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Perrin grugnì. Gaul si mosse per la piccola radura tra le tende dell’accampamento, la lancia sollevata e lo shoufa che gli copriva la faccia. Perrin gli fece cenno di stare lontano. Non solo era probabile che Lanfear fosse molto più abile di Gaul col sogno del lupo, ma finora lei non aveva ancora fatto nulla di precisamente minaccioso.

«Se mi osservi da tempo,» disse Perrin «saprai che sono sposato, molto felicemente.»

«Così ho visto.»

«Allora smettila di guardarmi come un quarto di bue appeso in mostra al mercato» borbottò Perrin. «Cosa stava facendo Graendal qui? Cosa vuole?»

«Non ne sono certa» disse Lanfear in tono lieve. «Ha sempre in ballo tre o quattro complotti allo stesso tempo. Non sottovalutarla, Perrin. Non è abile qui quanto altri, ma è pericolosa. È una combattente, a differenza di Moghedien, che scapperebbe da te in qualunque momento potesse.»

«Lo terrò a mente» disse Perrin, dirigendosi dove lei era svanita nel passaggio. Tastò col piede il punto dove il passaggio aveva tagliato il terreno.

«Tu potresti farlo, sai» disse Lanfear.

Perrin ruotò per guardarla. «Cosa?»

«Entrare e uscire dal mondo della veglia» disse lei. «Senza che sia necessario l’aiuto di uno come Lews Therin.»

A Perrin non piaceva il modo in cui lei ghignava quando pronunciava quel nome. Cercava di nasconderlo, ma odorava di odio quando lo menzionava.

«Non sono in grado di incanalare» disse Perrin. «Suppongo di poter immaginare di essere capace di…»

«Non funzionerebbe» disse lei. «Ci sono limiti a ciò che una persona può realizzare qui, per quanto possa essere forte la mente. La capacità di incanalare non è una cosa del corpo, ma dell’anima. Ci sono comunque modi per una persona come te di muoversi avanti e indietro tra i mondi in carne e ossa. Quello che chiami l’Assassino lo fa.»

«Lui non è un fratello dei lupi.»

«No» disse lei. «Ma è qualcosa di simile. Sinceramente non sono certa che qualcuno prima di lui abbia avuto tali capacità. Il Tenebroso ha fatto… qualcosa a questo Assassino quando ha catturato la sua anima, o le sue anime. Sospetto che Semirhage avrebbe potuto dirci di più. È un peccato che sia morta.»

Lanfear non odorava affatto di dispiacere. Lanciò un’occhiata al cielo, ma era calma, non preoccupata.

«Non sembri preoccupata di essere individuata com’eri una volta» osservò Perrin.

«Il mio precedente signore è…. occupato. Durante quest’ultima settimana a osservarti, di rado ho percepito i suoi occhi su di me.»

«Settimana?» chiese Perrin, sconcertato. «Ma…»

«Il tempo scorre in modo strano qui» disse lei «e le barriere del tempo stesso si stanno sfilacciando. Quanto più sei vicino al Foro, tanto più il tempo si distorce. Per quelli che si avvicinano a Shayol Ghul nel mondo reale, varrà altrettanto. Per ogni giorno che passa per loro, tre o quattro potrebbero passare per quelli più distanti.»

Una settimana? Luce! Quanto era successo all’esterno? Chi viveva e chi era morto mentre Perrin cacciava? Avrebbe dovuto attendere al terreno di Viaggio che il suo portale si aprisse. Ma, a giudicare dall’oscurità che aveva visto attraverso il passaggio di Graendal, era notte. Al portale di usata di Perrin potevano mancare alcune ore.

«Potresti creare un passaggio per me» disse Perrin. «Una via d’uscita per poi rientrare. Lo farai?»

Lanfear ci pensò su, passando accanto a una delle tende intermittenti e lasciando scorrere le dita sulla tela mentre questa svaniva. «No» disse infine.

«Ma…»

«Devi imparare a fare questo da te se dobbiamo stare assieme.»

«Noi non staremo assieme» replicò lui in tono piatto.

«Ti occorre possedere questo potere» insistette lei, ignorando ciò che Perrin aveva detto. «Sei debole fintantoché sei intrappolato solo in uno dei due mondi; essere in grado di venire qui quando vuoi ti darà grande potere.»

