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Fortuona ruotò verso di lei. «Non diffondere tali menzogne.»

«Eh? Vogliamo metterlo alla prova, Fortuona? Hai detto di averle addestrate tu stessa. Sei una sul’dam, presumo? Mettiti l’a’dam al collo. Ti sfido. Se mi sbaglio, non ti farà nulla. Se ho ragione, sarai soggetta al suo potere e verrà dimostrato che sei una marath’damane.»

Fortuona sgranò gli occhi dalla rabbia. Aveva ignorato le frecciate di Egwene che la definivano una criminale, ma questa accusa parve colpire nel segno… così Egwene si accertò di rigirare il coltello un po’ più a fondo.

«Sì» disse Egwene. «Facciamolo e mettiamo alla prova la vera forza del tuo impegno. Se ti dimostrerai capace di incanalare, farai come affermi dovrebbero fare gli altri? Prenderai il collare e lo chiuderai attorno al tuo stesso collo, Fortuona? Obbedirai alle tue stesse leggi?»

«Io vi ho obbedito» disse Fortuona con freddezza. «Sei molto ignorante. Forse è vero che le sul’dam possono imparare a incanalare. Ma non è lo stesso che essere una marath’damane: non più di quanto un uomo che può diventare un assassino sia considerato tale.»

«Vedremo,» disse Egwene «una volta che altra della tua gente si renderà conto delle menzogne che le sono state propinate.»

«Ti spezzerò io stessa» disse Fortuona piano. «Un giorno la tua gente ti consegnerà a me. Dimenticherai chi sei e la tua arroganza ti condurrà ai nostri confini. Io aspetterò.»

«Progetto di vivere per secoli» sibilò Egwene. «Osserverò il tuo impero sgretolarsi, Fortuona. Lo guarderò con gioia.» Sollevò un dito per picchiettare la donna sul petto, ma Fortuona si mosse con rapidità fulminea e la sua mano afferrò quella di Egwene per il polso. Per una donna così minuta, di sicuro era veloce.

Egwene abbracciò la Fonte di riflesso. Le damane lì attorno rimasero senza fiato e furono avviluppate all’istante dalla luce dell’Unico Potere.

Mat si spinse tra Egwene e Fortuona e le separò, tenendo una mano contro il petto di ciascuna donna. Egwene intessé per istinto, intenzionata a togliere quella mano con un filamento di Aria. Si sfilacciò, naturalmente.

Sangue e ceneri, questa sì che è una seccatura! Si era dimenticata che lui era lì.

«Siamo civili, signore» disse Mat, fissando una poi l’altra. «Non costringetemi a sculacciarvi tutte e due.»

Egwene gli scoccò un’occhiataccia e Mat incontrò il suo sguardo. Stava cercando di deviare la sua rabbia su di lui invece che su Fortuona.

Egwene abbassò lo sguardo verso la sua mano, che era premuta contro il petto, scomodamente vicino ai seni. Anche Fortuona stava guardando quella mano.

Mat abbassò entrambe le mani, ma se la prese comoda, come se fosse del tutto imperturbato. «La gente di questo mondo ha bisogno di voi due, e ha bisogno che manteniate la testa sulle spalle, mi avete capito? Tutto ciò è più grande di chiunque di noi. Quando vi combattete, il Tenebroso vince, e questo è quanto. Perciò smettetela di comportarvi come bambine.»

«Scambieremo parecchie parole su questo, stanotte, Knotai» disse Fortuona.

«Amo le parole» disse Mat. «Esistono delle parole deliziosamente belle. ‘Sorriso’. A me è sempre sembrata una parola graziosa. Non pensi? O forse le parole: ‘Prometto di non uccidere Egwene in questo momento per aver provato a toccare me, l’imperatrice, che io possa vivere per sempre, perché abbiamo dannatamente bisogno di lei per le prossime due settimane circa.’» Fissò Fortuona in modo esplicito.

«L’hai sposato davvero?» disse Egwene a Fortuona. «Sul serio?»

«È stato un avvenimento… insolito» rispose Fortuona. Si scosse, poi guardò torvo Egwene. «Lui è mio e non intendo lasciarlo andare.»

«Non sembri il tipo da lasciar andare nulla, una volta che ci hai messo le mani» disse Egwene. «Matrim non mi interessa al momento; il tuo esercito sì. Combatterai o no?»

