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Qualcosa esplose fuori dal passaggio, come spinto da una forza incredibile. Una colonna di lava di cento piedi di diametro, rovente. La colonna si ruppe quando la lava si abbatté schizzando sul campo di battaglia, sgorgando in un fiume. Gli Asha’man fuori dal cerchio usarono flussi di Aria per impedire che schizzasse all’indietro sul circolo e per indirizzarla nella giusta direzione.

Il fiume di fuoco si riversò tra le file più avanzate dei Trolloc, consumandoli e distruggendone centinaia in un batter d’occhio. La lava era sotto pressione dall’altro lato: era l’unico modo in cui poteva spiegare la forza con cui sprizzava dall’enorme passaggio, trasformando i Trolloc in cenere e bruciando una grossa striscia del loro esercito.

Androl mantenne il passaggio per lunghi minuti mentre l’esercito dell’Ombra ripiegava. Gli Asha’man dai lati usarono raffiche di vento per spingere indietro la Progenie dell’Ombra in quel fiume sempre più largo. Quando Androl ebbe terminato, aveva creato una barriera di morte rovente tra l’esercito di Elayne e il grosso dei Trolloc, che avevano la schiena rivolta alle mura settentrionali di Cairhien.

Androl prese un respiro, chiuse il passaggio, poi ruotò e ne fece altri due in rapida successione, uno che puntava a sudest, l’altro a sudovest.

Sgorgarono una seconda e una terza colonna di lava, più piccole stavolta, ed era evidente che Androl si era indebolito. Queste ruzzolarono per il terreno a est e a ovest di Cairhien, consumando erbacce morte e lanciando in aria del fumo. Parte dell’esercito dei Trolloc si era ritirata, ma molti altri perirono, intrappolati tra la cinta muraria della città da un lato e la lava dagli altri. Sarebbe passato del tempo prima che i Fade potessero organizzare i sopravvissuti e riprendere i loro attacchi alle forze di Elayne.

Androl lasciò richiudere il passaggio. Si afflosciò, ma Pevara lo prese.

«Un miracolo, mio Signore» disse Androl con voce sommessa, come provato. «Consegnato come richiesto. Questo dovrebbe trattenerli per qualche ora. Basterà?»

«Basterà» disse Elayne. «Riusciremo a riorganizzarci, far arrivare scorte per i Draghi e prendere quante più Aes Sedai possibile da Mayene per Guarire i nostri uomini e scacciare la loro fatica. Poi potremo stabilire chi è abbastanza forte da continuare e riposizionare le file per una battaglia molto più efficace.»

«Intendi continuare a combattere?» domandò Androl, sorpreso.

«Sì» disse Elayne. «Riesco a malapena a stare in piedi, ma sì. Non possiamo permetterci di lasciare questa orda di Trolloc intatta. Tu e i tuoi uomini ci fomite un vantaggio, Logain. Lo useremo, assieme a tutto ciò che abbiamo, e li distruggeremo.»

31

Una tempesta d’acqua

Egwene guardò il combattimento in corso al di là del fiume tra le sue forze e l’esercito sharano. Era tornata al suo accampamento sul lato arafelliano del guado. Fremeva per unirsi di nuovo alla battaglia contro l’Ombra, ma aveva anche bisogno di parlare con Bryne di ciò che era successo alle colline. Era arrivata e aveva trovato la tenda di comando vuota.

L’accampamento continuava a riempirsi di Aes Sedai e di arcieri e picchieri sopravvissuti che stavano arrivando tramite passaggi dalle cime delle colline a sud. Le Aes Sedai giravano e parlavano tra loro con una certa urgenza. Parevano tutte esauste, ma dai loro frequenti sguardi verso la battaglia in corso al di là del fiume era chiaro che, come Egwene, non vedevano l’ora di unirsi nuovamente alla lotta contro l’Ombra.

Egwene convocò il messaggero che si trovava di fronte alla tenda di comando. «Riferisci alle sorelle che hanno meno di un’ora per riposare. Quei Trolloc che stavamo combattendo presto si uniranno alla battaglia presso il fiume, ora che abbiamo lasciato le colline.»

Avrebbe spostato le Aes Sedai più a valle da questo lato, poi li avrebbe attaccati al di là dell’acqua mentre si muovevano per i campi per attaccare i suoi soldati. «Di’ agli arcieri che marcino anche loro con noi» aggiunse. «Magari potranno mettere a frutto le frecce rimaste, finché non riusciamo a ottenerne un’altra scorta.»

