Выбрать главу

«‘Memnoch, attento!’ sussurrò Dio.

«‘Sì, Signore’,dissi, annuendo, e intrecciai le mani dietro la schiena per non fare gesti inconsulti. ‘Quello che avrei dovuto dire è che quando mi sono trovato a esaminare la famiglia, in di­versi punti e in tutto il mondo che hai creato, cui hai permesso di sbocciare magnificamente, ho visto la famiglia come un fiore nuovo e senza precedenti, Signore, un fiore di emozione e intel­letto che nella sua fragilità fu reciso dagli steli della natura da cui aveva tratto nutrimento, e allora si trovava in balia del vento. L’a­more, Signore, lo vidi; sentii l’amore degli uomini e delle donne, l’amore che provavano gli uni per le altre e per i loro figli, e la di­sponibilità a sacrificarsi per il prossimo, affliggersi per i defunti, cercarne le anime nell’aldilà, e immaginare, Signore, un aldilà dove avrebbero potuto riconciliarsi nuovamente con quelle ani­me. Era grazie a questo amore e alla famiglia, grazie a questo fio­re raro e senza precedenti — così creativo, Signore, che sembrava ispirato alla tua immagine delle tue creazioni —, che le anime di questi esseri sopravvivevano dopo la morte! Cos’altro in natura ne è capace, Signore? Tutto restituisce alla terra ciò che ha preso. La tua saggezza è manifesta ovunque; e tutti coloro che soffrono e muoiono sotto la volta dei tuoi cieli sono misericordiosamente immersi nella bruta ignoranza del disegno che alla fine compor­tava la loro morte. Ma non l’uomo! Non la donna! Nel loro cuo­re, amandosi l’un l’altro, compagno con compagno, famiglia con famiglia, hanno immaginato il paradiso, Signore. Hanno imma­ginato il paradiso e il momento di riunione delle anime in cui i loro consanguinei saranno restituiti a loro e agli altri, e tutti into­neranno canti ispirati alla beatitudine! Hanno immaginato l’e­ternità perché il loro amore lo richiede, Signore. Hanno concepi­to queste idee così come concepiscono i figli di carne! Questo ho visto io, l’osservatore.’ Un’altra pausa di silenzio. Tutto il paradi­so era talmente silenzioso che gli unici suoni provenivano dalla terra sottostante, il ronzio del vento, e la fioca agitazione dei ma­ri, e le grida, le flebili grida distanti delle anime sulla terra così come di quelle a Sheol. ‘Signore, bramano il paradiso’,ripresi. ‘E, immaginando l’eternità o l’immortalità — non so quale delle due —, patiscono l’ingiustizia, la separazione, la malattia e la mor­te come nessun altro animale potrebbe fare. Le loro anime sono grandi. E a Sheol travalicano l’amore di sé e l’egoismo in nome dell’amore. L’amore va e viene in eterno tra la terra e Sheol. Si­gnore, hanno creato un altro rango, il più basso, della corte invi­sibile! Signore, stanno cercando di placare la tua ira, perché sanno che sei qui! E vogliono sapere tutto di te! E di se stessi. Sanno e vogliono sapere!’ Questo era il fulcro della mia arringa, e ne ero consapevole. Ma, ancora una volta, da Dio non arrivò nessu­na risposta o interruzione. Perciò proseguii: ‘Non potevo certo non considerarlo il tuo più brillante risultato, questo umano au­tocosciente, capace di concepire il tempo, con un cervello già ab­bastanza grande per un apprendimento talmente rapido che noi osservatori potremmo a stento stargli dietro. Ma la sofferenza, il tormento, la curiosità erano un lamento chiaramente emesso per le orecchie degli angeli, e di Dio, se mi è concesso dirlo. Il caso che sono venuto a esporre, Signore, consiste nel chiederti se a queste anime, nella carne o a Sheol, non si può concedere parte della nostra luce. Non si può dare loro la luce così come si dà l’acqua agli animali quando hanno sete? E queste anime, una volta accolte nella divina confidenza, non saranno forse degne di occupare un posto in questa corte che non ha fine?’ Il silenzio parve onirico ed eterno, come il tempo prima del tempo. ‘Non si potrebbe tentare, Signore? Perché, in caso contrario, quale sarà il destino di queste anime invisibili impegnate a sopravvivere, se non quello di diventare più forti e sempre più intrappolate nella carne così da originare non rivelazioni della vera natura delle co­se, bensì idee corrotte, basate su prove frammentarie e su timori istintivi?’ Stavolta rinunciai all’idea di una pausa educata e proseguii senza fermarmi. ‘Signore, quando sono entrato nella carne e sono andato con la donna è stato perché lei era bella, sì, e ci as­somigliava, e offriva un tipo di piacere carnale a noi sconosciuto. Lo ammetto, Signore, quel piacere è incommensurabilmente piccolo in confronto alla tua magnificenza, ma voglio dirti che quando ho giaciuto con lei, e lei con me, e abbiamo sperimentato insieme quel piacere, quella minuscola fiammella ha ruggito con un suono molto simile ai canti più alti! I nostri cuori si sono fer­mati insieme, Signore. Nella carne abbiamo conosciuto l’eter­nità, l’uomo in me ha capito che la donna conosceva l’eternità. Abbiamo conosciuto qualcosa che trascende tutte le aspettative terrestri, qualcosa che è puramente divino.’ Tacqui. Cos’altro potevo dire? Avrei potuto soltanto abbellire il mio caso con esempi inutili per qualcuno che sapeva tutto. Incrociai le braccia e abbassai gli occhi in segno di rispetto, riflettendo e ascoltando le anime di Sheol; per un attimo le loro fioche grida lontane mi di­strassero, mi allontanarono dalla presenza celeste per un istante, mentre mi accorgevo che si stavano appellando a me, rammen­tandomi la mia promessa e sperando nel mio ritorno. ‘Signore Iddio, perdonami’,dissi. ‘Le tue meraviglie mi hanno intrappo­lato. E ho torto se quello non era il tuo piano.’

«Ancora una volta il silenzio fu assoluto, dolce e vuoto. Era un vuoto che quanti vivono sulla terra non possono concepire. Non mi arresi perché non potevo fare altro che ciò che avevo fatto e in cuor mio sentivo che ogni mia parola era stata sincera e non con­taminata dalla paura. Capii molto chiaramente che se il Signore mi scacciava dal paradiso... capii che, in realtà, mi sarei meritato qualunque cosa avesse deciso. Ero il suo angelo, creato e soggetto al suo comando. E Dio poteva distruggermi, se lo desiderava. E, ancora una volta, sentii le grida di Sheol nella mia memoria e mi chiesi, come potrebbe fare un umano, se Dio mi avrebbe al più presto mandato là oppure avrebbe fatto qualcosa di più spaven­toso, perché in natura esistevano innumerevoli esempi di distru­zioni e catastrofi atroci, e Dio poteva infliggermi, nella mia qua­lità di angelo, qualunque sofferenza desiderasse, lo sapevo.

«‘Confido in te, Signore’,esclamai all’improvviso, pensando e parlando simultaneamente. ‘Altrimenti mi sarei prostrato col capo chino come hanno fatto gli altri osservatori. E con questo non intendo dire che loro non confidino in te, ma solo che credo tu voglia farmi comprendere la bontà e che la tua essenza stessa è bontà, e non permetterai che queste anime si tormentino nella desolazione e nell’ignoranza. Non permetterai che l’ingegnosa umanità continui a non avere nessun sentore del divino.’

«Per la prima volta, Dio parlò in tono molto sommesso: ‘Memnoch, le hai donato ben più di un sentore del divino’.