«L’Imperatrice non può essere vincolata da parole su un foglio» disse Fortuona. «Però… in questo caso, il motivo per cui ho firmato il trattato rimane, ed è reale. Proteggeremo questo mondo nei suoi giorni più bui e distruggeremo l’Ombra alla radice. Generale Galgan, farai muovere le nostre forze per proteggere queste marath’damane, dato che ci occorrerà il loro aiuto nel combattere l’Ombra.»
Knotai si rilassò. «Bene. Yulan, Galgan, mettiamoci a elaborare i piani! E mandate a chiamare quella donna, Tylee. Pare che sia l’unico dannato generale ad avere la testa sulle spalle, da queste parti. E…»
Continuò a parlare, allontanandosi col suo cavallo, dando ordini che in realtà avrebbe dovuto lasciare che fosse Galgan a impartire. Galgan la studiò dalla sella con espressione indecifrabile. L’avrebbe considerato un grave errore, ma lei… lei aveva i presagi dalla sua parte.
Quelle spaventose nuvole nere accompagnavano Lan ormai da troppo tempo. Si era davvero stancato di vederle ogni giorno, che si estendevano all’infinito in ogni direzione, rombando con tuoni che sembravano ringhi provenienti dallo stomaco di una bestia affamata.
«Le nubi sembrano più basse oggi» disse Andere, in sella al suo cavallo accanto a Mandarb. «I fulmini toccano terra. Non lo fa ogni giorno.»
Lan annuì. Andere aveva ragione: pareva proprio brutto. Quello non cambiava nulla. Agelmar aveva scelto il luogo per la loro battaglia lungo il fiume che scrosciava sul loro fianco ovest, usandolo per proteggere quel lato. Lì vicino le colline fornivano posizioni per gli arcieri, ed era in cima a una di quelle che Lan e Andere attendevano.
Più avanti, i Trolloc si radunavano per un assalto. Sarebbero arrivati presto. Più vicino, Agelmar aveva messo la cavalleria pesante nelle vallate per attacchi sui fianchi una volta che i Trolloc avessero caricato e la cavalleria leggera dietro le colline per aiutare quella pesante a ritirarsi quando fosse giunto il momento. Agelmar continuava a borbottare perché non ave va picche, anche se era stata la mancanza di truppe appiedate a facilitare il successo della loro ritirata.
Per quanto è servita, pensò cupamente Lan nell’esaminare il mare sconfinato di Trolloc. I suoi uomini avevano scelto attentamente le loro battaglie, uccidendone a decine di migliaia mentre loro avevano perso solo migliaia, lasciando lo Shienar bruciato e incapace di sostentare l’avanzata dei Trolloc. Pareva che non avesse fatto alcuna differenza.
Stavano perdendo questo scontro. Sì, avevano ritardato i Trolloc, ma non abbastanza bene… e non abbastanza a lungo. Presto sarebbero stati intrappolati e distrutti, se non avessero ricevuto aiuti dall’esercito di Elayne, che era incalzato allo stesso modo.
Il cielo si rabbuiò. Lan alzò lo sguardo bruscamente. Le nuvole erano ancora lì, ma diventavano molto più minacciose. La terra era avvolta in un’ombra profonda.
«Maledizione» esclamò Andere, alzando gli occhi. «Il Tenebroso in qualche modo ha inghiottito il sole? Dovremo portare delle lanterne per combattere, anche se è metà giornata.»
Lan si mise la mano sulla corazza; sotto l’armatura, la lettera di Nynaeve era posata accanto al suo cuore. Luce! Che il suo combattimento possa andare meglio del mio. Quello stesso giorno, lei e Rand erano entrati nel Pozzo del Destino stesso.
Dall’altra parte del campo di battaglia, gli incanalatori stanchi distolsero gli occhi dal cielo spaventosamente buio e mandarono in alto delle luci. Non era granché, ma sarebbe dovuto bastare. Ma poi l’oscurità arretrò e tornò la luce del sole, coperta come era diventata di recente.
«Radunate l’Alta Guardia di Malkier» disse Lan. Quello era il modo in cui si chiamavano tra loro quelli che lo proteggevano. Era un vecchio termine malkieri per la scorta del Re sul campo di battaglia. Lan non era certo di cosa pensare del fatto che il Principe Kaisel, un Kandori, si considerasse un membro.
