La Reietta iniziò a muoversi più rapidamente e Perrin si costrinse a mantenere il distacco. Guardò giù e venne ricompensato dalla vista da voltastomaco del paesaggio di Merrilor che scemava. Poi divenne scuro e scomparve nel buio.
Non passarono attraverso le nuvole. Mentre il terreno scompariva, così fecero le nubi, ed entrarono in qualche posto nero. Puntini di luce apparvero tutt’attorno a Perrin. La donna sopra di lui si fermò e rimase sospesa in aria per qualche momento prima di schizzar via sulla destra.
Perrin ricominciò a seguirla, colorandosi di nero — pelle, vestiti, tutto quanto — per nascondersi. La donna si avvicinò a uno dei puntini di luce finché questo non si espanse e dominò il cielo di fronte a lei.
Cercacuore protese le mani in avanti e le premette contro la luce. Stava borbottando tra sé. Avendo la sensazione che aveva bisogno di sentire quello che lei stava dicendo, Perrin osò spostarsi più vicino, anche se sospettava che il suo cuore stesse palpitando così forte da tradirlo.
«…togliermela?» disse lei. «Pensi che mi importi? Dammi una faccia di pietra rotta. Che me ne importa? Questa non è me. Io avrò il tuo posto, Moridin. Sarà mio. Questa faccia non farà altro che indurli a sottovalutarmi. Che tu sia folgorato.»
Perrin si accigliò. Non riusciva a capire molto di ciò che lei stava dicendo.
«Fate pure: scagliate i vostri eserciti contro di loro, sciocchi» continuò fra sé. «La vittoria maggiore sarà la mia. Un insetto può avere mille zampe, ma solo una testa. Distruggi la testa e avrai vinto. Tutto ciò che stai facendo tu è tagliar via le gambe, stupido idiota. Stupido, arrogante, insopportabile idiota. Io avrò quello che mi è dovuto, avrò…»
Esitò, poi ruotò. Perrin, spaventato, si inviò immediatamente a terra. Funzionò, per fortuna: non aveva saputo se avrebbe funzionato, su in quel posto di luci. Gaul sobbalzò e Perrin prese un respiro profondo. «Andiamo…»
Una palla di fuoco ardente si schiantò nel terreno accanto a lui. Perrin imprecò e rotolò, raffreddandosi con una raffica di vento, immaginando di avere il suo martello in mano.
Cercacuore atterrò tra un’ondata di energia, col potere che si increspava attorno a lei. «Chi sei?» domandò. «Dove sei? Io…»
Tutt’a un tratto si concentrò su Perrin, vedendolo completamente per la prima volta, il nero che era scomparso dai suoi vestiti. «Tu!» strillò. «È tua la colpa di questo!»
Lei sollevò le mani; i suoi occhi parevano brillare di odio. Perrin poteva fiutare quell’emozione nonostante il vento che soffiava. Scagliò una barra di luce incandescente, ma Perrin la piegò attorno a sé.
La donna trasalì. Lo facevano sempre. Non si rendevano conto che lì nulla era reale tranne quello che tu ritenevi che lo fosse? Perrin scomparve, apparendo dietro di lei col martello sollevato. Poi esitò. Una donna?
Lei ruotò, urlando e lacerando la terra sotto i suoi piedi. Perrin fece un balzo nel cielo e l’aria attorno a lui cercò di afferrarlo, ma lui fece ciò che aveva fatto prima, creando un muro di nulla. Non c’era aria per afferrarlo. Trattenendo il fiato, scomparve e ricomparve a terra, evocando argini di terra davanti a sé per bloccare le palle di fuoco scagliate nella sua direzione.
«Ti voglio morto!» urlò la donna. «Dovresti essere morto. I miei piani erano perfetti!»
Perrin svanì, lasciandosi dietro una statua di sé stesso. Comparve accanto alla tenda, dove Gaul stava montando attentamente la guardia, la lancia sollevata. Perrin mise un muro tra loro e la donna, colorandolo per nasconderli, e creò una barriera per bloccare il suono.
«Ora non può sentirci» disse Perrin.
«Tu sei forte qui» disse Gaul pensieroso. «Molto forte. Le Sapienti sanno di questo?»
«Sono ancora un cucciolo paragonato a loro» disse Perrin.
«Forse» ribatté Gaul. «Io non le ho viste, e loro non parlano di questo posto agli uomini.» Scosse il capo. «Molto onore, Perrin Aybara. Tu hai molto onore.»