«Non m’interessa il potere, Lanfear» disse lui, osservandola mentre continuava a passeggiare. Era davvero bella. Non bella quanto Faile, naturalmente. Ma comunque bella.

«Ah no?» Lanfear si voltò a guardarlo. «Non hai mai pensato cosa potresti fare con più forza, più potere, più autorità?»

«Questo non mi invoglierà a….»

«Salvare vite?» disse lei. «Impedire ai bambini di morire di fame? Far sì che i deboli non vengano angariati, porre fine alla malvagità, ricompensare l’onore? Potere per incoraggiare gli uomini a essere schietti e sinceri l’uno con l’altro?»

Lui scosse il capo.

«Quanto bene potresti fare, Perrin Aybara» disse lei, accostandogli e toccandogli il lato del volto, facendo scorrere le dita giù tra la barba.

«Dimmi come fare quello che fa l’Assassino» disse Perrin, spingendo via la sua mano. «Come fa a muoversi tra i mondi?»

«Non posso spiegartelo,» disse lei, voltandosi «dato che si tratta di una capacità che non ho mai dovuto imparare. Uso altri metodi. Forse glielo puoi estorcere con le cattive. Io agirei in fretta, supponendo che tu voglia fermare Graendal.»

«Fermarla?» disse Perrin.

«Non te ne sei reso conto?» Lanfear si girò di nuovo verso di lui. «Il sogno che stava invadendo non era di una delle persone di questo accampamento: nei sogni lo spazio e la distanza non hanno importanza. Quel sogno che l’hai vista invadere… appartiene a Davram Bashere. Padre di tua moglie.»

Detto ciò, Lanfear scomparve.

23

Al limitare del tempo

Gawyn strattonò con urgenza la spalla di Egwene. Perché lei non si muoveva? Chiunque fosse quell’uomo nell’armatura fatta di dischi argentei, poteva percepire le incanalatrici. Aveva individuato Leane al buio; poteva fare lo stesso con Egwene. Luce, probabilmente l’avrebbe fatto, non appena si fosse preso un momento per notarla.

Se non si muove, la prendo e me la metto in spalla, pensò. Che la Luce mi aiuti, lo farò, e non m’importa quanto rumore farà. Saremo catturati comunque se…

Quello che si era definito Bao si spostò, trascinando con sé Leane, ancora avvolta in Aria. Gli altri lo seguirono come una massa, lasciandosi alle spalle gli orrendi resti bruciacchiati degli altri prigionieri.

«Egwene?» sussurrò Gawyn.

Lei lo guardò, una forza fredda nei suoi occhi, e annuì. Luce! Come poteva essere così calma quando lui doveva stringere i denti per paura che iniziassero a sbatacchiare?

Strisciarono fuori all’indietro da sotto il carretto, muovendosi sulla pancia finché non furono usciti. Egwene lanciò un’occhiata in direzione degli Sharani. Il suo freddo senso di autocontrollo si irradiò nella mente di Gawyn dal legame. Era stato causato dal sentire il nome di quell’uomo, cosa che le aveva provocato un’improvvisa punta di sconcerto seguita da una cupa determinazione. Cos’era quel nome? Barid qualcosa? Gawyn pensava di averlo già sentito.

Voleva che Egwene uscisse da questa trappola mortale. Le mise il mantello da Custode attorno alle spalle. «La miglior via d’uscita è dritto a est» sussurrò lui. «Attorno alla tenda della mensa — quello che ne rimane — poi avanti fino al perimetro del campo. Hanno un posto di guardia posizionato accanto a quello che era il nostro terreno di Viaggio. Lo aggireremo sul lato nord.»

Lei annuì.

«Andrò in avanscoperta e tu mi seguirai» disse Gawyn. «Se vedrò qualcosa, lancerò un sasso verso di te. Sta’ attenta al suono quando colpisce, d’accordo? Conta fino a venti, poi seguimi a passo lento.»

«Ma…»

«Non puoi andare per prima, nel caso ci imbattiamo in alcune di quelle incanalatrici. Devo fare strada io.»

«Almeno indossa il mantello» bisbigliò lei.

«Starò bene» sussurrò lui, poi scivolò via prima che Egwene potesse obiettare ulteriormente. Percepì la sua punta di irritazione e sospettò che si sarebbe preso una ramanzina una volta che fossero usciti da questa situazione. Be’, se fossero vissuti abbastanza a lungo perché ciò accadesse, sarebbe stato lieto di accettare quella lavata di capo.