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«Lasciate andare il Potere» disse Egwene, lasciando andare saidar. «Non permettete che vi percepiscano!» Balzò di lato, con Lelaine che la seguiva, il bagliore attorno a lei che si spegneva.

Romanda ignorò Egwene e pronunciò un’imprecazione. Iniziò a tessere un passaggio per scappare.

Una dozzina di flussi di Fuoco diversi all’improvviso investirono la zona dove si trovava Romanda. La donna non ebbe la possibilità di urlare. Egwene e le altre si precipitarono per il campo mentre flussi dell’Unico Potere distruggevano tende, bruciavano provviste e incendiavano l’intero posto.

Egwene raggiunse la tenda di comando proprio mentre Gawyn si precipitava fuori. Lo afferrò e lo trascinò a terra mentre una palla di fuoco passava proprio sopra le loro teste, per poi schiantarsi contro un gruppo di tende lì vicino.

«Luce!» esclamò Gawyn. «Cos’è?»

«Sharani.» Lelaine si rannicchiò accanto a loro, senza fiato.

«Ne sei certa?» sussurrò Egwene.

Lelaine annuì. «Anche se non sono molto esaurienti, abbondano resoconti da parte dei Cairhienesi prima della Guerra Aiel. A loro non fu permesso di vedere molto, ma ciò che videro pareva molto simile a quell’esercito.»

«Esercito?» disse Gawyn, allungandosi da un lato e guardando tra le tende in direzione dell’armata che stava attraversando quel passaggio innaturalmente largo. «Sangue e maledette ceneri!» imprecò, tuffandosi di nuovo indietro. «Ce ne sono a migliaia!»

«Sono troppi da combattere» concordò Egwene, cercando furiosamente di pensare. «Non come siamo ora, bloccati tra loro e i Trolloc. Dobbiamo ripiegare.»

«Ho appena trasmesso a Bryne l’ordine di disimpegnare le truppe» disse Gawyn. «Ma… Egwene. Cosa facciamo? Trolloc davanti, quell’esercito dietro! Luce, saremo schiacciati in mezzo!»

Bryne avrebbe reagito rapidamente. Avrebbe mandato un messaggero tramite un passaggio ai capitani di fila. Oh no…

Egwene afferrò Gawyn e lo tirò via dalla tenda di comando proprio mentre percepiva qualcuno incanalare all’interno. Lelaine cacciò un urlo, tuffandosi nell’altra direzione.

Le donne sharane reagirono immediatamente a quell’incanalare. La terra si squarciò verso l’alto sotto la tenda, distruggendola in un impeto di potere travolgente. Brandelli laceri di stoffa volarono in aria tra pietre e zolle di terra.

Egwene cadde all’indietro e Gawyn la tirò verso un carretto rovesciato che era stato colpito, una ruota in pezzi e il suo carico di legna da ardere rotolato fuori. Gawyn tirò Egwene al posto riparato appena sotto il bordo del carretto, accanto al cumulo di legna. Si rannicchiarono lì, anche se il legno era lambito da fiammelle e il terreno davanti a loro bruciava. Il calore era forte, ma non insopportabile.

Egwene si accoccolò contro il terreno, sbattendo le palpebre su occhi che ardevano per il fumo, in cerca di qualche segno di Lelaine. Oppure… Luce! Siuan e Bryne erano stati dentro quella tenda, assieme a Yukiri e molti del loro personale di comando.

Egwene e Gawyn si nascosero mentre Fuoco pioveva sull’accampamento, squarciando la terra. Gli Sharani colpivano dove vedevano qualunque segno di movimento; diverse servitrici che stavano correndo vennero incenerite all’istante.

«Sta’ pronta a correre,» disse Gawyn «non appena smette di piovere fuoco.»

Le fiamme effettivamente scemarono, ma mentre lo facevano dei cavalieri in armatura sharana caricarono per il campo. Fischiavano e urlavano, spianando gli archi verso chiunque vedevano, abbattendone a dozzine con frecce nella schiena. Dopodiché le truppe sharane si mossero per l’accampamento in formazioni serrate. Egwene, tesa, aspettò, cercando di pensare a come svignarsela.

Non vedeva alcuna opportunità. Gawyn la tirò ancora più indietro, le strofinò della fuliggine sulle guance e le fece cenno di restare abbassata, poi drappeggiò il suo mantello da Custode sopra entrambi. Col fumo che si levava dal legno che bruciava lì vicino, forse non li avrebbero visti.

