Rimase a osservare tutti dalla porta della sala di pronto intervento, pensando a un corpo che scalciava disperato prima di morire.
Era sempre così. Subito dopo il ritrovamento di un cadavere l’attività era frenetica. La squadra sapeva che le ore e i giorni successivi rappresentavano la migliore opportunità di scoprire qualcosa. Dopo Dodd, si erano mossi vorticosamente: avevano controllato liste di nomi, rintracciato persone, raccolto deposizioni, in attesa che succedesse qualcosa. Qualunque cosa.
Poi, a poco a poco, tutto aveva iniziato a calmarsi, come i movimenti della vittima a mano a mano che si avvicinava la morte. La frenesia si era trasformata in passività. Le scintille di speranza si erano affievolite, e il corpo dell’indagine aveva cominciato a irrigidirsi.
C’era bisogno di qualcosa, di una scossa, per infondere nuova linfa al caso e a coloro che ci lavoravano. Una forza esterna, come il passaggio del treno che aveva fatto oscillare il cadavere di Dodd. E Thorne non aveva idea di cosa potesse essere quella forza, o da dove sarebbe venuta.
«Paul Baxter…»
«Parlo proprio con Paul Baxter?»
«Sì, e io con chi parlo?»
Carol sentì che la tensione del collo cominciava a sciogliersi. «Mi chiamo Carol Chamberlain, Unità Riesame Casi Insoluti della Polizia Metropolitana. Non ha idea di quanto mi sia costato rintracciarla, signor Baxter.»
«Rintracciare me?»
«Lei e la sua azienda.»
«Ma siamo sull’elenco del telefono…»
«Già, solo che io cercavo una ditta di nome Baxters.»
Ci fu una pausa, durante la quale Carol udì Baxter bere un sorso di qualcosa e mandarlo giù. «Accidenti, stiamo parlando di molto tempo fa. Era la ditta di mio padre che la Bowyer-Shotton si è comprata nell’82, se non sbaglio. Una clausola del contratto prevedeva che io restassi come direttore delle vendite ed eccomi qui.»
«Capisco…»
«Allora, cosa posso fare per lei?» Paul Baxter rise. Aveva una voce sexy, dai toni bassi. Una voce da deejay. «La polizia ha bisogno di una nuova carta intestata?»
«Ricorda un impiegato di nome Alan Franklin? Credo che si sia licenziato nel…»
«Certo che lo ricordo» la interruppe Baxter. «Stavo aiutando mio padre nel magazzino, quando accadde. Eravamo sotto Natale, se non sbaglio.»
«Quando accadde che cosa?»
Carol percepì confusione, perfino sospetto, nella risposta di Baxter. «Ecco, ciò che accadde davvero suppongo che non lo sapremo mai, ma ricordo il verdetto del tribunale, naturalmente, e tutto ciò che seguì. Una cosa orribile.»
Carol si rese conto all’improvviso di essersi alzata in piedi. Nello specchio vide il volto di una donna che per la prima volta in tre lunghi anni sentiva il formicolio. Lo sentiva nel petto, come il principio di un infarto. Nella testa, come un vortice che risucchiava il respiro. Nel sangue e nelle ossa, come una luce.
Come una forza vitale.
«Pronto…?»
Sentì la voce di Baxter provenire da lontano. Si sedette di nuovo e aspettò un attimo prima di rispondere.
«Bene, signor Baxter, quando posso venire a trovarla?»
Facilissimo.
Il suggerimento era arrivato dallo stesso Southern. Incredibile, davvero.
Un invito nell’appartamento di Southern a Leytonstone era stato cortesemente rifiutato.
Lui aveva già deciso di proseguire con gli hotel. Southern si era entusiasmato all’idea. C’era qualcosa di eccitante nel fatto di darsi appuntamento in un hotel. Era così per entrambi, con la differenza che lui sapeva esattamente quanto lo sarebbe stato…
Gli hotel che aveva scelto nelle occasioni precedenti erano in accordo con l’atmosfera dell’evento e con il carattere dell’individuo prescelto.
Gli piaceva curare quei dettagli, senza trascurare la sicurezza, naturalmente.
