Thorne annuì. «Certo, sapeva che ero stato qui. Potrebbe avermi seguito, ma probabilmente c’è una spiegazione più semplice.» Holland si fece attento. «Credo che tu abbia ragione. Dodd è stato ucciso per quello che sapeva. E per quello che deve aver minacciato di rivelare.»
«Pensa che abbia cercato di ricattare l’assassino?»
Thorne incrociò le braccia. «Il problema è che quell’idiota non sapeva che si trattasse di un assassino. Non posso provarlo, ovviamente…»
«Ma sembra sensato» concluse Holland.
«Evidentemente Dodd mentiva, quando mi ha raccontato quella storia sull’uomo che non si era mai tolto il casco e tutto il resto. Avrei dovuto metterlo alle strette.»
«Non poteva sapere che mentiva.»
«Invece sì. Quelli come Dodd mentono ogni volta che aprono bocca. Non sapeva chi stavo cercando, ma non gli importava. Anche se si fosse trattato soltanto di uno che non aveva pagato il canone della tivù, avrebbe mentito lo stesso, nella speranza di ricavarne un po’ di soldi.»
Videro un uomo di mezza età allungare una banconota alla ragazza sulla porta del peepshow ed entrare in fretta. La ragazza colse lo sguardo di Thorne e mimò con la mano il gesto di farsi una sega. Thorne non capì se volesse indicare ciò che era andato a fare quell’uomo lì dentro, o quello che pensava di loro.
Holland si schiarì la voce e bevve un sorso d’acqua. «Quindi, dopo aver ricevuto la sua visita e aver visto la foto di Jane Foley, Dodd contatta l’assassino…»
Thorne si allontanò dalla vetrina e guardò in alto, verso la finestra dello studio. «Ho perquisito tutto lo studio e non ho trovato traccia di un’agenda di indirizzi da nessuna parte.»
«Forse l’assassino se l’è portata via» disse Holland.
«Forse» convenne Thorne, riparandosi gli occhi dal sole con una mano. «In ogni modo, meglio guardare di nuovo. Se c’è anche solo un frammento di carta sul pavimento, con un numero di telefono sopra, dobbiamo trovarlo.»
«E l’elenco delle chiamate?»
Thorne annuì, soddisfatto della velocità con cui Holland pensava. «Ho già incaricato Andy Stone di occuparsene. Voglio tutte le telefonate di Dodd, dal fisso e dal cellulare, se ne aveva uno. Ogni singola telefonata dal giorno in cui sono stato qui.»
«Forse è passato di persona, se aveva l’indirizzo…»
«In questo caso, siamo fregati.» Thorne si portò la bottiglia alle labbra e bevve una sorsata d’acqua ormai tiepida, tenendola in bocca per qualche secondo, prima di inghiottirla. «Non sappiamo ancora in che modo l’assassino si sia messo in contatto con lui, all’inizio. Quelli come Dodd non si trovano certo sulle Pagine Gialle. Non investono in pubblicità. Per loro contano solo i contatti personali e il passaparola…»
«Abbiamo già interrogato tutti quelli che siamo riusciti a trovare» disse Holland. «Chiunque abbia anche solo scattato una foto alle tette della moglie in quello studio ha rilasciato una deposizione.»
«Interrogateli di nuovo. E trovatene altri con cui non avete ancora parlato.» Holland gemette, appoggiando la testa contro il vetro. «Non c’è tempo da perdere, Dave» disse Thorne. «Yvonne può preparare un’altra lista. Ti raggiungo più tardi.»
Mentre Holland si toglieva la tuta di plastica, nella caffetteria di fronte due giovani manager di area pubblicitario-televisiva si alzarono da un tavolino. Erano vestiti casual, in calzoncini e scarpe da ginnastica, ma i cellulari ultimo modello e gli occhiali da sole firmati bastavano a tradirli. Forse una campagna pubblicitaria andata bene o un progetto televisivo approvato.
Thorne si domandò se sapessero che a poche centinaia di metri da lì, sopra un bar di Fritti Street, John Logie-Baird aveva dato la prima dimostrazione pubblica della televisione, circa ottant’anni prima.
Aprì la porta e, dopo aver lasciato passare qualche secondo, tornò dentro.
