Dobbiamo fare qualcosa a proposito di quei due. Non devono cavarsela tranquillamente.
Domani potrei andare alla polizia e raccontare tutto. Se concentrano le indagini su Harrison, potrebbe saltar fuori qualcosa. Lo farò. A meno che non arrivi prima la polizia per arrestare Melanie e Bodie.
Meno male che l’abbiamo tirata fuori dalla casa di Harrison tutta d’un pezzo.
Bodie aveva ragione, avremmo dovuto lasciarla là. Probabilmente sarebbe riuscita a sgusciar fuori senza l’aiuto di nessuno.
O forse no.
Potevano acciuffarla. E Dio solo sa che cosa le avrebbe fatto Harrison.
È stata la mossa giusta.
Quale sarà la prossima mossa? Loro sanno che gli stiamo addosso. Che cosa faranno? Forse niente. Harrison è un avvocato, sa che non abbiamo prove.
Forse è già troppo che li sospettiamo.
Che cosa farà, ci ucciderà tutti e tre?
Sarebbe una mossa rischiosa. Lui non vorrà correre il rischio a meno che non sia disperato.
Domani Melanie e Bodie partono. Quando loro sapranno che non sono più qui la pressione si allenterà. E se invece andrò alla polizia, saranno guai.
Dobbiamo ragionarci sopra, a questa storia.
Nella mente, Pen immaginò Harrison che apriva la porta del suo appartamento e si precipitava dentro sparando all’impazzata con la sua pistola calibro 38. Un proiettile si conficcava nel petto di Melanie, abbattendola. Lei e Bodie si mettevano a correre, ma una pallottola colpiva Bodie alla schiena. Lei si precipitava in camera, afferrava il fucile e tagliava Harrison in due mentre entrava dalla porta. Poi tornava di corsa in soggiorno. Melanie era morta, ma Bodie respirava ancora. Andrà tutto bene, gli diceva, guarirai.
Bel pensierino, si disse. Faccio morire mia sorella e sopravvivere Bodie.
Pen sapeva benissimo di non essere una sensitiva. Quella era la sfera di Melanie. Ma riconosceva l’importanza dei sogni a occhi aperti. Ciò che aveva immaginato era uno scenario possibile. Improbabile, ma possibile.
Perciò, avrebbe piazzato una sedia contro la porta e tenuto il fucile a portata di mano.
Harrison, si disse, avrebbe dovuto essere pazzo per entrare in casa sua sparando.
Ma lui aveva la pistola.
E quelle maledette manette.
Un ex detective privato. Come mai non aveva restituito il distintivo e la tessera quando aveva smesso di lavorare per quell’agenzia? Forse aveva dichiarato di averli persi. Due articoli del genere potevano sempre servire, specialmente se uno ha confidenza con lo stupro.
Non così utili come le manette.
Non ricominciare. Smetti di torturarti.
Ma quella sera aveva detto qualcosa… qualcosa che si riferiva al suo incarico. Che cos’era? Aveva mai sparato a qualcuno? No, ma aveva estratto la pistola in un paio di occasioni. Ha detto che era un lavoro noioso.
Pen sbatté le palpebre quando qualcuno bussò al finestrino. Melanie la guardava e lei scese dall’auto.
«È tanto che sei qui?» domandò Bodie. Fra le mani reggeva dei sacchetti di provviste.
Pen scosse la testa. «Solo qualche minuto.» Doveva raccontar loro che Harrison aveva avuto esperienza di auto rubate e che poteva avere degli attrezzi per rubarle?
Melanie sarebbe partita subito alla ricerca degli attrezzi.
Una ricerca a mezzanotte per trovare gli attrezzi?
Risparmia l’informazione per la polizia.
Pen tirò fuori la sua valigia e precedette gli altri due attraverso il cancello di ferro. Dirigendosi verso le scale, fece scorrere lo sguardo sugli appartamenti di fronte che circondavano la piscina. Lui abitava in uno di quelli? Pen conosceva solo pochi inquilini. Magari era qualcuno che non conosceva.
Ma lui mi conosce.
Ha le mie mutandine.
Vorrebbe fottermi fino a farmi impazzire e…
Basta!
Si affrettò su per le scale, imponendosi di stare calma. Quel verme non tenterà niente stasera, con Bodie in casa.
E questa è la mia ultima notte qui, maledetto.
Aprì la porta del suo appartamento e guardò il tappeto. Nessun messaggio era stato infilato sotto la porta durante la sua assenza.
