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«Non devi far altro che chiederlo, Dai Shan» disse la Regina Ethenielle, anche se Lady Serailla lo guardò con occhi stretti. Era evidente che si domandava per quale motivo lui avesse bisogno del Portatore della Spada della Regina di Kandor.

Baldhere si accostò a Lan, spostando la spada di Kirukan all’altro braccio, per tenere l’elsa ancora puntata verso la sua Regina. Era una formalità, ma Baldhere era un uomo formale. Andere e il principe Kaisel si unirono a loro, e Lan non li fece indietreggiare.

«Lord Agelmar ha impegnato quasi un quarto delle nostre riserve per un piccolo varco nelle nostre linee» disse Lan abbastanza piano perché solo Baldhere, Andere e Kaisel potessero sentire. «Non sono certo che fossero tutte necessarie.»

«Ha appena dato ordini alla nostra cavalleria leggera saldaeana di ripiegare dal fianco orientale» disse Baldhere «e colpire il fianco sinistro dei Trolloc in profondità dietro le loro linee, un attacco a sorpresa toccata e fuga. Dice che vuole dividere l’attenzione dei Signori del Terrore e afferma che questo farà sembrare le nostre difese più deboli di quanto sono, tentandoli a commettere un errore.»

«Tu che ne pensi?» chiese Lan.

«È una buona mossa» disse Baldhere «se hai intenzione di costringere la battaglia ad andare per le lunghe. Di per sé, non mi preoccuperebbe molto, fintantoché i Saldaeani riescono a uscirne salvando la pelle. Non avevo sentito delle riserve. Questo ci lascia enormemente esposti a est.»

«Supponiamo» disse Lan piano, con cautela «che una persona fosse in una posizione tale da sabotare l’intero esercito. Supponiamo che voglia farlo, ma usando estrema sottigliezza, in modo da non essere sospettata. Tu che faresti?»

«Ci metterei con le spalle al fiume» disse Baldhere lentamente. «Occuperei una posizione su un terreno più elevato, ma ci lascerei a rischio di essere circondati. Ci impegnerei in uno scontro mortale, poi lascerei esposta un’apertura nelle nostre difese e permetterei che ci dividano. Farei sembrare razionale ogni passo.»

«E il tuo passo successivo?» chiese Lan.

Baldhere ci pensò su, con aria turbata. «Ritirare gli arcieri dalle colline a est. Il terreno è accidentato laggiù, perciò la Progenie dell’Ombra potrebbe aggirare i nostri esploratori — in particolare con gli occhi di tutti quanti fissi verso le prime linee — e avvicinarsi.

«Gli arcieri li vedrebbero e darebbero l’allarme, forse riuscirebbero a trattenere i Trolloc per un tempo sufficiente a far arrivare le altre riserve. Ma se gli arcieri fossero spostati e le riserve a est impegnate, e il nemico potesse aggirarci sul fianco orientale e attaccare le nostre retrovie… il nostro intero esercito sarebbe bloccato con le spalle al fiume. Da lì, sarebbe solo questione di tempo.»

«Lord Mandragoran» disse il principe Kaisel, facendo avanzare un poco il suo cavallo. Si guardò attorno, come imbarazzato. «Non riesco a credere alle mie orecchie. Di sicuro non sospetti che Lord Agelmar ci stia tradendo!»

«Non possiamo permetterci di lasciare nessuno al di sopra dei sospetti» disse Lan in tono cupo. «Una cautela che avrei dovuto ascoltare con orecchio più attento. Forse non è nulla. Forse.»

«Avremo già abbastanza difficoltà a toglierci da questa posizione come siamo ora» disse Andere, corrucciato. «Se veniamo bloccati contro il fiume…»

«Il piano originario era usare la cavalleria leggera di riserva per coprire la ritirata» disse Lan. «La fanteria potrebbe ritirarsi per prima, attraversando il fiume a piedi, poi potremmo portare la cavalleria pesante tramite passaggi. Il fiume non è rapido e gli animali della cavalleria leggera potrebbero guadarlo, mentre i Trolloc non oserebbero. Non se non vi fossero costretti. Non è male come piano.»

Ameno che non fossero incalzati troppo da impedire alla fanteria di disimpegnarsi. In quel caso tutto sarebbe andato a rotoli. E se fossero stati circondati, non ci sarebbe stato modo per Lan di tirar fuori il suo esercito. Non avevano abbastanza incanalatori per spostare l’intera armata. L’unica via d’uscita sarebbe stata lasciare la fanteria, abbandonando metà del suo esercito al massacro. No, sarebbe morto prima di lasciarlo accadere.

