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Ebbe solo un breve preavviso: un momento frenetico in cui qualcuno incanalò dall’altro lato della valle, seguito da una poderosa raffica di vento.

Aviendha tagliò quel vento al centro con un flusso invisibile delle dimensioni di un enorme albero. A questo fece seguire un’altra esplosione di Fuoco, stavolta più controllata. No, non osava usare il Fuoco Malefico. Rand l’aveva avvisata. Quello avrebbe potuto allargare il Foro, rompere la struttura della realtà in un punto dove quella membrana era già sottile.

Il suo nemico non aveva la stessa restrizione. L’attacco successivo della donna giunse come una barra incandescente, che mancò di poco Aviendha — perforando l’aria solo a un dito dalla sua testa — prima di colpire il muro della forgia dietro di lei. Il Fuoco Malefico tagliò via un’ampia sezione di pietra e mattoni dalla parete, e l’edificio crollò con uno schianto.

E tanti saluti, pensò Aviendha, gettandosi a terra. «Sparpagliatevi!» ordinò agli altri. «Non fornitele bersagli facili!» Incanalò, agitando l’Aria per creare una tempesta di polvere e detriti di fronte a loro. Poi usò un flusso per mascherare il fatto che stesse trattenendo l’Unico Potere e per nasconderla dalla sua nemica. Accucciandosi, sgattaiolò dietro un riparo lì vicino: un cumulo di scorie e rottami di ferro, che attendevano di essere fusi.

Il Fuoco Malefico colpì di nuovo, centrando il terreno roccioso dove Aviendha si era trovata prima. Bucò la roccia con la stessa facilità con cui una lancia trapassava un melone. Tutti i compagni di Aviendha si erano messi al riparo e continuavano ad alimentarla con la loro forza. Un tale potere. La distraeva.

Valutò la provenienza degli attacchi. «State pronti a seguirmi» disse agli altri, poi creò un passaggio fino al punto dove il flusso era cominciato. «Attraversatelo dopo di me, ma mettetevi immediatamente al riparo!»

Vi balzò dentro, con le gonne che frusciavano e trattenendo il potere come un tuono contenuto in qualche modo. Atterrò su un pendio che dava sul campo di battaglia. Sotto combattevano uomini e Trolloc: pareva che gli Aiel stessero trattenendo una vasta piena nera.

Aviendha vi dedicò solo un rapido sguardo. Scavò nel terreno con un flusso primitivo di Terra e scalzò un pezzo di roccia delle dimensioni di un cavallo, sbalzandolo in aria. Il fascio diretto verso di lei un secondo più tardi colpì il pezzo di roccia.

Il Fuoco Malefico era una lancia pericolosa da impugnare. A volte tagliava, ma se colpiva un oggetto preciso — una persona, per esempio — lo faceva avvampare e svanire. Il Fuoco Malefico arse via dall’esistenza il pezzo di roccia di Aviendha, lasciando cadere corpuscoli di polvere luccicante che scomparvero rapidamente. Dietro di lei, gli uomini e le donne nel suo circolo si gettarono attraverso il passaggio e trovarono riparo.

Aviendha ebbe a malapena il tempo di notare che, nelle vicinanze, erano apparse fratture nella roccia. Fratture che parevano aprirsi sull’oscurità. Quando la barra di luce svanì nella visuale di Aviendha, lei scagliò una colonna di fuoco ardente. Stavolta incontrò carne, consumando una donna snella e dalla pelle ramata in un abito rosso. Lì vicino altre due donne imprecarono, precipitandosi via. Aviendha lanciò un secondo attacco contro di loro.

Una delle due — la più forte — creò un flusso con tale abilità e velocità che Aviendha se ne avvide a malapena. Il flusso balzò davanti alla sua colonna di Fuoco e il risultato fu un’esplosione di vapore scottante. Il Fuoco di Aviendha fu estinto e lei annaspò, accecata temporaneamente.

L’istinto di battaglia prese il sopravvento. Nascosta dalla nuvola di vapore, si gettò in ginocchio, poi rotolò da un lato mentre afferrava una manciata di rocce e le lanciava lontano da sé per creare un diversivo.

Funzionò. Mentre sbatteva le palpebre per scacciare lacrime dagli occhi, una barra incandescente colpì verso il suono delle rocce.

Quelle crepe scure si diffusero ulteriormente.