«Combatterò» disse Fortuona. «Ma il mio esercito non è soggetto a te. Facci mandare delle proposte dal tuo generale. Le prenderemo in considerazione. Ma posso vedere che avrete delle difficoltà a difendere il guado contro l’invasore senza un numeroso contingente delle vostre marath’damane. Ti manderò alcune delle mie sul’dam e damane per proteggere il tuo esercito. Questo è tutto ciò che farò per ora.» Iniziò a tornare dalla sua gente. «Vieni, Knotai.»

«Non so come sei finito in tutto questo» disse Egwene a Mat sottovoce. «Non voglio saperlo. Farò ciò che posso per aiutare a liberarti, una volta che avremo finito di combattere.»

«Gentile da parte tua, Egwene» disse Mat. «Ma posso gestire questa situazione da solo.» Si affrettò dietro Fortuona.

Era quello che Mat diceva sempre. Egwene avrebbe trovato qualche modo per aiutarlo. Scosse il capo, tornando dove Gawyn la attendeva. Leilwin aveva deciso di non venire, anche se Egwene si era aspettata che avrebbe gradito vedere alcuni di quelli che provenivano dalla sua patria.

«Dovremo tenerli a debita distanza» disse Gawyn piano.

«D’accordo» disse Egwene.

«Combatterai comunque accanto ai Seanchan, malgrado ciò che hanno fatto?»

«Finché mantengono occupati gli incanalatori sharani, sì.» Egwene guardò verso l’orizzonte: verso Rand e la violenta contesa in cui era invischiato. «Le nostre opzioni sono limitate, Gawyn, e i nostri alleati scarseggiano. Per ora, chiunque sia disposto a uccidere i Trolloc è un amico. E questo è quanto.»

La fila degli Andorani cedette e i Trolloc vi si riversarono attraverso, bestie ringhianti con un alito pestilenziale che si condensava nell’aria gelida. Gli alabardieri di Elayne lì attorno si mossero disordinatamente, cadendo l’uno sopra l’altro per fuggire. I primi Trolloc li ignorarono, ululando e balzando sopra di loro per far spazio affinché altri potessero farsi strada attraverso l’apertura, come sangue scuro da uno squarcio nella carne.

Elayne cercò di radunare le poche forze che le rimanevano.

Si sentiva come se saidar potesse scivolar via da lei in qualunque momento, ma gli uomini che combattevano e morivano non sarebbero stati più forti di lei a questo punto. Tutti quanti avevano combattuto per buona parte della giornata.

Trovando in qualche modo la forza per tessere, arse i primi Trolloc con palle di fuoco, arrestando l’avanzata attraverso il varco nelle linee umane. Seguirono strie di bianco, frecce dall’arco di Birgitte. I Trolloc gorgogliarono, artigliandosi il collo nel punto dove erano stati colpiti dalle frecce.

Elayne scagliò colpo dopo colpo da cavallo, le mani stanche che si aggrappavano alla sella mentre sbatteva palpebre che parevano di piombo. Trolloc morti ruzzolarono a terra, formando una specie di crosta su quel foro, impedendo agli altri di passare. Le truppe di riserva si precipitarono a occupare terreno e spingere indietro i Trolloc.

Elayne espirò, vacillando. Luce! Si sentiva come se fosse stata costretta a correre attorno a Caemlyn tirando pesi di piombo. Riusciva a stento a star dritta sulla sella, tanto meno a trattenere l’Unico Potere. La sua vista si offuscò, poi divenne ancora più scura. Il suono si attenuò nelle sue orecchie. Poi… il buio.

Fu il suono a tornare per primo. Urla distanti, clangori. Un corno molto debole. Gli ululati dei Trolloc. Boati occasionali dai Draghi. Non stanno sparando con la frequenza di prima, pensò. Aludra era passata a dare un ritmo ai suoi Draghi. Bashere faceva indietreggiare una sezione di truppe e le lasciava riposare. I Trolloc si riversavano nei varchi e i Draghi li bombardavano per breve tempo. Mentre i Trolloc cercavano di salire arrancando per distruggerli, la cavalleria accorreva e li colpiva ai fianchi.

Uccidevano parecchi Trolloc. Quello era il loro lavoro… uccidere Trolloc…