«Cosa?» disse lui, ancora spintonandola.
«Un fiore insanguinato attorno alla sua testa» disse Min. «Un giglio di morte. Qualcuno tenterà di ucciderla molto presto.»
Mat si immobilizzo. Fortuona si voltò bruscamente.
Min non si rese conto che due guardie si stavano muovendo finché non la premettero a terra. Erano i tipi strani in armatura nera, anche se, adesso che era vicino, Min poteva vedere che in realtà era verde scuro.
Idiota, pensò mentre le schiacciavano la faccia contro il pavimento. Avrei dovuto lasciare che Mat mi portasse via dalla stanza prima. Erano anni che non commetteva un errore del genere: parlare delle visioni a voce tanto alta che altri potessero sentire. Cos’aveva che non andava?
«Fermi!» disse Mat. «Lasciatela alzare!»
Mat poteva essere stato elevato al Sangue, ma era evidente che le guardie non si facevano problemi a ignorare un suo ordine diretto.
«Come sa questo, Knotai?» chiese Fortuona, accostandosi a Mat. Suonava arrabbiata. Forse delusa. «Cosa sta succedendo?»
«Non è quello che pensi, Tuon» disse Mat.
No, non…
«Lei vede cose» continuò Mat. «Non è nulla di cui arrabbiarsi. È solo un trucco del Disegno, Tuon. Min vede delle cose attorno alla gente, come piccole immagini. Non intendeva nulla con ciò che ha detto.» Rise. Era una risata forzata.
La stanza divenne completamente immobile. Era così silenziosa che Min poteva nuovamente udire le esplosioni in lontananza.
«Occhi del Fato» sussurrò Fortuona.
Le guardie improvvisamente la lasciarono libera, indietreggiando. Min grugnì, mettendosi a sedere. Le guardie si erano mosse a protezione dell’imperatrice, ma uno di quelli che l’aveva toccata si tolse i guanti d’arme e li gettò a terra. Si pulì la mano contro la corazza, come per cercare di mondare la sua pelle da qualcosa.
Fortuona non pareva spaventata. Si avvicinò a Min, le labbra socchiuse, quasi in soggezione. La giovane Imperatrice allungò una mano e toccò il volto di Min. «Quello che dice… è vero?»
«Sì» disse Min con riluttanza.
«Cosa vedi attorno a me?» disse Fortuona. «Parla, Occhi del Fato. Voglio conoscere i tuoi presagi e giudicare se sei vera o falsa!»
Quello suonava pericoloso. «Vedo un giglio della morte insanguinato, come ho detto a Mat» disse Min. «E tre navi, che prendono il largo. Un insetto nell’oscurità. Luci rosse, sparse per un campo che dovrebbe essere maturo e rigoglioso. Un uomo con i denti di un lupo.»
Fortuona inspirò bruscamente. Alzò lo sguardo su Mat. «È un dono stupendo quello che mi hai portato, Knotai. Abbastanza da ripagare la tua penitenza. E per essere ancora in credito. Un dono talmente meraviglioso.»
«Be’… io…»
«Io non appartengo a nessuno» disse Min. «Tranne forse a Rand, e lui a me.»
Fortuona la ignorò, alzandosi in piedi. «Questa donna è la mia nuova Soe’feia. Occhi del Fato, Voce della Verità! Sacra donna, che possa non essere toccata. Siamo stati benedetti. Che si sappia. Sono oltre tre secoli che il Trono di Cristallo non ha più una vera lettrice dei presagi!»
Min si sedette, sbalordita, finché Mat non la tirò in piedi. «È una buona cosa?» gli sussurrò.
«Che sia folgorato se lo so» ribatté Mat. «Ma ricordi quello che ti ho detto sull’allontanarti da lei? Be’, probabilmente ora puoi dimenticartelo.»
28
Troppi uomini
«È stato Lord Agelmar in persona a mandarci» disse l’Arafelliano a Lan. L’uomo continuava a lanciare occhiate verso il fronte, dove i suoi compagni combattevano per la propria vita.
Il tuono scuoteva il campo di battaglia qui a Shienar. L’odore di carne bruciata era pungente nell’aria, assieme a quello di pelo bruciato. Ai Signori del Terrore non importava se i loro attacchi uccidevano i Trolloc, fintantoché colpivano anche gli uomini.
«Ne sei certo?» chiese Lan dalla sella.
