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«Ombra del mio cuore,» disse lui piano, osservando i suoi Asha’man aprire un passaggio «cos’hai visto?»

«Una tomba» rispose lei.

«Lamia?»

«No. Quella del tuo nemico. Il posto dove fu sepolto una volta e il posto dove dormirà di nuovo.»

Qualcosa si indurì dentro Rand. Lei poteva percepirlo, la sua determinazione.

«Tu intendi ucciderlo» sussurrò Aviendha. «L’Accecatore stesso.»

«Sì.»

Aviendha attese.

«Altri mi dicono che sono uno sciocco a pensarlo» disse Rand. Le sue guardie attraversarono il passaggio per tornare a Merrilor.

«Nessun guerriero dovrebbe entrare in battaglia senza avere l’intenzione di vederla terminare» disse Aviendha. Esitò dopo averlo detto: le era venuto in mente qualcos’altro.

«Cosa c’è?» chiese Rand.

«Be’, la vittoria più grande sarebbe prendere il tuo nemico come gai’shain.»

«Dubito che lui si sottometterebbe a quello» disse Rand.

«Non scherzare» disse lei, dandogli di gomito nel fianco e facendolo grugnire. «Devi prenderlo in considerazione, Rand al’Thor. Qual è il modo migliore di ji’e’toh? Imprigionare il Tenebroso è come prenderlo gai’shain? Se è così, quello sarebbe il percorso adeguato.»

«Non sono certo di cosa sia ‘adeguato’ in questa occasione, Aviendha.»

«Un guerriero deve sempre considerare ji’e’toh» disse lei in tono severo. «Non ti ho insegnato nulla? Non parlare così oppure mi coprirai ancora di vergogna davanti alle altre Sapienti.»

«Avevo sperato che — tenendo conto di come la nostra relazione è progredita — avessimo finito con le lezioni, Aviendha.»

«Tu pensavi che diventare più intimo con me avrebbe messo fine alle lezioni?» domandò Aviendha, perplessa. «Rand al’Thor, sono stata tra le mogli delle terre bagnate, e ho visto che loro…»

Lui scosse il capo, facendo strada attraverso il passaggio, e Aviendha lo seguì. Pareva divertito, il che era un bene. Parte della sua ansia era svanita. Ma davvero, questo non era uno scherzo. Gli abitanti delle terre bagnate non avevano un buon senso dell’umorismo. A volte non capivano affatto quando ridere.

Dall’altro lato del passaggio, entrarono in un accampamento formato da molti gruppi. Rand aveva il comando delle Fanciulle e dei siswai’aman, assieme a molte delle Sapienti.

Appena fuori del campo aiel c’erano le Aes Sedai. Rand ne comandava circa tre dozzine: tutte quelle che si erano votate a lui personalmente e molte di quelle che erano vincolate ai suoi Asha’man. Quello voleva dire altre due dozzine di Asha’man, di vari ranghi.

Aveva anche Rodel Ituralde e la sua armata, composta principalmente di Domanesi. Anche il loro Re, con la sua barba a ciuffi e il neo artificiale sulla guancia, cavalcava con loro, ma lasciava il comando al gran capitano. Il monarca fece un gesto e Ituralde gli si avvicinò per fargli rapporto. Alsalam non pareva a suo agio vicino a Rand e non andava mai in nessuna spedizione quando lo faceva il Drago. Ad Aviendha piaceva quell’intesa. Non era certa se fidarsi di Alsalam.

Fuori dalle tende aiel era accampata un’altra numerosa forza militare, l’esercito Tairenese, inclusa la forza scelta nota come i Difensori della Pietra, guidata da un uomo di nome Rodrivar Tihera. Anche il loro Re era lì, e in genere era considerata l’autorità suprema nelle loro forze riunite, a parte Rand.

I Tairenesi avevano un ruolo chiave nei piani di Rodel Ituralde. Per quanto ammetterlo irritasse Aviendha, Ituralde aveva ragione. Gli Aiel non erano una forza difensiva, e anche se potevano tenere un passo se necessario, era meglio utilizzarli per manovre offensive.

I Tairenesi sarebbero stati perfetti per tenere terreno. Avevano compagnie ben addestrate di picchieri e un’intera truppa di balestrieri con un nuovo tipo di manovella, di cui i fabbri erano venuti a conoscenza solo da poco. Avevano passato l’ultima settimana a cambiare l’equipaggiamento al nuovo stile.

