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Mat uscì fuori, afferrando la sua ashandarei appoggiata contro la parete mentre passava. Courtani e Min lo seguirono di fuori. Era un vero peccato che Tylee fosse così brava in quello che faceva. Mat avrebbe preferito tenerla lì per fargli compagnia e mandare al suo posto lo spaventapasseri. Forse avrebbe dovuto farlo. Alcuni dei Trolloc avrebbero potuto scambiarla per una di loro.

Dovette aspettare mentre uno stalliere correva a prendere Pips, purtroppo, e questo diede tempo a qualcuno di avvertire Tuon. La vide avvicinarsi. Be’, lei aveva detto comunque che sarebbe tornata presto, perciò Mat non si era davvero aspettato di evitare un confronto.

Min spostò il peso da un piede all’altro, imprecando piano contro le sue gonne.

«Stai ancora cercando di decidere se scappare?» chiese Mat a Min sottovoce mentre Tuon si avvicinava.

«Sì» disse Min con amarezza.

«I letti sono buoni qui, sai. E sanno come trattare una persona, fintantoché non finiscono per decapitarla. Ancora non ho capito cos’è che lo impedisce.»

«Meraviglioso.»

Mat si voltò verso di lei. «Ti rendi conto che, se Rand fosse qui, probabilmente ti chiederebbe di restare.»

Min gli scoccò un’occhiataccia.

«È solo la verità, Min. La dannata verità. Ero lì quando Rand li ha convinti a schierarsi con noi e posso dirti che era preoccupato. I Seanchan e le Aes Sedai non vanno molto d’accordo, se non l’avevi notato.»

«Questo è evidente quasi quanto il tuo orgoglio, Mat.»

«Ahi. Sto cercando di aiutare. Lascia che te lo dica, Min. Quanto sollievo pensi che proverebbe Rand se sapesse che qualcuno di cui si fida può consigliare Tuon, indirizzarla in modo che si comporti correttamente con le Aes Sedai, dandole i giusti ‘presagi’ al momento giusto? Naturalmente potresti tornare all’accampamento, a trasportare acqua e recapitare messaggi. Sono certo che quello sarebbe utile proprio quanto tenere d’occhio una sovrana straniera e incoraggiarla a fidarsi e a rispettare il Drago Rinato, costruendo un ponte di amicizia tra lei e il resto delle nazioni.»

Min rimase in silenzio per un momento. «Ti odio, dannato Mat Cauthon.»

«È questo lo spirito» disse Mat, sollevando una mano per salutare Tuon. «Ora vediamo quale arto mi taglierà per aver gettato via i suoi vestiti eleganti.» Un vero peccato. Quella veste aveva proprio un bel ricamo. Un uomo aveva bisogno di un po’ di ricamo per mantenerlo raffinato. Tuttavia, non aveva intenzione di indossare quel cumulo di stoffa in battaglia. Avrebbe avuto miglior fortuna cercando di combattere portando lui Pips sulla schiena.

Gli altri si profusero nei loro soliti inchini e salamelecchi quando Tuon si avvicinò, anche se era stata via solo pochi minuti. Mat le rivolse un cenno col capo. Lei notò i suoi abiti con una lunga occhiata, dall’alto in basso. Perché tutti erano così amareggiati per una buona camicia e una giacca? Non aveva certo scelto quella logora che aveva indossato nel far visita a Elayne. Quella l’aveva bruciata.

«Eccellentissima» disse Courtani. Era una dell’Alto Sangue e poteva rivolgersi a Tuon direttamente. «Che tu possa vivere per sempre. Il Principe Corvo ha stabilito di dover visitare il campo di battaglia di persona, avendo valutato i nostri messaggeri e generali carenti nelle loro capacità.»

Mat agganciò i pollici alla cintura, osservando Tuon, mentre uno stalliere arrivava finalmente con Pips. Era dannatamente ora.

Il ragazzo si era fermato per pranzo lungo la strada, forse attirato da una o due esibizioni di un menestrello?

«Be’, perché stiamo aspettando?» chiese Tuon. «Se il Principe dei Corvi vuole vedere il campo di battaglia, penso che i servitori leali dell’impero dovrebbero farsi in quattro per sbrigarsi a portarlo lì.»

Courtani assunse un’aria come se fosse stata schiaffeggiata. Mat sogghignò a Tuon e lei gli concesse un sorriso. Luce, quanto gli piacevano quei sorrisi.

«Allora vieni anche tu?» domandò a Tuon.

