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Mentre Mat era sospeso in aria, si tastò il petto. Il medaglione. Dov’era il suo medaglione?

Mat fissò Tuon. Per un breve istante, nel mettersi una mano nella tasca del suo abito, parve imbarazzata. Tirò fuori qualcosa di argenteo, forse con l’intento di usare il medaglione come difesa contro Rand.

Geniale, pensò Mat con un gemito. Tuon gliel’aveva preso mentre dormiva e lui non se n’era accorto. E le copie non erano nella sua tasca.

I flussi di Aria lo posarono a terra accanto a Rand; Karede era tornato con una sul’dam e una damane. Tutti e tre erano rossi in volto, come se fossero venuti di corsa. Era stata la damane a incanalare.

Tuon osservò Rand e Mat, poi iniziò a fare gesti bruschi nel linguaggio delle mani verso Selucia.

«Grazie un sacco per questo» borbottò Mat a Rand. «Bell’amico che sei.»

«Anch’io sono contento di vederti» disse Rand, un accenno di sorriso sulle sue labbra.

«Eccoci qua» disse Mat con un sospiro. «Mi hai trascinato di nuovo nei guai. Lo fai sempre.»

«Davvero?»

«Sì. Nel Rhuidean e nel Deserto, nella Pietra di Tear… ai Fiumi Gemelli. Ti rendi conto che, invece di venire a Merrilor per la tua festicciola con Egwene sono andato a sud per scappare

«Pensi di potermi stare lontano?» chiese Rand con un sorriso. «Pensi davvero che esso te lo permetterebbe?»

«Potrei dannatamente provarci. Nessuna offesa, Rand, ma tu diventerai pazzo e tutto quanto. Fio pensato che in questo modo avresti avuto un amico in meno da uccidere nei paraggi. Sai, risparmiarti qualche problema. A proposito, cos’hai fatto alla mano?»

«Cos’hai fatto all’occhio?»

«Un piccolo incidente con un cavatappi e tredici locandieri arrabbiati. La mano?»

«L’ho persa nel catturare una dei Reietti.»

«Catturare?» disse Mat. «Ti stai rammollendo.»

Rand sbuffò. «Dimmi che tu hai fatto di meglio.»

«Ho ucciso un gholam» disse Mat.

«Ho liberato Illian da Sammael.»

«Ho sposato l’imperatrice dei Seanchan.»

«Mat,» disse Rand «stai cercando davvero di fare a gara di spacconaggine con il Drago Rinato?» Fece una breve pausa. «Inoltre, ho ripulito saidin. Ho vinto.»

«Ah, quello non vale un granché» disse Mat.

«Non vale un granché? È l’avvenimento più rilevante dalla Frattura.»

«Bah. Tu e i tuoi Asha’man siete già pazzi,» disse Mat «perdo che importa?» Lanciò un’occhiata di lato. «Hai un bell’aspetto, a proposito. Ti sei preso più cura di te stesso, di recente.»

«Allora ti importa» disse Rand.

«Certo che mi importa» bofonchiò Mat, guardando Tuon con la coda dell’occhio. «Voglio dire, devi rimanere in vita, giusto? Andare a fare il tuo piccolo duello con il Tenebroso e tenerci tutti al sicuro? È bello sapere che hai l’aspetto adatto per farlo.»

«È bello sentirlo» disse Rand con un sorriso. «Niente frecciatine sulla mia giacca elegante?»

«Cosa? Frecciatine? Non sarai ancora arrabbiato per quella piccola presa in giro di un paio d’anni fa?»

«Presa in giro?» disse Rand. «Ti sei rifiutato di parlarmi per settimane.»

«Andiamo» disse Mat. «Non è stato così male. Ricordo facilmente quella parte.»

Rand scosse il capo, come perplesso. Era dannatamente ingrato, ecco cos’era. Mat era andato a prendere Elayne, come aveva chiesto Rand, ed ecco il ringraziamento. Certo, Mat era stato un po’ sviato dopo. Ma l’aveva fatto comunque, giusto?

«D’accordo» disse Mat molto piano, strattonando le corde di Aria che lo trattenevano. «Ci tirerò fuori da questa situazione, Rand. Sono sposato con lei. Lascia che sia io a parlare e….»

«Figlia di Artur Hawkwing» disse Rand a Tuon. «Il tempo scorre verso la fine di tutte le cose. L’Ultima Battaglia è cominciata e i fili vengono intrecciati. Presto la mia prova finale comincerà.»

