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Riapparve Melanie.

«Devi usare il bagno?»

«Sì.»

«È in fondo al corridoio.»

Lui si alzò lentamente e si chinò sulla sua valigia per prendere lo spazzolino da denti e il dentifricio.

«Quando ci passi davanti», suggerì Melanie, «Da’ un’occhiata alla camera matrimoniale.»

Lui fece come gli aveva chiesto. In bagno si lavò i denti, la faccia e usò la toilette. Poi tornò.

Melanie chiuse la porta. «Hai visto il letto?»

«Sì. C’è qualcosa di speciale?»

«Non era stato rifatto.»

«No.» Le coperte e le lenzuola erano ammucchiate ai piedi del letto. «E con questo?»

«Chi l’ha usato? Peggio ancora: quando?»

«Non lo so.»

«Cerca d’immaginarlo.»

Bodie sedette e si levò le scarpe. Una sensazione meravigliosa, quella di levarsi le scarpe. Non s’era accorto di quanto fossero caldi e indolenziti i suoi piedi. «Non deve essere così per forza. Joyce e tuo padre potrebbero essere stati a letto prima di uscire per andare al ristorante.»

«Ne dubito.»

Lui si sfilò i calzini umidi e sospirò. «O forse Joyce ha fatto un sonnellino dopo essere tornata a casa dall’ospedale.»

«È tornata con Harrison. Hanno usato il letto la notte scorsa. Il letto di papà.»

Bodie scosse la testa stancamente. «E ha lasciato il letto sfatto perché tutti lo vedessero?»

«Non sapeva che saremmo arrivati», gli ricordò Melanie.

«Non lo avrebbe lasciato a quel modo. Non se a letto c’era stata con Harrison. Anche se non l’ha rifatto subito, avrebbe trovato un pretesto per riordinare dopo che siamo arrivati. O almeno avrebbe chiuso la porta.»

«Non necessariamente.»

Bodie si strinse nelle spalle. «Se lo dici tu…» borbottò togliendosi la camicia. «Ma io credo che avrebbe fatto di tutto per nascondere la cosa, ti pare?»

«Sei tu che la pensi così.»

Lui si slacciò i pantaloni, si alzò e se li sfilò insieme con gli slip. Emerse dagli indumenti e s’infilò fra le lenzuola fresche e morbide.

Diavolo, pensò, probabilmente l’hanno fatto. Una sporca faccenda, ma probabilmente l’hanno fatto. Forse lo facevano da parecchio tempo alle spalle di Whit. Oppure Joyce aveva bisogno di conforto, l’altra sera, e Harrison si è sentito obbligato a consolarla.

Melanie si sfilò la camicetta, slacciò il reggiseno. I suoi piccoli seni, più scuri sui capezzoli, si vedevano sotto la stoffa trasparente.

E Bodie ricordò Pen nell’auto, l’apertura fra i bottoni, gli sguardi furtivi al suo seno.

Provò un certo calore. Le lenzuola si sollevarono fra le gambe, perciò si girò sul fianco.

Melanie si slacciò i pantaloni.

«Sai», osservò Bodie, «Pen ci aveva invitato a stare a casa sua.»

«Non ha posto.»

«Ha un letto grande e lei si era offerta di dormire sul divano.»

«Pen non sarebbe stata comoda sul divano.» Melanie appese la camicetta e i pantaloni sullo schienale di una sedia. Poi si voltò a guardare Bodie. «Preferivi alloggiare da lei?»

«È tua sorella. E io sono un po’ sorpreso che tu abbia voluto restare sotto lo stesso tetto di Joyce, a giudicare da ciò che provi nei suoi confronti.»

«Forse voglio tenerla d’occhio.»

«Dubito che inviti Harrison, con noi in casa.»

«Sgualdrina.» Melanie si levò reggiseno e mutandine. Con addosso soltanto il suo nastro di velluto al collo, si avvicinò ai piedi del letto. Bodie la osservò strisciare sul materasso, tirare indietro la coperta e il lenzuolo e coprirsi. Rimase supina fissando il soffitto.

«Credo proprio che Pen desiderasse che restassimo con lei», disse Bodie.

«Allora doveva dirlo.»

«Aveva già fatto l’invito.»

«Saremmo inciampati l’uno nell’altro in una casa così piccola.»

