I Trolloc reagirono lentamente: erano stati in attesa lì, su quelle colline, pronti a riversarsi nelle valli all’ingresso dell’esercito di Egwene. Di norma, questo sarebbe stato un disastro.
I Trolloc potevano far piovere proiettili sulle truppe di Egwene, e la sua cavalleria sarebbe stata in svantaggio nel tentare di risalire quelle alture. Le colline avrebbero fornito a Trolloc e Fade una prospettiva migliore per notare punti deboli tra le forze di Egwene e attaccare di conseguenza.
Egwene e i suoi comandanti erano stati restii a dare al nemico quel vantaggio. Le bestie si sparpagliarono mentre la battaglia si rovesciava, con le Aes Sedai che occupavano le cime delle colline. Alcune delle bestie cercarono di caricare su per le alture e riprenderle, ma altre fuggirono via per salvarsi la pelle. Poi giunse la cavalleria pesante di Egwene, rombando per le valli. Quella che poco prima per i Trolloc era stata una posizione molto efficiente divenne un campo di sterminio; con gli arcieri trolloc rimossi dalle Aes Sedai, la cavalleria pesante poteva uccidere praticamente indisturbata.
Quello aprì la strada alla fanteria, che marciò in formazione per spazzare indietro i Trolloc, mettendoli con le spalle contro le colline affinché le Aes Sedai potessero ucciderli a gruppi. Purtroppo i Trolloc erano più abituati di prima ad affrontare l’Unico Potere. O quello, oppure i Myrddraal erano diventati più accurati nell’incoraggiarli.
Presto dei manipoli di Trolloc più coordinati caricarono su per le colline mentre altri cercavano di formare una resistenza all’assalto della fanteria. Bryne ha ragione, pensò Egwene, eliminando un contingente di Trolloc che si era spinto quasi fino a lei. I Fade sono nuovamente collegati ai Trolloc.
Di recente la Progenie dell’Ombra aveva esitato a usare quella tattica, dato che uccidere il Fade avrebbe fatto crollare tutti i Trolloc collegati. Però lei sospettava che quello fosse l’unico modo in cui potevano indurre i Trolloc a scalare queste colline verso una morte quasi certa.
Se fosse riuscita a trovare il Myrddraal collegato ai Trolloc lì vicino, avrebbe potuto fermarli tutti con un flusso di Fuoco ben indirizzato. Purtroppo i Fade erano scaltri e avevano cominciato a nascondersi in mezzo ai Trolloc.
«Si stanno avvicinando» disse Lelaine, col fiatone.
«Ripiegate» disse Egwene.
Si infilarono nel passaggio di Romanda, seguite dai loro Custodi. Romanda venne per ultima, saltando attraverso mentre un gruppo di Trolloc occupava la loro collina. Una delle bestie, una mostruosità simile a un orso con il pelo ispido, finì nel passaggio dopo di lei.
Quella cosa cadde immediatamente a terra morta, con un debole filo di fumo che si levava dalla sua carcassa. Dall’altro lato, i suoi compagni ulularono e ringhiarono. Egwene lanciò un’occhiata alle altre donne, poi scrollò le spalle e scagliò la fiamma proprio attraverso il passaggio. Alcuni stramazzarono a terra morti, contorcendosi, mentre altri si precipitarono via, ululando e lasciando cadere le armi.
«Questo sì che è efficace» osservò Leane, incrociando le braccia e sollevando un sopracciglio immacolato in direzione del passaggio. Erano nel mezzo dell’Ultima Battaglia e quella donna ogni mattina dedicava comunque del tempo alla cura del viso.
Il loro passaggio le aveva riportate al campo, che adesso era perlopiù vuoto. Con le riserve in formazione e pronte a muoversi quando richiesto, gli unici soldati che rimanevano nell’accampamento erano un’unità composta da cinquecento uomini a guardia della tenda di comando di Bryne.
Egwene portava ancora al suo fianco il borsello con i falsi sigilli. Le parole di Rand l’avevano scossa parecchio. Come avrebbero fatto a riprendere i sigilli? Se gli sgherri dell’Ombra li avessero spezzati al momento sbagliato, sarebbe stata una catastrofe.
Li avevano già rotti? Il mondo l’avrebbe saputo? Egwene provava un terrore che non riusciva a scrollarsi di dosso. Eppure la guerra continuava, e lei non poteva far altro che seguitare a combattere. Avrebbero pensato a un modo per recuperare i sigilli, se avessero potuto. Rand aveva giurato che ci avrebbe provato. Lei non era certa di cosa potesse fare.
