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Ora?, articolò lui, facendo un gesto dietro di loro. Forse adesso che l’attenzione di tutti quanti era attirata da… qualunque cosa stesse succedendo, potevano sgattaiolare via. Iniziarono a indietreggiare, muovendosi piano.

Una delle incanalatrici sharane lanciò un grido. Egwene si immobilizzo. Era stata vista!

No. No. Egwene respirò a fondo, cercando di calmare il suo cuore, che pareva tentare di battere fino a uscirle dal petto. La donna stava parlando con gli altri. Egwene pensò di sentir dire ‘È fatta’ attraverso quell’accento marcato.

Tutto il gruppo di persone si inginocchiò. Il terzetto ingioiellato chinò le teste ancor di più. E poi, vicino ai prigionieri, l’aria si piegò.

Egwene non riusciva a descriverlo in alcun altro modo. Si piegò e…. parve squarciarsi, distorcendosi come faceva sopra la strada in una giornata calda. Qualcosa si formò da quella distorsione: un uomo alto in armatura luccicante.

Non indossava elmo e aveva capelli scuri e pelle chiara. Il suo naso era lievemente uncinato ed era molto bello, in particolare con quell’armatura. Pareva essere fatta tutta di monete, argentee e sovrapposte. Le monete erano lucidate a un punto tale che riflettevano le facce attorno a lui come uno specchio.

«Vi siete comportati bene» annunciò l’uomo a quelli inchinati davanti a lui. «Potete alzarvi.» Nella sua voce c’erano accenni di accento sharano, ma non era così marcato.

L’uomo mise la mano sul pomello della spada che aveva alla cintura mentre gli altri si alzavano. Dall’oscurità dietro di lui, un gruppo di incanalatori strisciò in avanti. Oscillarono per questo nuovo arrivato in una specie di inchino. Lui si tolse uno dei guanti d’arme, allungò una mano con un movimento distratto e grattò la testa di uno degli uomini, come il gesto di benevolenza di un nobile per il suo cane da caccia.

«Dunque questi sono i nuovi inacal» disse l’uomo in tono dubbioso. «Qualcuno di voi sa chi sono io?»

I prigionieri si fecero piccoli davanti a lui. Anche se gli Sharani si erano alzati, i prigionieri erano stati abbastanza svegli da rimanere a terra. Nessuno di loro parlò.

«Sospettavo di no» disse l’uomo. «Anche se non si può mai dire se la fama di un uomo si sia diffusa inaspettatamente. Se sapete chi sono, ditemelo. Parlate e vi lascerò liberi.»

Nessuna risposta.

«Bene, ascolterete e ricorderete» disse l’uomo. «Io sono Bao, il Wyld. Sono il vostro salvatore. Ho strisciato attraverso le profondità della disperazione e mi sono sollevato per accettare la mia gloria. Sono venuto a cercare ciò che mi è stato sottratto. Ricordatevelo.»

I prigionieri si rannicchiarono ancora di più, evidentemente incerti sul da farsi. Gawyn strattonò la manica di Egwene, facendole cenno di indietreggiare, ma lei non si mosse. C’era qualcosa in quell’uomo…

Lui alzò gli occhi all’improvviso. Si concentrò sulle incanalatrici, poi si guardò attorno, scrutando nell’oscurità. «Qualcuno di voi inacal conosce il Drago?» chiese, anche se suonava distratto. «Parlate. Ditemi.»

«Io l’ho visto» disse uno dei prigionieri. «Diverse volte.»

«Hai parlato con lui?» chiese Bao, passeggiando più lontano dai prigionieri.

«No, sommo Lord» disse il soldato. «Le Aes Sedai, loro parlavano con lui. Non io.»

«Sì. Mi preoccupava che non sareste stati di alcuna utilità» disse Bao. «Servitori, siamo osservati. Non avete perlustrato questo accampamento bene quanto avete detto. Percepisco nelle vicinanze una donna in grado di incanalare.»

Egwene provò una punta di allarme. Gawyn le strattonò il braccio, indicandole di andare, ma se fossero fuggiti li avrebbero catturati di sicuro. Luce! Lei…

La folla si voltò a un rumore improvviso vicino a una delle tende cadute. Bao alzò una mano ed Egwene udì un urlo furibondo nelle tenebre. Qualche momento dopo, Leane fluttuò per la folla di Sharani, legata in Aria, gli occhi sgranati. Bao la portò vicino a sé, tenendola avvolta in flussi che Egwene non poteva vedere.

