«Cavalchiamo!» urlò Lan.
«Potrei sconfiggerlo» disse Deepe. «Potrei…»
Lan vide un lampo di luce e all’improvviso Mandarb si impennò. Lan imprecò, cercando di scacciar via l’immagine residua dai suoi occhi. Cera qualcosa di sbagliato anche nelle sue orecchie.
Mandarb sgroppò e saltellò, fremendo. Ci voleva parecchio per far agitare lo stallone, ma un fulmine caduto così vicino avrebbe innervosito qualunque cavallo. Un secondo lampo gettò a terra Lan. Ruzzolò con un grugnito, ma qualcosa in profondità dentro di lui sapeva cosa fare. Quando tornò in sé, era già in piedi, frastornato, la spada in mano. Gemette mentre barcollava.
Delle mani lo afferrarono, issandolo su una sella. Il principe Kaisel, con il volto insanguinato dal combattimento, teneva le redini. La scorta di Lan si assicurò che fosse saldo sulla sua cavalcatura mentre si allontanavano.
Nel fuggire, notò il cadavere di Deepe, maciullato e fatto a pezzi.
17
Più vecchio e logoro
«…Non ha dato i suoi frutti, Maestà» disse la voce, che Mat colse nel dormiveglia.
Qualcosa gli stava pungendo la faccia. Questo materasso era il peggiore in assoluto su cui avesse mai dormito. Avrebbe dato una bella strigliata al locandiere finché non avesse riottenuto i suoi soldi.
«L’assassino è molto difficile da seguire» continuò quella voce irritante. «Le persone che lo incontrano per strada non si ricordano di lui. Se il Principe dei Corvi ha informazioni su come si possa rintracciare quella creatura, sarei molto lieto di sentirle.»
Perché mai il locandiere avrebbe lasciato entrare queste persone nella stanza di Mat? Scivolò verso la veglia, lasciandosi alle spalle un sogno adorabile che riguardava Tuon e nessuna preoccupazione al mondo. Aprì un occhio annebbiato, alzando lo sguardo verso un cielo nuvoloso. Non era affatto il soffitto di una locanda.
Maledette ceneri, pensò Mat con un gemito. Si erano addormentati nei giardini. Si mise a sedere, trovandosi completamente nudo tranne per la sciarpa attorno al collo. I vestiti suoi e di Tuon erano sparpagliati sotto di loro. La sua faccia era stata in mezzo all’erba.
Tuon era seduta accanto a lui, ignorando il fatto di essere completamente nuda, impegnata a parlare con un membro dei Sorveglianti della Morte. Musenge era su un ginocchio, il capo chino, la faccia verso terra. Ma…!
«Luce!» disse Mat, allungando una mano verso i suoi vestiti. Tuon era seduta sulla sua camicia e gli scoccò un’occhiata irritata quando tentò di strattonarla via.
«O Venerato» disse la guardia a Mat, la faccia ancora rivolta a terra. «Saluti per il tuo risveglio.»
«Tuon, perché te ne stai seduta lì?» domandò Mat, recuperando finalmente la camicia da sotto quel posteriore sensuale.
«Come mio consorte,» disse Tuon in tono severo «puoi chiamarmi Fortuona o Maestà. Odierei doverti far giustiziare prima che tu mi dia un figlio, dal momento che sto arrivando a nutrire affetto per te. Riguardo questa guardia, fa parte dei Sorveglianti della Morte. Sono necessari per vegliare su di me in ogni momento. Li ho avuti spesso con me mentre facevo il bagno. È un loro dovere, e tengono la faccia distolta.»
Mat iniziò a vestirsi in tutta fretta.
Anche lei iniziò a farlo, anche se non abbastanza rapidamente per i gusti di Mat. Non vedeva di buon occhio una guardia che fissasse sua moglie. Il posto dove avevano dormito era delimitato da piccoli abeti azzurri, una stranezza qui al Sud, forse coltivati perché erano esotici. Anche se gli aghi stavano diventando bruni, offrivano una certa intimità. Oltre gli abeti c’era un anello di altri alberi: peschi, pensava Mat, ma era difficile a dirsi senza le foglie.
Riusciva a malapena a sentire la città svegliarsi fuori dai giardini, e nell’aria c’era un vago odore di aghi di abete. Era abbastanza tiepida che dormire all’addiaccio non era stato sgradevole, anche se era lieto di essersi rivestito.