Cristo, un intervallo pubblicitario ci sarebbe stato bene. E un assassino di quelli che si fanno catturare, come nei film, ci sarebbe stato ancora meglio. Per l’ennesima volta quel giorno Thorne notò un passante che fissava lui, la tuta di plastica, il nastro azzurro della polizia… E si guardò intorno, in cerca della telecamera.
Dopo l’autopsia all’obitorio di Westminster, andarono in un piccolo ristorante italiano vicino all’abbazia e parlarono di omicidi davanti a una pizza e a una birra Peroni.
«Credo che abbia picchiato Dodd fino a fargli quasi perdere i sensi» disse Hendricks. «Poi gli ha legato la corda intorno al collo, l’ha fatta passare sulle sbarre di metallo per le luci e ha issato il corpo. Deve avere una bella forza.»
Thorne annuì e bevve un sorso di birra. «Quindi ora sappiamo che non è un peso piuma. Che altro?»
«È un fottuto bastardo.»
«Questo lo sapevamo già.»
Hendricks versò dell’altro olio al peperoncino sulla sua pizza. «Dodd ha recuperato brevemente i sensi e si è reso conto di che cosa stava succedendo, ma ormai era troppo tardi. L’assassino ha legato la corda al piede del letto, ha preso la macchina fotografica e ha cominciato a scattare.»
«Quanto tempo è durato?» chiese Thorne.
«Deve aver perso di nuovo i sensi dopo un paio di minuti.» Hendricks infilzò con la forchetta un pezzo di peperone. «La morte per ipossia cerebrale deve essere sopraggiunta di lì a poco.»
Dodd era senz’altro un pezzo di merda, pensò Thorne, ma non si meritava una fine del genere. Appeso come uno dei pesci nella pescheria accanto. Cercando di allentare il cappio con le mani, graffiandosi il collo, fissando negli ultimi istanti di coscienza il suo assassino che con calma cercava l’inquadratura migliore…
«Parlando di assassini come questo,» disse Thorne «spesso si usano i termini “organizzato” e “disorganizzato”. Due categorie fondamentali. Quelli che pianificano tutto, seguendo un sistema rituale per uccidere e per cancellare le tracce. E quelli che agiscono d’istinto, senza il pieno controllo di ciò che stanno facendo.»
«E il nostro a che categoria appartiene?»
Thorne mise giù coltello e forchetta. Aveva mangiato solo mezza pizza, ma era già sazio. «È appunto ciò che stavo cercando di capire. In parte è organizzato. Le lettere ai detenuti, la corda da bucato, l’assenza di tracce organiche, le foto che ha spedito a me…»
«Di sicuro sono cose che lo eccitano.»
«Sì, ma perché ha quasi picchiato a morte Dodd? Gli ha ridotto la faccia come un hamburger. Perché non si è limitato a dargli una botta in testa, prima di appenderlo a quella corda?» Una cameriera era apparsa al loro tavolo. Sicuramente aveva sentito parte della conversazione. Thorne le allungò il piatto, lei lo prese e si allontanò in fretta. «Sono tutti pieni di rabbia. Non ho mai incontrato un assassino che non fosse incazzato per qualcosa.» Thorne finì la sua birra, pensando ai corpi di Welch e di Remfry, a come era ridotto il loro collo. E il resto. «Questo qui, però, esagera.»
«Hai qualche impegno, in serata?» chiese Hendricks, pulendosi la bocca. «Potrei passare da te.»
«Cosa?»
Hendricks accennò con la testa alle cameriere che li fissavano. «Sto cercando di cambiare argomento, prima che quelle chiamino la polizia.»
«A spaventarle è stato il tuo aspetto, Phil, e non la nostra interessante conversazione. Comunque, non puoi passare da me, stasera. Ho un appuntamento con una persona molto più bella di te.»
«Impossibile.»
«E senza piercing imbarazzanti.»
Hendricks rise. «Chi lo sa. Magari ce li ha in qualche posto segreto…»
La cameriera si avvicinò di nuovo e prese il piatto di Hendricks, che aveva lasciato un anello perfetto di crosta di pizza.
«Ai bambini che lasciano cibo nel piatto non crescono i riccioli» disse Thorne.
Hendricks si passò una mano sulla testa rasata. «Con il mio look, non è affatto un problema.»