Tuon venne avanti, con Selucia che le rivolgeva delle ultime parole con il linguaggio delle mani. «Verrai portato a Seanchan, Drago Rinato» disse Tuon. La sua voce era decisa, controllata.

Mat sorrise. Luce, era davvero un’ottima Imperatrice. Però non c’era bisogno di sgraffignarmi i medaglioni, pensò. Avrebbero dovuto scambiare due paroline su quello. Sempre che Mat fosse sopravvissuto a questa situazione. Lei non l’avrebbe fatto giustiziare davvero, giusto?

Saggiò di nuovo le corde invisibili che lo legavano.

«Ma davvero?» chiese Rand.

«Tu ti sei consegnato a me» disse Tuon. «È un presagio.» Suonava quasi rammaricata. «Non pensavi davvero che ti avrei permesso di andartene, giusto? Devo prenderti in catene come un governante che si è opposto a me, come ho fatto agli altri che ho trovato qui. Paghi il prezzo della dimenticanza dei tuoi antenati. Avreste dovuto ricordare i vostri giuramenti.»

«Capisco» disse Rand.

Però, disse Mat, anche lui se la cava bene a suonare come un Re. Luce, di che genere di persone si era circondato Mat? Cos’era successo alle cameriere graziose e ai soldati che gozzovigliavano?

«Dimmi una cosa, Imperatrice» disse Rand. «Cosa avreste fatto voi Seanchan se foste tornati su queste coste e aveste trovato gli eserciti di Artur Hawkwing ancora a governare? Se noi non avessimo dimenticato i nostri giuramenti, se vi avessimo prestato fede? Cosa avreste fatto allora?»

«Vi avremmo accolto come fratelli» disse Tuon.

«Ah sì?» disse Rand. «E vi sareste inchinati al trono qui? Il trono di Hawkwing? Se il suo impero fosse ancora in piedi, sarebbe stato governato dal suo erede. Avreste cercato di dominarli? Oppure avreste accettato il loro dominio su di voi?»

«Non è questo il caso» disse Tuon, ma parve trovare le sue parole intriganti.

«No, non lo è» confermò Rand.

«Secondo la tua argomentazione, voi dovete sottomettervi a noi.» Sorrise.

«Non ho avanzato quell’argomentazione,» disse Rand «ma facciamolo. Come affermi il vostro diritto a queste terre?»

«Essendo l’unica erede legittima di Artur Hawkwing.»

«E perché questo avrebbe importanza?»

«Questo è il suo impero. Lui è l’unico ad averlo unificato, è stato l’unico a governarlo in gloria e grandezza.»

«Ed è qui che ti sbagli» disse Rand, parlando più piano. «Tu mi accetti come il Drago Rinato?»

«Devi esserlo» disse Tuon lentamente, come se temesse una trappola.

«Allora mi accetti per colui che sono» disse Rand, la voce che si faceva più forte e netta. Come un corno da battaglia. «Io sono Lews Therin Telamon, il Drago. Io governavo queste terre, unificate, durante l’Epoca Leggendaria. Io ero il condottiero degli eserciti della Luce, io portavo l’Anello di Tamylrin.

Il ero il primo tra i Servitori, il rango più elevato degli Aes Sedai, e potevo invocare le Nove Verghe del Dominio.»

Rand venne avanti. «Io mantenni la lealtà e la fedeltà di tutti e diciassette i generali del Cancello dell’Alba. Fortuona Devi Paendrag, la mia autorità sovrasta la tua!»

«Artur Hawkwing…»

«La mia autorità sovrasta quella di Hawkwing! Se rivendichi il dominio nel nome di colui che ha conquistato, allora devi inchinarti davanti alla mia rivendicazione precedente. Io conquistai prima di Hawkwing, anche se non ebbi bisogno di nessuna spada per farlo. Tu sei qui sulla mia terra, Imperatrice, solo perché io ti tollero!»

Un tuono rombò in lontananza. Mat si ritrovò a tremare. Luce, era solo Rand. Solo Rand… giusto?

Tuon indietreggiò, gli occhi sgranati e le labbra socchiuse.

Il suo volto era carico di terrore, come se avesse appena assistito all’esecuzione dei propri genitori.

Erba verde si propagò attorno ai piedi di Rand. Le guardie lì vicino fecero un balzo indietro, portando le mani alle spade, mentre una scia di vita si diffondeva da Rand. I fili d’erba bruni e gialli si colorarono, come se vi fosse stata versata sopra della vernice, poi si misero dritti, come allungandosi dopo un lungo sonno.