«Avrei dovuto semplicemente eliminarla» disse Perrin mentre Cercacuore distruggeva la sua statua, poi vi si avvicinava, sembrando confusa. Lei si voltò, cercando frenetica.
«Sì» convenne Gaul. «Un guerriero che non vuole colpire una Fanciulla è un guerriero che le nega il suo onore. Naturalmente, l’onore maggiore per te…»
Sarebbe prenderla prigioniera. Poteva riuscirci? Perrin inspirò, poi si inviò alle sue spalle, immaginando dei rampicanti che si attorcigliavano attorno a lei per tenerla ferma dov’era. La donna gli sbraitò contro delle maledizioni, tranciando i viticci con lame invisibili. Allungò la mano verso Perrin e lui traslò di lato.
I suoi piedi scrocchiarono su pezzi di brina per terra che non aveva notato e lei ruotò immediatamente verso di lui e lasciò partire un altro flusso di Fuoco Malefico. Scaltro, pensò Perrin, riuscendo a malapena a piegar via la luce. Colpì il versante della collina alle sue spalle, perforandolo completamente.
Cercacuore continuò il flusso, con il volto orrendo distorto e ringhiante. Il flusso piegò di nuovo verso Perrin e lui digrignò i denti, tenendolo a bada. Lei era forte. Tentò con veemenza, ma alla fine lasciò andare il flusso, annaspando. «Come… come puoi…»
Perrin le riempì la bocca di radice biforcuta. Era difficile da fare; cambiare qualcosa direttamente in una persona era sempre più arduo. Comunque, questo era molto più facile che trasformarla in un animale o cose del genere. Lei si sollevò una mano alla bocca, con gli occhi che assumevano un’espressione di panico. Cercacuore iniziò a sputare e tossire, poi aprì disperatamente un passaggio accanto a sé.
Perrin ringhiò, immaginando corde che si protendevano verso di lei, ma Cercacuore le distrusse con un flusso di Fuoco: doveva aver espulso la radice biforcuta. Si gettò attraverso il passaggio e lui traslò proprio di fronte a esso, preparandosi a balzarci dentro. Si immobilizzò quando la vide entrare nel mezzo di un enorme esercito di Trolloc e Fade di notte. Molti osservavano il passaggio, bramosi.
Perrin fece un passo indietro mentre Cercacuore si portava una mano alla bocca, con aria esterrefatta e tossendo fuori altra radice biforcuta. Il passaggio si richiuse.
«Avresti dovuto ucciderla» disse Lanfear.
Perrin si voltò e trovò la donna in piedi lì vicino con le braccia incrociate. I suoi capelli erano cambiati da argentei a castano scuro. In effetti, anche il suo volto era cambiato, diventando un po’ più simile a come era stato in precedenza, la prima volta che lui l’aveva vista quasi due anni addietro.
Perrin non disse nulla, facendo tornare il martello alle sue cinghie.
«Questa è una debolezza, Perrin» disse Lanfear. «A un certo punto l’ho trovata affascinante in Lews Therin, ma questo non toglie il fatto che è una debolezza. Devi superarla.»
«Lo farò» sbottò lui. «Cosa stava facendo, lassù con quelle sfere di luce?»
«Stava invadendo i sogni» disse Lanfear. «Era qui in carne e ossa. Ciò offre certi vantaggi, in particolare quando si gioca sui sogni. Quella baldracca. Pensa di conoscere questo posto, ma è sempre stato mio. Sarebbe stato meglio se tu l’avessi uccisa.»
«Era Graendal, vero?» chiese Perrin. «O era Moghedien?»
«Graendal» rispose Lanfear. «Anche se, di nuovo, non usiamo quel nome per lei. È stata rinominata Hessalam.»
«Hessalam» disse Perrin, saggiando la parola nella sua bocca. «Non conosco questa parola.»
«Significa ‘senza perdono’.»
«E qual è il tuo nuovo nome, quello con cui dovremmo chiamarti ora?»
Quelle parole la indussero ad arrossire. «Lascia stare» disse. «Tu sei abile qui dentro Tel’aran’rhiod. Molto più di quanto lo sia mai stato Lews Therin. Ho sempre pensato che avrei regnato al suo fianco, che solo un uomo in grado di incanalare sarebbe stato degno di me. Ma il potere che tu mostri qui… penso di poterlo accettare come un sostituto.»