Aviendha spazzò via il vapore con un flusso di Aria mentre sbatteva ancora le palpebre. Poteva vedere abbastanza bene da distinguere due sagome nere accucciate lì vicino sulle rocce. Una si voltò verso di lei, rimase senza fiato — vedendo i flussi di attacco che Aviendha stava formando — poi svanì.

Non ci fu nessun passaggio. Quella persona parve semplicemente ripiegarsi su sé stessa e Aviendha non la percepì incanalare. Avvertì qualcos’altro, un debole… qualcosa. Un tremolio nell’aria che non era del tutto fisico.

«No!» disse la seconda donna. Solo una macchia indistinta negli occhi striati di lacrime di Aviendha. «Non…»

La vista di Aviendha si schiarì quanto bastava per distinguere le fattezze della donna — un volto lungo e capelli scuri — quando il suo flusso la colpì. Gli arti della donna si strapparono dal corpo. Un braccio fumante roteò in aria, creando un turbinio di fumo nero prima di cadere lì vicino.

Aviendha tossì, poi lasciò andare il circolo. «Guarigione!» disse, mettendosi faticosamente in piedi.

Fu Bera Harkin a raggiungerla per prima, e un flusso di Guarigione si posò sulla tremolante Aviendha. Aveva il fiatone, e la sua pelle arrossata fu riparata, assieme ai suoi occhi strinati. Annuì in segno di ringraziamento a Bera, che ora poteva vedere con chiarezza.

Davanti a lei, Sarene — una Aes Sedai col viso a forma di lacrima e numerose trecce scure — si diresse dai cadaveri che Aviendha aveva creato, col suo Custode Vitalien vicino al suo fianco. Scosse il capo. «Duhara e Falion. Ora Signori del Terrore.»

«C’è una differenza tra Signori del Terrore e Ajah Nera?» domandò Amys.

«Ma certo» rispose Sarene in tono calmo.

Lì vicino gli altri trattenevano ancora l’Unico Potere, aspettandosi un nuovo attacco. Aviendha non pensava che ci sarebbe stato. Aveva sentito quel rantolo di sorpresa, percepito il panico nel modo in cui l’ultima donna — la più forte delle tre — era fuggita. Forse non aveva previsto di dover affrontare una resistenza così strenua tanto rapidamente.

Sarene diede un calcio a un braccio che era stato di Falion. «Sarebbe stato meglio averle prese vive per interrogarle. Sono sicura che avremmo potuto apprendere l’identità di quella terza donna. Qualcuno l’ha riconosciuta?»

I membri del gruppo scossero il capo. «Non faceva parte della lista di donne dell’Ajah Nera che sono fuggite» disse Sarene, prendendo il braccio del suo Custode. «Aveva un volto particolare… così bitorzoluto e privo di qualunque fascino. Sono certa che me la sarei ricordata.»

«Era potente» disse Aviendha. «Molto potente.» Aviendha avrebbe ipotizzato che fosse una dei Reietti. Ma di sicuro non si era trattato di Moghedien, e non corrispondeva alla descrizione di Graendal.

«Ci divideremo in tre circoli» disse Aviendha. «Bera ne guiderà uno, io e Amys gli altri. Sì, possiamo creare circoli più grandi di tredici ora, ma sembra uno spreco. Non mi serve così tanto potere per uccidere. Uno dei nostri gruppi attaccherà i Trolloc lì sotto. Gli altri due eviteranno di incanalare e si nasconderanno qui vicino, di guardia. In quel modo, possiamo provocare quell’incanalatrice nemica, facendole credere che siamo comunque in un circolo numeroso, mentre gli altri due possono colpirla dai lati quando giungerà per attaccare.»

Amys sorrise. Riconobbe questa come una tattica di base delle Fanciulle per le scorrerie. Non sembrava particolarmente disturbata dal seguire gli ordini di Aviendha, ora che l’irritazione per l’arroganza di Rand era svanita. Infatti, semmai, lei e le altre quattro Sapienti parevano orgogliose.

Quando la squadra di Aviendha obbedì, lei percepì altro incanalare provenire dal campo di battaglia. A Cadsuane e quelli che la seguivano piaceva considerarsi esenti dagli ordini di Rand. Combattevano mentre un altro gruppo di Aes Sedai e Asha’man teneva aperti dei passaggi per far entrare gli eserciti domanesi e tairenesi.