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Uno annuì ed Egwene tornò al galoppo verso l’accampamento.

Usando il sa’angreal di Vora, Egwene intessé Aria e Acqua, filandole assieme. Un imbuto d’acqua sgorgò, attratto dal fiume lì sotto. Egwene fece soffiare il tornado d’acqua in mezzo ai Trolloc che stavano cominciando il loro assalto contro il fianco sinistro del suo esercito dal lato kandori del fiume. La tempesta d’acqua passò impetuosa tra loro. Non era abbastanza forte da trascinarne nessuno in aria — non aveva l’energia per quello — ma li ricacciò indietro, con le mani contro la faccia.

Dietro di lei e le altre Aes Sedai posizionate sul lato arafelliano del fiume, gli arcieri scagliavano raffiche di frecce nel cielo. Non lo oscuravano come a lei sarebbe piaciuto — non erano così tante — ma abbattevano più di un centinaio di Trolloc a ogni lancio.

Da un lato, Pylar e un paio di altre Marroni — tutte esperte in flussi di Terra — facevano eruttare il terreno sotto i Trolloc alla carica. Allargate accanto a lei, Myrelle e un numeroso contingente di Verdi intessevano palle di fuoco che lanciavano sull’acqua contro gruppi ammassati di Trolloc, molti dei quali continuavano a correre per una distanza notevole prima di crollare, avviluppati dalle fiamme.

I Trolloc ululavano e ruggivano, ma continuavano la loro avanzata inesorabile contro i difensori al bordo del fiume. A un certo punto, diverse file di cavalleria seanchan si staccarono dalle linee difensive e attaccarono la carica di Trolloc a testa bassa. Avvenne così rapidamente che molti Trolloc non riuscirono a sollevare le lance prima che ci fosse il contatto; grosse fasce del nemico nelle file anteriori andarono giù. I Seanchan spazzarono di lato e tornarono dalle loro file al fiume.

Egwene continuò a incanalare, costringendosi a lavorare anche se era del tutto esausta. Ma i Trolloc non si spezzarono; si adirarono sempre più, attaccando gli umani in preda alla frenesia. Egwene poteva udire distintamente le loro urla sopra il suono di vento e acqua.

I Trolloc si erano adirati, eh? Be’, non avrebbero conosciuto la rabbia finché non avessero provato quella dell’Amyrlin Seat. Egwene attinse sempre più Potere fin quasi ad arrivare al limite della sua capacità. Infuse calore nella tempesta, cosicché l’acqua bollente bruciò occhi, mani e cuori dei Trolloc. Percepì sé stessa urlare, il sa’angreal di Vora proteso davanti a lei come una lancia.

Trascorsero quelle che parvero ore. Alla fine, esausta, permise a Gawyn di convincerla a ritirarsi per un po’. Gawyn andò a prendere il suo cavallo e, mentre tornava, Egwene guardò dall’altra parte del fiume.

Non c’era dubbio in proposito; il fianco sinistro del suo esercito era stato spinto indietro di altri trenta passi. Perfino con l’aiuto delle Aes Sedai, stavano perdendo questa battaglia.

Ormai era tempo che andasse a trovare Gareth Bryne.

Quando Egwene e Gawyn tornarono all’accampamento, lei smontò dal cavallo e lo consegnò a Leilwin, dicendole di usarlo per trasportare i feriti. Ce n’erano in abbondanza, trascinati per il guado e portati al sicuro, soldati ricoperti di sangue afflosciati tra le braccia di amici.

Purtroppo non aveva la forza per la Guarigione, tantomeno per mandare i feriti a Tar Valon o Mayene. Parecchie Aes Sedai non impegnate sulla riva del fiume non parevano passarsela molto meglio.

«Egwene» disse Gawyn piano. «Seanchan. A cavallo. Sembra una nobildonna.»

Una del Sangue?, pensò Egwene, alzandosi e guardando per il campo verso il punto indicato da Gawyn. Almeno lui aveva ancora la forza di stare di guardia. Non riusciva a concepire perché una donna potesse fare volontariamente a meno di un Custode.

La donna che si avvicinava indossava eleganti sete seanchan, e a Egwene si rivoltò lo stomaco alla vista. Quegli abiti sfarzosi esistevano su fondamenta fatte di incanalatrici schiavizzate, costrette a obbedire al Trono di Cristallo. Di sicuro la donna faceva parte del Sangue, dal momento che era accompagnata da un contingente di Sorveglianti della Morte. Doveva essere davvero importante per...