Molti dei Malkieri di Lan avevano pochissimo sangue malkieri: erano venuti da lui più per onore che per altro. Il Principe era un altro paio di maniche. Lan aveva chiesto a lui e ai suoi compagni se per loro fosse opportuno giurare fedeltà a un Re straniero, per quanto amico.
L’unica risposta che aveva ricevuto era stata: «In questa guerra Malkier rappresenta le Marche di Confine, Dai Shan.»
Nelle vicinanze balenò un lampo; il fragore del tuono investì Lan come una cosa fisica. Mandarb si agitò a malapena. L’animale si stava abituando a boati del genere. L’Alta Guardia si radunò e Andere prese lo stendardo di Lan, fissandolo all’alloggiamento nella sua sella in modo da poterlo portare e menare comunque fendenti con la spada.
Arrivarono i loro ordini da Agelmar. Lan e i suoi uomini sarebbero stati nel cuore dell’attacco. Una volta che i Trolloc avessero caricato, la cavalleria pesante li avrebbe colpiti ai fianchi per interrompere il loro slancio. Lan e i suoi avrebbero colpito le creature dritto per dritto.
Come preferiva Lan. Agelmar sapeva che non era il caso di coccolarlo. Lan e le sue truppe avrebbero tenuto il terreno centrale davanti alle colline, costringendo i Trolloc a combattere in modo tale che gli arcieri potessero scagliare una salva dopo l’altra tra le loro file posteriori. Le forze di disturbo sarebbero state tenute perlopiù in riserva, per impedire che il nemico spazzasse attorno al loro fianco destro; alla loro sinistra c’era il fiume, un deterrente naturale per i Trolloc. Un buon piano, sempre che si potesse considerare qualunque piano buono di fronte a una disparità numerica tanto schiacciante. Tuttavia, Agelmar non stava commettendo errori, per quanto poteva vedere Lan. Si lamentava di fare brutti sogni, di recente, ma considerata la guerra che combattevano, Lan sarebbe stato più preoccupato se Agelmar non avesse sognato morte e battaglia.
I Trolloc iniziarono a muoversi.
«Avanti!» urlò Lan mentre le trombe risuonavano in aria, accompagnate dal tuono nel cielo.
A poca distanza dalle mura di Cairhien, Elayne cavalcava Ombra di Luna lungo le file anteriori; l’esercito si era schierato secondo i piani di Bashere, ma lei era preoccupata.
Ce l’avevano fatta. Una rapida marcia risalendo il fiume lungo la strada per arrivare a Cairhien di fronte all’esercito dei Trolloc. Elayne aveva posizionato le loro forze sul lato settentrionale di Cairhien per affrontare Tarmata di Trolloc in arrivo da quella direzione. Aveva anche lasciato alcuni Draghi e una compagnia di arcieri più a valle del fiume per dissuadere i Trolloc che avessero tentato di attraversarlo li; si sarebbero ritirati rapidamente verso nord quando fosse diventato impossibile impedire al nemico di attraversare.
Sconfiggere l’esercito davanti a loro; poi affrontare quello dietro. Era la loro unica possibilità. Le donne della Famiglia erano esauste; Elayne aveva richiesto molti passaggi per spostare i suoi uomini. La loro fatica significava che Elayne non avrebbe avuto incanalatrici per questo scontro. Le donne sarebbero state già abbastanza impegnate a creare piccoli passaggi fino a Mayene per mandarvi i feriti a essere Guariti.
L’esercito di Elayne era di poco più numeroso di quello della Progenie dell’Ombra, ma i suoi uomini erano esausti. Tra l’ansia di una battaglia ormai prossima, alcuni erano ingobbiti nelle loro file, con le picche inclinate in avanti. Anche quelli che stavano dritti avevano comunque gli occhi arrossati. Avevano ancora i Draghi di Aludra. Quello sarebbe dovuto bastare.
La notte prima Elayne non aveva dormito. Aveva passato il tempo a cercare parole ispiratrici, qualcosa di significativo da poter dire. Cosa dicevi quando tutto stava arrivando alla fine?
Fece fermare Ombra di Luna di fronte alla fila di soldati andorani. Le sue parole sarebbero state trasmesse all’intero esercito usando dei flussi. Elayne fu sorpresa di vedere che alcuni Aiel si stavano avvicinando per ascoltare. Non avrebbe pensato che a loro sarebbe importato qualcosa delle parole di una Regina delle terre bagnate.
Aprì la bocca per parlare e il sole scomparve.