«Non dimentichi qualcosa?»

«Non saprei.»

«Le telefonate.»

«Figurati. Qualche ridicola telefonata.»

«Hanno sconvolto tua sorella. Credo che sia spaventata e non la biasimo. Io sarei nervoso a restare in casa da solo, al suo posto.»

Melanie voltò la testa. Lo fissò attraverso i letti uniti. «Tu vuoi solo vederla in camicia da notte.»

«Anche questo», ammise lui, e sorrise.

Melanie non sorrise.

Bodie strisciò attraverso il letto e la baciò. «Dormi tranquilla», sussurrò, poi tornò a girarsi e chiuse gli occhi.

Quando si svegliò, Pen sollevò la faccia dal cuscino caldo. Si sentiva meravigliosamente bene. Poi vide dov’era e si ricordò di suo padre. Un senso di pesantezza calò su di lei.

Guarirà, si disse.

Lo vedremo stasera.

E poi c’è Melanie. Grazie a Dio Melanie è qui. Sarebbe stato peggio se avessi dovuto affrontare tutto questo da sola.

Forse papà starà già meglio quando andremo a trovarlo.

Si sollevò e sedette sul bordo del letto. Aveva dormito vestita. La camicetta color borgogna era tutta arricciata sul dorso, il peso del corpo l’aveva spiegazzata completamente. La lisciò ma le pieghe rimasero.

Chissà se Bodie l’avrebbe accompagnata a casa per cambiarsi prima di andare all’ospedale.

Il suo appartamento. Le telefonate.

La paura cominciò a invaderla, lei si sforzò di allontanarla.

Quella faccenda non conta, si disse. Non con papà in ospedale.

Ma la paura cresceva.

Pen si alzò. Davanti allo specchio del cassettone si spazzolò i capelli. Poi uscì dalla stanza e si affrettò a scendere a pianterreno. Il soggiorno era deserto, ma dallo studio veniva un suono di voci. Mentre si avvicinava sentì Bodie parlare sopra un dialogo che veniva dalla televisione.

«…un diploma in letteratura inglese. Probabilmente non serve a niente, ma mi piace immaginarmi come un professore vagamente eccentrico in giacca con le toppe…» Lui sorrise a Pen che entrava. Stava allungato in poltrona, i piedi incrociati alle caviglie, una mano reggeva una birra Corona contro la fibbia della cintura.

Joyce, sul divano, sorseggiava un bicchiere di vino bianco.

«Continua», disse Pen a Bodie.

«Ho finito», rispose lui.

«Hai intenzione di fare il professore d’inglese?»

«Dal momento che non ho altri talenti…»

Pen sedette sul divano sorridendo.

«Ti prendo qualcosa da bere», offrì Joyce.

«Il vino va benissimo.»

Mentre usciva dalla stanza, Joyce disse: «Pen è una scrittrice».

«Scrivo libri gialli», spiegò Pen. «Ma finora ne ho venduto uno soltanto. Un romanzo breve.»

«Fantastico», commentò Bodie. «Da quanto mi risulta, il mondo è pieno di aspiranti scrittori di gialli che non hanno mai pubblicato una riga.»

«Hai anche tu ambizioni simili?»

«No. Preferisco trascorrere il mio tempo a leggere buoni libri piuttosto che scrivere robaccia. Hai un impiego fisso?»

«Non so fino a che punto sia fisso, ma sono reporter stenografo. Passo gran parte del mio tempo a scorazzare negli uffici legali per trascrivere deposizioni.»

«Dev’essere una buona fonte per scrivere romanzi.»

Pen annuì. «Ho conosciuto persone strane. La cosa principale, però, è il fatto che posso scegliere gli incarichi. Lavoro solo quando ne ho voglia, il che avviene spesso perché mi piace mangiare, pagare l’affitto e cosucce del genere.»

«Nessun desiderio di fare l’avvocato?»

«Quella sarebbe una camera a tempo pieno. Non ho spazio per questo.»

«Non ti lascerebbe tempo per scrivere?»

«Non abbastanza. E io preferisco scrivere.»

«Mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo», disse Bodie.

«Non sono certo Updike.»

«Ah. Scrivi come Hammett, allora?»

«No, come Pen Conway.»

Un largo sorriso illuminò la faccia di Bodie.