«Dolcezza?» chiese una delle altre. «È una dei funzionari, giusto?»
«Ho bisogno di andare dall’esercito dei Seanchan» ripete Min, respirando a fondo per la sua corsa. «Ordini di Lord Bryne.»
Stavolta parvero udirla. Una delle donne sospirò. «Quadrato quattro?» chiese alle altre.
«Tre, cara» disse Ashmanaille. «Un passaggio potrebbe aprirsi sul quattro da Illian da un momento all’altro.»
«Tre» disse la prima, facendo cenno a Min. Un piccolo passaggio divise l’aria lì. «Tutti i messaggeri strisciano» osservò. «Dobbiamo conservare le forze: i passaggi devono essere fatti quanto più ragionevolmente piccoli.»
Questo è ragionevole?, pensò Min con irritazione, correndo fino al piccolo buco. Si mise carponi e vi strisciò attraverso.
Uscì in un anello d’erba che era stato bruciato e annerito per segnare la sua ubicazione. Lì accanto si trovavano un paio di guardie seanchan, armate di lance con nappe, i loro volti nascosti da elmi a forma di insetto. Min fece per avanzare, ma una guardia alzò una mano.
«Sono una messaggera per il generale Bryne» disse lei.
«I nuovi messaggeri attendono qui» disse una delle guardie.
«È urgente!»
«I nuovi messaggeri attendono qui.»
Min non ricevette ulteriori spiegazioni, così incrodò le braccia — uscendo dal cerchio nero, nel caso si fosse aperto un altro passaggio — e attese. Poteva vedere il fiume da qui, e un vasto accampamento militare estendersi lungo le sue rive.
I Seanchan potrebbero fare una grossa differenza in questa battaglia, pensò Min. Ce ne sono così tanti. Qui lei era lontana dalla battaglia, alcune miglia a nord dell’accampamento di Bryne, ma ancora abbastanza vicino da vedere i lampi di luce quando gli incanalatori si scambiavano flussi letali.
Si ritrovò a giocherellare con le dita, perciò si costrinse a restare immobile. Le esplosioni di quei flussi suonavano come tonfi sordi. I suoni giungevano dopo i lampi di luce, come il tuono che seguiva il fulmine. Perché era così?
Non ha davvero importanza, pensò Min. Le serviva la cavalleria per Bryne. Almeno stava facendo qualcosa. Nell’ultima settimana aveva cercato di aiutare, dando una mano ovunque trovava che servisse. Era sorprendente quanto c’era da fare in un campo militare oltre a combattere. Non si trattava di lavoro che richiedeva lei nello specifico, ma era meglio che starsene seduta a Tear a preoccuparsi per Rand… o a essere arrabbiata con lui per averle impedito di andare a Shayol Ghul.
Saresti stata un peso lì, si disse Min. Lo sai. Rand non poteva preoccuparsi di salvare il mondo e di proteggere lei dai Reietti allo stesso tempo. A volte era difficile non sentirsi insignificanti in un mondo di incanalatori come Rand, Elayne e Aviendha.
Lanciò un’occhiata alle guardie. Solo una aveva un’immagine che aleggiava sopra la testa. Una roccia insanguinata. Sarebbe morto cadendo da qualche posto in alto. Parevano passati decenni dall’ultima volta che Min aveva visto qualche segno di speranza attorno alla testa di una persona. Solo morte, distruzione, simboli di paura e oscurità.
«E lei chi è?» chiese una strascicata voce seanchan. Si era avvicinata una sul’dam, una senza damane. La donna teneva un a’dam in mano, picchiettando il collare argenteo contro l’altro palmo.
«Nuova messaggera» disse la guardia. «Non è mai arrivata tramite i passaggi prima.»
Min prese un respiro profondo. «Sono stata mandata dal generale Bryne…»
«Gli accordi erano che avrebbe autorizzato con noi tutti i messaggeri» disse la sul’dam. Era di carnagione scura, con riccioli che le arrivavano alle spalle. «L’Imperatrice — che possa vivere per sempre — dev’essere protetta. Il nostro campo sarà ordinato. Ogni messaggero autorizzato, niente opportunità per dei sicari.»
«Non sono un sicario» disse Min in tono piatto.
«E i coltelli che hai nelle maniche?» chiese la sul’dam.
Min trasalì.
