe portato alla sua cattura. Ma il sovrintendente era stato felice di disilluderlo.
«Il fatto è,» disse Jesmond «che queste informazioni sono già a disposizione di tutti. Le forze di polizia seguono una politica di notifica comune. Le informazioni vengono trasmesse, a seconda dei casi, a scuole, centri giovanili e così via, ma, come per tutto il resto, non abbiamo modo di sapere dove vadano a finire dopo.»
Brigstocke lanciò un’occhiata a Thorne, sollevando le sopracciglia. Jesmond si stava scaldando…
«Certo, il nostro uomo potrebbe essere un secondino. Ma potrebbe anche essere l’amico di un amico di un maestro di scuola chiacchierone. O il vicino di casa di un’assistente sociale indiscreta…»
«Sta dicendo che non abbiamo fatto altro che perdere tempo per una settimana?» chiese Thorne.
Il sovrintendente si strinse nelle spalle, come se gli avessero chiesto se era dimagrito o se aveva preso il sole. «Mi faccia la domanda quando lo avremo preso.»
Jesmond sembrava assaporare i momenti come quello.
“Ti diverti a pisciare sulle mie carte, eh?” pensò Thorne. «Capisco il suo punto di vista, signore» disse poi. «Ma il fatto di presumere, almeno per il momento, che l’assassino abbia un contatto diretto con una delle istituzioni in questione, cioè i servizi sociali, l’ufficio per la libertà vigilata, eccetera, potrebbe rivelarsi utile.»
Jesmond piegò la testa di lato, poco convinto. Brigstocke provò a venire in aiuto di Thorne. «È una buona linea d’indagine, signore» disse.
«La nostra unica linea d’indagine» aggiunse Thorne.
«Allora penso che sia necessario trovarne un’altra, non crede?» commentò Jesmond.
Thorne non rispose. Osservò la mano del sovrintendente che spingeva indietro una ciocca di capelli color sabbia, la strana zona ai lati del naso, dove un reticolo di vene si mescolava a spruzzi di lentiggini. Guardò le labbra secche allargarsi in un sorriso e si stupì, come sempre, del fatto che Jesmond sorridesse a occhi chiusi.
Thorne sorrise a propria volta, ricordando la descrizione della faccia di Jesmond che una volta aveva fatto a Holland: «Il tipo di faccia che non vorresti mai smettere di prendere a cazzotti, dopo che gliene hai dato uno».
Jesmond si chinò sulla scrivania. «Proviamo a riflettere seriamente su quel che lei sta dicendo. Per esempio, perché non considerare la possibilità che l’assassino abbia un collegamento diretto con il servizio di polizia…?»
«Un poliziotto» disse Thorne.
«Un collegamento diretto con il servizio di polizia» ripeté Jesmond prima di continuare: «Ora, a parte il notevole numero di persone coinvolte, i metodi per l’accesso e l’utilizzo del Registro dei Condannati per Reati Sessuali variano molto da una forza all’altra. Alcuni lo consultano attraverso il Sistema Computerizzato Nazionale della Polizia. Altri acquisiscono dati dal Registro e li copiano su altri sistemi, oppure creano database dedicati…».
Brigstocke sbuffò. Thorne seguiva il discorso a fatica.
«Alcuni usano ancora sistemi manuali, basati sull’utilizzo di documenti cartacei» continuò Jesmond. «E tutti sappiamo quanto siano sicuri…»
Brigstocke annuì. «Ormai nulla è sicuro.»
Il cervello di Thorne ormai era da un’altra parte. Pensava al tamtam…
«Il fatto è che l’intero sistema è un casino» sentenziò Jesmond. «Non c’è un’unica strategia per gestire e condividere le informazioni sui condannati per reati sessuali. Alcuni credono nell’importanza di garantire ai funzionari locali il pieno accesso al servizio, perché esso possa dirsi davvero utile. Altre zone, altri commissariati hanno semplicemente un agente incaricato che viene informato ogni volta che il Registro subisce un aggiornamento…»
Thorne cominciava a sentire l’odore di un’altra merda nel suo letto.
«E non si tratta soltanto di noi» intervenne Brigstocke. «I tribunali devono notificarci quando è necessario iscrivere qualcuno nel Registro e per quanto tempo. Inoltre, quando viene rilasciato, il carcere, o l’ospedale, o chi per essi, devono darcene conferma. Questo, almeno, in teoria. In pratica, spesso scopri che hai tra le mani un condannato per reati sessuali solo quando è lui stesso a dirtelo.»
Jesmond sorrise a occhi chiusi. «Ora potete vedere che, quando dico che sarebbe meglio trovare un’altra linea di indagine, vi sto dando semplicemente un suggerimento pratico. Penso che il modo migliore, il modo più rapido di prendere quell’uomo…»
Thorne annuì e mormorò a bassa voce: «Ooh, Whahay, Clack!».
Nella sala di pronto intervento, l’attività procedeva con il consueto ritmo, ma nell’aria si percepiva la sensazione che le cose stessero per cambiare.
Per quanto impegnato al telefono o chino su una pila di scartoffie, ognuno dei presenti di tanto in tanto lanciava un’occhiata in direzione dell’ufficio di Brigstocke, sapendo che dietro quella porta chiusa si stavano prendendo decisioni che avrebbero avuto un impatto su tutti.
In ogni conversazione casuale c’era una nota di preoccupazione. Per le ore di straordinario, per il lavoro in generale…
«Jesmond aveva una brutta faccia, quando è entrato lì dentro» osservò Yvonne Kitson.
Holland sollevò lo sguardo dal computer. «A me è sembrato che avesse la stessa faccia di sempre…»
«Già» disse Yvonne. «È un miserabile idiota. Sono sicura che stanno discutendo di qualche errore che abbiamo commesso. E sono chiusi lì dentro da un pezzo.» Guardò verso il corridoio che portava alla piccola area degli uffici: quello di Brigstocke, quello suo e di Thorne, quello di Holland e Stone.