Mentre il messaggero si allontanava in tutta fretta, Egwene si voltò verso Leilwin, che era in piedi lì vicino con suo marito Bayle. «Leilwin, quelle al di là del fiume sembrano truppe di cavalleria seanchan. Ne sai nulla?»

«Sì, Madre, sono Seanchan. Quell’uomo laggiù...» indicò un uomo con le tempie rasate in piedi presso un albero verso il fiume; indossava pantaloni voluminosi e, cosa contraddittoria, una lisa giacca bruna che pareva provenire dai Fiumi Gemelli. «Mi ha detto che una legione comandata dal tenente generale Khirgan era arrivata dall’accampamento seanchan convocata dal generale Bryne.»

«Ha detto anche che erano accompagnati dal Principe dei Corvi» si inserì Domon.

«Mat?»

«Ha fatto di più che accompagnarli. Ha guidato una delle compagnie di cavalleria, quelle che hanno dato una bella bastonata agli Sharani sul fianco sinistro del nostro esercito. È arrivato lì appena in tempo: i nostri picchieri se la stavano vedendo brutta prima che comparisse lui.»

«Egwene» disse Gawyn indicando.

A sud, poche centinaia di passi più giù rispetto al guado, un piccolo numero di soldati si stava tirando su dal fiume. Si erano spogliati fino a rimanere in indumenti intimi e portavano spade legate alla schiena. Erano troppo lontani per esserne certi, ma uno dei loro capi sembrava familiare.

«Quello è Uno?» Egwene si accigliò, poi fece cenno che le portassero il suo cavallo. Montò in sella e galoppò lungo il fiume, con Gawyn e le sue guardie, fino al punto in cui gli uomini giacevano col fiatone sulla riva, e il suono di imprecazioni riempì l’aria.

«Uno!»

«Era stramaledettamente ora che arrivasse qualcuno!» Uno si alzò e le rivolse un saluto in segno di rispetto. «Madre, siamo in pessime condizioni!»

«Ho visto.» Egwene digrignò i denti. «Ero sulle colline quando la vostra unità è stata attaccata. Abbiamo fatto il possibile ma ce n’erano davvero troppi. Come ne siete usciti?»

«Come ne siamo dannatamente usciti, Madre? Quando gli uomini hanno cominciato a cadere tutt’attorno a noi e abbiamo capito di essere spacciati, abbiamo maledettamente cavalcato via da lì come se un dannato fulmine ci avesse colpito il maledetto posteriore! Siamo arrivati in tutta fretta a questo fiume bada-rane, ci siamo spogliati e ci siamo gettati dentro, nuotando con tutte le dannate forze che ci rimanevano, Madre, con tutto il dovuto rispetto!» Il codino di Uno ballonzolava mentre continuava a bestemmiare, ed Egwene avrebbe potuto giurare che l’occhio dipinto sulla sua benda fosse diventato di un rosso più intenso.

Uno trasse un respiro profondo e continuò, un po’ più calmo. «Non riesco a capirlo, Madre. Qualche testa di capra di messaggero ci ha detto che le Aes Sedai sulle colline erano nei guai e dovevamo arrampicarci sul dannato posteriore dei Trolloc che le attaccavano. Io ho detto, chi baderà al fianco sinistro al fiume e, per quello che dannatamente importa, al nostro stesso maledetto fianco quando attaccheremo i Trolloc, e lui ha detto che il generale Bryne se n’era occupato, la cavalleria di riserva si sarebbe mossa nella nostra posizione al fiume e gli Illianesi ci avrebbero coperto il dannatissimo fianco. Bella protezione sono stati, davvero, un folgorato squadrone, come una folgorata mosca che cerca di ammazzare un folgorato falcone! Oh, ci stavano proprio aspettando, come se sapessero che stavamo arrivando. No, Madre, non può essere colpa di Gareth Bryne: siamo stati giocati da qualche traditore, che possa bere il latte di una capra sventrata! Con tutto il dovuto rispetto, Madre!»

«Non riesco a crederà, Uno. Ho appena sentito che il generale Bryne aveva fatto venire una legione di cavalleria seanchan. Forse è semplicemente arrivata tardi. Sistemeremo tutto quando troverò il generale. Nel frattempo, riporta i tuoi uomini al campo e falli riposare come si deve. La Luce sa se l’avete meritato.»