«Ma certo.» Cos’altro doveva essere?
«Ho un’altra preoccupazione. I Reietti tenteranno di attaccarmi quando entrerò per affrontarlo. Il Tenebroso non può vedermi, non sa dove sono, perciò sta impegnando alcune delle sue forze su ciascuno dei diversi fronti. L’Ombra sta incalzando Lan, cercando di distruggerlo, e il Tenebroso sta pressando quasi altrettanto Elayne a Cairhien. Solo Egwene pare avere qualche successo.
«Mi cerca su ciascuno di quei campi di battaglia, impegnando le sue creature in vasti numeri. Quando attaccheremo Shayol Ghul, dovremmo essere in grado di tenere la valle contro degli eserciti. I Reietti, però, arriveranno tramite passaggi. Tenere un valico non fermerà loro o i Signori del Terrore, maschi o femmine. Il mio confronto col Tenebroso li attirerà così come accadde quando purificai la Fonte… solo con un’urgenza moltiplicata per mille. Arriveranno, con fuoco e tuono, e uccideranno.»
«Così faremo noi.»
«È quello su cui conto» disse Rand. «Ma non posso permettermi di portarti nella caverna con me, Aviendha.»
Lei provò un senso di depressione, anche se lo attaccò, lo pugnalò e lo lasciò lì a morire. «Lo sospettavo. Non pensare di mandarmi via per salvarmi, Rand al’Thor. Tu…»
«Non oserei» disse lui. «Se ci provassi temerei per la mia vita: non esiste nessun posto sicuro ora. Non posso portarti nella caverna perché sarai necessaria fuori nella valle, in cerca dei Reietti e dei sigilli. Io ho bisogno di te, Aviendha. Mi serve che tutte e tre stiate in guardia, siate le mie mani — il mio cuore — durante questo combattimento. Manderò Min da Egwene. Sta succedendo qualcosa lì, ne sono certo. Elayne combatterà al Sud e tu… ho bisogno di te nella valle di Thakan’dar, a guardarmi le spalle.
«Lascerò ordini per le Aes Sedai e gli Asha’man, Aviendha. Ituralde comanderà le nostre truppe, ma tu comanderai i nostri incanalatori a Shayol Ghul. Dovrai impedire al nemico di entrare nella caverna dopo di me. Tu sarai la mia lancia in questa battaglia. Se mi raggiungeranno mentre sarò nella caverna, sarò inerme. Quello che devo fare richiederà tutto me stesso: tutta la mia concentrazione, ogni brandello di potere che ho. Sarò come un bambino nella foresta, inerme contro le bestie.»
«E in che modo questo è diverso dalla tua solita condizione, Rand al’Thor?» chiese lei.
Lui rise. Era bello riuscire sia a vedere che percepire quel sorriso. «Pensavo che avessi detto che non era il momento per la leggerezza.»
«Qualcuno deve mantenerti umile» disse Aviendha. «Non sarebbe bene che tu ti ritenessi una persona insigne semplicemente perché salvi il mondo.»
Lui rise di nuovo, guidandola fino alla tenda dove si trovava Min. Anche Nynaeve e Moiraine attendevano lì, una con irritazione in volto, l’altra serena. Nynaeve sembrava molto strana con i capelli non abbastanza lunghi da poter essere intrecciati. Oggi li aveva tirati su e fissati dietro.
Moiraine sedeva in silenzio su una grossa pietra, con Callandor - la Spada che non è una spada — posata in grembo, una mano posata con fare protettivo sull’elsa. Thom era seduto accanto a lei, intagliando un bastone e fischiettando piano fra sé.
«Avresti dovuto prendere me, Rand» disse Nynaeve, incrociando le braccia.
«Avevi del lavoro da fare» disse Rand. «Hai provato come ti ho detto?»
«Più e più volte» rispose Nynaeve. «Non c’è modo di aggirare il difetto, Rand. Tu non puoi usare Callandor. Sarà troppo pericoloso.»
Rand andò da Moiraine, allungando la mano, e lei sollevò Callandor per fargliela prendere. Rand la alzò davanti a sé, guardando attraverso la sua sostanza cristallina. Iniziò a brillare debolmente. «Min, ho un compito per te» mormorò. «Egwene sta facendo buoni progressi e ho la sensazione che il suo fronte sarà la chiave. Voglio che tu vada a controllare lei e l’imperatrice dei Seanchan, a cui ho chiesto di unirsi a quel fronte una volta che le sue forze saranno pronte.»
