«Gaul» disse Perrin. «Da quanto tempo stiamo facendo questo?»
«Non so dirlo, Perrin Aybara» rispose Gaul. Controllò il cielo in cerca del sole, anche se non c’era. «Parecchio. Avremo bisogno di fermarci e dormire?»
Quella era una buona domanda. All’improvviso lo stomaco di Perrin brontolò, e lui preparò un pasto con carne secca e un pezzo di pane. Ne diede un po’ a Gaul. Del pane evocato li avrebbe sostentati nel sogno del lupo oppure sarebbe semplicemente scomparso una volta ingerito?
La seconda. Il cibo scomparve proprio mentre Perrin lo mangiava. Avrebbero avuto bisogno di fare affidamento sulle loro provviste, forse di ottenerne altre dagli Asha’man di Rand durante l’apertura quotidiana di quel portale. Per ora, traslò nuovamente ai loro zaini e tirò fuori della carne secca, poi si riunì a Gaul nel Nord.
Mentre si sistemavano sul fianco della collina per mangiare di nuovo, si ritrovò a riflettere sull’onirichiodo. Lo portava con sé, posizionato sullo stato di inattività, come gli aveva insegnato Lanfear. Ora non creava nessuna cupola, ma poteva farlo quando lui avesse voluto.
Lanfear gliel’aveva praticamente dato. Cosa voleva dire ciò? Perché lei lo aveva schernito?
Lacerò con un morso un pezzo di carne secca. Faile era al sicuro? Se l’Ombra avesse scoperto cosa stava facendo… Be’, desiderò poter almeno controllare come stava.
Prese un lungo sorso dal suo otre, poi cercò i lupi tutt’attorno. Ce n’erano centinaia, lì nelle Marche di Confine. Forse migliaia. Rivolse un saluto a quelli nelle vicinanze, inviando il suo odore misto alla sua immagine. Le dozzine di risposte che giunsero non erano parole, ma la sua mente le comprendeva come tali.
Giovane Toro! Questo da parte di un lupo di nome Occhi Bianchi. L’Ultima Caccia è qui. Ci guiderai?
Molti chiedevano questo, di recente, e Perrin non riusciva a capire come interpretarlo. Perché avete bisogno che io vi guidi?
Sarà tramite la tua chiamata, replicò Occhi Bianchi. Tramite il tuo ululato.
Non capisco cosa intendi, trasmise Perrin. Non potete cacciare da soli?
Non questa preda, Giovane Toro.
Perrin scosse il capo. Una risposta come le altre che aveva ricevuto. Occhi Bianchi, trasmise. Hai visto L’Assassino? L’uccisore di lupi? Vi ha dato la caccia qui?
Perrin inviò questo messaggio in modo ampio, e qualche altro lupo rispose. Conoscevano l’Assassino. La sua immagine e il suo odore erano stati trasmessi tra molti lupi, proprio come l’immagine e l’odore di Perrin. Nessuno l’aveva visto di recente, ma il tempo per i lupi era una cosa strana; Perrin non era certo di quanto recente fosse il loro ‘di recente’.
Perrin prese un morso di carne secca e si scoprì a ringhiare piano. Lo represse. Era giunto a una pace con il lupo dentro di lui, ma quello non voleva dire che intendesse lasciare che iniziasse a trascinare fango in casa.
Giovane Toro, trasmise un altro lupo. Giravolta, un’attempata capobranco femmina. Caccialuna percorre di nuovo i sogni. Ti cerca.
Grazie, le inviò lui di rimando. Questo lo so. La eviterò.
Evitare la luna?, rispose Giravolta. Una cosa difficile, Giovane Toro. Difficile.
Lei aveva ragione su questo.
Ho visto Cercacuore proprio ora, trasmise Passi, un giovane dalla pelliccia nera. Porta un nuovo odore, ma è lei.
Altri mandarono il loro assenso. Cercacuore era nel sogno del lupo. Alcuni l’avevano vista a est, ma altri dicevano che era stata vista a sud.
Ma l’Assassino? Dov’era quell’uomo, se non a caccia di lupi? Perrin scoprì che stava ringhiando di nuovo.