Il cuore di Egwene le martellava nel petto. Gawyn le premette qualcosa sulla faccia: un fazzoletto che aveva inzuppato d’acqua con il suo otre. Ne tenne un altro contro la propria faccia, respirandoci attraverso. Egwene prese quello che le stava porgendo, ma respirò a malapena. Quei soldati erano così vicini.

Uno dei soldati si voltò verso il carretto, scrutando la catasta di legna, ma quando lanciò un’occhiata verso il fumo nella loro direzione non parve notare nulla. Egwene rifletté in silenzio sul mantello da Custode. La sua natura cangiante li rendeva quasi invisibili, se stavano attenti a non muoversi.

Perché io non ho uno di quei mantelli?, pensò irritata. Perché devono essere solo per i Custodi?

I soldati erano impegnati a sbarazzarsi dei servitori. Quelli che correvano venivano uccisi con frecce scagliate da archi che si tendevano moltissimo. I servitori che si muovevano più lentamente venivano radunati e costretti a sdraiarsi a terra.

Egwene bramava abbracciare la Fonte, fare qualcosa. Far piovere Fuoco e fulmini su questi invasori. Aveva ancora il sa’angreal di Vora. Poteva…

Respinse quella linea di pensiero. Era circondata dal nemico, e la reazione rapida delle incanalatrici indicava che cercavano le Aes Sedai. Se lei avesse incanalato per un solo istante, sarebbe stata uccisa prima di poter scappare. Si rannicchiò accanto a Gawyn, sotto il suo mantello, sperando che nessuna delle incanalatrici sharane passasse abbastanza vicino da percepire la sua capacità. Poteva usare un flusso per nasconderla, ma per usarlo prima avrebbe dovuto incanalare. Osava provarci?

Rimasero nascosti per un’ora buona o più. Se la coltre di nuvole non fosse stata così completa, ammantando la terra in un perpetuo crepuscolo, di sicuro sarebbero stati notati, mantello o no. A un certo punto per poco non urlò quando alcuni soldati sharani gettarono alcune secchiate d’acqua sulla catasta di legna, estinguendo il fuoco e inzuppandoli entrambi.

Egwene non riusciva a distinguere nulla del proprio esercito, anche se temeva il peggio. Le incanalatrici sharane e una grossa parte della loro armata si mossero rapidamente per l’accampamento e il campo di battaglia. Senza Bryne e l’Amyrlin e con un esercito che arrivava a sorpresa da dietro…

Egwene provò un senso di nausea. Quanti erano morti o stavano morendo? Gawyn le afferrò il braccio quando la avvertì agitarsi, poi scosse il capo, articolando alcune parole. Aspetta la notte.

Stanno morendo!, articolò lei.

Non puoi aiutarli.

Era vero. Egwene lasciò che lui la tenesse, permettendo al suo odore familiare di calmarla. Ma come poteva semplicemente aspettare mentre soldati e Aes Sedai che dipendevano da lei venivano trucidati? Luce, una parte ingente della Torre Bianca era là fuori! Se questo esercito fosse caduto e quelle donne assieme a esso…

Io sono l’Amyrlin Seat, si disse con fermezza. Sarò forte. Sopravviverò. Finché io vivo, la Torre Bianca esiste.

Continuò a lasciare che Gawyn la tenesse.

Aviendha strisciava lungo la roccia come una lucertola invernale che cercava calore. Le punte delle sue dita, anche se piene di calli, stavano cominciando a bruciare per il freddo aspro. Shayol Ghul era fredda, con l’aria che aveva una puzza che sembrava provenire da una tomba.

Rhuarc strisciava alla sua sinistra e un Cane di Pietra di nome Shaen alla sua destra. Entrambi indossavano sulla testa la fascia rossa dei siswai’aman. Lei non sapeva cosa pensare di Rhuarc, un capoclan che portava quella fascia. Non ne aveva mai parlato; era come se la fascia non esistesse. Era così con tutti i siswai’aman. Amys strisciava sulla destra di Shaen. Per una volta, nessuna aveva obiettato che le Sapienti si unissero agli esploratori in avanscoperta. In un posto come questo, in un momento come questo, gli occhi di una persona in grado di incanalare potevano vedere meglio di occhi normali.