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«Luce» sussurrò Elayne. «È proprio come avevano progettato loro.»

«Credo l’abbiano fatto» disse Tam piano.

«Non di nuovo!» urlò Bashere. Non sembrava affatto sé stesso, anche se Elayne sapeva che i Saldaeani potevano avere i loro scatti di collera. Bashere sembrava quasi una persona diversa. Sua moglie si era affiancata a lui, le braccia conserte, ed entrambi fronteggiavano Tam.

«Di’ la tua, Tam» disse Elayne.

«Io…» esordì Bashere, ma Elayne sollevò una mano.

«Lui sapeva, maestà» disse Tam piano. «È l’unica cosa che ha senso. Non ha usato gli Aiel per esplorare.»

«Cosa?» disse Elayne. «Certo che l’ha fatto. Io ho letto i rapporti degli esploratori.»

«Quei rapporti sono falsi, o almeno manomessi» disse Tam. «Ho parlato con Bael. Ha detto che nessuno dei suoi Aiel è stato mandato in esplorazione durante gli ultimi giorni della nostra marcia. Ha detto che pensava che lo avessero fatto i miei uomini, ma così non era. Ho parlato con Arganda, che pensava che lo stessero facendo i Manti Bianchi, ma Galad ha detto che era compito della Banda.»

«Non spettava a noi» disse Talmanes, accigliandosi. «Nessuno dei miei uomini è stato usato per compiti di esplorazione.»

Tutti gli occhi si voltarono verso Bashere.

«Chi» chiese Elayne «ha sorvegliato la nostra retroguardia, Bashere?»

«Io…» Lui alzò lo sguardo, avvampando nuovamente di rabbia. «Ho i rapporti da qualche parte! Te lo ho mostrati e tu li hai approvati!»

«È tutto troppo perfetto» disse Elayne. Provò un tremito improvviso, proprio nel mezzo della schiena. Si diffuse per tutto il corpo, come un’ondata di vento gelido che le soffiava tra le vene. Erano stati intrappolati, alla perfezione. Le incanalatrici spossate, i soldati impegnati in una battaglia in mischia, un secondo esercito lasciato ad avvicinarsi in segreto un giorno prima di dove i rapporti dicevano che doveva essere…

Davram Bashere era un Amico delle Tenebre.

«Bashere è sollevato dall’incarico» disse lei.

«Ma…» farfugliò lui. La moglie gli mise una mano sul bracciò, guardando Elayne con il fuoco negli occhi. Bashere spianò un dito contro Tam. «Io ho mandato gli uomini dei Fiumi Gemelli! Tam al’Thor dev’essere il colpevole. Sta cercando di sviarti, maestà!»

«Talmanes» disse Elayne, sentendosi raggelata fino alle ossa. «Incarica cinque Braccia Rosse di mettere Lord Bashere e sua moglie sotto sorveglianza.»

Bashere si lasciò sfuggire una sfilza di imprecazioni. Elayne rimase sorpresa dalla calma che provava. Le sue emozioni erano smorzate. Lo osservò mentre veniva trascinato via.

Non c’era tempo per questo. «Radunate i nostri comandanti» disse Elayne agli altri. «Galad, Arganda… Finite quell’esercito di Trolloc sopra la città! Spargete la notizia agli uomini. Gettiamo tutto ciò che abbiamo in questa battaglia! Se non riusciamo ad annientare i Trolloc nel corso della prossima ora, moriremo qui!

«Talmanes, quei Draghi non possono essere di molta utilità contro i Trolloc ora che sono circondati: rischiate di colpire i nostri uomini. Fate spostare ad Aludra tutti i carretti dei Draghi in cima alla collina più alta per colpire il nuovo nemico che arriva da sud. Dite agli Ogier di creare un cordone attorno alla collina su cui si trovano i Draghi: non possiamo permettere che vengano danneggiati. Tam, metti i tuoi arcieri dei Fiumi Gemelli sulle alture circostanti. E fate mettere in formazione la Legione del Drago, balestrieri sul davanti e cavalleria pesante dietro. Se la Luce lo vorrà, sarà sufficiente a darci il tempo per eliminare i Trolloc circondati.»

Sarebbe stato un azzardo. Luce! Se quel secondo esercito avesse circondato i suoi uomini…

Elayne prese un respiro profondo, poi si aprì a saidar. L’Unico Potere la inondò, anche se lei poteva trattenerne solo un filo. Poteva comportarsi come se non fosse esausta, ma il suo corpo conosceva la verità.

Li avrebbe guidati comunque.