Mentre Pen e Melanie apparecchiavano la tavola in cucina, Bodie scese a prendere il resto dei bagagli.
«Davvero volete partire domani?» chiese Pen.
«Credo di sì. Tornerò se papà… cambia.»
«Vuoi che andiamo all’ospedale, stasera?» suggerì Pen.
«A che scopo?» ribatté Melanie. «Lui è… come morto. Non sopporto di vederlo a quel modo.» Melanie si lasciò cadere su una sedia e si tenne la testa. «Voglio solo dimenticare. Voglio dormire.»
«Come ti senti?»
«Ho un terribile mal di testa.»
«Vado a prenderti l’aspirina.» Pen andò in bagno e aprì l’armadietto dei medicinali. Mentre allungava la mano per prendere le pillole vide una boccetta di sonnifero prescrittole dal medico quando aveva sofferto d’insonnia, dopo il brutto episodio dello stupro. Il sonnifero non era forte, ma due compresse sarebbero bastate per far dormire Melanie tutta la notte. E per stroncare un eventuale piano di sgusciar via, più tardi.
Le mani di Pen tremavano quando lasciò cadere dalla boccetta due compresse sul palmo della mano.
È uno sporco trucco, pensò.
Ma così si addormenterà. Bodie e io non dovremo trascorrere la notte a sorvegliarla.
Mise via la boccetta. Con le due pillole in mano, uscì dal bagno.
Bodie era seduto al tavolo quando lei entrò in cucina. Pen prese un bicchiere dalla credenza e lo riempì d’acqua. «Ho preso delle pasticche per Mel», spiegò.
Bodie annuì.
Posò il bicchiere davanti a sua sorella e le mise in mano le compresse. «È un nuovo prodotto», spiegò. «Sono molto forti. Ti daranno un po’ di sonnolenza, ma…»
«Bene», tagliò corto Melanie. Si cacciò in bocca le pillole e bevve mezzo bicchiere d’acqua.
«Ci vedi bene e non provi nausea, vero?» s’informò Bodie.
«No, ho solo mal di testa.»
«Meglio che ti metti a letto, dopo mangiato», suggerì Bodie.
«Sì.»
Pen prese una bottiglia di birra per Bodie e versò vino per sé e Melanie. Sedette, tirò fuori i tacos dalla busta di carta e li mise sul proprio piatto. Bodie e Melanie scartarono i loro cheeseburger. Bodie aveva comperato anche delle tortillas per tutti.
«Ci manca solo un’orchestrina di mariachi messicana», osservò Bodie.
«Avrei dovuto preparare dei margarita», si scusò Pen. Meno male che non l’aveva fatto, concluse fra sé. Altrimenti non avrebbe potuto dare il sonnifero a Melanie. Un po’ di vino non poteva causare problemi, ma la tequila sì.
«Perché non racconti a Pen che cosa è successo questo pomeriggio?» suggerì Bodie a Melanie.
Lei scrollò le spalle. «Non c’è molto da dire», rispose e mangiò un boccone di cheeseburger.
«Chiaro che avevano un sacco di cose da dire su noi tre», osservò Bodie. «Cose per niente lusinghiere.»
«Harrison ce l’aveva soprattutto con te», disse Melanie, guardando giuliva sua sorella. «Ha usato certe parolacce che farebbero arrossire il tuo ammiratore del telefono.»
«Gentile», mormorò Pen, e continuò a mangiare.
«Sicuro. Lui crede che sia stata tu a suggerirmi di fare la telefonata e di introdurmi nel garage. Ha detto che vuoi vendicarti.»
«Per caso ha detto anche perché?»
«Ha detto a Joyce che era perché lui ti aveva scaricato.»
«Ah.»
«Ha detto anche che vuole ridurti in poltiglia», aggiunse Melanie.
Bodie posò la birra. «Avrei dovuto sistemare quel mascalzone quando ho avuto l’occasione.»
«E che cosa ha detto dell’incidente?» insistè Pen.
«Sanno che noi sappiamo. La prima cosa che ha fatto Harrison è stata quella di andare a controllare il garage. Aveva capito ancor prima di vedere la finestra rotta che la telefonata era un trucco per liberarci di lui, in modo che potessimo esaminare la sua auto. Quando è rientrato in casa, ha detto a Joyce: ‘Lo sapevo. Quei fottuti ci perseguitano’. Poi l’ha rassicurata spiegandole che non eravamo in grado di provare niente.»