«Stanno combattendo con così tanta foga» disse Gawyn.
Egwene si voltò e lo trovò in piedi a poca distanza, che esaminava il campo di battaglia con il suo cannocchiale. Avvertì un desiderio provenire da lui. Senza uomini da comandare come aveva fatto con i Cuccioli, Egwene sapeva che Gawyn si sentiva inutile in queste battaglie.
«I Trolloc sono guidati dai Myrddraal,» disse Egwene «collegati per dare ai Fade un maggior controllo su di loro.»
«Sì, ma perché resistono con così tanta forza?» chiese Gawyn, guardando ancora attraverso il cannocchiale. «A loro non importa nulla di questa terra. È evidente che per loro queste colline sono perdute, eppure combattono con ferocia. I Trolloc sono semplici: combattono e vincono oppure si sparpagliano e si ritirano. Non tengono il territorio. Qui invece stanno cercando di farlo. È come… come se i Fade pensassero di essere in una buona posizione, perfino dopo una rotta come questa.»
«Chi può sapere perché i Fade fanno ciò che fanno?» osservò Lelaine, le braccia incrociate e lo sguardo verso il passaggio ancora aperto.
Egwene si voltò e anche lei vi guardò attraverso. La cima della collina adesso era vuota, stranamente isolata nel mezzo della battaglia. I suoi soldati si erano scontrati con i Trolloc nella valletta tra le colline, e laggiù il combattimento era brutale. Sentiva grugniti, urla, pianti. Picche insanguinate vennero innalzate in aria quando un gruppo di uomini furono costretti a indietreggiare, e gli alabardieri avanzarono per tentare di rallentare i Trolloc.
La Progenie dell’Ombra stava subendo perdite terribili. Era davvero una stranezza: Bryne si era aspettato che si sarebbero ritirati.
«C’è qualcosa che non va» disse Egwene, i peli delle braccia ritti. Per ora la sua preoccupazione per i sigilli era scomparsa. Il suo esercito era in pericolo. «Radunate le Aes Sedai e fate ripiegare l’esercito.»
Le altre donne la guardarono come se fosse matta. Gawyn partì di scatto verso la tenda di comando per riferire i suoi ordini. Non fece obiezioni.
«Madre» disse Romanda, lasciando dissipare il suo passaggio. «Cosa…»
Qualcosa divise l’aria dall’altro lato dell’accampamento militare di Egwene, di fronte al campo di battaglia. Una linea di luce, più lunga di qualunque passaggio Egwene avesse mai visto. Era ampia quasi quanto il suo stesso accampamento.
La linea di luce rigirò su sé stessa, aprendo una visuale che non era la parte meridionale di Kandor. Era invece un luogo di felci e alberi cascanti; anche se erano bruni come ogni altra cosa, erano comunque estranei e sconosciuti.
Su quel panorama inconsueto c’era un enorme esercito, in silenzio. Sopra di esso sventolavano stendardi a migliaia, decorati con simboli che Egwene non riconobbe. I fanti indossavano indumenti al ginocchio che sembravano qualche tipo di armatura imbottita, rinforzata di maglia in grossi riquadri. Altri indossavano camicie metalliche che parevano cucite assieme con monete legate.
Molti portavano delle accette, anche se di foggia molto strana. Avevano manici lunghi e sottili che si ingrossavano all’estremità come bulbi, mentre le lame erano strette e sottili, quasi come picconi. I manici di tutte le loro armi — da quelle ad asta alle spade — erano fatti in modo fluido, organico. Lisci e non di spessore uniforme, fatti di qualche legno rosso scuro che era stato dipinto con punti colorati lungo i lati.
Egwene osservò tutto questo in pochi istanti e la sua mente cercò quale fosse l’origine di questo strano esercito. Non trovò nulla a cui aggrapparsi finché non percepì incanalare.
Il bagliore di saidar circondò centinaia di donne, tutte quante a cavallo e con indosso bizzarri abiti fatti interamente di rigida seta nera. Quegli abiti non erano legati in vita, ma erano tirati relativamente stretti attorno alle spalle e scampanavano verso il fondo. Lunghi tasselli rettangolari di una moltitudine di colori pendevano da cordicelle sul davanti, appena sotto il collo. Le facce delle donne erano tutte tatuate.