«Penso che starò bene in piedi» disse Min, incrociando le braccia mentre osservava i comandanti all’interno. Davanti a loro c’era una figura familiare. Mat indossava abiti seanchan di seta — Min aveva sentito che si trovava in questo campo — ma in testa aveva il suo cappello familiare. Un occhio era coperto da una benda. Dunque quella visione si era finalmente avverata, giusto?
Mat alzò lo sguardo verso di lei e sorrise. «Min!»
«Sono una completa idiota» disse lei. «Avrei potuto semplicemente dire che ti conoscevo. Mi avrebbero portato qui senza tutto queste tiritere.»
«Non so, Min» disse Mat. «A loro piacciono queste tiritere. Dico bene, Galgan?»
Un uomo dalle spalle ampie con una sottile cresta di capelli bianchi sulla sua testa altrimenti rasata fissò Mat, come incerto su cosa pensare di lui.
«Mat» disse Min, schiarendosi la testa. «Il generale Bryne ha bisogno di cavalleria.»
Mat grugnì. «Non ne dubito. Ha sforzato troppo le sue truppe, perfino le Aes Sedai. A quell’uomo dovrebbe essere data una medaglia per averlo fatto. Non ho mai visto una di quelle donne spostarsi di un solo passo per entrare dentro su consiglio di un uomo, anche se si trovava fuori sotto la pioggia. Prima Legione, Galgan?»
«Andranno bene,» disse Galgan «sempre che gli Sharani non riescano a superare il guado.»
«Non lo faranno» disse Mat. «Bryne ha organizzato una buona posizione difensiva che dovrebbe castigare l’Ombra, con un po’ di incoraggiamento. Laero lendhae an indemela.»
«E quello cos’era?» chiese Galgan, accigliandosi.
Anche a Min era sfuggito. Qualcosa su una bandiera? Aveva studiato la Lingua Antica, di recente, ma Mat la parlava così veloce.
«Murai, cosa?» disse Mat. «Non l’avete mai sentito prima? È un detto dell’Esercito Caduto di Kardia.»
«Chi?» Galgan suonava perplesso.
«Lascia stare» disse Mat. «Tylee, ti spiacerebbe guidare la tua legione sul campo di battaglia, sempre che il buon generale approvi?»
«Ne sarei onorata, Principe Corvo» disse una donna con una corazza in piedi lì vicino, con quattro piume sull’elmo che teneva sottobraccio. «Volevo proprio controllare le azioni di questo Gareth Bryne più direttamente.»
Mat lanciò un’occhiata a Galgan, il quale si sfregò il mento, ispezionando le sue mappe. «Porta la tua legione, tenente generale Khirgan, come suggerisce il Principe Corvo.»
«E» aggiunse Mat «ci occorre controllare quegli arcieri sharani. Si muoveranno a nord lungo il fiume per avere un tiro migliore sul fianco destro di Bryne.»
«Come puoi esserne sicuro?»
«Ma è evidente» disse Mat, picchiettando la mappa. «Manda un raken per accertartene, se vuoi.»
Galgan esitò, poi diede l’ordine. Min non era certa se ci fosse ancora bisogno di lei, così iniziò ad allontanarsi, ma Mat la prese per il braccio. «Ehi. Potrei… ehm… usarti, Min.»
«Usarmi?» chiese lei in tono piatto.
«Avvalermi di te» disse Mat. «Ecco cosa intendevo. Di recente ho problemi con le parole che mi escono dalla bocca. Sembrano uscirmi solo quelle stupide. Comunque, potresti… ehm… sai…»
«Non vedo nulla di nuovo attorno a te,» disse lei «anche se ritengo che l’occhio sul piatto di una bilancia finalmente per te abbia senso.»
«Sì» disse Mat, trasalendo. «Quello è dannatamente ovvio. E Galgan?»
«Un pugnale conficcato nel cuore di un corvo.»
«Maledette ceneri…»
«Non penso che significhi te» aggiunse lei. «Non so dire perché.»
Galgan stava parlando con alcuni nobili minori. Perlomeno avevano meno capelli di lui, il che per i Seanchan voleva dire che erano minori. I loro toni erano sommessi e di tanto in tanto Galgan scoccava un’occhiata a Mat.
«Non sa cosa pensare di me» disse Mat piano.