«Il modo in cui i tuoi polsi pendono lo rende evidente, bambina» disse la sul’dam, anche se non era più vecchia della stessa Min.
«Una donna sarebbe una sciocca ad aggirarsi per un campo di battaglia senza qualche specie di arma» disse Min. «Fammi consegnare il mio messaggio a uno dei generali. L’altra messaggera è stata uccisa quando uno dei vostri raken è stato colpito ed è precipitato dal cielo nel nostro accampamento.»
La sul’dam sollevò un sopracciglio. «Io sono Catrona» disse. «E tu farai esattamente come dico mentre sei nel campo.» Si voltò e fece cenno a Min di seguirla.
Min fu lieta di affrettarsi dietro la donna mentre attraversavano il terreno. L’accampamento seanchan era molto diverso da quello di Bryne. Avevano dei raken per portare in volo messaggi e rapporti, per non parlare di un’imperatrice da proteggere. Avevano posizionato il loro campo lontano dalle ostilità. Pareva anche molto più ordinato di quello di Bryne, che era stato quasi distrutto e ricostruito, e che comprendeva persone di formazione militare e molti Paesi diversi. L’accampamento seanchan era omogeneo, pieno di soldati addestrati.
Almeno era quello il modo in cui Min decise di interpretare il suo ordine. I soldati seanchan se ne stavano disposti su file, silenziosi, attendendo di essere chiamati in battaglia. Delle sezioni del campo erano state segnate con pali e corde, tutto chiaramente organizzato. Non c’era nessun viavai. Gli uomini andavano in giro con tranquilla determinazione oppure attendevano in posizione di riposo. I Seanchan si potevano criticare in tanti modi — e Min aveva parecchie cose da aggiungere a quel riguardo — ma di sicuro erano organizzati.
La sul’dam condusse Min a un settore del campo dove si trovavano diversi uomini davanti a registri su alte scrivanie.
Prendevano appunti in silenzio, abbigliati con lunghe vesti e con la testa mezza rasata di servitori di rango superiore. Giovani donne vestite in modo tutt’altro che modesto portavano vassoi laccati, zigzagando tra le scrivanie, e vi mettevano sopra sottili tazzine bianche piene di fumante liquido nero.
«Abbiamo perso qualche raken poco fa?» chiese Catrona agli uomini. «Uno è stato colpito da una marath’damane nemica mentre era in volo, e potrebbe essere precipitato nell’accampamento del generale Bryne?»
«È appena giunto un rapporto su una cosa del genere» disse un servitore con un inchino. «Sono sorpreso che tu ne sia già a conoscenza.»
Il sopracciglio di Catrona si alzò un po’ di più mentre esaminava Min.
«Non ti eri aspettata la verità?» chiese lei.
«No» disse la sul’dam. Mosse la mano, rimettendo un coltello nel suo fodero al fianco. «Seguimi.»
Min esalò un respiro. Be’, aveva già avuto a che fare con gli Aiel; i Seanchan non potevano certo essere suscettibili quanto loro. Catrona fece strada lungo un altro sentiero nel campo e Min si ritrovò a essere sempre più ansiosa. Quanto tempo era passato da quando Bryne l’aveva inviata? Era troppo tardi?
Luce, quanto erano fissati i Seanchan con la sicurezza. C’erano due soldati a ogni intersezione di sentieri, in piedi con le lance sollevate, con gli occhi che guardavano fuori da quei loro orrendi elmi. Tutti questi uomini non sarebbero dovuti essere fuori a combattere? Finalmente, Catrona la guidò fino a un vero edificio che avevano costruito qui. Non era una tenda. Aveva pareti che sembravano seta drappeggiata, tesa in intelaiature di legno, un pavimento anch’esso in legno e un soffitto ricoperto di assi. Probabilmente poteva essere smontato rapidamente per essere trasportato, ma sembrava frivolo.
Qui le guardie erano grossi tipi in armatura rossa e nera. Avevano un aspetto maligno. Catrona li superò mentre quelle rivolgevano il saluto. Lei e Min entrarono nell’edificio e Catrona si inchinò. Non a terra — a quanto pareva, l’imperatrice non era nella stanza — ma comunque a fondo, dato che all’interno c’erano molti membri del Sangue. Catrona lanciò un’occhiata a Min. «Inchinati, sciocca!»