27

Fuoco amico

Gareth Bryne avanzò a grandi passi per l’accampamento che aveva fatto montare sul lato arafelliano, a diverse centinaia di passi sul confine di Kandor a est del guado, ignorando soldati che cercavano di rivolgergli il saluto. Siuan si affrettava da un lato, mentre dall’altro un messaggero gli consegnava i rapporti. Erano seguiti da uno stuolo di guardie e attendenti che portavano mappe, inchiostro e carta.

L’intero dannato posto tremava per esplosioni del Potere. Un frastuono e un disastro tremendo… era come essere nel mezzo di una slavina.

Bryne aveva smesso di essere turbato dall’odore del fumo. Era penetrante. Almeno alcuni degli incendi erano stati spenti; quelle incanalatrici seanchan si erano posizionate presso il fiume e stavano attingendo fiotti d’acqua.

Lì vicino, una rastrelliera di armi ad asta si rovesciò a terra in un clangore quando una scarica dell’Unico Potere colpì nel campo a poca distanza. Bryne barcollò e la terra sprizzò attorno a lui e Siuan, con ciottoli che gli sbattevano contro elmo e corazza.

«Continua a parlare, amico» scattò rivolto a Holcom, il messaggero.

«Ehm, sì, mio Signore.» Quell’uomo allampanato aveva la faccia come un cavallo. «Le Aes Sedai sulle colline Rossa, Verde e Blu stanno reggendo. Dalla Grigia hanno ripiegato, mentre dalla Bianca riferiscono che stanno terminando le forze.»

«Anche le altre Aes Sedai si staranno stancando» disse Siuan. «Non sono sorpresa che le Bianche siano le prime ad ammetterlo. Per loro non si tratta di un motivo di vergogna, semplicemente di un fatto come un altro.»

Bryne grugnì, ignorando un altro getto di terra che cadeva su di loro. Doveva continuare a muoversi. L’Ombra aveva troppi passaggi ora. Avrebbero cercato di colpire i suoi centri di comando. Era quello che avrebbe fatto lui, se fosse stato in loro. La miglior contromossa a quella strategia era non avere un centro di comando, almeno non uno che fosse facile da trovare.

Tutto sommato, la battaglia stava andando secondo i piani. A volte, quando questo accadeva era una sorpresa: su un campo di battaglia ti aspettavi di dover rielaborare le tue tattiche da zero a ogni cambiamento, ma una volta tanto tutto era andato liscio.

Le Aes Sedai stavano martellando gli Sharani dalle colline a sud del guado, a cui si aggiungeva un flusso costante di proiettili da arcieri posizionati appena sotto di loro sui pendìi. Per via di ciò, il comandante dell’Ombra — Demandred in persona — non poteva impegnare tutte le sue truppe contro i difensori al fiume. Né poteva portare tutte le sue truppe contro le Aes Sedai — quelle si sarebbero allontanate Viaggiando — perciò assegnarle completamente lì lo avrebbe lasciato scoperto, dandogli un beneficio minimo. Invece aveva diviso le sue forze, mandando i Trolloc sul suo fianco destro verso le colline — avrebbero subito perdite pesanti, ma lui avrebbe tenuto sotto pressione le Aes Sedai — e portando i suoi Sharani in avanti per attaccare il grosso delle truppe della Torre Bianca al fiume.

I Seanchan occupavano la maggior parte dell’attenzione degli incanalatori nemici. Questo non impediva che alcuni incanalatori sharani scagliassero Fuoco contro l’accampamento di Bryne dall’altra parte del fiume. Non serviva a nulla preoccuparsi di essere colpiti. Era tanto al sicuro qui quanto lo sarebbe stato in qualunque altro posto, tranne forse ritirarsi fino alla Torre Bianca. Non poteva sopportare l’idea di essere al sicuro in una stanza da qualche parte, a miglia di distanza dal campo di battaglia.

Luce, pensò. Ecco come agiranno probabilmente i comandanti in futuro. Una posizione di comando sicura, a cui accedere solo tramite passaggi. Ma un generale aveva bisogno di sentire il flusso della battaglia. Non poteva farlo da miglia di distanza.

«Come stanno andando i picchieri su ciascuna delle colline?» domandò.

«Molto bene, mio Signore» disse Holcom. «Almeno quanto ci si aspetterebbe dopo ore passate a respingere i Trolloc.» Bryne aveva messo linee di difesa di picchieri a metà strada su ciascuna delle colline; qualunque Trolloc che riusciva a superare il cordone poteva essere bersagliato dagli arcieri lassù, senza dover disturbare il lavoro delle Aes Sedai. «Le picche che difendono l’Ajah Rossa a metà collina avranno bisogno di rinforzi presto, però; hanno perso diverse unità nel corso dell’ultimo assalto.»