C’era un altro gruppo nell’esercito di Rand, e per Aviendha era il più sconcertante. Fautori del Drago, numerosi. Erano accampati assieme e facevano sventolare una bandiera che poneva l’immagine del Drago sopra l’antico simbolo degli Aes Sedai. Quel gruppo era formato da uomini comuni, soldati, nobiluomini, nobildonne, alcune Aes Sedai e Custodi. Provenivano da tutte le nazioni, inclusi gli Aiel, e condividevano un unico legame: avevano messo da parte tutte le lealtà, spezzato tutti i legami, per combattere all’Ultima Battaglia. Aviendha aveva sentito voci inquietanti che molti degli Aiel tra loro fossero gai’shain che avevano messo da parte il bianco, affermando che l’avrebbero ripreso una volta vinta l’Ultima Battaglia.

Si diceva che l’avvento di Rand avrebbe cancellato tutti i legami tra gli uomini. I giuramenti si spezzavano quando lui si avvicinava, e ogni lealtà e alleanza era secondaria rispetto al bisogno di servirlo in quest’ultima lotta per l’umanità. Parte di lei voleva chiamarla follia da abitanti delle terre bagnate, ma forse usava quella definizione con troppa leggerezza. Una Sapiente doveva guardare a ciò con occhi migliori.

Ora che erano dall’altra parte del passaggio, Aviendha si concesse finalmente di lasciar andare saidar. Il mondo divenne più smorto attorno a lei, ora che quel senso accresciuto di vita e di meraviglia era evaporato. Ogni volta che lasciava andare l’Unico Potere, si sentiva lievemente vuota, ora che la gioia e l’eccitazione erano passate, finite.

Ituralde e Rhuarc andarono a unirsi a Re Darlin, parlando assieme dei loro piani di battaglia. Aviendha si unì a Rand, diretto verso la sua tenda.

«Il pugnale ha funzionato» disse Rand. Abbassò la mano e tastò il fodero nero che conteneva il pugnale smussato. «Artham. Ne ho sentito parlare, nell’Epoca Leggendaria, ma nessuno ne aveva mai creato uno. Mi domando chi sia riuscito finalmente a…»

«Sei certo che abbia funzionato?» disse Aviendha. «Forse lui ti stava guardando, ma non ha mostrato la sua mano.»

«No, avrei percepito l’attenzione» disse Rand. «Ha funzionato. Con questo, non mi avvertirà finché non giungerò proprio al Foro. Una volta che saprà che sono lì, avrà problemi a visualizzarmi, a colpirmi direttamente. Aviendha, che tu sia riuscita a trovarlo e a identificarlo, che Elayne l’abbia dato a me… Il Disegno ci ordisce tutti dove dobbiamo essere.»

Rand sorrise, poi aggiunse: «Elayne pareva triste quando mi ha dato il pugnale. Penso che una parte di lei volesse tenerlo perché le avrebbe permesso di imprecare il nome del Tenebroso senza attirare la sua attenzione.»

«Questo è davvero il momento per la leggerezza?» chiese Aviendha, scoccandogli un’occhiataccia.

«Se mai c’è stato bisogno di ridere, è adesso» disse Rand, anche se la risata pareva aver lasciato la sua voce. Quell’ansia tornò quando raggiunsero la sua tenda.

«Cos’è che ti turba?» gli chiese Aviendha.

«Hanno i sigilli» disse Rand.

«Cosa!»

«Solo Egwene lo sa, ma è vero. Sono stati rubati, forse dal mio nascondiglio, forse dopo che li ho consegnati a Egwene.»

«Allora sono spezzati.»

«No» disse Rand. «Lo percepirei. Penso che stiano aspettando. Forse sanno che, nel rompere i sigilli, mi spianerebbero la strada per riforgiare la sua prigione. Li romperanno proprio nel momento peggiore, per permettere al Tenebroso di toccare il mondo, forse per dargli la forza di sopraffarmi mentre lo affronto…»

«Troveremo un modo per fermare tutto questo» disse Aviendha, la voce decisa.

Lui la guardò e sorrise. «Sempre la guerriera.»