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Egwene si dibatté nei suoi legacci. Non servì a nulla. Erano stretti. Il cuore iniziò a palpitarle, ma lei era più forte di così. Il panico non l’avrebbe salvata. Si costrinse a restare calma.

No, pensò. No, il panico non mi salverà… ma potrebbe allertare Gawyn. Egwene poteva percepire che lui era preoccupato, da qualche parte là fuori nelle tenebre. Con uno sforzo, permise al suo terrore di crescere. Lasciò andare tutto il suo attento addestramento da Aes Sedai. Non fu lontanamente facile quanto si era aspettata.

«Ti muovi silenziosamente, coniglietto» disse la donna sharana, esaminando Egwene. «Non sarei mai stata in grado di seguirti se non avessi già saputo che ti stavi muovendo in questa direzione.» Girò attorno a Egwene con aria incuriosita. «Hai osservato lo spettacolino del Wyld fino in fondo, vero? Coraggiosa. O stupida.»

Egwene chiuse gli occhi e si concentrò sul suo terrore. Il suo completo panico. Doveva portare Gawyn da lei. Si protese dentro di sé e aprì quel piccolo fascio serrato di emozioni che aveva riposto lì. La sua paura di essere catturata di nuovo dai Seanchan.

Poteva percepirlo. L’a’dam sul suo collo. Il nome. Tuli. Un nome da animale domestico.

Egwene era stata più giovane allora, ma non più inerme di quanto era adesso. Sarebbe accaduto di nuovo. Sarebbe stata una nullità. Sarebbe stata privata della sua stessa identità. Avrebbe preferito essere morta. Oh, Luce! Perché non poteva essere morta?

Aveva giurato che non sarebbe mai stata catturata di nuovo a quella maniera. Cominciò a respirare rapidamente, ora incapace di controllare il suo terrore.

«Su, su» disse la Sharana. Pareva divertita, anche se il suo tono era così piatto che Egwene non riusciva a capirlo del tutto. «Non sarà così male ora, eh? Devo decidere. Cosa mi farà ottenere di più? Consegnarti a lui o tenerti per me stessa? Mmm…»

All’improvviso qualcuno incanalò con forza dal lato opposto del campo, dov’era andato Demandred. Gli Sharani lanciarono un’occhiata da quella parte, ma non parvero allarmati.

Egwene poteva avvertire Gawyn avvicinarsi. Era molto preoccupato. Il suo messaggio aveva raggiunto lo scopo, ma lui non stava arrivando abbastanza rapidamente, ed era più lontano di quanto Egwene si era aspettata. Cosa c’era che non andava? Ora che aveva fatto uscire la sua preoccupazione fuori da quel nascondiglio, la sopraffece, bersagliandola con una serie di colpi.

«Il tuo uomo…» disse la Sharana. «Tu hai uno di loro. Com’è che si chiamano? Strano che in questa terra vi dobbiate affidare alla protezione di un uomo ma non raggiungiate mai il vostro potenziale, come mi è stato detto. L’ho mandato a prendere.»

Come Egwene aveva temuto. Luce! Lei aveva condotto Gawyn a questo. Lei aveva guidato l’esercito al disastro. Egwene chiuse forte gli occhi. Aveva condotto la Torre Bianca alla distruzione.

I suoi genitori sarebbero stati trucidati. I Fiumi Gemelli sarebbero bruciati.

Sarebbe dovuta essere più forte.

Sarebbe dovuta essere più intelligente.

No.

Non era stata spezzata dai Seanchan. Non sarebbe stata spezzata da questo. Egwene aprì gli occhi e incontrò lo sguardo della Sharana nella soffusa luce azzurra. Egwene costrinse le proprie emozioni a placarsi e avvertì la calma da Aes Sedai avvilupparla.

«Tu… sei uno strano tipo» sussurrò la Sharana, gli occhi ancora fissi in quelli di Egwene. La donna era così affascinata che non notò quando l’ombra si mosse dietro a lei. Un’ombra che non poteva essere Gawyn, poiché era ancora distante.

Qualcosa andò a sbattere contro la testa della donna da dietro. Lei crollò, accasciandosi a terra. Il globo si estinse all’istante, ed Egwene fu libera. Piombò in una posizione accucciata, con le dita che cercavano il coltello.

Una figura le si avvicinò. Egwene alzò il coltello e si preparò ad abbracciare la Fonte. Avrebbe attirato l’attenzione se fosse stato necessario. Non si sarebbe fatta catturare di nuovo.