«Luce!» esclamò Gawyn. «Quella è Min

Egwene rimase senza fiato. Era lei.

Min si avvicinò, corrucciata. «Madre» disse a Egwene, chinando il capo tra le guardie dal volto impassibile in armatura scura.

«Min... Stai bene?» chiese Egwene. Attenta, non rivelare, troppe informazioni. Min era prigioniera? Di sicuro non poteva essersi unita ai Seanchan, giusto?

«Oh, sto bene» disse Min con amarezza. «Sono stata viziata, ficcata in questa tenuta e mi sono stati offerti tutti i tipi di cibi delicati. Potrei aggiungere che, tra i Seanchan, delicato non significa necessariamente saporito. Dovresti vedere le cose che bevono, Egwene.»

«Le ho viste» disse Egwene, incapace di togliere la freddezza dal suo tono.

«Oh. Sì. Suppongo tu le abbia viste. Madre, abbiamo un problema.»

«Che genere di problema?»

«Be’, dipende da quanto ti fidi di Mat.»

«Mi fido che trovi guai» disse Egwene. «Mi fido che trovi da bere e da giocare d’azzardo ovunque va.»

«Ti fidi di lui per guidare un esercito?» chiese Min.

Egwene esitò. Si fidava?

Min si sporse in avanti, lanciando un’occhiata ai Sorveglianti della Morte, che non parevano intenzionati a lasciarla avvicinare di più a Egwene. «Egwene,» disse lei piano «Mat pensa che Bryne stia guidando il tuo esercito alla distruzione. Dice... Dice che pensa che Bryne sia un Amico delle Tenebre.»

Gawyn iniziò a ridere.

Egwene sobbalzò. Si sarebbe aspettata rabbia, oltraggio. «Gareth Bryne?» chiese Gawyn. «Un Amico delle Tenebre? Potrei credere che la mia stessa madre fosse un Amico delle Tenebre, ma non lui. Di’ a Cauthon di stare lontano dall’acquavite reale di sua moglie: è evidente che ne ha bevuta un po’ troppa.»

«Sono incline a essere d’accordo con Gawyn» disse Egwene lentamente. Tuttavia non poteva ignorare le irregolarità nel modo in cui l’esercito veniva comandato.

Si sarebbe occupata di quello. «Mat fa sempre attenzione a persone che di attenzione non hanno bisogno» disse lei. «Sta solo cercando di proteggermi. Riferiscigli che apprezziamo... l’avvertimento.»

«Madre» disse Min. «Pareva sicuro. Non è uno scherzo. Vuole che consegni le tue armate a lui.»

«Le mie armate» disse Egwene in tono piatto.

«Sì.»

«Nelle mani di Matrim Cauthon.»

«Uhm... Sì. Dovrei menzionare che l’imperatrice gli ha dato il comando di tutte le forze seanchan. Adesso è il Maresciallo Generale Cauthon.»

Ta’veren. Egwene scosse il capo. «Mat è un bravo stratega, ma consegnargli gli eserciti della Torre Bianca... No, questo va oltre ogni possibilità. E poi non sono io a poterglieli dare: è il Consiglio della Torre ad avere autorità sugli eserciti. Ora, come possiamo persuadere questi gentiluomini che ti circondano che sarai al sicuro con me?»

Per quanto Egwene non volesse ammetterlo, aveva bisogno dei Seanchan. Non avrebbe rischiato la loro alleanza per salvare Min, in particolare dal momento che non sembrava che fosse in immediato pericolo. Naturalmente, se i Seanchan si fossero resi conto che Min aveva pronunciato i loro giuramenti a Falme e poi era fuggita...

«Non preoccuparti per me» disse Min con una smorfia. «Suppongo che sia meglio stare con Fortuona. L’Imperatrice... sa di un mio certo talento, grazie a Mat, e questo potrebbe permettermi di aiutare lei. E te.»

Quell’affermazione era carica di significati. I Sorveglianti della Morte erano troppo stoici per reagire apertamente all’uso di Min del nome dell’imperatrice, ma parvero irrigidirsi e i loro volti sembrarono indurirsi. Stai attenta, Min, pensò Egwene. Sei circondata da rovi autunnali.

A Min non pareva importare. «Almeno prenderai in considerazione quello che sta dicendo Mat?»