Troppe persone che incanalavano tutt’attorno. Sarebbe diventato difficile individuare un attacco da uno dei Reietti.
«Dobbiamo allestire dei terreni di Viaggio» disse Aviendha. «E mantenere un controllo severo su chi deve incanalare e dove. In tal modo, quando percepiremo incanalare, saremo in grado di capire in un attimo se c’è qualcosa che non va.» Si portò una mano alla testa. «Tutto questo sarà molto difficile da organizzare.»
Lì accanto, il sorriso di Amys si allargò. Ora sei tu al comando, Aviendha, pareva dire quel sorriso. E tocca a te sopportare i mal di testa di questa incombenza.
Rand al’Thor, il Drago Rinato, voltò le spalle ad Aviendha e lasciò lei e Ituralde alla loro battaglia. Lui doveva unirsi a un’altra.
Finalmente era giunto il momento.
Si avvicinò alla base della montagna di Shayol Ghul. Sopra, un buco nero era scavato nella parete della montagna, l’unico modo per raggiungere il Pozzo del Destino. Moiraine si unì a lui, stringendo a sé il suo scialle che si increspava, con la frangia azzurra che intercettava il vento. «Ricorda. Questo non è il Foro, non è la prigione del Tenebroso. Questo è semplicemente il luogo dove il suo tocco sul mondo è più forte. È lui ad avere il controllo qui.»
«Ora tocca il mondo intero, in una misura o nell’altra» disse Rand.
«E così il suo tocco qui sarà più forte.»
Rand annuì, posando la mano sul pugnale che portava alla cintura. «Nessuno incanali finché non colpiamo direttamente il Tenebroso. Se possibile, voglio evitare un combattimento come quello avvenuto quando la Fonte è stata ripulita. Ciò che sta per accadere richiederà tutta la mia forza.»
Nynaeve annuì. Portava gioielli angreal e ter’angreal sopra un abito giallo, uno molto più bello di quanto si sarebbe mai concessa durante i suoi giorni nei Fiumi Gemelli. Gli pareva strana senza la treccia, con i capelli che le arrivavano a malapena alle spalle. In qualche modo sembrava più vecchia. Non sarebbe dovuto essere così. Nei Fiumi Gemelli la treccia era un simbolo di età e maturità. Perché Nynaeve sarebbe dovuta sembrare più vecchia senza?
Thom si accostò a Rand, guardando il foro nella roccia strizzando gli occhi. «Sospetto che non entrerò con voi.»
Moiraine lo guardò, increspando le labbra.
«Qualcuno dovrà sorvegliare l’ingresso della caverna, moglie mia» disse Thom. «Quel costone lassù accanto all’apertura ha una visuale eccellente del campo di battaglia. Posso osservare lo scontro lì sotto, forse comporre una o due ottime ballate.»
Rand sorrise per il guizzo di umorismo negli occhi di Thom. Si trovavano al limitare del tempo stesso e Thom Merrilin trovava ancora un sorriso.
Sopra di loro roteavano delle nubi scure, avendo come loro perno il picco di Shayol Ghul. L’oscurità aggredì il sole finché non scomparve quasi del tutto, completamente coperto, nell’oblio totale.
Le forze di Rand si fermarono, fissando il cielo in preda al terrore, e perfino i Trolloc esitarono, ringhiando e fischiando. Ma mentre il sole riemergeva lentamente dalla sua prigionia, nella valle sottostante la battaglia feroce riprese. Annunciava le sue intenzioni, ma il pugnale l’avrebbe tenuto nascosto agli occhi del Tenebroso. Se la Luce l’avesse voluto, i condottieri dell’Ombra si sarebbero concentrati sulla battaglia e avrebbero presunto che Rand avrebbe atteso il suo esito prima di colpire.
«Ora?» chiese Nynaeve, guardando lo stretto sentiero roccioso fino alla caverna.
Rand annuì e fece strada. Si levò un vento che li sferzò tutti e quattro mentre percorrevano il sentiero. Rand aveva scelto di proposito i suoi abiti. La giacca rossa, ricamata con rovi dalle lunghe spine sulle maniche e aironi dorati sul colletto, era la gemella di una di quelle che Moiraine aveva fatto in modo che lui ricevesse a Fal Dara. La camicia bianca, allacciata sul davanti, era di fattura dei Fiumi Gemelli. Callandor sulla schiena, la spada di Laman al fianco. Era passato molto tempo da quando aveva scelto di portarla, ma sembrava appropriata.