«Ogni piano elaborato di recente da Lord Agelmar era abbastanza buono» disse Baldhere con intensità. «Abbastanza buono da evitare sospetti, ma non tanto da vincere. Lan… c’è qualcosa che non va con lui. Lo conosco da anni. Per favore. Continuo a credere che sia soltanto stanco, ma sta commettendo errori. Ho ragione, so di averla.»

Lan annuì. Lasciò Lord Baldhere al suo posto e cavalcò con la sua scorta verso le retrovie e la tenda di comando.

Il senso di terrore che Lan provava era come una pietra bloccata in gola. Quelle nubi parevano più basse di prima. Brontolavano. I tamburi del Tenebroso, giunto a reclamare le vite degli uomini.

Per quando Lan raggiunse la tenda di comando, aveva dietro di sé un centinaio di uomini. Mentre si avvicinava, Lan notò un giovane messaggero shienarese — senza armatura e con il codino che gli sventolava dietro mentre correva — diretto verso il suo cavallo.

A un gesto di Lan, Andere si precipitò a prendere le redini dell’uomo, tenendole strette. Il messaggero si accigliò. «Dai Shan?» chiese, rivolgendo il saluto a Lan mentre si avvicinava.

«Stai recapitando ordini per Lord Agelmar?» chiese Lan, smontando.

«Sì, mio Signore.»

«Che ordini?»

«Gli arcieri kandori a est» disse il messaggero. «La loro collina è troppo distante dalla parte principale del campo di battaglia e Lord Agelmar ritiene che sarebbero più utili venendo avanti e lanciando salve contro quei Signori del Terrore.»

Probabilmente gli arcieri pensavano che la cavalleria leggera saldaeana fosse ancora lì dietro; i Saldaeani pensavano che gli arcieri sarebbero rimasti fermi; le riserve pensavano che entrambi avrebbero mantenuto posizione dopo essere stati schierati.

Poteva essere comunque una coincidenza. Agelmar si stava strapazzando troppo, oppure aveva qualche piano più ampio che andava oltre la comprensione degli altri generali. Mai accusare un uomo di un’offesa capitale a meno che non fossi pronto a ucciderlo tu stesso, sul posto, con la tua spada.

«Trattieni quell’ordine» disse Lan, freddo. «Manda invece gli esploratori saldaeani a girovagare tra quelle colline orientali. Di’ loro di cercare segni di un’armata di Progenie dell’Ombra che stia arrivando di soppiatto ad attaccarci. Avvisa gli arcieri di prepararsi a tirare, poi torna qui e fammi rapporto. Fai in fretta, ma non dire a nessuno che lo stai facendo, tranne agli esploratori e agli arcieri.»

L’uomo parve confuso, ma gli rivolse il saluto. Agelmar era il generale a capo di quest’esercito, ma Lan — come Dai Shan — aveva la parola definitiva su tutti gli ordini, e l’unica autorità superiore alla sua in questa battaglia era quella di Elayne.

Lan annuì a un paio di uomini dell’Alta Guardia. Washim e Geral erano Malkieri che lui era giunto a rispettare moltissimo durante le settimane passate a combattere assieme.

Luce, sono solo settimane? Sembrano mesi…

Spinse via quel pensiero mentre i due Malkieri seguivano il messaggero per accertarsi che facesse come gli era stato detto. Lan avrebbe considerato le ramificazioni di ciò che stava succedendo solo dopo aver conosciuto tutti i fatti.

Solo allora.

Loial non sapeva molto sulla guerra. Ma non c’era bisogno di sapere molto per rendersi conto che lo schieramento di Elayne stava perdendo.

Lui e gli altri Ogier combattevano, affrontando un’orda di migliaia e migliaia di Trolloc, il secondo esercito che era giunto a schiacciarli da sud, girando attorno alla città. I balestrieri della Legione del Drago fiancheggiavano gli Ogier, lanciando salve di quadrelli, essendosi ritirati dal fronte quando i Trolloc avevano colpito le loro linee. Il nemico aveva disperso la cavalleria pesante della Legione, essendo ormai esausta. Compagnie di picchieri tenevano disperatamente terreno contro quella marea, e la Guardia del Lupo si aggrappava a una linea che si andava disintegrando sull’altra collina.