«Sì, Dai Shan» disse l’uomo. Portava le sue trecce lunghe, i campanelli dipinti di rosso per qualche motivo che Lan non comprendeva. Aveva qualcosa a che fare con le Casate arafelliane e il loro approccio all’Ultima Battaglia. «Se mento, che possa essere frustato cento volte e lasciato al sole. Sono rimasto sorpreso dall’ordine, dato che pensavo che i miei uomini dovessero proteggere i fianchi. Non solo il messaggero aveva le parole d’ordine corrette, ma l’uomo che ho inviato alla tenda di comando è tornato con la conferma.»
«Grazie, capitano» disse Lan, facendogli cenno di tornare dai suoi uomini. Lanciò un’occhiata ad Andere e al principe Kaisel, entrambi i quali si trovavano lì vicino, con aria confusa. Avevano ascoltato Lan interrogare il comandante della compagnia kandori appena prima di questo, e quell’uomo aveva fatto affermazioni simili. Lord Agelmar le aveva mandate entrambe. Due forze di riserva, inviate separatamente, nessuna delle quali sapeva che l’altra si stava spostando nello stesso punto. Una brezza fredda spirò lungo il fiume alla destra di Lan mentre lui faceva voltare il cavallo e si dirigeva verso le retrovie. Presto il calore del terreno soffocò quella frescura. Quelle nubi nel cielo parevano così vicine che uno poteva quasi allungare una mano e toccarle.
«Lan?» chiese Andere, mentre lui e Kaisel facevano trottare i loro cavalli accanto a Mandarb. «Di che si tratta?»
«Troppi uomini mandati a chiudere lo stesso buco nelle nostre file» disse Lan piano.
«È facile commettere un errore del genere» disse il principe Kaisel. «La preoccupazione che i Trolloc sfondino le linee è reale, ora che i Signori del Terrore si sono uniti alla battaglia. Il generale ha mandato due compagnie invece di una. Meglio andare sul sicuro. Probabilmente l’ha fatto di proposito.»
No. Era stato un errore. Piccolo, ma comunque un errore. La mossa corretta sarebbe stata far ripiegare i soldati e stabilizzare le loro linee di battaglia. Un’unica compagnia di cavalleria poi sarebbe potuta intervenire e impedire ai Trolloc di sfondare. Due ondate si potevano coordinare, ma senza dare un preavviso ai diversi capitani, il rischio era che si intralciassero a vicenda: proprio quello che era successo.
Lan scosse il capo ed esaminò il campo di battaglia. Lo stendardo della Regina Ethenielle non era lontano. Si diresse dritto verso di esso. La Regina attendeva con la sua scorta: Lord Baldhere era da un lato, la spada di Kirukan tenuta con l’elsa rivolta verso la Regina, anche se lei aveva scelto di non andare in battaglia di persona. Lan quasi si era domandato se su quel punto lei avrebbe seguito l’esempio di Tenobia, ma non avrebbe dovuto. Ethenielle era una donna dai nervi saldi. Cosa più importante, si circondava di consiglieri con i nervi saldi.
Lord Ramsin — il suo nuovo marito — parlava con un gruppo di suoi comandanti. Un tizio dall’aspetto astuto abbigliato come un esploratore passò accanto a Lan mentre lui arrivava, allontanandosi per consegnare degli ordini. Lord Agelmar di solito non dava ordini squadra per squadra; la sua preoccupazione era la battaglia generale. Diceva ai suoi comandanti ciò che voleva che realizzassero, ma i dettagli su come portare a termine quegli obiettivi erano lasciati a loro.
Una donna robusta e dal volto tondo sedeva accanto alla Regina, parlando con lei in tono calmo. Notò Lan e annuì. Lady Serailla era la principale consigliera della Regina. Lan e lei avevano avuto… disaccordi in passato. Lui la rispettava, per quanto poteva farlo con una persona che a volte voleva strozzare e gettare giù da un dirupo.
«Dai Shan» disse la Regina, annuendo verso di lui. Ramsin, poco distante, lo salutò con la mano. Ci fu un boato di tuono. Non c’era pioggia e Lan non se ne aspettava nessuna, malgrado la cappa di umidità. «Sei ferito? Lascia che mandi a chiamare uno dei Guaritori.»
«C’è bisogno di loro altrove» disse Lan in modo conciso quando le guardie di Ethenielle gli rivolsero il saluto. Ogni uomo indossava un tabarro verde sopra la sua corazza, con il Cavallo Rosso ricamato sopra, e su ogni lancia sventolavano pennacchi rossi e verdi. Gli elmi avevano delle sbarre d’acciaio, contrariamente all’elmo malkieri di Lan, largo e aperto sul davanti. «Posso prendere in prestito Lord Baldhere, maestà? Ho una domanda per lui.»