«Vorresti che i Seanchan si unissero al fronte di Egwene?» chiese Moiraine, esterrefatta. «È saggio?»
«Non riesco a distinguere la saggezza dall’avventatezza, in questi giorni» disse Rand. «Ma mi sentirei meglio se qualcuno tenesse d’occhio quelle due fazioni. Min, lo farai tu?»
«Speravo…» Min distolse lo sguardo.
Sperava che l’avrebbe portata nella caverna, pensò Aviendha. Ma naturalmente non poteva farlo.
«Sono spiacente, Min» disse Rand. «Ma ho bisogno di te.»
«Lo farò.»
«Rand» disse Nynaeve. «Porterai Callandor quando lo attaccherai? La sua debolezza… fintantoché incanalerai in quella… cosa, chiunque potrà prendere il controllo di te. Potranno usarti e attingere l’Unico Potere tramite Callandor dentro di te finché non ti consumerà, lasciandoti inerme e dando a loro la forza di spianare montagne, distruggere città.»
«La porterò» disse Rand.
«Ma è una trappola!» esclamò Nynaeve.
«Sì» disse Rand, con aria stanca. «Una trappola in cui devo cadere e permettere che si chiuda su di me.» Rise all’improvviso, gettando indietro la testa. «Come sempre! Perché dovrei essere sorpreso? Diffondi la notizia, Nynaeve. Dillo a Ituralde, Rhuarc, Re Darlin. Domani invaderemo Shayol Ghul e la reclameremo come nostra! Se dobbiamo mettere la testa nella bocca del leone, assicuriamoci che si strozzi con la nostra carne!»
21
Un errore da non ignorare
Siuan ruotò la spalla. Fece una smorfia per il dolore acuto. «Yukiri,» borbottò «quel tuo flusso ha bisogno di un altro po’ di lavoro.»
La Grigia minuta imprecò piano, alzandosi dal capezzale di un soldato che aveva perso la mano. Non l’aveva Guarito, lasciandolo invece a Guaritori più ordinari con bende. Spendere energia per Guarire quest’uomo sarebbe stato uno spreco, dal momento che non avrebbe combattuto mai più. Dovevano conservare le loro forze per soldati che potevano unirsi di nuovo alla battaglia.
Era un ragionamento brutale. Be’, questi erano tempi brutali. Siuan e Yukiri passarono al soldato successivo della fila di feriti. L’uomo senza una mano sarebbe sopravvissuto senza Guarigione. Probabilmente. Avevano le Gialle a Mayene, ma la loro energia veniva consumata per Guarire Aes Sedai che erano sopravvissute alla fuga e soldati ancora in grado di combattere.
Per tutto l’accampamento improvvisato, montato sul suolo arafelliano a est del guado del fiume, i soldati piangevano e gemevano. Così tanti feriti, e Siuan e Yukiri erano tra le poche Aes Sedai a cui rimanevano delle forze per Guarire. Molte delle altre si erano esaurite creando passaggi per portare via il loro esercito dal mezzo delle due armate attaccanti.
Gli Sharani avevano colpito in modo aggressivo, ma mettere in sicurezza l’accampamento della Torre Bianca li aveva tenuti occupati per un po’, dando all’esercito il tempo di fuggire. A parti dell’esercito, almeno.
Yukiri sondò l’uomo successivo, poi annuì. Siuan si inginocchiò e cominciò un flusso di Guarigione. Non era mai stata brava in questo, e perfino con un angreal le richiedeva parecchio. Riportò indietro il soldato dall’orlo della morte, Guarendo la ferita che aveva al fianco. Lui annaspò, con molta dell’energia per la Guarigione che proveniva dal suo stesso corpo.
Siuan vacillò, poi cadde in ginocchio dalla spossatezza. Luce, era instabile come una nobildonna al suo primo giorno sul ponte di una nave!
Yukiri la squadrò, poi allungò la mano verso Y angreal, un piccolo fiore di pietra. «Va’ a riposare, Siuan.»
Siuan serrò i denti, ma le consegnò Y angreal. L’Unico Potere scivolò via da lei e Siuan emise un sospiro profondo, in parte sollevata e in parte rattristata per aver perso la bellezza di saidar.
Yukiri si spostò dal soldato successivo. Siuan si stese dov’era, col suo corpo che si lamentava dei numerosi lividi e dolori. Gli eventi della battaglia per lei erano immagini indistinte. Si ricordò del giovane Gawyn Trakand che si era precipitato nella tenda di comando, urlando che Egwene voleva che l’esercito si ritirasse.