Cercacuore. Quella doveva essere una dei Reietti, anche se lui non riconosceva le immagini che venivano trasmesse. Era antica, e così erano i ricordi di lupi, ma spesso le cose che ricordavano erano frammenti di frammenti di ciò che i loro antenati avevano visto.
«Qualche novità?» disse Gaul.
«Un’altra dei Reietti è qui» disse Perrin con un grugnito. «A fare qualcosa a est.»
«Ci riguarda?»
«I Reietti ci riguardano sempre» disse Perrin, alzandosi in piedi. Allungò una mano verso il basso, toccando Gaul sulla spalla, e li traslò nella direzione che Passi aveva indicato. La posizione non era precisa, ma una volta arrivato, Perrin scoprì alcuni lupi che avevano visto Cercacuore diretta verso le Marche di Confine il giorno prima. Inviarono a Perrin saluti colmi di impazienza, chiedendo se lui li avrebbe guidati.
Perrin respinse le loro domande, concentrandosi sul luogo in cui Cercacuore era stata avvistata. Era Merrilor.
Perrin traslò lì. Una strana nebbia era sospesa sul terreno in quel luogo. Alberi alti, quelli che Rand aveva fatto crescere, si riflettevano qui, e le loro cime elevate spuntavano sopra la caligine.
Il paesaggio era punteggiato di tende, come cappelle di funghi. Cerano tende aiel in abbondanza, e tra esse dei fuochi da campo brillavano nella nebbia. Questo accampamento era stato qui da un tempo sufficiente per manifestarsi nel sogno del lupo, anche se i lembi della tenda cambiavano posto e i giacigli svanivano, tremolando nel modo inconsistente di questo luogo.
Perrin condusse Gaul tra le file ordinate di tende e di picchetti per cavalli privi di animali. Rimasero immobili entrambi quando udirono un suono. Qualcuno che borbottava. Perrin usò il trucchetto che aveva visto fare a Lanfear, creando una tasca di… qualcosa attorno a sé che fosse invisibile, ma che fermava il suono. Era strano, ma lo fece creando una barriera senza aria all’interno. Perché questo avrebbe arrestato il suono?
Lui e Gaul strisciarono in avanti fino ai teli di una tenda. Quella di Rodel Ituralde, uno dei gran capitani, a giudicare dallo stendardo. All’interno, una donna in pantaloni scartabellava dei documenti a un tavolo. Continuavano a scomparire tra le sue dita.
Perrin non la riconobbe, anche se gli dava una netta sensazione di familiarità. Di sicuro non era quello che si sarebbe aspettato da una dei Reietti; non quella fronte larga, il naso bulboso, gli occhi storti o i capelli radi. Non riconosceva le sue imprecazioni, anche se ne afferrava il significato dal suo tono.
Gaul lo guardò e Perrin allungò la mano verso il suo martello, ma esitò. Attaccare T Assassino era un conto, ma una dei Reietti? Era fiducioso nella sua capacità di resistere ai flussi qui nel sogno del lupo. Eppure…
La donna inveì di nuovo quando il foglio che stava leggendo scomparve. Poi alzò lo sguardo.
La reazione di Perrin fu immediata. Creò un muro sottile come carta tra lei e lui, con il lato verso la Reietta che era una replica esatta del paesaggio dietro di lui, mentre il suo lato era trasparente. Lei guardò dritto nella sua direzione, ma non lo vide e si voltò.
Accanto a lui, Gaul esalò un sospiro di sollievo, pianissimo. Come ci sono riuscito?, pensò Perrin. Non era qualcosa su cui si era esercitato: era sembrato semplicemente giusto.
Cercacuore — doveva essere lei — agitò le dita e la tenda si divise in due sopra di lei, con i lembi di tela che penzolavano giù. Si sollevò in aria, muovendosi verso la tempesta nera nel cielo.
Perrin sussurrò a Gauclass="underline" «Aspetta qui e sta’ in guardia.»
Gaul annuì. Perrin seguì cautamente Cercacuore, sollevandosi in aria con un pensiero. Cercò di formare un altro muro tra lui e lei, ma era troppo difficile continuare a mostrare la giusta immagine mentre si muoveva. Invece si mantenne a distanza e mise una parete vuota marrone-verdastra tra sé e la Reietta, sperando che, se lei per caso avesse guardato giù, avrebbe trascurato quella piccola stranezza.