Ma chi era questa persona?

«Zitta» disse la figura.

Egwene riconobbe la voce. «Leilwin?»

«Altri si sono accorti che questa donna ha incanalato» disse Leilwin. «Verranno a vedere cosa stava facendo. Dobbiamo muoverci!»

«Mi hai salvato» mormorò Egwene. «Mi hai liberato.»

«Io prendo sul serio i miei giuramenti» aggiunse Leilwin. Poi, così piano che Egwene riuscì a stento a sentirla, aggiunse: «Forse troppo seriamente. Presagi tanto orribili stanotte…»

Si mossero rapidamente per il campo per alcuni momenti, finché Egwene non percepì Gawyn avvicinarsi. Non riusciva a distinguerlo nelle tenebre. Alla fine sussurrò piano: «Gawyn?»

All’improvviso lui fu lì, proprio accanto a lei. «Egwene? Chi hai trovato?»

Leilwin si irrigidì, poi sibilò piano tra i denti. Qualcosa pareva averla turbata parecchio. Forse era arrabbiata perché qualcuno le si era avvicinato di soppiatto. Se era quello il caso, Egwene condivideva la sensazione. Era andata orgogliosa delle sue capacità e poi era stata colta alle spalle non solo da un’incanalatrice ma ora anche da Gawyn! Perché mai un ragazzo cresciuto in città sarebbe stato capace di muoversi così bene senza che lei lo notasse?

«Non ho trovato nessuno» sussurrò Egwene. «Leilwin ha trovato me… e mi ha tirato fuori da una brutta situazione.»

«Leilwin?» disse Gawyn, scrutando attraverso il buio. Egwene poteva percepire la sua sorpresa e il suo sospetto.

«Dobbiamo continuare a muoverci» disse Leilwin.

«Non obietterò su questo» replicò Gawyn. «Siamo quasi fuori. Dovremo andare un po’ verso nord, però. Ho lasciato alcuni corpi poco a destra di qui.»

«Corpi?» chiese Leilwin.

«Mezza dozzina di Sharani mi sono balzati addosso» disse Gawyn.

Mezza dozzina?, pensò Egwene. Dal suo tono pareva non fosse nulla.

Non era questo il posto per discutere. Si unì agli altri due, diretti fuori dall’accampamento, con Leilwin che li guidava in una direzione specifica. Ogni rumore o urlo dal campo faceva trasalire Egwene, preoccupata che uno dei corpi fosse stato scoperto. In effetti, fece un balzo quasi fino ai nuvoloni neri quando qualcuno parlò dal buio.

«Siete voi?»

«Siamo noi, Bayle» disse Leilwin piano.

«Per mia nonna veneranda!» esclamò piano Bayle Domon, unendosi a loro. «L’hai trovata? Donna, mi stupisci di nuovo.» Esitò. «Vorrei che mi avessi lasciato venire con te.»

«Marito mio,» sussurrò Leilwin «sei un uomo coraggioso e robusto come quelli che ogni donna vorrebbe nel suo equipaggio. Ma ti muovi con tutta la goffaggine di un orso che attraversa un fiume di corsa.»

Lui grugnì, ma si unì a loro mentre lasciavano il limitare del campo, silenziosamente e con cautela. Dieci minuti dopo, Egwene finalmente si fidò ad abbracciare la Fonte. Beandosene, creò un passaggio per loro e Veleggiò fino alla Torre Bianca.

Aviendha correva con il resto degli Aiel attraverso passaggi. Spuntavano come acque alluvionali nella valle di Thakan’dar. Due ondate, che scorrevano giù da lati opposti della valle.

Aviendha non portava una lancia; non era quello il suo ruolo. Invece era una lancia.

A lei si unirono due uomini in giubba nera, cinque Sapienti, la donna di nome Alivia e dieci delle Aes Sedai votate a Rand con i loro Custodi. Nessuno di questi tranne Alivia aveva reagito bene al fatto di essere stato messo sotto il comando di Aviendha. Agli Asha’man non piaceva dover rispondere a una donna, alle Sapienti non piaceva affatto prendere ordini da Rand, mentre le Aes Sedai consideravano ancora inferiori le incanalataci aiel. Ma tutti obbedivano comunque all’ordine.

Rand le aveva sussurrato in disparte di stare in allerta: tra loro potevano esserci degli Amici delle Tenebre. Non era stata la paura a fargli pronunciare quelle parole, ma il suo senso di realismo. Le ombre potevano insinuarsi ovunque.