Qui nella valle c’erano Trolloc e alcuni Myrddraal, ma non avevano previsto questo attacco. Gli Aiel approfittarono del loro disordine e iniziarono un massacro. Aviendha guidò il suo gruppo di incanalatori verso la forgia, quel massiccio edificio dal tetto grigio. I fabbri dell’Ombra si voltarono dal loro moto inesorabile, mostrando appena un accenno di confusione.
Aviendha intessé Fuoco verso uno di loro, staccandogli la testa dalle spalle. Il corpo si mutò in pietra, poi iniziò a sbriciolarsi.
Quello parve un segnale per gli altri incanalatori: per tutta la vallata, i fabbri dell’Ombra cominciarono a esplodere. Si diceva che fossero guerrieri terribili quando venivano provocati, con la pelle che deviava le spade. Poteva essere solo una diceria, dato che pochi Aiel avevano realmente danzato le lance con un fabbro dell’Ombra.
Aviendha non aveva particolarmente voglia di scoprire la verità. Lasciò che la sua squadra eliminasse il primo gruppo dei fabbri dell’Ombra e cercò di non pensare troppo alla morte e alla distruzione che questi esseri avevano causato durante le loro vite innaturali.
La Progenie dell’Ombra cercò di organizzare una difesa, con alcuni dei Myrddraal che urlavano e frustavano i loro Trolloc perché caricassero e spezzassero l’attacco degli Aiel che si stavano scagliando su di loro con un fronte ampio. Sarebbe stato più facile fermare un fiume con una manciata di ramoscelli. Gli Aiel non rallentarono e quella Progenie dell’Ombra che tentò di resistere venne uccisa sul loro percorso, spesso cadendo sotto numerose lance o frecce.
Molti dei Trolloc ruppero lo schieramento e fuggirono, scappando di fronte al boato delle urla degli Aiel. Aviendha e i suoi incanalatori raggiunsero le forge e i recinti lì vicino, pieni di prigionieri sudici e con gli occhi vacui che stavano aspettando la morte.
«Rapidi!» disse Aviendha ai Custodi che l’accompagnavano. Gli uomini forzarono i recinti mentre Aviendha e gli altri attaccavano il resto dei fabbri dell’Ombra. Mentre questi morivano — crollando in pietra e polvere — lasciarono cadere lame Thakan’dar ancora a metà sulle rocce.
Aviendha guardò in alto sulla destra. Un lungo sentiero serpeggiante conduceva fino all’ingresso della caverna sul lato della montagna che incombeva su di loro. Quel foro era buio. Pareva una trappola che adescava la luce a entrare per poi non lasciarla uscire mai più.
Aviendha intessé Fuoco e Spirito, poi rilasciò il flusso nell’aria. Un attimo dopo si aprì un passaggio all’inizio del sentiero che portava a Shayol Ghul. Quattro figure lo attraversarono. Una donna in blu, minuta per statura ma non per volontà. Un uomo attempato, con i capelli bianchi e avvolto in un mantello multicolore. Una donna in giallo, i capelli scuri tagliati corti, adornati con un assortimento di gemme incastonate in oro.
E un uomo alto, con i capelli del colore di braci vive. Indossava la sua giacca rossa e oro, ma sotto aveva una semplice camicia dei Fiumi Gemelli. Ciò che era diventato e ciò che era stato, tutto in uno. Portava due spade, come uno Shienarese. Una sembrava di vetro; la teneva sulla schiena. L’altra era la spada dell’Assassino dell’Albero, Re Laman, legata alla cintura. La portava per lei. Uomo sciocco.
Aviendha sollevò la mano verso di lui e Rand fece lo stesso. Quello sarebbe stato il loro unico addio se lui avesse fallito nel compito prefissato o se lei fosse morta durante il suo. Con un’ultima occhiata, Aviendha distolse lo sguardo da lui e lo rivolse verso il suo dovere.
Due delle Aes Sedai con lei si erano collegate e avevano creato un passaggio affinché i Custodi potessero accompagnare i prigionieri in un luogo sicuro. Molti dovettero essere spronati per muoversi. Barcollavano in avanti, gli occhi morti quasi quanto quelli dei fabbri dell’Ombra.
«Controllate anche dentro la forgia» disse Aviendha, facendo cenno ad alcuni Custodi. Quelli si precipitarono dentro, seguiti dalle Aes Sedai. Flussi dell’Unico Potere scossero l’edificio quando trovarono altri fabbri dell’Ombra, e anche i due Asha’man accorsero all’interno.