Il suo cuore continuava a martellare. Leane era viva. Come era rimasta nascosta? Luce! Cosa poteva fare Egwene?

«Ah» disse Bao. «Una di queste… Aes Sedai. Tu, tu hai parlato col Drago?»

Leane non rispose. Le andava riconosciuto che mantenne il volto impassibile.

«Notevole» disse Bao, allungando la mano per toccarle il mento con le dita. Alzò l’altra e all’improvviso i prigionieri iniziarono a contorcersi e urlare. Furono avvolti dalle fiamme, gridando di dolore. Egwene dovette impedirsi a forza di protendersi verso la Vera Fonte mentre osservava. Stava piangendo per quando terminò, anche se non ricordava di aver cominciato a farlo.

Gli Sharani si muovevano agitati.

«Non siate dispiaciuti» disse loro Bao. «So che vi siete dati parecchio da fare per prenderne alcuni vivi per me, ma sarebbero stati dei pessimi inacal. Non sono stati allevati a esserlo, e durante questa guerra non abbiamo tempo per addestrarli. Ucciderli ora è un atto di pietà paragonato a quello che avrebbero dovuto sopportare. Inoltre questa, questa… Aes Sedai servirà i nostri scopi.»

La maschera di Leane si era infranta e, malgrado la distanza, Egwene poté vedere il suo odio.

Bao le teneva ancora il mento nella mano. «Sei una creatura bellissima» disse. «Purtroppo, la bellezza è priva di significato. Devi consegnare un messaggio per me, Aes Sedai, a Lews Therin. Quello che si fa chiamare il Drago Rinato. Digli che sono venuto a ucciderlo e che, nel farlo, rivendicherò questo mondo. Prenderò ciò che in origine sarebbe dovuto essere mio. Digli questo. Digli che mi hai visto e descrivigli come sono fatto. Mi riconoscerà.

«Proprio come le persone qui lo attendevano con la profezia, proprio come lo hanno ricoperto di gloria, la gente della mia terra attendeva me. Io ho esaudito le loro profezie. Lui è falso e io sono vero. Digli che finalmente avrò soddisfazione. Lui deve venire da me, affinché possiamo affrontarci. Se non lo farà, massacrerò e distruggerò. Mi impadronirò della sua gente. Schiavizzerò i suoi figli, prenderò le sue donne come mie. Uno a uno, spezzerò, distruggerò o dominerò tutto quello che ha amato. L’unico modo in cui lui possa evitare tutto questo è venire ad affrontarmi.

«Digli questo, piccola Aes Sedai. Digli che lo aspetta un vecchio amico. Io sono Bao, il Wyld. Colui che è Posseduto Solo dalla Terra. L’uccisore del Drago. Una volta mi conosceva con un nome che ho disdegnato, il nome Barid Bel.»

Barid Bel?, pensò Egwene, mentre le tornavano alla mente ricordi delle sue lezioni nella Torre Bianca. Barid Bel Medar… Demandred.

La tempesta nel sogno del lupo era una cosa mutevole. Perrin trascorse ore ad aggirarsi per le Marche di Confine, facendo visita a branchi di lupi mentre correva lungo alvei asciutti e per colline spezzate.

Gaul aveva appreso in fretta. Non sarebbe resistito un attimo contro l’Assassino, naturalmente, ma almeno aveva imparato a impedire ai suoi abiti di cambiare… anche se il suo velo scattava a coprirgli il volto quando veniva sorpreso.

I due procedettero a grandi passi per Kandor, lasciando immagini indistinte nell’aria mentre si muovevano dalla cima di una collina all’altra. La tempesta a volte era forte, a volte era debole. Al momento, Kandor era spaventosamente immobile. Il paesaggio erboso di quegli altopiani era disseminato di ogni genere di detriti. Tende, tegole, la vela di una grossa nave, perfino un’incudine da fabbro conficcata di punta nel fianco fangoso di una collina.

La tempesta pericolosamente potente poteva levarsi ovunque nel sogno del lupo e fare a pezzi città e foreste. Aveva trovato cappelli tairenesi portati dal vento fino a Shienar, addirittura.

Perrin si fermò in cima a una collina, con Gaul che slittava fino ad arrestarsi accanto a lui. Quanto tempo era passato da quando si erano messi in cerca dell’Assassino? Da una parte parevano passate poche ore. D’altro canto… quanto terreno avevano coperto? Erano tornati alle loro scorte di cibo già tre volte per mangiare. Questo voleva dire che era passato un giorno?