«Davvero insolito. Non riesco a immaginare nessuno che abbia reagito a quel modo con te, Mat.»
«Ah ah. Sei certa che quel dannato coltello non voglia dire me? I corvi… be’, i corvi significano me in qualche modo, giusto? A volte? Sono il folgorato Principe dei maledetti Corvi ora.»
«Non sei tu.»
«Sta cercando di decidere quando assassinarmi» disse Mat piano, lo sguardo che si stringeva verso Galgan. «Sono stato messo proprio sotto di lui nell’esercito e teme che lo soppianterò. Tuon dice che è un soldato zelante, perciò attenderà fin dopo l’Ultima Battaglia per colpire.»
«Questo è terribile!»
«Lo so» disse Mat. «Non giocherà a carte con me per primo. Speravo di poterlo convincere. Perdere di proposito alcune volte.»
«Non penso che potresti riuscirci.»
«In effetti, ho escogitato come perdere dannate epoche fa.» Pareva del tutto serio. «Tuon dice che sarebbe un segno di irriverenza se lui non tentasse di uccidermi. Sono pazzi, Min. Sono tutti dannatamente pazzi.»
«Sono certa che Egwene ti aiuterebbe a scappare, se glielo chiedessi, Mat.»
«Be’, non ho detto che non erano divertenti. Solo pazzi.» Si raddrizzò il cappello. «Ma se qualcun altro cerca dannatamente di…»
Si interruppe mentre le guardie fuori dalla porta si mettevano in ginocchio, poi si prostravano completamente a terra. Mat sospirò. «Pronuncia il nome dell’Oscurità e il suo occhio cade su di te. Yalu kazath d’Zamon patra Daeseia asa darshi.»
«…Cosa?» domandò Min.
«Non conosci nemmeno questo?» disse Mat. «Non c’è più nessuno che sappia dannatamente leggere?»
L’Imperatrice seanchan entrò. Min rimase sorpresa nel vederle indossare non un abito lungo, ma ampi pantaloni argentei. Oppure… be’, forse era un abito lungo. Min non riusciva a capire se quelle fossero gonne che erano state divise per cavalcare oppure un paio di pantaloni con gambe molto avvolgenti. La parte superiore era di seta scarlatta attillata e sopra indossava una veste blu aperta sul davanti con uno strascico lunghissimo. Pareva l’abbigliamento di un guerriero, una specie di uniforme.
Le persone nella stanza si misero in ginocchio, poi si prostrarono sul pavimento, perfino il generale Galgan. Mat rimase in piedi.
Stringendo i denti, Min si abbassò su un ginocchio. Quella donna era l’imperatrice, dopotutto. Min non si sarebbe inchinata a Mat o ai generali, ma era appropriato mostrare rispetto a Fortuona.
«Chi è costei, Knotai?» chiese Fortuona, incuriosita. «Si ritiene importante.»
«Oh, be’,» disse Mat con noncuranza «è solo la donna del Drago Rinato.»
Catrona, che si era prostrata a sua volta da un lato della stanza, emise un suono strozzato. Alzò lo sguardo su Min con occhi strabuzzati.
Luce, pensò Min. Probabilmente pensa di avermi offeso o cose del genere.
«Curioso» disse Fortuona. «Questo la renderebbe tua pari, Knotai. Naturalmente tu sembri aver dimenticato di nuovo di inchinarti.»
«Mio padre sarebbe mortificato» disse Mat. «È sempre andato orgoglioso della mia memoria.»
«Tu mi imbarazzi in pubblico ancora una volta.»
«Solo quanto imbarazzo me stesso.» Sorrise, poi esitò, come ripensando a quelle parole.
Anche l’imperatrice sorrise, anche se la sua espressione assomigliava decisamente a quella di un predatore. Si mosse nella stanza e le persone si alzarono, perciò anche Min si mise in piedi. Mat iniziò immediatamente a spingerla verso la porta.
«Mat, aspetta» sussurrò Min.
«Continua a muoverti e basta» disse lui. «Non rischiare che lei decida di agguantarti. Non è particolarmente brava a lasciar andare le cose, una volta che ce l’ha in mano.» Suonava davvero orgoglioso nel dirlo.
Sei pazzo quanto loro, pensò Min. «Mat, un fiore insanguinato.»