Un ufficiale dei Sorveglianti della Morte si avvicinò proprio mentre Tuon finiva di vestirsi. Fece scricchiolare aghi secchi, piegandosi davanti a lei in un inchino profondo. «Imperatrice, potremmo aver preso un altro assassino. Non è la creatura della scorsa notte, dal momento che non ha nessuna ferita, ma stava cercando di intrufolarsi dentro il palazzo. Abbiamo pensato che potessi volerlo vedere prima di cominciare il nostro interrogatorio.»
«Portamelo» disse Tuon, raddrizzando il suo abito. «E va’ a chiamare il generale Karede.»
L’ufficiale si ritirò, passando accanto a Selucia che si trovava vicino al sentiero che conduceva alla radura. Si avvicinò per mettersi accanto a Tuon. Mat si mise in testa il cappello e le si accostò dall’altra parte, posando l’ashandarei nell’erba morta.
Mat era spiacente per questo povero sciocco preso a intrufolarsi nel palazzo. Forse era un assassino, ma poteva trattarsi di un semplice mendicante o di un altro stupido in cerca di eccitazione. Oppure poteva essere…
…il Drago Rinato.
Mat gemette. Sì, era proprio Rand quello che stavano conducendo lungo il sentiero. Rand pareva più vecchio e logoro rispetto all’ultima volta che Mat l’aveva visto di persona. Naturalmente lo aveva visto di recente in quelle maledette visioni. Anche se Mat si era esercitato a smettere di pensare a Rand per evitare quei colori, ogni tanto ci ricascava.
Comunque, vedere Rand di persona era diverso. Era passato… Luce, quanto tempo era passato? L’ultima volta che l’ho visto con i miei occhi è stato quando mi ha mandato a Salidar a prendere Elayne. Sembrava passata un’eternità. Era stato prima che lui venisse a Ebou Dar, prima che vedesse il gholam per la prima volta. Prima di Tylin, prima di Tuon.
Mat si accigliò quando Rand venne condotto da Tuon, le braccia legate dietro la schiena. Lei parlò con Selucia, agitando le dita nel loro linguaggio delle mani. Rand non sembrava minimamente preoccupato: il suo volto era calmo. Indossava una bella giacca rossa e nera, con sotto una camicia bianca e pantaloni neri. Niente oro o gioielli, niente armi.
«Tuon» iniziò Mat. «Questo è…»
Tuon distolse lo sguardo da Selucia per vedere Rand. «Damane» disse Tuon, interrompendo Mat. «Portami le mie damane Corri, Musicar! Corri!»
Il Sorvegliante della Morte barcollò all’indietro, poi si mise a correre, chiedendo a gran voce le damane e il Generale di Stendardo Karede.
Rand osservò l’uomo andar via, noncurante sebbene fosse legato. Tu guarda, pensò Mat oziosamente, in effetti ha una specie di aria da Re. Naturalmente era molto probabile che Rand fosse pazzo. Ciò avrebbe spiegato perché si era presentato da Tuon a quel modo.
O quello, oppure Rand stava semplicemente progettando di ucciderla. Delle corde non avevano la minima importanza per un uomo in grado di incanalare. Sangue e ceneri, pensò Mat. Come sono finito in questa situazione? Aveva fatto tutto il possibile per evitare Rand!
Rand incontrò lo sguardo di Tuon. Mat prese un grosso respiro, poi balzò davanti a lei. «Rand. Rand, suvvia. Restiamo calmi.»
«Salve, Mat» disse Rand in tono amichevole. Luce, era davvero pazzo! «Grazie per avermi condotto da lei.»
«Per averti condotto…»
«E questo che significa?» domandò Tuon.
Mat si girò. «Io… Davvero, è solo…»
Lo sguardo di Tuon avrebbe potuto perforare l’acciaio. «Sei stato tu a far questo» disse a Mat. «Sei venuto, mi hai indotto con l’inganno a manifestarti affetto, poi lo hai portato qui. Non è forse vero?»
«Non incolparlo» disse Rand. «Noi due dovevamo incontrarci di nuovo. Sai che è vero.»
Mat si mosse affannoso tra loro, sollevando una mano in entrambe le direzioni. «Insomma! Tutti e due, smettetela. Capito?»
Qualcosa afferrò Mat, trascinandolo in aria. «Lasciami, Rand!» disse.
«Non sono io» disse Rand, assumendo un’espressione concentrata. «Ah. Sono schermato.»