Remfry, se ne avesse avuto la possibilità, lo avrebbe fatto in un vicolo, sopra un bidone arrugginito. E quell’hotel di Paddington aveva proprio il genere di squallore che lo eccitava.
Welch, invece, aveva bisogno di un posto più carino. Era un uomo con aspirazioni al di sopra del suo status. E il Greenwood era quel che faceva per lui.
Il posto che aveva scelto per Southern era ideale. Un piccolo hotel di campagna a Roehampton, con vista sui boschi.
Era sicuro che sarebbe andato tutto liscio come l’olio. Howard Southern amava la campagna. Non aveva picchiato e violentato brutalmente la sua prima vittima proprio su un sentiero fuori mano nella foresta di Epping?
Facilissimo.
CAPITOLO 16
Due B e una C. Due B e una C.
Erano i risultati che voleva vedere, quando avrebbe aperto la busta alla fine di agosto. L’offerta dall’università che aveva scelto. E i voti necessari per essere ammessa al corso di arte drammatica a Manchester. Due B e una C. Dal giorno dell’esame in poi, quello era diventato il mantra di Fiona Meek.
La maggior parte dei suoi amici stava ancora festeggiando la fine degli esami. Un paio di quelli con i genitori ricchi erano in viaggio, mentre i meno abbienti si dedicavano al riposo e alle sbronze. Solo lei e pochi altri avevano deciso di trovarsi un impiego estivo per mettere da parte qualche soldo. Fiona sapeva che a volte si comportava un po’ troppo da ragazza modello, ma non le importava che i suoi amici la prendessero in giro. Avrebbero smesso di farlo, quando il denaro delle loro borse di studio sarebbe finito a metà del primo semestre.
Inoltre, il lavoro che aveva trovato era perfetto. Un amico di suo padre ci aveva messo una buona parola e lei era stata assunta in quell’hotel. I due turni che le avevano assegnato erano ideali. Il primo cominciava alle sette e finiva alle dieci del mattino e il secondo partiva dalle cinque del pomeriggio. Così lei aveva buona parte della giornata per sé.
Fiona fece un cenno di saluto a un’altra cameriera, che usciva da una stanza con le braccia cariche di asciugamani sporchi. Lasciò il carrello in corridoio e cominciò a riempire un piccolo cestino di shampoo e saponette. L’odore le era familiare, perché ormai a casa ne aveva una montagna.
Il primo turno era il più duro. Fiona era rimasta impressionata dal livello di sporcizia e sciatteria che alcune persone riuscivano a raggiungere quando non erano a casa loro.
Non le era ancora capitato nulla di realmente schifoso, tipo preservativi usati o simili, ma a volte quelle stanze le sembravano tane di animali. E le facevano impressione anche le camere in cui sembrava che non avesse dormito nessuno. Asciugamani piegati, letti rifatti. Tipico di chi puliva la casa prima dell’arrivo della donna di servizio.
Mentre sostituiva le saponette, reintegrava le scorte di bustine di tè e di caffè e faceva i letti, Fiona si divertiva a cercare di entrare nella testa dei clienti. Ricostruiva la loro vita dalla marca delle scarpe, dagli odori del bagno e dai romanzi lasciati sul comodino.
Era tutta esperienza interessante, per una futura attrice. Sempre se avesse avuto la possibilità di diventarlo. Due B e una C. Due B e una C…
Fiona inserì la chiave magnetica nella fessura e aprì la porta di una stanza.
Gli omicidi che restavano insoluti erano moltissimi, ma pensando alla quantità di furti con scasso i cui colpevoli non venivano mai scoperti, Thorne decise che quelli come lui facevano un ottimo lavoro.
«Porca puttana, sono passate quasi tre settimane» disse. «Sicuramente conoscete tutti i delinquenti della zona…»
All’altro capo del filo, il sergente capo Chris Barratt, di Kentish Town, rise di gusto. «Tu non sei un privato cittadino, Tom» disse. «Sai come funziona. A quest’ora, di sabato mattina, puoi dirti già fortunato se trovi qualcuno che risponde al telefono.»