I venti gli soffiarono contro, minacciando di gettarlo giù dalle alture. Lui si ostinò comunque a proseguire, salendo il pendio ripido, stringendo i denti contro il dolore al fianco. Qui il tempo pareva avere meno significato, e Rand ebbe la sensazione di aver camminato per giorni quando raggiunse la zona piatta davanti alla caverna. Si voltò, posando una mano contro la roccia di quelle fauci spalancate, e fece spaziare lo sguardo sulla valle.
Le sue forze laggiù sembravano così fragili, così insignificanti. Sarebbero riusciti a difenderla abbastanza a lungo?
«Rand…» disse Nynaeve, prendendogli il braccio. «Forse dovresti riposare.»
Lui abbassò lo sguardo, seguendo gli occhi di Nynaeve fino al suo fianco. La ferita, quella vecchia ferita, si era riaperta. Sentì sangue dentro lo stivale. Gli era colato lungo il fianco, giù per la gamba e, quando muoveva il piede, si lasciava dietro un’orma insanguinata.
Sangue sulle rocce…
Nynaeve si portò una mano alla bocca.
«Deve accadere, Nynaeve» disse Rand. «Non puoi fermarlo. Le profezie non dicono nulla sul fatto che sopravvivrò a questo. L’ho sempre trovato bizzarro; tu no? Perché mai parlerebbero del sangue ma non di cosa viene dopo?» Scosse il capo, poi sfoderò Callandor dalla schiena. «Moiraine, Nynaeve, mi presterete la vostra forza e vi unirete a me in un circolo?»
«Vuoi che sia una di noi a capo,» disse Moiraine in tono esitante «in modo da poterlo usare in sicurezza?»
«Non prevedo di essere al sicuro» disse Rand. «Un circolo, per favore.»
Le due donne si scambiarono un’occhiata. Finché Rand era a capo del circolo, un’altra poteva colpire e prendere il controllo su di lui. A nessuna delle due piaceva quella richiesta, ovvio. Rand non era certo se dovesse essere lieto che le due donne avessero cominciato ad andare d’accordo: forse, invece, si sarebbe dovuto preoccupare che facessero fronte comune contro di lui.
Quello parve un pensiero che risaliva a giorni più semplici. Più facili. Sorrise in modo beffardo, ma sapeva che quel sorriso non raggiungeva i suoi occhi. Moiraine e Nynaeve gli fornirono la loro forza e lui la accettò. Thom baciò Moiraine e poi i tre si voltarono per osservare l’apertura davanti a loro. Conduceva di nuovo in basso, verso la base della montagna e il pozzo fiammeggiante che era quello che più si avvicinava in questo mondo alla dimora del Tenebroso.
Ombre da un sole ritornato offuscavano l’imboccatura della caverna attorno a lui. Il vento lo strattonava e aveva il piede caldo per il suo stesso sangue. Non uscirò da vivo da questo pozzo, pensò.
Non gli importava più. Sopravvivere non era il suo obiettivo. Non lo era già da qualche tempo.
Voleva fare questo nel modo giusto. Doveva farlo nel modo giusto. Era il momento giusto? I suoi piani erano stati accurati?
È il momento. U compito va intrapreso.
La voce parlò con l’ineluttabilità di un terremoto, con le parole che riverberavano attraverso di lui. Più di suono nell’aria, molto di più, le parole si trasmisero come da un’anima a un’altra. Moiraine annaspò e strabuzzò gli occhi.
Rand non fu sorpreso. Aveva già udito questa voce una volta e si rese conto che la stava aspettando. Ci stava sperando, almeno.
«Grazie» sussurrò Rand, poi avanzò nel regno del Tenebroso, lasciandosi alle spalle orme di sangue.
24
Ignorare i presagi
Fortuona, Imperatrice dell’impero Seanchan, esaminava suo marito che impartiva ordini alle loro forze. Erano schierate fuori dal palazzo di Ebou Dar, e lei stessa era seduta su un elaborato trono mobile, dotato di aste sul fondo affinché potesse essere portata in giro da una dozzina di soldati.