«Ma certo. Vedi un motivo per cui non dovrei?»

«Nessuno» disse Mat, lamentandosi dentro di sé. «Nessun dannato motivo.»

29

La perdita di una collina

«Concentrate l’attenzione sui Fade!» disse Egwene, scagliando una scarica d’Aria verso i Trolloc che si arrampicavano per il fianco della collina. I Trolloc avevano creato un grosso varco tra le file di picchieri che difendevano l’altura e si stavano riversando attraverso. Ora abituati ad attaccare delle incanalatrici, si acquattavano e si preparavano. Questo fornì a Egwene una buona visuale del manipolo e del Myrddraal che vi si nascondeva al centro. Indossava una giacca marrone sopra i suoi soliti abiti e teneva in mano un calappio da Trolloc.

Non c’è da meravigliarsi che avessi problemi a notarlo, pensò Egwene, distruggendo la creatura con un flusso di Fuoco. Il Mezzo Uomo si contorse, tremando e stridendo nel fuoco, la sua faccia senza occhi voltata verso il cielo. Anche il manipolo di Trolloc cadde a terra.

Egwene sorrise dalla soddisfazione, ma la sua contentezza durò poco. I suoi arcieri erano a corto di frecce, le file di picchieri a brandelli e alcune delle Aes Sedai chiaramente affaticate. Un’altra ondata di Trolloc rimpiazzò quella che Egwene aveva abbattuto. Riusciremo a resistere a un altro giorno?, pensò.

Una compagnia di lanceri si staccò all’improvviso dal fianco dell’esercito di Bryne che stava combattendo al fiume. Sventolavano la Fiamma di Tar Valon: doveva trattarsi della cavalleria pesante di cui Bryne andava orgoglioso. Li aveva messi assieme sotto il capitano Joni Shagrin da un miscuglio di veterani esperti delle cavallerie di altri Paesi e di quei soldati della Guardia della Torre che volevano unirsi a questa forza di combattimento scelta.

I lanceri scartarono gli Sharani di fronte a loro e cavalcarono in fretta e furia verso le colline di Egwene, dritto contro le retrovie dell’esercito di Trolloc che stava assaltando la sua posizione. Proprio dietro di loro, una seconda unità di cavalleria segui tra la polvere della prima, questa che sventolava lo stendardo verde scuro di Illian. Pareva che il generale le stesse finalmente inviando un po’ di rinforzi.

Ma… Un momento. Egwene si accigliò. Dal suo punto elevato, riuscì a vedere che il fianco sinistro dell’armata principale adesso era completamente scoperto. Cosa sta facendo? Qualche… qualche specie di trappola per gli Sharani?

Se era stata predisposta una trappola, le sue ganasce non si chiusero. Invece, un’unità di cavalleria sharana caricò contro il fianco sinistro esposto di Bryne, cominciando a infliggere pesanti perdite alla fanteria che difendeva quella posizione presso il fiume. E poi Egwene vide un altro movimento sul campo sottostante che la terrorizzò davvero: una compagnia di cavalleria sharana ancora numerosa si era staccata dal fianco destro del nemico e stava avanzando minacciosamente verso l’unità di lanceri che era venuta ad aiutare Egwene.

«Gawyn, avverti quei lanceri: è una trappola!»

Ma non ci fu tempo per far nulla. Entro pochi istanti, la cavalleria sharana aveva iniziato a uccidere i lanceri della Torre Bianca da dietro. Allo stesso tempo, le retrovie dei Trolloc si erano voltate per fronteggiare la carica dei lanceri. Egwene poté vedere che questi Trolloc portavano tutti delle lunghe armi ad asta, che dilaniarono la carne di uomini e cavalli. Le file anteriori di lanceri crollarono in un mucchio insanguinato e i Trolloc si frapposero tra i corpi per abbattere e conficcare le loro armi contro i cavalieri dietro.

Egwene urlò, attingendo quanto più Potere riusciva e cercando di distruggere quell’unità di Trolloc, e le altre donne si unirono a lei. Fu un massacro da entrambi i lati. C’erano troppi Trolloc e i lanceri non erano protetti. Entro pochi minuti, tutto fu finito. Solo pochi cavalieri erano riusciti a sopravvivere ed Egwene li vide galoppare a tutta velocità verso il fiume.

Questo la scosse. A volte gli eserciti parevano muoversi al ritmo enfatico di enormi navi ormeggiate… e poi, in un attimo, tutto balzava in avanti e intere compagnie erano perite.