Aviendha esaminò la valle. La battaglia era diventata più violenta: c’era altra Progenie dell’Ombra nel corridoio che portava fuori dalla valle. Questi avevano avuto più tempo di prepararsi e schierarsi. Ituralde guidò le sue truppe all’interno dietro gli Aiel, mettendo in sicurezza le parti della valle che erano già state occupate.
Pazienza, pensò Aviendha tra sé. Il suo compito non sarebbe stato unirsi a quella battaglia, ma guardare le spalle a Rand mentre saliva ed entrava nel Pozzo del Destino.
Una cosa la preoccupava. I Reietti non potevano Viaggiare direttamente all’interno della caverna? Rand non sembrava preoccupato per quello, ma era anche molto distratto da ciò che doveva fare. Forse si sarebbe dovuta unire a lui e….
Si accigliò, guardando in alto. Cos’era quell’ombra?
Il sole splendeva in un cielo turbolento. Alcune nubi temporalesche, a chiazze, certe di un nero intenso, altre di un bianco brillante. Ma non si trattava di una nube che avesse oscurato il sole all’improvviso; qualcosa di nero e solido era scivolato davanti.
Aviendha provò un brivido e si ritrovò a tremare quando la luce scivolò via. Calò l’oscurità, un’oscurità vera.
I soldati per tutto il campo alzarono lo sguardo stupiti, impauriti perfino. La luce si spense. La fine del mondo era giunta.
All’improvviso percepì incanalare dall’altra estremità dell’ampia vallata. Aviendha ruotò, scrollandosi di dosso il suo stupore. Il terreno circostante era disseminato di indumenti strappati, armi cadute e cadaveri. Tutto lo scontro era all’imboccatura della vallata, distante da lei, dove gli Aiel stavano cercando di ricacciare la Progenie dell’Ombra dentro il passo.
Anche se Aviendha non poteva vedere molto in quella oscurità, riusciva a capire che i soldati stavano fissando il cielo. Perfino i Trolloc sembravano sbalorditi. Ma poi quell’oscurità solida iniziò a muoversi nel cielo, rivelando prima il margine del sole, poi il sole stesso. Luce! La fine non era calata su di loro.
La battaglia all’imboccatura della valle riprese, ma era evidentemente difficile. Far ritirare i Trolloc per un passaggio tanto stretto era come cercare di spingere un cavallo attraverso una piccola crepa nel muro. Impossibile, a meno di non cominciare ad allargarla un po’.
«Là!» disse Aviendha, indicando verso il lato della vallata, dietro le linee degli Aiel. «Percepisco una donna incanalare.»
«Luce, quanto è potente» mormorò Nesune.
«Circolo!» urlò Aviendha. «Ora!»
Gli altri si collegarono, fornendo ad Aviendha il controllo del circolo. Fu riempita dal potere, un potere inimmaginabile. Era come se prendesse un respiro, ma continuava a poter incamerare più aria, riempiendosi, espandendosi e sfrigolando di energia. Era come una tempesta, un vasto mare dell’Unico Potere.
Gettò le mani in avanti, scagliando un flusso grezzo, formato solo a metà. Tutto questo potere era quasi troppo perché lei potesse plasmarlo. Aria e Fuoco sprizzarono dalle sue mani, una colonna larga quanto le braccia tese di un uomo.
Il Fuoco avvampò come una sostanza quasi liquida, densa e rovente. Non Fuoco Malefico — sapeva di non doverlo tessere — ma comunque pericoloso. L’Aria contenne il Fuoco in una massa concentrata di distruzione.
La colonna sfrecciò per il campo di battaglia, fondendo la pietra sotto di sé e incendiando i cadaveri. Un enorme banco di nebbia scomparve con un sibilo e il terreno tremò quando la colonna andò a schiantarsi contro il fianco della parete della valle, dove l’incanalatrice nemica — Aviendha poteva solo supporre che si trattasse di una dei Reietti, dalla sua forza — aveva attaccato le retrovie degli Aiel.
Aviendha lasciò andare il flusso, la sua pelle lustra di sudore. Una colonna di fumo nero si levò dalla parete della valle. Roccia fusa colò giù per il pendio. Aviendha rimase immobile, guardinga e in attesa. L’Unico Potere dentro di lei iniziò davvero a tendersi, come per cercare di sfuggirle. Era perché parte dell’energia che usava proveniva da uomini? Mai prima di allora l’Unico Potere era sembrato volerla distruggere.